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Libera Nelle Sue Scelte, Forte Nell’amore: In Memoria Di Sara

Libera nelle sue scelte, forte nell’amore: in memoria di Sara

Pubblichiamo la testimonianza di Aurelio, che ricorda sua moglie Sara, scomparsa dopo una lunga malattia. Oggi che Sara non c’è più, la sua scelta di non avere figli appare ancora più chiara e, invece di lasciare un vuoto in chi l’ha amata, resta una formidabile eredità.

 

Mi chiamo Aurelio.

Ho avuto una fortuna stellare: non solo quella di avere Sara come moglie, ma prima ancora quella di averla avuta come compagna di vita. Siamo stati insieme dal 2012 e ci siamo sposati nel 2016, ma siamo rimasti sempre, nel senso più vero della parola, compagni: nella vita quotidiana, nelle scelte, nella cura, nel dolore e nella libertà.

Ho conosciuto Sara nel 2011. Io avevo quasi cinquant’anni, lei ne aveva trenta. Poi fu lei a scegliere me. Le chiesi se fosse davvero sicura, perché non mi sembrava il caso di avere un figlio alla mia età.

Sara mi rispose che sceglieva me per due motivi. Il primo era che non voleva mettere al mondo un figlio perché, diceva, questo mondo non si merita un altro figlio. L’altro motivo  appartiene alla sua scelta e non serve scriverlo.

La notte del nostro primo bacio, il 5 marzo 2012, coincise con l’inizio della nostra convivenza. Da quel momento siamo diventati compagni in tutto e per tutto.

RSUSara era infermiera e sindacalista della CGIL. Alla Sanità pubblica ha dedicato una parte enorme della sua breve vita: non per ambizione personale, ma perché credeva profondamente nel valore di ciò che è pubblico, giusto, necessario e umano.

Aveva iniziato Medicina e, dopo due anni, scelse di diventare infermiera. Non per mancanza di possibilità, ma per una scelta precisa: voleva stare accanto ai pazienti, vicino alle persone, dentro la
sofferenza concreta e quotidiana. Parlava inglese e francese, aveva intelligenza, cultura, capacità; ma, oltre a tutto questo, era molto, molto di più. Era una di quelle persone nelle quali la preparazione non resta separata dall’umanità, ma diventa cura, presenza e attenzione verso gli altri.

In Sara, però, tutto questo non era mai esibizione di capacità. Era sostanza. La sua intelligenza non diventava distanza dagli altri, ma vicinanza. La sua cultura non diventava superiorità, ma capacità di
comprendere meglio gli altri. La sua forza non diventava durezza, ma responsabilità.

Purtroppo, il 14 giugno 2023, le hanno diagnosticato un carcinoma adenoido-cistico alle ghiandole salivari, con caratteristiche molecolari rarissime. Ci dissero che si trattava di una rarità estrema. Una sfortuna abissale, quasi impossibile da accettare.

Sara è partita per il suo viaggio il 30 aprile 2025, a 42 anni, nel suo quarantatreesimo anno di vita.

Nel marzo 2025, poco più di un mese prima di partire, Sara mi scrisse dall’ospedale alcune lettere nelle quali ripercorreva la nostra storia. Mi ricordò che era stata lei a scegliermi perché, come diceva, in fondo sono le donne a scegliere, e mi chiamò più volte «il suo compagno di vita».

Anche allora, nel pieno della malattia che la consumava, continuava a pensare a come sostenermi e proteggermi. In quelle parole c’era tutta Sara: libera nelle sue scelte, forte nell’amore e capace di prendersi cura degli altri fino all’ultimo.

Mi manca e mi mancherà.

Tra le cose più preziose che Sara mi ha lasciato c’è Zucca, che avevamo preso nel 2024, quando aveva sei mesi. Oggi non è soltanto una cagnolina, ma una presenza viva di Sara accanto a me, una creatura da custodire, amare e proteggere.

Ogni mattina, quando la porto al centro cinofilo prima di andare al lavoro, la vedo correre felice verso i suoi amici. Io la guardo e sorrido, perché nella sua gioia sento qualcosa di Sara.

Anche così, con la sua gioia, Zucca continua a tenermi legato alla vita, come se Sara, partendo, mi avesse lasciato un compito d’amore: badare a Zucca e non abbandonarla.

Attraverso il docu-film di Lunàdigas ho capito ancora meglio Sara. Durante gli anni della nostra convivenza le dicevo che, se un giorno avesse cambiato idea e avesse desiderato un figlio, avrei rispettato la sua scelta e avrei rinunciato alla nostra vita insieme.

Glielo dicevo perché la amavo così tanto da desiderare prima di tutto il suo bene. Il suo bene, non il mio.
Lei mi rispondeva: «Tranquillo, lo so. Ma io ho scelto te. E sono abbastanza grande da avere capito chi sono e cosa voglio».

Questo era Sara.

infermieraAnche la sua attività politica era così: un’appartenenza vissuta soprattutto come impegno concreto verso gli altri. Per Sara impegnarsi nella Sanità pubblica significava dare concretezza al suo ideale: garantire a tutti il diritto a cure accessibili e di qualità.

Una donna grande, anche nella sua fragilità. Grande nella libertà, nella coerenza, nella cura degli altri, nella lucidità con cui sapeva stare al mondo. Una donna che non ha vissuto a metà, anche se la vita le ha concesso troppo poco tempo.

Ho scritto perché il lavoro di Lunàdigas mi ha toccato profondamente. Mi ha fatto sentire, ancora una volta, quanto Sara fosse vera e quanto la sua scelta, la sua intelligenza e la sua libertà meritino di essere ricordate non come una mancanza, ma come qualcosa che continua a vivere.

Vorrei condividere alcune foto di Sara, perché la rappresentano nella luce del suo viso, nella lucente bellezza dei suoi occhi, nel suo lavoro, che era la sua vocazione, e nella sua anima.

Sara non ha messo al mondo un figlio, ma ha generato molto. In ogni persona che ha avuto la fortuna di conoscerla ha lasciato qualcosa di lei, una forma diversa di presenza: il coraggio nella forza con cui difendeva i diritti, la voglia di libertà nel suo sorriso e la cura nella sua dedizione agli altri.

Ed è anche per questo che affido la sua storia a Lunàdigas: perché ciò che Sara ha ispirato in chi l’ha incontrata possa continuare a vivere anche nelle persone che la conosceranno attraverso queste parole.

Aurelio “ieiu” Bertolino

Senza sapere

ti amo
come le foglie nella brezza
quasi mi tenessi la mano
ma ho il vuoto nel mio respiro
ho un buco nella mia anima

ti vedo
camminare tra gli alberi dei boschi
ferma a guardare l’oceano dalla scogliera
assorta nei tuoi fragili silenzi
o guardarmi col tuo magico sorriso

ti sento
nelle tue parole d’incanto
nel battito del mio cuore
quando danzi nei miei pensieri
o nel ricordarmi la vita

ti penso
nello scorrere del tempo
ballare stringendomi forte
ridere lontana dalla tristezza
o ascoltare la pioggia che cade

ti parlo
per averti ancora vicina
specchiandomi nella tua foto
passeggiando lungo il confine
cercando di riparare il sogno

 

labbraccio

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