A Cuenca, due donne, di cui una di origini taiwanesi, si confrontano sulla loro esperienza. Entrambe hanno scelto di non avere figli, nonostante i numerosi giudizi sociali subìti che elencano e approfondiscono con ironia e profondità, tutelando anzitutto il diritto di ciascuna all’autodeterminazione.
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Ecco la trascrizione completa del video:
FU YU: «Mi chiamo Fu Yu Chang, sono nata e ho i genitori a Taiwan. Vivo qui a Cuenca da quando ho otto anni. Ho trentasette anni.»
ROSI: «Io sono Rosi, sono nata qui a Cuenca, ho cinquantaquattro anni e vivo qui. Presumo che si consideri l’essere madre come se fosse una funzione naturale, biologica, che socialmente deve essere rispettata. Questo è quello che ho sentito dalle mie nonne, da mia madre, da molte amiche che sono anche madri. E diciamo che è come una costruzione di ciò che è sempre stato, storicamente, intesa in questo modo. È così. Punto.»
FU YU: «Beh, da dove vengo io, i miei genitori sono di Taiwan, penso che sia anche qualcosa di naturale. Per la generazione di mia madre era sottinteso che una donna dovesse essere madre. Non c’era altro. Questa cosa delle adozioni, ad esempio, non era lo stesso. Cioè, essere madre di un bambino adottato non era come essere madre, rimanere incinta, partorire e tutto il resto. Ma penso che ora a Taiwan le cose siano cambiate, perché io so che è più metropolitana e tutto il resto. Alcune mie amiche e un sacco di altre persone della mia generazione a Taiwan non vogliono avere figli. Ma non qui, qui ancora no.»
ROSI: «Penso che qui l’idea generale di fare una famiglia significhi avere figli, come se non ci fosse un’idea di una famiglia senza figli. Mi riferisco alla generazione precedente, tipo dei nostri nonni, delle nostre mamme, dove quello era come doveva essere. Forse già oggi le nuove generazioni di donne hanno altre idee, anch’io ho altre idee a riguardo. Ora è cambiato anche questo.»
FU YU: «Questo mi ricorda una cosa divertente di quando mi sono sposata. Il padre di un’amica mi disse: “Beh, allora quando avrai dei figli”? Io dico che non voglio bambini. Lui mi dice: “Aspetta che ti sposi”. Io: “Mi sto sposando con lui perché voglio condividerci la vita, non perché voglio avere figli”. Ma l’idea era era che ti sposavi per avere figli.»
ROSI: «E’ successo anche a me. Ugualmente. Quando mi sono sposata, quando sono entrata in un rapporto di coppia, io non volevo avere figli, e nemmeno lui. Per me è stato: “Wow, che bello, che sollievo, cioè, non dovrò assecondare il desiderio di un’altra persona, della sua famiglia che vuole che abbia figli”. Lui aveva già figlie, io non avevo figli miei. Quindi, per me è stato non dovermi attenermi a quell’adempimento che non dovrebbe essere un adempimento. Perché se è un desiderio naturale, ok, rispetto il desiderio naturale. Molte persone desiderano cose nella vita, professioni, viaggi, amici, coppie. Ed anche i figli. Ma se non è un desiderio, non dovrebbe nemmeno essere un’imposizione e un obbligo, immagino.»
FU YU: «Per il mio lavoro, mi occupo di parecchi anziani nelle zone rurali. E quando faccio le visite domiciliari, la maggior parte di questi anziani sono abbandonati, non hanno chi si prende cura di loro. Ma hanno tipo otto, dieci figli. Poi mi chiedono sempre: “Quando avrai un figlio? Ha dei figli, vero? Quanti figli hai”? – “Nessuno”! – “Ma chi si prenderà cura di te”? Certo, beh, mi viene voglia di dirgli: “E chi si prende cura di voi”? Perché in realtà non è una garanzia che avendo figli poi qualcuno si prenderà cura di te. E poi anche loro, cioè, prima immagino che si pensasse che avere figli era come assicurarsi un futuro, un supporto per la vecchiaia o qualcosa del genere. Ma non è più lo stesso.»
ROSI: «O ti dicono anche, per esempio: “Per chi combatterai? Per chi lavorerai? Pensa che quando morirai si porta via tutto lo Stato”. Cioè, forse si lavora anche per questo, no? Come se una donna senza figli non potesse pensare diversamente, per altre persone, per sé stessa, ma solo attraverso i propri figli, no? O come dici tu per prenderti cura di loro. Non so nemmeno come noi figli vediamo quel compito che abbiamo di prenderci cura dei nostri genitori, perché, ovviamente, voglio dire, abbiamo dei genitori. Ed è come se ci fossero certe linee da seguire, no? Quindi, alla fine, io credo che faccia parte della condizione umana, dell’essere uomo e donna, anche stare da soli nella vita, in qualche modo. Diciamo, figurativamente pensando, che esiste anche questo, se non abbiamo un partner o qualcuno, passiamo la vita con noi stessi, in qualche modo.»
FU YU: «Anche “per chi vivo” è una domanda che mi hanno fatto. Mi dicono: “E allora perché? Cioè, per cosa lavori? Per cosa”? – “Per me, e sono egoista a dire, non lo faccio perché mi piace ma perché è per me”. In verità, anche io ho avuto una crisi, perché non ho mai voluto bambini. Non volevo nemmeno sposarmi, eppure il matrimonio è un’altra cosa, ma non ho mai programmato di avere figli. Ma la società stessa ti fa abbastanza pressioni, cioè, ti chiedono sempre. C’è stato un momento nella vita in cui ho pensato: “Cosa c’è che non va in me? Forse non sto bene”. E ho dovuto parlare con una psicologa, sono andato dalla psicologa. E da lì ho iniziato a conoscere un sacco di altre donne senza figli e che non avevano alcun problema con questo. Quindi ho detto: va bene così, no”? Ma arriva un momento nella vita in cui ci si sente egoisti, perché si fa tutto per… per uno.»
ROSI: «E inoltre, oltre ad essere egoista, si finisce per diventare perversi e malevoli. “Come fai a non voler avere figli? Ma sei un mostro! Perché non vuoi una cosa così naturale? Devi sentirti completa”. Io, veramente, nella mia vita non ho mai sentito l’istinto materno. Non so cosa sia. Quindi, quando le ragazze parlano e dicono questo, ok, sarò malevola, forse andrò all’inferno e lì incontrerò tutte le altre amiche che non sono mamme, perché è come se fosse un castigo non essere madre, non ti realizzi, non hai rispettato il dovere e alla fine, per cosa esisti, no? Quindi, quando cerco di spiegarlo, dico: “No, non ci penso nemmeno”. Cioè, per me non è un conflitto, non essere mamma e non volerlo essere. Non è un conflitto, non ci penso nemmeno. Penso che sia la prima volta che parlo di un argomento del genere, tranquillamente, in un posto super carino per un progetto che adoro, perché è un fatto che per me non è stato un conflitto. È una questione che capita nella vita, il ciclo è che siamo equipaggiate per essere madri, ma socialmente, personalmente, per me non è stato un conflitto. Mai.»
FU YU: «Come quando ti dicono che l’amore incondizionato lo vivi solo quando sei madre.»
ROSI: «Anche.»
FU YU: «Suppongo che non proveremo mai il vero amore. È così. Ma questo è ciò che ci mettono in testa, perché io penso che uno dei motivi per cui ho deciso di non avere figli era perché a me piaceva sempre viaggiare e, beh, io faccio medicina di comunità, allora volevo sempre andare in campagna e tutto il resto. E non avrei portato i miei figli nelle campagne o cose del genere. Quindi, presi la decisione e mi dissi: “Vediamo, se avessi dei figli, che tipo di vita vorrei dare loro e qual è il tipo di vita che io voglio vivere”? Ecco. E nulla, dunque, non potevo avere i miei figli in viaggio tutto il tempo. E ho detto: “No, penso di servire di più alla società senza figli, perché posso, cioè, servire di più, non so”.»
ROSI: «Mi ricordo a scuola, fin da quando eravamo piccole, il tipico gioco a cui giocavamo: “Quando avrò figli, che bello, si chiamerà Marta o Lola”… O la tipica Susanita di Mafalda, che la vedi sempre lì con i figlioletti, no? È un cartone animato argentino, è una bambina, una ragazza argentina di Quino. Quino ha un personaggio carinissimo che si chiama Susanita e Susanita sogna di avere figli. Quando le domandano: “Qual è il futuro perfetto del verbo amare”? Lei dice: “figlioli”. È divina, la adoro. Quindi, ecco perché dico che a scuola, quando parlavamo di avere figli o dei bambini in generale, nemmeno in quel momento e per nessun motivo specifico (studio, lavoro, o perché non avrei dato loro una vita bella) pensavo che un giorno avrei desiderato di avere figli. Mi è andata bene.»
FU YU: «E non ti dicevano mai: “Ti verrà l’istinto”?»
ROSI: «Anche. Ho aspettato questo istinto, ma no, non mi è mai arrivato. E non so se è una questione biologica, psichica, emotiva, affettiva perché io ho una super relazione di coppia, un po’ è anche questo. Quando ti dicono, cioè, la continuazione della specie, nemmeno quello per me è esistito. E non mi ha generato alcun conflitto.»
FU YU: «O la minaccia: “Te ne pentirai, vedrai? Le donne possono avere figli solo fino a una certa età. Poi, quando vorrai, non potrai più farlo”. Se mi pentirò, toccherà a me occuparmene, ma dopo. Niente più, perché sono decisioni e uno deve…»
ROSI: «Ho un ottimo rapporto con i bambini, con i giovani; sono stata maestra, ho lavorato con ragazzi, e la gente mi dice sempre: “Tu saresti un’ottima mamma, perché hai una buona chimica, vai d’accordo con loro e tutto il resto”. Adoro essere circondata dai giovani, non ho dovuto partorire con dolore, come Eva “partorirai con dolore!”… cioè, mi è sembrato fantastico non averlo fatto e tuttavia non ho avuto questa questione nella mia vita, quindi, tutto bene.»
FU YU: «Tanto per ridere, è bello avere bambini se puoi restituirli. E ora, ecco te lo rendo.»
ROSI: «Ma forse stiamo anche vedendo un po’ solo il lato che i figli sono un fastidio, sono una difficoltà, ci intralciano molte cose, progetti di vita, ma non sono solo questo, no? Alla fine fanno parte della tua vita, sono con te. Dalle nostre relazioni personali con le nostre madri, riceviamo amore e affetto per tutta la vita. Cioè, non è nemmeno una situazione che devo essere vista solo così, no? Ma in senso generale, se siamo senza figli è come se fossimo anche liberate in qualche modo, no?»
FU YU: «Vogliono convincerti dicendoti: “Ma è bellissimo, è la cosa migliore che ti possa capitare quando sei madre. Ti cambia la vita”. Appunto. Non voglio cambiare la mia vita.»
ROSI: «Sì, qualcosa del genere, o ti dicono: “Se non hai avuto un figlio, non sai cosa vuol dire essere donna, non hai vissuto tutto, e non sai niente”. Penso che ci siano molte esperienze diverse nella vita. Ci sono cose che nasciamo non sapendo, ci sono cose che non impareremo mai. Ovvio con la maternità, capisco che è così, deve essere travolgente a livello fisico, a livello emotivo, lo capisco. Tutti abbiamo provato amore e siamo stati vulnerabili, abbiamo amato e così via. Sì, non l’abbiamo vissuto direttamente sul corpo, come è partorire un figlio ma credo che alla fine ci sono anche altre esperienze che, in qualche modo, ci sono anche se non compensano questa differenza, perché ogni cosa è diversa, niente di più. Non sono paragonabili, no?»
FU YU: «Dato che volevi saperne di più delle differenze culturali, noi in Asia crediamo nella reincarnazione e questo rapporto tra madre e figlia, si crede che sia a causa del karma. Credo che in parte sono rimasta un po’ traumatizzata dai racconti di mia mamma, perché diceva, quando io la facevo arrabbiare, che era perché lei doveva aver fatto qualcosa di male nella vita passata per dover sopportarmi in questa vita. Allora io dico: “Interromperò il karma per non dover restituire a nessuno niente dopo”. Si pensa che tu debba chiudere i cerchi, e ciò che non chiudi in questa vita, dovrai chiuderlo in un’altra vita e questi vincoli tra figli e genitori sono piuttosto forti, secondo le nostre convinzioni. Quindi, dobbiamo rompere anche questo per non continuare nel cerchio.»
ROSI: «Quando ti dicono: “Ora non capisci niente, ma quando sarai madre capirai, e vedrai che con tuo figlio pagherai tutto ciò che hai fatto a me”. Allora: “Per favore! Stiamo caricando sulla spalle dei figli tutta la storia familiare e pagheranno anche le colpe dei padri e delle madri”.»
ROSI: «[In Ecuador] è importante avere un figlio maschio, cioè che il primo figlio sia un maschio, altrimenti nessuno porta avanti il cognome della famiglia. È visto così, per lavorare, per accompagnarlo anche nel suo lavoro di uomo. Cioè, questo è differenziato, e capisco che per loro sia importante per la funzione stessa della famiglia, perché non c’è famiglia senza figli. Potrebbe essere.»
FU YU: «In Cina, a Taiwan, da dove vengo, è ancora importante avere un figlio maschio, o qualcuno che porta il cognome, più che altro. Mia sorella, per esempi, neanche lei ha figli. Ha un problema con la suocera perché la suocera vuole che abbia figli, altrimenti si interrompe la famiglia, il cognome, perché il marito di lei è il figlio maggiore, e deve avere un figlio per portare avanti il cognome e il lignaggio della famiglia. Quindi, ecco il conflitto. Per non rompere quel lignaggio di famiglia, devono fare… Qui, a volte, penso che sia visto come una prova d’amore. Io parlo delle persone con cui lavoro, molte volte lavoro con donne giovani che hanno sei figli. Se una le dice: “Ma signora, perché non si lega le tube”? Loro dicono: “Poi se finisce male con lui e mi sposo di nuovo, non posso più dare un figlio al marito successivo”. Dico: “Sì, ma ne ha già sei”. Ma è già un’altra coppia. Beh, lì si rispetta. Ma credo che alcune donne pensano al valore di dare un figlio al marito.»
ROSI: «Beh, è come pensare a livello materiale per chi stai producendo, per chi lavori, a chi lascerai le tue cose. Credo che universalmente forse c’è questa idea. Non saprei. Io personalmente, beh, c’è un’eredità, ovviamente, che è intellettuale, spirituale, naturale, sociale, tutto questo, che viene con la famiglia, ovviamente. E anche quella materiale. I genitori ti dicono sempre: “la casa sarà vostra, quando noi non ci saremo più, la condividerete con tutti i fratelli e sorelle”. Quindi, sì, io se ho qualcosa, qualcuno lo riceverà, o come dicevano gli antichi: “devi avere figli, altrimenti lo Stato si prende tutto”. Non so, suppongo che per i nipoti, i fratelli, i genitori, ci sia una linea legalmente stabilita che determina chi riceve se non ce n’è una… tipo un reclamo dalla famiglia. Quindi, va bene così, però personalmente, non ci penso nemmeno molto, vorrei poter vivere bene con quello che ho, godendone giorno per giorno e non pensarci oggi. Gli altri se ne occuperanno.»
FU YU: «Anche in questo ti libera, non avere figli. Nessuno litigherà per le tue cose, e non devi preoccuparti di lasciare niente a nessuno.»
ROSI: «A un certo punto della vita sarà di qualcuno, magari dei nipoti… I nipoti nel mio caso…»
FU YU: «… però è lo stesso, cioè l’eredità, spirituale o intellettuale, che non sia materiale, resta sempre con le persone, con gli amici… »
ROSI: «… con chi hai condiviso la vita…»
FU YU: «Non devi avere figli per lasciare cose.»
ROSI: «Sì, penso che molte donne… quando ci incontriamo tra amiche, parliamo di argomenti di ogni genere, no? E sì, a volte parliamo di queste cose, sessualità, figli, famiglia, soldi. Dipende molto dall’ambiente, se ci incontriamo con le amiche prendiamo un caffè, un tè, commentiamo argomenti del genere. In caso contrario, si parla di qualsiasi altra cosa.»
FU YU: «Come si suol dire “Dio le fa e poi le accoppia”. Quindi, le nostre amiche sono persone con cui possiamo parlarne, e lo facciamo. Ma se sono gruppi più grandi, no…»
ROSI: «Certo, è più intimo, una conversazione più intima, argomenti che non si affrontano tutte insieme in gruppi più grandi, ma tra due, tre, quattro amiche. Ed è super carino, perché si ride anche. È anche liberatorio parlare con le amiche e ricordarsi delle cose, trovare punti in comune che tutte condividiamo in un momento. Questo è carino.»
FU YU: «Mia madre… credo che a lei dispiaccia, perché nessuno dei suoi tre figli ha bambini. Cioè, lei non ha nipoti. Mia sorella non ne ha, io neanche. Ho un fratello che potrebbe averne perché ha da poco compiuto ventotto anni… Ma no, non ce l’ha mai detto di volere nipoti, lei non commenta. Voglio dire, penso che l’abbia accettato. Questa è la mia impressione, perché non gliel’ho mai chiesto personalmente. Penso che sia stata dura per lei, perché lei a parte crescere noi tre che eravamo suoi figli, ha praticamente tirato su anche i suoi fratelli, perché era la sorella maggiore, vivevano in grande povertà. Quindi, lei è stata madre prima di diventare mamma, davvero. Era sempre stanca, e non ci ha mai detto: “Dovete essere madri” perché per lei fu un’esperienza che non penso sia stata così meravigliosa. Almeno credo. Per esempio con me, mio marito è molto più grande di me, lei mi ha detto di stare attenta, che non avrei dovuto avere figli. Ma per il fatto che lui è molto più anziano di me: “Cosa farai se rimarrai vedova? Resterai da sola e tutto il resto”. Ha cercato di consigliarmi di pensarci bene prima di avere un figlio. Cioè, di non averne. Ma penso che anche questo sia il motivo per cui io non ho questo istinto materno. Perché non ci ha mai detto: “Ah essere donne significa avere figli”.»
ROSI: «Zie.»
FU YU: «Libertà. Non lo so…»
ROSI: «Non lo so… zie. Amiche.»
FU YU: «Penso che sia una decisione. Ossia, si tratta una decisione. Non è né buona né cattiva. Voglio dire, è una decisione e ogni persona deve prendere la propria.»
Español:
FU YU: «Mi nombre es Fu Yu Chang, soy nacida y tengo padres en Taiwán. Vivo aquí desde que tengo ocho años aquí en Cuenca y tengo 37 años.»
ROSI: «Yo soy Rosi, soy cuencana de nacimiento, tengo 54 años, vivo acá. Ser madre, asumo que está asumido como que es una función natural, biológica, qué socialmente tiene que ser cumplida. Es lo que he oído de mis abuelas, de mi mamá, de muchas amigas que también son madres. Y digamos que es como una construcción que ha sido siempre, históricamente, entendida de esa manera. De así.»
FU YU: «Bueno, de donde yo vengo, que mis papás son de Taiwán, bueno, creo que es algo también natural. La generación de mi mamá era, por sobreentendido, que una mujer tenía que ser madre. No había más bien nada. Esto de adopciones, por ejemplo, no era igual. O sea, ser madre de un niño adoptado no era igual que ser madre, de embarazarse, dar a luz y todo. Pero creo que ahora en Taiwán las cosas se han cambiado, porque yo sé que es más metropolita y todo. Mis amigas y hay gente de mi generación en Taiwán y hay un montón de gente que no quiere tener… o sea, mujeres que no quieren tener hijos. Pero aquí no, aquí todavía.»
ROSI: «Creo que aquí es como más… Sí, yo creería que… como que la idea general de hacer una familia significa tener hijos, como que no hay una idea de una familia sin hijos. Entonces yo me estoy refiriendo a la generación anterior, quizás de nuestros abuelos, de nuestras mamás, donde que eso era como que lo que tenía que ser. Quizás hoy en día ya las nuevas generaciones de mujeres pues tienen otras ideas, yo también tengo otras ideas al respecto. Y eso también ha cambiado.»
FU YU: «Eso, eso sí, es chistoso porque me acuerdo cuando yo me casé, había el papá de una amiga, me dice: “Bueno, entonces, ¿cuándo vas a tener hijos”? Yo dije, yo no quiero tener hijos. El me dice: “Espérate que te casas”. Y yo digo: “¿Por qué? Me estoy casando con él porque quiero compartir mi vida con él, no porque quiero tener hijos”. Pero era eso, no, que te casas para tener hijos.»
ROSI: «A mí también me pasó algo así. Igual, cuando yo me casé, y cuando tuve mi relación de pareja, era como que yo no quería tener hijos, él tampoco. Para mí fue: “¡Wow! Qué bien, qué alivio, o sea, no voy a tener que cumplir con una persona con su familia que quiera que tenga hijos”. Él ya tenía sus hijas, yo no tenía los míos. Entonces, para mí fue como que ya, yo no tengo que cumplir también con eso. Como que también es visto como un cumplimiento que no tiene que llegar a ser. Porque si es un deseo natural, ok, los respetos de un deseo natural. Muchas personas deseamos cosas en la vida, profesiones, viajes, amigos, parejas. Y también hijos. Pero si no es un deseo, pues tampoco tendría que ser una imposición y una obligación, me imagino.»
FU YU: «Cuando yo trabajo así, trabajo con bastantes adultos mayores en zonas rurales. Y cuando les hago las visitas domiciliarias, la mayoría de estos adultos mayores están abandonados, ellos no tienen quienes cuiden. Pero tienen 10, 8 hijos así. Entonces siempre me dice, ay: “¿Y cuándo va a tener sus hijos? ¿Usted tiene hijos”? Digo no. – “¿Y cuántos hijos va a tener?” – “Ninguno”. Pero: “¿Y quién les va a cuidar”? Yo así, claro, pues usted me da ganas de decirle, y a usted quién le cuida. Porque realmente no es garantía tampoco tener hijos para que los hijos le cuiden a uno. Y entonces igual ellos, o sea, antes supongo que también pensaban que tener hijos era como asegurarse de un futuro cuando ellos para la vejez o alguna cosa de esas. Pero ya igual no es.»
ROSI: «O también te dicen, por ejemplo: “¿Para quién vas a luchar, para quién vas a trabajar? Piensas que cuando tú te mueras todo se lleva el estado”. O sea, quizás también trabaja para eso, ¿no? O sea, como que una mujer sin hijos no pudiese pensar de otra manera para otras personas, para sí misma, sino a través de sus hijos, ¿no? O también lo que tú dices para que les cuides. Entonces tampoco, no sé cómo vemos nosotros los hijos, ese trabajo que tenemos de cuidar a nuestros padres, porque, obvio, o sea, ya tenemos unos padres. Y también como que son ciertos lineamientos que tenemos que hacer, ¿no? Entonces, finalmente, yo creo que hay una condición mayor de la humanidad, del ser hombre, del ser mujer. También estar solos en la vida de alguna manera, digamos, figurativamente pensando, qué es eso también, si no tenemos una pareja o alguien, también estamos en la vida con nosotros mismos, de algún modo, ¿no?»
FU YU: «Eso de que menciono de que para “quién vivo”, sí me habían hecho esa pregunta también, que me dicen: “¿Entonces, para qué? O sea, ¿para qué trabajas? ¿Para qué”? – “Para mí, y soy una egoísta que digas, no lo hago porque a mí me gusta y porque es para mí”. Entonces también, si le pintan, yo sí tuve una crisis, la verdad, porque nunca quise tener hijos. No quería ni casarme ya, pero eso ya… el matrimonio no pudo decirlo, pero nunca planifiqué tener hijos. Y… pero, o sea, la sociedad en sí, si le presiona a usted bastante, o sea, siempre le están preguntando. Si hubo un momento en la vida que dije: “O sea, ¿qué me pasa? Capaz que no estoy bien”. Y tuve que conversar con una psicóloga, me fui a psicología. Y de ahí conocí, comencé a conocer un montón de otras mujeres que no tenían hijos y no tenían ningún problema con eso. Entonces, fue como que ya, dije: no, está bien esto, ¿no? Pero sí llega un momento en la vida en la que uno se siente egoísta, porque hace todo por… para uno.»
ROSI: «Y también, además de ser egoísta, uno acaba haciendo tan perverso y malévolo. Porque: “¿Cómo no vas a querer tener hijos? ¿Qué eres un monstruo? ¿Cómo no vas a querer ser natural? Tienes que sentir toda mujer”. Yo, verdaderamente, nunca en mi vida he sentido lo que es el instinto materno. No sé lo que es eso. Entonces, cuando las chicas dicen eso, cuando hablan, dije: “bueno, sí, seré malévola, entonces, tal vez me voy al infierno con todas mis otras amigas me encontraré con las que hemos ido mamás”, porque es como que es un castigo que tú no puedas ser mamá, porque no te realizas, porque no has cumplido y porque finalmente para qué estás, ¿no? Entonces, cuando yo trato de explicar eso, digo: “no, porque yo ni siquiera pienso”. O sea, para mí no es un conflicto, no ser mamá y no haber sido y no ser. No es un conflicto, ni siquiera lo pienso. Creo que es la primera vez que estoy conversando un tema así, chévere, abierto en un lugar súper lindo para un proyecto que me encanta, porque es un hecho que para mí no ha sido un conflicto. Ha sido una cuestión así que, como que ya pasó la vida, también, digamos, el ciclo es aquel en el que estamos capacitadas para ser madres, pero socialmente, personalmente, para mí no ha sido un conflicto. Nunca.»
FU YU: «Sí. Como dicen que el amor incondicional solo lo vives cuando eres madre.»
ROSI: «También.»
FU YU: «Supongo que nunca vamos a vivir el amor verdadero. Así es. Pero eso sí es lo que nos meten en la cabeza, porque… yo pienso, o sea, una de las decisiones, una de las razones por la que yo decidí no tener hijos era porque a mí siempre me gustaba viajar y, bueno, yo hago medicina comunitaria, entonces siempre quería irme al campo y eso. Y no iba a rastrear a mis hijos al campo o cosas así. Entonces, tome la decisión y dije: “No, a ver, si es que yo tuviera hijos, qué tipo de vida les quisiera dar y cuál es el tipo de vida que yo quiero vivir”. Claro. Y a nada, pues, no podía tenerles a mis hijos de viaje todo el tiempo. Y dije: “No, creo que siervo más a la sociedad no tener hijos”, porque puedo, o sea, servir más, no sé.»
ROSI: «Me acuerdo al colegio así, desde que éramos pequeñas, la típica que nos jugaba, no? Cuando yo tenga hijos, “ahí qué lindo, se vaya a Marta, Lola” o la típica Susanita de Mafalda, que siempre la ves ahí con los hijitos, ¿no? Es una caricatura argentina, es una niña, una niña argentina de Quino, que tiene un personaje lindísimo que se llama Susanita y la Susanita sueña a contener hijos. Le hace una pregunta: “¿Cuál es el futuro perfecto del verbo amar”? Y ella dice: “hijitos”. Es divina, me encanta. Entonces, por eso yo digo que en el colegio, así cuando hablábamos de tener hijos o de los niños, yo qué sé, ni siquiera en ese momento yo pensaba que algún día, y por ninguna razón específica o por estudios o por trabajo, o porque no iba a darles una vida, quizás, como se dice también, justa y hermosa. No tenía ahí mucha idea por qué yo no quería tener hijos, pero me ha ido bien y no.»
FU YU: «Y nunca le has dicho: “Ya te va a salir el instinto. Ya te sale el instinto”.»
ROSI: «También. He esperado el instinto, pero no. No me ha llegado nunca. Y no sé si es una cuestión biológica, psíquica, emocional, afectiva porqué yo tengo una super relación de pareja, nunca es sentida un poco eso.
Cuando te dicen, o sea, la perpetuidad de la especie, y cuando sea com tu…no sé… O sea, ni siquiera eso para mi, no ha existido. Y tampoco me ha generado ningún conflicto.»
FU YU: «O el conflicto de que “te vas a arrepentir, verás? Las mujeres solo pueden tener hijos de esta cierta edad. Después, cuando ya vas a querer, ya no vas a poder”. Si ya no importa, si me arrepiento, ya me tocará lidiar con eso, pero después. Ya nada, pues son decisiones y uno tiene que…»
ROSI: «Yo tengo una excelente relación con los niños, con los jóvenes, yo he sido maestra, he trabajado con chicos, y la gente me desea mi siempre, tú serías una excelente mamá, porque tienes una buena química, te llevas y dije que bien. O sea, me encanta estar rodeada de chicos, nunca te digo que parir, nunca me ha dolido, parirás con dolor aquel de la Eva, no sé qué. O sea, me pareció genial que nunca viví eso y que sin embargo tampoco tuve que tener esa cuestión en mi vida, entonces, todo bien.»
FU YU: «Y hablando de bromas, es chévere tener niños cuando puedes devolverles. Y ahora, ay, lo devuelvo.»
ROSI: «Pero quizás también estamos viendo un poco el lado este de que… también los hijos son una molestia, son una dificultad, nos traban muchas cosas, proyectos de vida, pero también por el lado también no solo son eso, también, ¿no? Finalmente son parte de tu vida, están contigo, de nuestras relaciones personales con nuestras madres, recibimos del amor, el afecto a lo largo de la vida. O sea, tampoco es una situación que tengo que ser vista solo así, ¿no? Pero es como la generalidad, entonces, si estamos sin hijos es como que estamos también liberadas de alguna manera, ¿no?»
FU YU: «Quieren convencerte si te dicen: “Pero es hermoso, es lo mejor que te puede pasar cuando eres madre. Te cambia la vida”. Sí, es lo mismo. No quiero cambiar mi vida.»
ROSI: «Sí, algo así, o te dicen: “Es que si no has tenido un hijo, no sabes lo que es ser mujer, o tú no has vivido todo, o no sabes nada”. Creo que muchas experiencias en la vida son esos, son tan diferentes. Hay cosas que no nacemos sabiendo, hay cosas que nunca vamos a aprender. Obvio que la maternidad, entiendo que es así también, debe ser un desbordarse a nivel físico, a nivel emocional, entiendo. Todos hemos sentido amor y hemos sido sensibles, hemos querido y demás. Sí, no lo hemos hecho en carne directa propia, como es un hijo que parimos, pero creo que finalmente también hay otras experiencias que de alguna manera no compensan ni esa diferencia porque cada cosa es diferente, nada más. Ni siquiera son comparables, ¿no?»
FU YU: «Es que como quería saber más de las diferencias culturales, nosotros en el Asia creemos en la reencarnación y esta relación de madre y hija, se cree que es por el karma. Entonces, yo creo que sí es una parte de la que también me traumatizó un poquito, los comentarios de mi mamí que ella decía que cuando yo le hacía tener iras, era porque ella algo malo hizo en la vida pasada para que tenga que soportarme esta vida. Entonces, yo digo: “Voy a costar ahí las karmas para no tener que devolver a nadie nada después”, porque se cree que tienes que cerrar círculos, es que no cierras en esta vida, tienes que cerrar círculos en otra vida y estas vínculos de hijos y padres es bastante fuerte, según nuestras creencias. Entonces, ya pues hay que romper eso también para no seguir en el círculo.»
ROSI: «Cuando te dicen: “Ahora no entiendes nada, pero cuando seas madre vas a entender, y vas a ver tu hijo, con tu hijo vas a pagar todo lo que me hiciste a mí”. Entonces: “Por favor, estamos cargando toda la historia familiar a través de las cuales los hijos pagan, también las culpas de los padres, entiendo, y de las mujeres”.»
ROSI: «Para ellos es importante tener un hijo varón, o sea, que el primer hijo sea un varón, porque es como… además de llevar el apellido de la familia. Es como visto así, para trabajar, para acompañarle en su trabajo de hombre, también. O sea, sí está diferenciado eso, y es importante, entiendo, que para ellos también, así, por el mismo, yo creería que es por la misma función de la familia, porque no hay una familia sino hijos, puede ser, por ahí.»
FU YU: «En China, en Taiwan, de donde yo vengo, todavía sí es importante tener un hijo varón, o alguien que lleve el apellido más que nada. Por ejemplo, mi hermana ella, tampoco tiene hijos, y tiene problemas con la suegra, porque la suegra quiere que tenga hijos, porque, si no, se rompe la familia, el apellido, porque el esposo de ella es el hijo mayor, y tiene que tener un hijo para que lleve el apellido y el linaje de la familia. Entonces, ahí tiene el conflicto. Más por no romper ese linaje de la familia, ellos quieren, así, así, ya. Aquí, a veces, creo que piensan que es como una prueba de amor. Yo le hablo de las personas con las que trabajo, entonces, muchas veces, las tengo, trabajo con mujeres que tienen, que son jovencitas y tienen seis hijos. Entonces, uno les dice: “Pero ya, señora, porque no se liga”. Y ellos, y ellos dicen: “No, pero es que si es que me va mal con él y me vuelvo a casar, ya no le puedo dar un hijo al siguiente marido”. – “Es decir, pero ya tiene seis”. Pero es que ya es otra pareja. Bueno, se respeta ahí… pero sí, sí, creo que también piensan, algunas mujeres piensan que es como que… “yo le estoy dando un hijo a él”.»
ROSI: «Bueno, es como pensar a nivel material para quién estás produciendo, para quién trabajas, a quién vas a dejar tus cosas. Yo creo que universalmente puede que existe esa idea, no lo sé, ¿no? Yo personalmente, bueno, hay un legado, evidentemente, que es intelectual, espiritual, natural, social, todo eso, que viene con la familia, obviamente. Y lo material también. O sea, los papás siempre te dicen: “Bueno, la casa es de ustedes, cuando ya nosotros no estemos, están todos los hermanos, eso hay que compartirlo”. Entonces, sí, yo si tengo algo, bueno, alguien recibirá o si no, como decían los antiguos, por eso tienes que tener hijos, si no se acaba con el estado, entonces. No sé, supongo que los sobrinos, los hermanos, los padres, hay una línea legalmente establecida que determina quiénes reciben si no hay una… Como es un reclamo desde la familia. Entonces, también por ahí, pero yo personalmente, tampoco pienso mucho en eso, no… quisiera poder vivir en paz con lo que tengo, hoy por hoy disfrutándolo y… y no pensar, ya que los otros se encarguen un poco de ver.»
FU YU: «Por eso también te libera, pues, no tener hijos. No hay quien se pele por tus cosas, y no tienes que preocuparte de dejar nada a nadie.»
ROSI: «Pero bueno, siempre, también tenemos algo en el camino de la vida. Entonces, dónde será alguien, algún momento, entiendo que los sobrinos… Los sobrinos en mi caso…»
FU YU: «… pero es que igual, o sea, legado, la herencia, espiritual o intelectual, que no sea material, queda con la gente, con los amigos, no sé.»
ROSI: «… con lo quien he compartido la vida…»
FU YU: «No tienes que dejar hijos para… para dejar eso.»
ROSI: «Sí, yo creo que muchas mujeres, cuando nos juntamos entre amigas, hablamos de temas de todo tipo, ¿no? Y sí, a veces, si hablamos de estas cosas, sexualidad, hijos, familia, dinero, un poco. Sí, yo creo que sí. O sea, bueno, también nos toca generar un poco el ambiente, ¿no? Se reunirnos entre amigas tomamos un cafecito, un té, o comentar temas de así. Si no, pues se habla de cualquier otra cosa.»
FU YU: «Es que, como dicen “Dios les crea y ellas se juntan”. Entonces, nuestras amigas, sí, son gente con las que podemos hablar de eso, y se habla. Pero si es que ya son grupos así más grandes, no, ya.»
ROSI: «Claro, es más íntimo, una conversión más íntima, temas que no se hablan así en gran conjunto, ni en grupos mayores, pero así dos, tres, cuatro amigas. Y es súper bonito, porque uno se ríe también, ¿no? Es liberador también hablar con las amigas y acordarse de cosas. Y encontrar puntos en común que todas creo que tenemos en un momento, ¿no? Y eso es lindo.»
FU YU: «O sea, mi mamá, ella, creo que ya se hizo el dolor. Porque no, ninguno de los tres hijos de ella tiene hijos. O sea, ella no tiene nietos. Ya, mi hermana no tiene, yo no tengo, tengo un hermano que tal vez sí pueda que tenga, porque recientemente tiene 28 años… Pero no, nunca nos ha dicho “Sì quiero nietos”, ella no comenta. O sea, está… yo creo que ha aceptado eso. Y más que nada, yo pienso que ella, según, o sea, es mi perspectiva, porque no le he preguntado a ella personalmente. Creo que le fue duro a ella, porque ella, a parte de criarnos a los tres que éramos los hijos, ella, en resumido, criaba a sus hermanos, porque era la hermana mayor, vivieron en mucha pobreza. Entonces, ella fue madre antes de ser madre, de verdad. Entonces, como que estaba cansada, ella es como que, no, nunca nos dijo: “No, ustedes tienen que ser madres”, porque para ella fue una experiencia que no… no creo que fue tan maravillosa. Pienso yo. Porque es más, como yo, mi esposo es mucho mayor a mí. Entonces ella me dijo, tenlas cuidado. No. Tal vez pienso yo que no deberías tener hijos, por ejemplo. Pero por el lado de que él ya es mucho mayor y tanta cosa: “¿Qué vas a hacer si es que enviudas, te vas a esperar solita”? Y todo eso. Y entonces, más bien ella trató de aconsejarme a decir, pensarás bien antes de tener un hijo. O sea, no tengas. Pero creo que de ahí también viene esto de que yo no tengo ese instinto materno. Porque nunca ella nos dijo: “Ah ser mujeres, igual a tener hijos”.»
ROSI: «Tías.»
FU YU: «Libertad. No sé…»
ROSI: «No sé, es como… Tías. Amigas.»
FU YU: «Yo creo que es decisión. O sea, es una decisión. No es ni bueno ni malo, ni… O sea, es decisión. Y tiene que ser decisión de cada persona.»
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