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Natalia, polacca residente in Germania, ha deciso consapevolmente di non avere figli. Attribuisce questa scelta alla mancanza di desiderio di maternità e all’importanza della libertà personale e della relazione di coppia. La sua decisione è condivisa dal marito ed è stata accettata dalla famiglia. Natalia parla del contrasto tra la maggiore apertura tedesca e la visione più conservatrice della donna in Polonia.

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Ecco la trascrizione completa del video:

NATALIA: «Mi chiamo Natalia. Sono nata a Varsavia ma vivo in Germania da molti anni ormai. E non ho figli.
È stata una libera scelta. Ci ho pensato a lungo e me ne sono occupata, potresti dire. Sono sposata e naturalmente, dopo un po’, circa due anni dopo il matrimonio, sono iniziate le domande: “E i bambini”? Da parte di mia madre, di mia suocera, degli amici, da parte di ogni tipo di persona. È semplicemente previsto come il passo successivo del matrimonio. E naturalmente, a quel punto, e anche prima, avevo iniziato a pensarci: “Qual è la mia posizione”? Semplicemente non avevo la sensazione che io… Non ho mai, in nessun momento, avuto il desiderio di avere figli. E poi naturalmente ti chiedi: “C’è qualcosa che non va in me? Oppure: forse non sento il desiderio? forse c’è l’ho”? In qualche modo non ti fidi completamente di te stessa in questa questione. E poi ho anche letto moltissimo al riguardo. Mi sono confrontata con le storie di altre donne, o ho letto saggi sull’argomento per dotarmi di strumenti per queste domande. E ho cercato di capire perché non voglio figli. Non era solo la mancanza di desiderio ma a un certo punto è diventata una decisione consapevole. Non voglio figli perché la mia libertà è molto importante ed anche la mia integrità fisica. Suona strano ora, ma semplicemente non voglio sottopormi a questo volontariamente. Cioè, non voglio entrare in questo sistema di ospedali, dottori etc. Poi, con un figlio, si è totalmente dipendenti da asilo nido, scuola materna, scuola e così via. Semplicemente non si è più autonomi. E dato che non voglio figli né ho desiderio di averne, non vedo alcun motivo per cui dovrei sottopormi a questo. Esattamente.
Mia madre… la cosa interessante è che anche mia sorella non vuole figli. È più giovane di cinque anni. Io ho trentasette anni ora, lei trentadue. Mia madre naturalmente era un po’ sorpresa e a un certo punto ha detto: “Okay, butto via i vostri libri di quanto eravate bambine, non mi serviranno più per i miei nipoti”. Penso che ormai l’abbia accettato.
Mia suocera, con cui ho un buon rapporto, è stata tranquilla al riguardo e ha detto che anche lei avrebbe voluto poter prendere quella decisione liberamente quando era giovane perché allora, quando era giovane, non veniva messo in discussione. Ci si aspettava di più da lei. Esatto. E anche lei usa la sua libertà, perché non deve occuparsi di nipoti. Quindi, in realtà, penso che sia abbastanza felice così ora. Anche lei può condurre una vita libera.»
DOMANDA: «Tuo marito?»
NATALIA: «Mio marito, sì. Per lui, va benissimo. Ma penso che se dicessi: “Voglio assolutamente figli”, allora lo vorrebbe anche lui, o si lascerebbe convincere. Penso anche che sarebbe un buon padre. Quindi non è per niente colpa sua. Davvero, penso sarebbe un padre molto bravo. Ma per lui va bene. Abbiamo una relazione molto buona, e amorevole. Anche questa è una cosa che non voglio mettere a rischio. Si sente sempre dire: “Quando ci sono i bambini iniziano i problemi”. È un enorme sforzo per la relazione. E neanche noi lo vogliamo. È anche un po’ una decisione consapevole di entrambi: non vogliamo rischiare per qualcosa che non ci serve nemmeno o che non ci manca. Ci sono anche vantaggi: abbiamo molto tempo per noi. Possiamo mantenere una buona relazione, fare molte cose.
Sì, in un certo senso mi preoccupa moltissimo perché ho la sensazione che devo comunque giustificarmi, o che devo offrire qualcos’altro in cambio, tipo, non so, avere un successo professionale pazzesco, o inventare chissà cosa, una cura per il cancro. Non faccio niente del genere ora, ma per giustificare la mia esistenza penso che sia così.
Sono nata a Varsavia e ho studiato in Polonia. Ciò significa che conosco… naturalmente avevo anche amicizie, non più ora, ma conosco persone che vivono ancora in Polonia e anche mia sorella e mia madre vivono in Polonia. Lì è ancora molto diverso che in Germania. Questo è anche uno dei motivi per cui non voglio tornare in Polonia in nessun caso. Sarebbe una punizione per me perché lì c’è semplicemente un’immagine molto conservatrice della donna. E questo si è addirittura intensificato. Negli anni ’90 c’è stata una enorme reazione. È stato, beh, prima… lo Stato era proprio come nella DDR. C’era un’infrastruttura per l’assistenza all’infanzia e così via. Le donne erano effettivamente sostenute nel lavorare. E negli anni ’90, dopo che la Polonia è diventata democratica, molto di questo è stato ridimensionato e tagliato. C’è stato un passo indietro verso un’immagine conservatrice della famiglia e della donna. C’è un movimento femminista contrario. Non sono molto ferrata in materia, ma ne sento parlare un po’ per caso. C’è il cosiddetto “Kongres Kobiet”, un congresso delle donne che si riunisce annualmente. Ci sono movimenti di base che spingono le donne a candidarsi per cariche politiche. Ma in generale la maggioranza della società è dell’opinione che una donna dovrebbe prima di tutto avere figli. Può lavorare, ma dovrebbe veramente dedicare tutta la sua forza vitale alla famiglia e ai figli, capisci? Inoltre non è accettato se tu, come donna, hai i tuoi hobby o, non so, fai cose, semplicemente sviluppi i tuoi interessi dopo una certa età. Devi mettere le tue energie nella famiglia. Questa è l’aspettativa, naturalmente in generale, ma in Germania la vivo in modo diverso. La diversità dei progetti di vita è molto maggiore, soprattutto nelle grandi città. E qui posso essere chi sono più facilmente. Non devo sentirmi in colpa o giustificarmi sempre per volermi realizzare anche io. Esatto. [IN POLACCO] Ho l’impressione che in Polonia ci si aspetti dalle donne che si dedichino alla casa, che si dedichino ai bambini, e che non dovrebbero avere dei propri obiettivi o dedicarsi a qualsiasi progetto di vita che non sia legato alla famiglia. Una donna che non fa questo, che non si dedica alla famiglia, è considerata in qualche modo egoista o strana, Ecco…»

Deutsch:

NATALIA: «Also ich heiße Natalia bin in Warschau geboren wohne jetzt aber seit vielen Jahren in Deutschland und ich habe keine Kinder. Und war das eine freie Entscheidung von dir? Es war eine freie Entscheidung. Ich habe mich lange damit beschäftigt oder befasst. Ich bin verheiratet und natürlich kamen dann so ein zwei Jahre nach der Hochzeit die Nachfragen: “Wann kommen die Kinder”? Von der Mutter, von der Schwiegermutter, von Freunden, von allen möglichen Leuten. Es wird ja erwartet so als nächster Schritt. Und ich hatte dann natürlich zu dem Zeitpunkt oder schon früher angefangen, mir Gedanken zu machen: Wie stehe ich dazu? Also ich hatte einfach nicht das Gefühl, dass ich… Ich hatte nie, zu keinem Zeitpunkt einen Kinderwunsch. Und dann fragt man sich natürlich: Stimmt irgendwas mit mir nicht? Oder… vielleicht merke ich ihn auch nicht? Oder er ist da? Also man traut sich selber irgendwie nicht so richtig in der Sache. Und dann habe ich auch sehr viel darüber gelesen. Ich habe mich tatsächlich mit Geschichten von anderen Frauen auseinandergesetzt oder auch Sachbücher gelesen zu dem Thema um mich auch irgendwie so ein bisschen zu wappnen für die Nachfragen. Und ich habe versucht zu verstehen auch warum ich keine Kinder will. Es war nicht nur der fehlende Kinderwunsch sondern irgendwann tatsächlich eine bewusste Entscheidung: Ich möchte keine Kinder, weil mir meine Freiheit sehr wichtig und auch meine körperliche Unversehrtheit. Das klingt jetzt komisch, aber ich will mich einfach dem nicht aussetzen freiwillig. Also ich will mich nicht in dieses System begeben, System Krankenhaus, Ärzte. Dann ist man ja mit einem Kind auch total abhängig von Kindergarten, Kita, Schule und so. Man ist einfach nicht mehr selbstbestimmt. Und da ich keine Kinder will oder keinen Kinderwunsch habe, sehe ich keinen Grund, warum ich mich dem aussetzen soll. So genau. Und wie reagiert das Umfeld auf dich? Also unterschiedlich.
Meine Mutter das Spannende ist, dass meine Schwester keine Kinder haben möchte. Die ist fünf Jahre jünger: Ich bin jetzt 37, sie ist 32. Meine Mutter war natürlich schon ein bisschen überrascht, und irgendwann hat sie dann gesagt: Okay, ich schmeiße jetzt eure Kinderbücher weg, die werde ich nicht mehr brauchen für meine Enkel. Ich glaube, sie hat es aber mittlerweile akzeptiert. Meine Schwiegermutter, mit der ich ein gutes Verhältnis habe, war da ganz cool und hat gesagt, sie hätte sich gewünscht, dass sie diese Entscheidung auch so frei hätte treffen können, als sie jung war, weil das, als sie jung war, eben auch einfach gar nicht hinterfragt wurde. Es wurde von ihr noch mehr erwartet.
Genau. Und sie nutzt auch ihre Freiheit, weil sie keine Enkelkinder zu betreuen hat. Also sie macht eigentlich, ist sie, glaube ich, mittlerweile ganz froh auch so. Sie kann auch ein freies Leben führen.»
DOMANDA: «Dein Mann?»
NATALIA: «Mein Mann ja. Also für ihn ist es völlig in Ordnung. Aber ich glaube, wenn ich sagen würde: Ich will unbedingt Kinder, dann würde er das auch wollen, oder er würde sich überzeugen lassen. Ich glaube, er wäre auch ein guter Vater. Also es liegt überhaupt nicht an ihm oder so. Wirklich, glaube ich, ein sehr guter Vater. Aber es ist für ihn in Ordnung. Wir haben eine sehr gute, liebevolle Beziehung. Das ist auch etwas, das ich nicht auf Spiel setzen will. Man hört ja immer: Wenn Kinder da sind, fängt es an zu kriseln. Es ist ein großer Kraftakt für die Beziehung. Und das wollen wir auch nicht. Das ist schon auch in bisschen eine bewusste Entscheidung von uns beiden: Wir wollen das nicht aufs Spiel setzen für etwas, das wir gar nicht brauchen oder das uns nicht fehlt. Das hat auch Vorteile: Wir haben viel Zeit für uns. Wir können uns eine gute Beziehung führen, einfach viele Dinge machen. Ist es trotzdem ein Thema, das dich beschäftigt? Ja, irgendwie schon sehr viel. Weil ich das Gefühl habe, dass ich mich trotzdem rechtfertigen muss beziehungsweise dass ich stattdessen irgendwas anderes vorweisen muss. So Ich habe, weiß ich nicht, bin beruflich super erfolgreich oder ich habe irgendwie, weiß ich nicht, ein Mittel gegen Krebs erfunden. Ich mache jetzt nichts in der Richtung, aber um mein Dasein zu rechtfertigen. Ich glaube, das ist schon so. Ich bin ja in Warschau geboren und habe auch in Polen studiert.
Das heißt, ich kenne, habe natürlich auch Freundschaften, jetzt nicht mehr, aber ich kenne Leute, die in Polen noch leben und auch meine Schwester wohnt in Polen und meine Mutter. Es ist da schon noch sehr anders als in Deutschland. Das ist auch einer der Gründe, warum ich nicht nach Polen zurück will, auf keinen Fall. Das wäre eine Strafe für mich, weil es dort einfach ein sehr konservatives Frauenbild gibt. Und das hat sich auch verschärft. In den 1990er Jahren gab es einen riesigen Backlash. Es wurde, also, vorher war der Staat einfach so wie in der DDR. Es gab eine Infrastruktur für Kinderbetreuung und so weiter. Frauen wurden schon darin unterstützt, arbeiten zu gehen. Und in den 90ern, nachdem Polen demokratisch wurde, wurde sehr viel davon zurückgefahren und eingespart. Es gab einen Schritt zurück zu einem konservativen Familien und Frauenbild. Es gibt eine feministische Bewegung dagegen. Ich kenne mich da jetzt nicht so super gut aus, aber ein bisschen kriege ich das am Rande mit. Es gibt so einen „Kongress Kobiet“, einen Frauenkongress, der sich jährlich trifft. Es gibt Grassroots bewegungen, die Frauen dazu zu bringen, politische Ämter, politische Ämter zu kandidieren. Aber im Großen und Ganzen ist die Mehrheitsgesellschaft schon der Meinung, dass die Frau in erster Linie Kinder haben sollte.
Sie kann zwar arbeiten, aber sie sollte eigentlich ihre ganze Lebenskraft der Familie und den Kindern widmen. Es wird auch nicht akzeptiert, wenn man als Frau eigene Hobbys hat oder, weiß ich nicht, was tut, einfach sich weiterentwickelt ab einem gewissen Alter. Man muss die Kraft in die Familie stecken.
So ist der Anspruch natürlich sehr pauschal gesagt, aber und in Deutschland erlebe ich das anders. Die Vielfalt der Lebensentwürfe ist viel größer natürlich vor allem in Städten, großen Städten. Und da kann ich schon so sein, wie ich bin, eher. Ich muss mich nicht die ganze Zeit schlecht fühlen oder rechtfertigen dafür, dass ich mich selbst verwirklichen will auch. Genau. Es gibt einen Unterschied. [In Polnisch] Ich habe den Eindruck, dass in Polen von Frauen erwartet wird, dass sie sich dem Haushalt widmen, sich den Kindern hingeben und keine eigenen Ziele verfolgen oder andere Pläne haben sollten. Eine Frau, die diesem Muster nicht folgt, die sich nicht der Familie widmet, wird irgendwie als egoistisch oder seltsam angesehen.»

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