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Novità Di Ottobre

Novità di ottobre

Due donne, due generazioni. Le loro testimonianze, un racconto di Licia Ugo e un saggio su genere e tecnologie.

«La mia generazione è cresciuta senza una reale idea di futuro», racconta Ro, riflettendo sulla scelta di avere figli in un mondo attraversato da crisi ambientali, politiche e sociali.

Franca Gianoni è nata nel 1935, ha conosciuto la guerra e l’esodo, ha attraversato la stagione dei movimenti politici e femministi e ha costruito la propria vita intorno all’indipendenza e alla libertà di scelta.

Due donne di generazioni lontane, che incontriamo questo mese attraverso le loro testimonianze nell’Archivio Vivo. Ad accompagnarle, due testi molto diversi: un racconto di Licia Ugo, che ricostruisce attraverso i ricordi il suo rapporto con Franca, e un saggio della stessa Ro sul rapporto tra corpi, genere e tecnologie digitali.

Franca Gianoni: “Non parlavo di libertà, la praticavo”

Nata a Pola nel 1935, Franca ha vissuto l’infanzia durante la guerra e ha dovuto lasciare la sua città con l’esodo. È diventata insegnante, ha partecipato ai movimenti politici e femministi, ha scelto di non sposarsi e di non avere figli, ha vissuto con riservatezza la sua relazione con Anna.

Oggi ripercorre la propria storia, dall’infanzia in Istria agli anni di Bologna e Firenze, raccontando le esperienze, gli incontri e le convinzioni che hanno accompagnato le sue scelte.

Scusa, dove ero rimasta?

Un racconto di Licia Ugo

Accanto alla testimonianza di Franca, pubblichiamo il racconto scritto da sua cugina.

Italia, anni Sessanta. Licia ha dieci anni ed è appena tornata dall’Australia, dove ha trascorso un’infanzia libera e avventurosa. Ha appena perso la madre e si ritrova a vivere con i nonni, in un’Italia provinciale e chiusa. È in questo momento difficile della sua vita che conosce sua cugina Franca, che di anni ne ha ventisette.

L’incontro con Franca le apre un mondo.
Ci sono i sandali gialli di nappa, la Cinquecento bianca, le nuotate nel mare di Pola, i concerti, le discussioni interminabili sul cinema, i libri regalati a Natale. E quella domanda, «Scusa, dove ero rimasta?», con cui Franca interrompeva improvvisamente i suoi racconti, salvo riprenderli con entusiasmo non appena qualcuno le suggeriva l’ultima parola.
Franca è insegnante, lavora, studia, partecipa alla vita politica, crede nella giustizia sociale e nella possibilità di cambiare le cose. Attraverso il proprio esempio, mostra a Licia che una donna può essere indipendente, scegliere come vivere, sottrarsi alle convenzioni e alle aspettative sociali. Per lei, che sta crescendo in un ambiente profondamente diverso da quello conosciuto in Australia, Franca diventa il suo primo modello di donna libera, indipendente e lavoratrice. Custode dell’anima bambina e fonte di ispirazione amata per tutta la sua vita adulta.

Nel racconto Scusa, dove ero rimasta?, scritto nel 2014, Licia torna a quegli anni e a quel legame così importante nella sua formazione, restituendo Franca nella ricchezza del suo carattere.

Un ritratto familiare pieno di affetto, che ci invita a guardare alle donne che le bambine incontrano crescendo, ai modelli in cui possono riconoscersi e a quanto questi incontri possano influenzare il modo in cui immaginano il proprio futuro. Nell’Italia degli anni Sessanta come oggi.

Ro: “La mia generazione è cresciuta senza una reale idea di futuro”

Ro è una studentessa universitaria che ha vissuto esperienze di studio e viaggio in diversi Paesi. Nella sua testimonianza riflette su cosa significhi appartenere a una generazione cresciuta tra crisi ecologiche, instabilità politica e iperconnessione, con la sensazione che immaginare il futuro sia diventato sempre più difficile.

È anche da questa incertezza che nasce la sua riflessione sulla maternità e sulla responsabilità di mettere al mondo dei figli. Ma il suo racconto si allarga a una concezione della cura e della generatività che non passa necessariamente attraverso la riproduzione biologica: possiamo lasciare qualcosa a chi verrà dopo di noi anche attraverso le relazioni che costruiamo, le comunità di cui facciamo parte e il nostro modo di abitare il mondo.

La macchina ha un genere?

Appunti per corpi che non stanno al loro posto, di Ro

Che cosa succede quando i nostri corpi diventano dati? Quando un’app registra il ciclo mestruale, una piattaforma ci chiede di dichiarare il genere, un algoritmo impara a riconoscere comportamenti e preferenze?

Nel suo saggio, Ro esplora il rapporto tra tecnologie digitali, identità di genere e possibilità di autodeterminazione, muovendosi tra pensiero femminista, teoria queer e riflessione sulle trasformazioni contemporanee.

Il digitale ha contribuito a rendere visibili e praticabili identità ed esperienze che le vecchie categorie non riuscivano a contenere. Allo stesso tempo, ogni nuova possibilità di riconoscimento può diventare un’informazione da registrare, classificare e utilizzare.

E gli algoritmi possono riprodurre le disuguaglianze senza neppure sbagliare: basta che imparino a riconoscere come regolarità quelle che sono, in realtà, il prodotto di rapporti sociali e di potere.

Un articolo che evita risposte facili, senza negare né le opportunità offerte dalle tecnologie né le contraddizioni che le attraversano.


👉 L’Archivio Vivo di Lunàdigas continua a raccogliere storie, riflessioni e testimonianze. Anche i tuoi ricordi e le tue esperienze possono contribuire ad arricchirlo.

Scrivici su info@lunadigas.com, oppure ti aspettiamo su tutti i nostri canali social per proseguire il discorso insieme!

 

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