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Due infermiere, della zona orientale di Panama, si confrontano sulle rispettive esperienze di maternità e sulla situazione panamense a livello di natalità, di aborto e pregiudizi nei confronti delle donne che non hanno figli.

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Ecco la trascrizione completa del video:

KEILA: «Mi chiamo Keila. Sono medico. Medicina Generale. Sì, ho figli. Un figlio di dieci anni. L’ho avuto al terzo anno della mia laurea in Medicina. Quando sono rimasta incinta di lui usavo le iniezioni come contraccettivo perché studiavo e ci ha colti di sorpresa, suo padre e me. Suo padre era più spaventato di me perché non era pronto. Io avevo paura ma ho preso la responsabilità. Ho sentito che dal momento, da quando era nel mio grembo, lo amavo. Sì, era una connessione molto forte, davvero. Una connessione immensa, che mantengo con lui. È il mio unico figlio, non ne ho avuti altri. Ho deciso di averne solo uno. E basta. Eh, così. Solo uno penso, per ora, uno forse più tardi, ma ho deciso di averne solo uno.
A Panama, l’aborto non è possibile, ma in altri paesi lo è. L’aborto dipende da molte cose molte circostanze, ok? Non posso dire di essere completamente contro o a favore dell’aborto perché non è mio dovere giudicare nessuno. Giusto? Sono una donna e so cosa può provare una donna se abortisce: può sentirsi in colpa, può sentirsi triste. A volte lo fa perché… non so, per qualche circostanza difficile e decide di abortire. Non la giudico, non la giudico, non giudico una persona che decide di abortire, né giudico qualcuno che decide di non avere figli. Penso che sia una decisione personale per ogni persona. Ogni persona sceglie come vivere la propria vita. Non dovremmo lasciarci guidare solo da dai pensieri delle altre persone, giusto? Che quei pensieri siano quelli che governano le nostre vite. Quando io personalmente sono rimasta incinta il mio compagno non era sicuro ma io ero sicura. Ho detto: “Beh, sei qui, teniamocelo, lo amo”. E abbiamo detto: “Ti porteremo al mondo”. Ma se fosse stato il caso che entrambi avessimo detto “Oh, non siamo pronti”… non so, poteva avvenire un aborto. E non penso che sia perché non sei una brava persona o non hai buoni sentimenti, ma perché pensi di non essere pronto, pensi di non essere capace, pensi di non avere abbastanza soldi al momento. Questo è molto importante. Quindi no, non giudico chi decide di non averlo, ma io ho scelto di essere madre e non me ne pento. Mi diverto con mio figlio, lo amo, lo adoro ed è la mia vita.»
ANA: «Sono madre, ho trentotto anni ho due figli di dieci e sei anni. Quando li ho avuti mi ero prefissata l’obiettivo di non averli prima dei venticinque anni. Volevo averli più tardi, intorno ai trenta, soprattutto per evitare complicazioni e tutto il resto, non volevo superare quell’età. Grazie a Dio sono riuscita a farlo. Ho avuto il primo figlio a ventisette anni e la seconda a trentuno. Ma era come qualcosa a cui avevo già pensato. Prima di quell’età non volevo averli. Dopo mi sono sposata, avevo pianificato di averli. Ho smesso di usare contraccettivi per fare famiglia e ho aspettato due anni ed è arrivato il maschio e poi usavo contraccettivi con la femmina, ma avevo già deciso che a trenta volevo avere il secondo. E grazie a Dio ci sono riuscita e sì, sono felice con i miei figli. Ma è una cosa tipo quando ero giovane subito dopo essermi sposata, gli anziani hanno quella cosa di inculcarci: “E i nipoti, quando arrivano?”… cose del genere. Ma non mi sono fatta influenzare invece, dovevo prima studiare, fare le cose come dico io, uscire, godermi un po’ la vita e poi più tardi averli per dedicare loro il mio tempo.
C’è un grande tabù. Se una donna non vuole figli non è malvista ma attualmente, da un certo punto di vista anche positivamente, si sta inculcando l’idea che la donna prima si prepari, viva la sua vita e poi pensi ad avere figli o a decidere se non averne.
Legalmente, l’aborto è l’altro tema e solamente qui lo considerano come non legale, ma ci sono circostanze dove lo permettono, almeno se c’è stata una violenza o se improvvisamente si presenta una condizione congenita che sconsiglia la nascita del bambino, per motivi medici, perché spesso potrebbe non avere una vita piena o molto buona. Allora, in questi casi i genitori possono decidere se vogliono continuare con la gravidanza.»
KEILA: «È molto raro trovare ragazze giovani senza figli. Panama è un paese dove la riproduzione inizia in età molto precoce. Dobbiamo lavorare molto sulla cultura e mentalità delle donne e uomini panamensi. Dobbiamo lavorare molto nell’insegnare che i figli non si portano al mondo per soffrire. Un figlio non si porta al mondo per non dargli educazione. Abbiamo quel problema. Noi in ospedale vediamo madri con circa sei, sette figli nella sala parto e non hanno nulla da dare ai loro figli. E questo davvero è qualcosa di molto triste per un paese come Panama che dovrebbe avere una mentalità più sviluppata in base all’economia che ha, perché più economia ha un paese più mentalità sviluppata dovrebbe avere. Ma noi abbiamo una mentalità molto molto al di sotto di ciò che è. Quindi…»
ANA: «Ma non ci sono tabù, per così dire, sul fatto che se una donna non li vuole… Non è visto come qualcosa di così male.»
KEILA: «Anzi le persone sono stupite: “Wow, che bello che hai studiato che sei andata avanti, che bello” perché sì, ci sono tanti figli, troppi.»
ANA: «Si può dire che c’è un movimento femminista che ogni volta che succede qualcosa di grosso escono per così dire, per attirare attenzione, per parlare, per dare il messaggio. Dobbiamo prenderci cura di noi.»
KEILA: «Penso che stiano lavorando basandosi su questo. Si continua a lavorare per raggiungere miglioramenti nelle donne, perché ancora vediamo più uomini che donne nelle classi alte, nelle aziende, nelle posizioni maggiori. Vediamo anche nei luoghi di lavoro molestie da parte di alcune grandi aziende e grandi ministeri. Ma sento che Panama continua a lottare perché le donne siano ben valorizzate e ben trattate. Io chiedo a Dio di illuminare i presidenti che verranno, i comitati che verranno e che le persone si formino un po’ di più perché il paese migliori. Panama può migliorare. Panama può migliorare e noi possiamo aprire di più le nostre menti agli stranieri. Aprire di più le nostre menti per essere migliori, pensare alla qualità della vita. La qualità della vita è centrale, non ci pensiamo, no, non ci pensiamo più.»

Español:

KEILA: «Mi nombre es Keila. Soy doctora. Medicina General. Sí, tengo hijos. Un hijo de diez años. Lo tuve en el tercer año de mi carrera de Medicina. Cuando salí embarazada de él me estaba cuidando con inyecciones porque estaba estudiando y nos tomó por sorpresa a su papá y a mí. Su papá tuvo más miedo que yo, pues no estaba listo. Pero yo sí tuve miedo pero asumí la responsabilidad. Sentí que desde que, desde que estaba en mí, en mi vientre, lo amé. Sí, era una conexión muy grande, la verdad. Una conexión inmensa, a cuál mantengo con él. Es mi único hijo, no tuve más. Decidí solo uno. Y ya. Eh, así. Solo creo que, por ahora, uno quizás más adelante, pero solo uno he decidido tener.
En Panamá no es posible el aborto, pero en otros países sí es posible el aborto. Ok, el aborto depende de de muchas cosas de muchas circunstancias, ¿ok? Yo no puedo decir que yo estoy en contra ni a favor del aborto totalmente, porque no es mi deber juzgar a nadie. ¿Sí? Soy mujer y sé qué puede sentir una mujer si aborta, se puede sentir culpable, se puede sentir triste. A veces lo hace porque no sé, que alguna circunstancia difícil que tenga en su vida y decide abortar. No la juzgo, no la juzgo, no juzgo a una persona que decida abortar, ni tampoco juzgo a una que no decide tener hijos. Me parece que eso es como una decisión personal de cada cual. Cada cual elige cómo vivir su vida. Cada cual elige cómo vivir su vida. No debemos dejarnos llevar únicamente por por los pensamientos de otras personas, ¿no? Que esos pensamientos sean los que los que gobiernen nuestra vida. Porque en el momento que yo personalmente salí embarazada mi pareja no estaba segura pero yo estaba segura. Yo dije: “Bueno, estás aquí vamos a tenerlo, lo amo”. Y, y bueno, no ya dijimos: “Te vamos a traer al mundo”. Pero si hubiese sido el caso en que los dos hubiésemos dicho “Ay, no estamos listos” no sé pudiese, se hubiese podido dar un aborto. Y y no creo que no sea porque no seas buena persona o no tengas buenos sentimientos, sino porque te crees que no estás listo crees que no eres capaz crees que no tienes la suficiente economía en el momento muy importante. Así que no, no juzgo a quien no decide tenerlo pero yo elegí ser madre y no me arrepiento. Lo disfruto, lo amo, lo adoro y es mi vida.»
ANA: «Yo soy madre, tengo 38 años tengo dos niños de 10 años y de 6 años. Cuando los tuve sí me había puesto una meta que no quería tenerlos antes de los 25 años. Quería tenerlo luego o entre los 30 más que todo por la edad de esto para no tener complicaciones y todo lo no pasar esa edad. Gracias a Dios lo pude cumplir. Tuve el primero a los 27 y la segunda a los 31. Así que pero era como algo que ya yo me había mentalizado. Antes de esa edad no quería tenerlos. Ya después de eso me casé, planifiqué, sí dejé de cuidarme para hacer formar la familia y bueno, esperé dos años y salió el niño y luego si me estaba cuidando con la niña pero ya la tenía mentalizado de que a los treinta quería tener el segundo. Y bueno, gracias a Dios pude cumplir eso y y sí estoy feliz con mis niños. Pero si es algo de que cuando yo estaba joven apenas me casé, los abuelitos tienen eso de inculcarnos de que: “¿Y los nietos para cuándo?”… Cosas como esa. Pero no me dejé influir por eso, sino que tenía que estudiar primero, hacer mis cosas como le digo yo, salir, disfrutar un poco de la vida y entonces luego tenerlos para dedicarles mi tiempo.
Hay un tabú muy grande de que si la mujer no quiere tener hijos no está mal visto pero actualmente se está por un lado positivo, se está inculcando de que la mujer primero se prepare, haga su vida ya después piensa en tener hijos y si tiene la decisión de no tenerlos, ni yo tengo.
El aborto legalmente que es el otro tema, aquí solamente lo lo toman algo así como, no es legal pero hay circunstancias donde sí lo permiten, que es por lo menos si hubo una violación o alguna situación de ese tipo. Si de repente hay una condición congénita con el bebé que no sea recomendable médicamente de que nazca, porque muchas veces esto trae condiciones, condiciones que no le van a permitir llevar una vida plena o muy buena. Entonces, ya ahí quieren los padres decidir si quieren continuar no con el embarazo.»
KEILA: «Es muy raro que encuentres muchachas sin hijos. Hay muchas, muchas en Panamá es un país en que la reproducción comienza a muy temprana edad. Nos falta mucho. Hay que trabajar muchísimo en la cultura y en la mentalidad de las mujeres y hombres panameños. Hay que trabajar muchísimo en en enseñarles que los hijos no se traen al mundo para sufrir. Un hijo no se trae al mundo a no brindarle educación. Y tenemos ese, ese problema. Nosotros en el hospital vemos, vemos madres con alrededor de seis, siete hijos en la sala de parto que no tienen nada que darle a sus hijos. Y eso realmente es algo muy triste para un país como Panamá que debería de tener una mentalidad más desarrollada de acuerdo a la economía que tiene, porque entre más economía tiene un país mas más mentalidad desarrollada debería de tener. Pero no tenemos una mentalidad muy muy por debajo de lo, de lo que es.»
ANA: «Así que… pero no hay mucho tabú, por decir algo, de que si una mujer no quiere tenerlos, no. No se ve como algo tan malo.»
KEILA: «Más bien las personas se asombran: “Wow, qué bueno que estudiaste, que has salido adelante, qué bueno”. Porque sí, hay mucho hijo, demasiado.»
ANA: «Puede decirse que si hay un movimiento movimiento feminista que cada vez que pasa algo así grande salen a por decirlo, a llamar la atención, a decir, a dar el mensaje.»
KEILA: «Hay que cuidarnos. Yo opino que se está trabajando en base a eso. Se sigue trabajando en base a conseguir mejoras en en las mujeres, porque todavía seguimos viendo más hombres que mujeres, en las clases alta, en las empresas, en los lugares. Seguimos viendo también en las zonas laborales acoso or parte de los de algunos empresas grandes, ministerios grandes. Pero se sigue, yo siento que Panamá sigue luchando con eso sigue luchando para que las mujeres sean bien valoradas sean bien tratadas. Yo le pido a Dios que ilumine a los a los presidentes que vienen, a los comités que vienen y que las personas se capaciten un poco más para que el país mejore. Panamá puede mejorar. Panamá puede mejorar y podemos abrir mas nuestra mente al, a los extranjeros abrir mas nuestra mente a ser mejores a pensar en calidad de vida. Calidad de vida lleva demasiado, incluye demasiado y creo que no, a veces no no la pensamos, no, no lo pensamos más.»

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