Novità di luglio
In questo mese d’estate attraversiamo il Mediterraneo per ascoltare storie che parlano di maternità, di scelte (e non-scelte), di ruoli imposti e libertà conquistate. Con il progetto MEDITERRANEA, Lunàdigas raccoglie testimonianze preziose di donne albanesi e tunisine che ci raccontano come, al di là del mare, l’idea stessa di essere lunàdigas – donne che non vogliono avere figli – sia in molti casi ancora impensabile, o addirittura indicibile. Il progetto “Mediterranea – Archivio delle donne del Mediterraneo” è realizzato con il sostegno del Mediterranean Women’s Fund – Fonds pour les Femmes en Méditerranée.
Scopriremo la voce di Arjola, giornalista che ha fatto della sua maternità una scelta consapevole, in un Paese dove essere madre è visto come un dovere; e quella di Ana, che cerca, invano, un termine per definire le lunàdigas in lingua albanese. Insieme a loro, Juliana e Samanda riflettono sulla condizione delle donne e sul ruolo ambiguo delle burrneshe, figure che sfidano il patriarcato indossandone però i panni. È Juliana a raccontarci da vicino cosa significa avere una zia “vergine giurata”, libera da mariti e figli ma riconosciuta solo se simile a un uomo.
Dalla Tunisia arriva invece la voce di Rania, che ci accompagna in una riflessione intima e potente: cosa significa maternità quando il corpo biologicamente non permette la procreazione? Si può generare cura anche altrove, tra le piante, gli animali, gli affetti? Stela, infine, ci racconta una diversa prospettiva: quella di una giovane donna che vuole essere madre, ma solo in un contesto di equilibrio e giusta divisione dei carichi familiari. Una realtà ancora troppo lontana per molte.
Nella sezione Storie, Claudia Mazzilli legge e commenta Sex Work is not work (Ortica, 2023), di AA.VV., portandoci su un altro crinale del discorso sull’autodeterminazione: la scelta di vendere prestazioni sessuali è davvero una scelta? Cosa distingue libertà e sfruttamento in un sistema dove anche il corpo può diventare mercato?
Questo luglio, vi invitiamo a navigare insieme a noi queste storie da sponde diverse ma legate da un filo comune: il desiderio di autodeterminarsi, anche quando manca la parola per dirlo.