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Lidia Menapace: "Non si può essere indipendenti nella testa se si dipende nei piedi"



Il padre start 00:14:42end 00:17:52 Lidia racconta dei suoi nonni e di suo padre, di come egli abbia influito sulle sue scelte politiche. Affonda poi una critica alla Grande Storia, che spesso dimentica le piccole persone e cose che hanno contribuito a realizzarla.trascrizione LIDIA MENAPACE: "Mio padre in che senso ha influito? Ha influito moltissimo per le scelte politiche, perché io sono nata in Piemonte, a Novara, città che è nota soltanto per una famosa sconfitta che gli austriaci ci inflissero, ‘la fatal Novara' eccetera. Però la mia famiglia non era monarchica, mio padre era un mazziniano, e quindi questo significava molto: significava avere in famiglia stranamente una libertà maggiore di quella che avevi dalla politica fuori e anche un invito a essere, a seguire delle idee anche non tanto convenzionali, nel senso che io tornavo a casa e mi chiedevano sempre: "cosa hai fatto a scuola oggi?" e mi ricordo una volta che dissi: "la maestra mi ha spiegato Vittorio Emanuele II, Padre della Patria" e mio nonno paterno, che era anche lui un vecchio mazziniano brontolone anche lui, dice: "molto Padre della Patria, metteva incinte tutte le ragazze che trovava", così che dal cavallo di Padre della Patria Vittorio Emanuele II è crollato rovinosamente a terra come è ovvio; io ho cominciato ad avere dei Savoia un'opinione molto critica, per non dire altro. Così quando un'altra volta tornai a casa da scuola e la nonna mi chiede, dissi: "mi hanno spiegato il Generale Cavalli", nessuno sa chi è il Generale Cavalli ovviamente - allora faccio una piccola parentesi: Novara è una città di poche Glorie e quindi tutte quelle poche che ha le spaccia moltissimo - questo Generale Cavalli ha inventato la rigatura interna dei cannoni che serve perché i cannoni arrivino meglio sull'obiettivo, ma non lo sa nessuno, infatti quando io dico: "Generale Cavalli" tutti dicono: "ah, che colta la Menapace!", invece l'origine di questa mia cultura strabiliante è che io torno a casa e dico: "mi hanno insegnato il Generale Cavalli" e mia nonna: "ma cos'è, che cosa è?", allora io spiego: "ha inventato la rigatura interna dei cannoni", allora la nonna ragiona un momento: "per ammazzare meglio!" perché i cannoni mirano meglio, io dico: "eh, sì" e la nonna dice: "ma cosa ti insegnano a scuola?"
Quindi comincia l'atteggiamento critico anche verso quello che ti insegna la scuola e non che i professori hanno sempre ragione.
"Perché non ti hanno insegnato chi ha inventato la paniscia?": la paniscia è un famoso risotto che facciamo noi, quindi io ho sempre avuto l'opinione che, va bene, gli egiziani hanno fatto le piramidi
ma di come si nutrivano? cosa mangiavano? dove dormivano?
E mi sono sempre detta quanto più utile e anche interessante sarebbe la storia se quando compare un popolo ci dicessero anche cosa faceva, come campava, non che è stato sconfitto o ha vinto gloriosamente una battaglia campale, avrà fatto anche quello, ma per arrivarci doveva pur stare al mondo. Quindi questa storia della paniscia, del risotto, è rimasto per me sempre un simbolo: fino a quando non avremo liberato la storia di tutto quel sovrappiù pesantissimo e inutile delle glorie militari, delle sconfitte, delle date, della famosa battaglia, della famosa dinastia, non conosceremo neppure lontanamente la storia."
soggetto padre scuola nonno nonna famiglia d'origine persone citate Mazzini, Giuseppe (politico e patriota risorgimentale) [persona citata] Cavalli, Giovanni (generale militare) [persona citata] Savoia, Vittorio Emanuele II (re d'Italia) [persona citata]


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