Novità di maggio
Femministe e giovani attiviste sono protagoniste delle novità Lunàdigas di maggio, tra vecchi e nuovi tabù sulla maternità.
I diritti delle donne sul lavoro, lo scontro con le destre ultranazionalistiche, la centralità e l’autonomia dei corpi delle donne: questi sono solo alcuni degli argomenti affrontati dalle nostre testimonianze.
Cominciamo con due testimonianze realizzate per il progetto Archivio delle donne del Mediterraneo con il contributo di Mediterranean women’s fund – Fonds pour le femmes en Méditerranée:
Hayet: “Le Lunàdigas sono una donna e mezzo”
Hayet ospita Lunàdigas all’ombra di un ulivo, simbolo benefico della sua regione in Tunisia e luogo di incontro della sua associazione Sidi Bouzaintoun. Nella sua testimonianza Hayet racconta il suo percorso di donna che ha scelto liberamente, e con l’appoggio dei familiari, di non avere figli e di dedicarsi alla protezione dei grandi alberi del suo territorio. Nonostante il tema della non maternità sia sempre un tabù, nella sua zona, a Ghardimaou, le donne si muovono con maggiore libertà rispetto a Jendouba. Per sua nonna, le donne Lunàdigas sono donne coraggiose: “nisaa w nouss” vale a dire “una donna e mezzo”.
Fida: “In Tunisia noi donne dobbiamo riconciliarci con i nostri corpi e liberarci dai tabù”
Fida, giovane attivista tunisina per i diritti umani, offre la sua testimonianza a Lunàdigas: nonostante le pressioni ei giudizi sociali subiti, Fida ha capito di non desiderare figli e di volere tutelare il diritto alla libertà di scelta sul proprio corpo per sé e per tutte le donne in Tunisia. Si tratta di un percorso sociale lungo e complesso in cui dovranno essere scalzati numerosi tabù e pregiudizi. Fida testimonia l’uso dispregiativo della parola bayra usato per le donne senza figli e la vergogna e l’imbarazzo vissuto dalle donne in Tunisia nel parlare di mestruazioni.
Proseguiamo ad esplorare le novità dell’Archivio Vivo con altre due testimonianze internazionali:
Ines: “Qualche anno fa ho deciso di non volere figli”
Ines è una giovane femminista tedesca con le idee molto chiare: nella sua testimonianza esprime le ragioni che l’hanno portata a compiere la scelta di non avere figli e discute di temi importanti quali il superamento della visione romantica del parto, la possibilità di agire la maternità fuori dalle funzioni biologiche e la matrice razzista dei discorsi pronatalisti dei partiti di estrema destra in Germania.
María José: “Ho deciso di avere una figlia per indagare quella parte della vita”
María José, quarantenne nata in Spagna, riflette sul suo desiderio di maternità e la possibilità di conciliarlo con il suo lavoro: l’esperienza della gravidanza e il confronto tra culture – quella anglosassone e quella latina – dimostrano la difficoltà di superare alcuni dei tabù che obbligano le donne a scegliere tra famiglia e carriera.
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