María José, quarantenne nata in Spagna, riflette sul suo desiderio di maternità e la possibilità di conciliarlo con il suo lavoro: l’esperienza della gravidanza e il confronto tra culture – quella anglosassone e quella latina – dimostrano la difficoltà di superare alcuni dei tabù che obbligano le donne a scegliere tra famiglia e carriera.
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Ecco la trascrizione completa del video:
MARÍA JOSÉ: «Ciao, mi chiamo María José, ho quarant’anni, vengo dalla Spagna, ho una bambina di tre mesi. Ebbene, ho deciso di avere questa figlia dopo averci pensato a lungo e averne parlato con il mio partner per verificare che effettivamente poteva condividere il lavoro e che entrambi potevamo prenderci cura di lei equamente. Volevo avere un figlio, ma non osavo a causa di molte idee, molti tabù, molti argomenti che avevo in mente. Io, beh, avevo sempre pensato che se avessi avuto un figlio non avrei potuto continuare con la mia carriera, i miei studi o non avrei potuto continuare al ritmo che volevo, o non sarei riusciva a raggiungere gli obiettivi che mi ero proposto, eccetera. Perché questo è qualcosa che sempre una ha della sua cultura. Sembra che quando sei madre, devi solo occuparti dei figli anche se lavori no? Come se la cosa principale sia crescere la tua famiglia e devi mettere il resto da parte, o conciliarlo molto bene o lasciare un po’ da parte la tua identità e i tuoi obiettivi nella vita. Poi ho avuto un primo marito con il quale non sarebbe mai stato possibile. Ebbene, non ci siamo lasciati per questo, ma anche questa cosa ha contribuito. Dopo averci pensato a lungo con il mio attuale partner, mi sono resa conto che effettivamente sarebbe stata possibile una condivisione più normale che mi permettesse anche di andare avanti con la mia vita, no? Sicuramente avremmo dovuto fare entrambi molti aggiustamenti e ora io di più perché sto allattando e perché la bimba ha tre mesi. Ho deciso di avere una figlia anche perché volevo indagare quella parte della vita, volevo godermela e sapere come ci si sente ad avere una figlia. E non volevo passare per questo mondo senza godere di quella parte che ci dà anche la vita, no?
Bene, la mia esperienza quando ero incinta e dopo il parto, quando una non è incinta, non sa cosa c’è, ci sono così tanti tabù, è tutto così opaco. È come… quando non si sa cosa vuol dire essere incinta, è come guardare una grotta dall’esterno, non si sa cosa c’è dentro. Io credo di aver avuto una buona gravidanza ma ho incontrato un sacco di tabù. Non sapevo nulla e altre mie amiche che avevano partorito non raccontavano nulla. Mia madre non dice nulla, le mie amiche neanche, se avevo dolori, come ogni donna incinta credo, io mi lamentavo, no? Per esempio mia madre o le mie amiche dicevano: “No, ma Mari goditi la tua gravidanza che ci sono molte donne che non possono restare incinte. Ed era come se… io non ho la responsabilità di altre persone che non possano rimanere incinte, ma mi lamento perché mi fa male. E dopo aver dato alla luce, i luoghi comuni e i giudizi sono continuati da parte di madri, di amiche, di persone vicine. Sono stata molto, molto giudicata, perché non mi sottometto a tutte le regole che ci si aspetta da una donna. Per esempio, il tema dell’allattamento al seno: ci si aspetta che la donna che allatta, lo faccia totalmente, che si sacrifichi. E se non puoi? Cosa succede se non ne produci abbastanza? Che succede? Allora non riuscivo a produrne abbastanza e sono stata giudicata da amiche per non allattare al seno totalmente. E poi un’altra cosa su cui ho riflettuto molto per prendere la decisione di avere figli, è che molte volte è come se la donna deve scegliere, almeno nelle culture molto tradizionali, o almeno dell’ambiente da dove vengo in Spagna. Anche venendo qui, un mio professore che non c’è più, quando gliel’ho detto che vorrei avere un figlio, mi ha detto: “dimenticati della tua carriera.” Questo è un argomento da smontare e che bisogna superare. E io per fortuna ho avuto… ho avuto la fortuna di avere anche modelli che pur avendo figli, hanno continuato la loro carriera e hanno avuto successo, cose che forse non si vedono sempre, non se ne dà visibilità. Quello che bisogna fare è conciliare e aiutare anche i nostri partner ad esserne consapevoli.
I modelli che ho visto di donne che hanno avuto figli e che comunque hanno fatto carriera sono americane, ma anche, ad esempio, Stefania Lucamante, italiana, che ha avuto due figli, ha continuato la sua carriera. Dico Stefania perché ha insegnato nel nostro dipartimento, ma ho visto più modelli di donne americane che di donne latine o di donne spagnole. In effetti, le mie amiche spagnole o della Repubblica Dominicana o di un altro paese dell’America Latina sono laureate, hanno il dottorato di ricerca, ma non hanno continuato con la carriera e si sono riversate di più, per dirla in qualche modo, sulla famiglia, no? Quindi penso che ci siano più modelli forse nella cultura anglosassone. Ma penso che le cose stiano cambiando, no? Ed è un mito che deve cambiare, il fatto che se hai figli non puoi più continuare. È che ci inculcano questo fin dall’infanzia e questo fa sì che poi non vogliamo avere figli. Io ho avuto la mia bambina a quarant’anni, non ne avrò altri, ma ho avuto difficoltà a decidermi perché io sono cresciuta con quelle idee.»
Spagnolo:
MARÍA JOSÉ: «Hola, me llamo María José, tengo 41… 40 años, soy de España, tengo una hija pequeña de 3 meses. Y bueno, pues decidí tener esta hija después de mucho tiempo haberlo pensado y haberlo hablado con con mi pareja y haber comprobado que efectivamente podía darse una verdadera conciliación y los dos podíamos tener cuidarla a partes iguales. Quería tener un hijo, pero no me atrevía por muchos, muchas ideas, muchos tabú, muchos tópicos que tenía en mente. Yo, pues siempre había pensado que si tenía una vez un hijo mi carrera, mis estudios no podrían continuar o no podrían continuar al ritmo que a mí me gustaría, o no podría conseguir las metas que me había propuesto, etcétera. Porque esto es algo que siempre una tiene de su cultura. Qué parece que cuando ya eres madre, solo tienes que ocuparte de los hijos aunque trabajes no? Pero come que el principal es crecer en su familia y tienes que dejar un poco de lado, o conciliarlo muy bien o dejarlo un poco de lado tu identidad o tus metas en la vida. Y entonces yo tuve un primer marido con el que eso nunca hubiera sido posible. Y bueno, no rompimos por eso, pero eso también era una parte de ello. Y bueno, pues después de mucho pensar con mi actual pareja, pues me di cuenta de que efectivamente sí sería posible una conciliación más normal que a mí me permitiera también seguir adelante con con mi vida, no? Que tenga que ajustar, tengamos los dos que hacer muchos ajustes y ahora yo más porque estoy alimentando con el pecho y demás porque el bebé tiene 3 meses. Me decidí a tener una hija y también era porque yo quería investigar esa parte de la vida quería disfrutar y saber qué se siente. al tener una hija. Y no quería pasar por el mundo sin disfrutar esa parte que también nos da la vida, no?
Bueno, mi experiencia cuando estaba embarazada y después de dar a luz, cuando una no está embarazado, no sabe lo que hay, hay tantos tabú, es tan opaco todo, es como como cuando una no sabe lo que es estar embarazado, es como mirar una cueva desde fuera. No… no se sabe lo que hay dentro. A lo largo de mi embarazo yo creo que tuve un buen embarazo me encontré muchísimo tabú. No sabía nada y otras amigas mías que habían estado embarazadas no lo cuentan. Mi madre no lo cuenta, mis amigas no lo cuentan, si yo tenía dolores, como cualquier mujer embarazada creo, y me quejaba, no? Y por ejemplo mi madre o amigas: “No, pero Mari disfruta de tu embarazo que hay muchas mujeres que no pueden estar embarazadas. Y era como yo… yo no tengo la responsabilidad de que otra personas no se puedan quedar embarazadas, pero sì que me quejo porque me duele. Y después de dar a luz, los tópicos y los juicios siguen existiendo de madres, de amigas, de personas cercanas. He sido muy, muy juzgada, pues por no someterme un poco a las normas que se esperan de la mujer. No, por ejemplo, el tema de dar el pecho se espera de la mujer que dé el pecho, que se dé toda, no, que se sacrifique. ¿Bueno, y qué pasa si no puedes? ¿Qué pasa si no produces suficiente? ¿Qué ocurre? Entonces yo no podía producir suficiente y sí que he sido juzgada por amigas por no dar completamente. Y luego otra cosa sobre la que he reflexionado mucho para tener… para tomar la decisión de tener hijos, es que muchas veces es como que la mujer tiene que decidir en las culturas muy tradicionales quizá, o por lo menos del entorno de donde yo vengo en España. Es como, incluso viniendo aquí, un profesor mío que ya no está, cuando me le dije que me gustaría tener un hijo, él me dijo, pues como: “olvídate de tu carrera.” Eso es un tópico que hay que desmontar y que hay que tirar. Y yo por suerte he tenido, he podido fijarme en modelos que aún teniendo hijos, han seguido con sus carrera y han tenido éxito, cosas que a lo mejor no siempre se ve, no siempre tiene visibilidad. Lo que hay que hacer es conciliar y ayudar también a nuestras parejas a tener conciencia de ello.
Los modelos que yo he visto de mujeres que han tenido hijos y aún así han seguido la carrera son americanas, pero también por ejemplo, Stefanía Lucamante, italiana, y ella ha tenido dos hijos, ha seguido con su carrera y demás digo Stefanía porque ha sido profesora en nuestro departamento, he visto más modelos de mujeres americanas que de mujeres latinas o de mujeres españolas. De hecho, mis amigas españolas o de la República Dominicana o de otro país de Latinoamérica. ellas son doctoras, tienen el PhD, pero no han continuado con sus carreras y sí se han volcado más por decirlo de alguna manera, en su familia, no? Entonces pienso que hay más modelos quizá de esta cultura anglosajona. Pero creo que se está cambiando, no? Y es un mito que tiene que ser cambiado, que si tienes hijos ya no puedes continuar. Es que nos inculcan esto desde la niñez y entonces eso hace que no queramos tener hijo. Yo he tenido mi niña a los 40 años, ya no voy a tener más, pero me ha costado decidirme porque yo crecí con esas ideas, no?»
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