Nel 2017, Monia, direttrice editoriale della webzine tunisina Inkyfada, racconta le difficoltà incontrate nel cercare donne che testimoniassero per Lunàdigas in Tunisia, dove il tema della libera scelta riguardo la maternità è uno dei tabù più forti da scalzare.
Testimonianza realizzata per il progetto Archivio delle donne del Mediterraneo con il contributo di Mediterranean women’s fund – Fonds pour le femmes en Méditerranée.
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Ecco la trascrizione completa del video:
MONIA: «Sono Monia Ben Hamadi, sono tunisina, ho trentun’anni, sono direttrice editoriale della Webzine Inkyfada che è una webzine tunisina con sede in Tunisia. Questa webzine è un media a lungo formato, si trattano soggetti di lunga durata, reportage, inchieste eccetera, e abbiamo iniziato anche a fare documentari, sia documentari video che audio.
In questo momento, nel settembre 2017, c’è il festival Chouftouhonna che permette alle artiste di tutto il mondo di esprimersi, di mostrare la propria arte, di conoscersi ed è il terzo anno consecutivo che questo festival esiste. E tra le altre, ci sono delle documentariste che abbiamo avuto il piacere di incontrare, che hanno realizzato un documentario molto interessante che si chiama Lunàdigas, che parla in qualche modo delle donne che avrebbero scelto di non… che hanno scelto di non avere figli.
Tramite altre attiviste, altre amiche, sia di Inkyfada che di Lunàdigas c’è stata questa voglia di collaborare per fare un soggetto sullo stesso tema in Tunisia e perché no dopo in altri paesi del Mediterraneo. Quindi, è da qui che è nata questa idea grazie all’invito di Nicoletta, Marilisa, Susi, Debora e altre che hanno voluto che Inkyfada collaborasse con loro per realizzare un documentario o qualcosa di simile che potrebbe essere incentrato su un argomento di cui non si parla, sia sulla sponda settentrionale del Mediterraneo sia qui, in Tunisia o altrove.
Si tratta di un argomento che è stranamente più tabù di altri, che in società molto conservatrici potrebbero essere visti come molto più difficili a dichiarare, diciamo così. Ad esempio, oggi in Tunisia si parla molto di più, nel bene o nel male, di omosessualità, di libertà sessuale, di libertà corporea. Si parla dei diritti delle donne, della violenza contro le donne, di parità, di uguaglianza. Ovviamente, tutto questo non esiste ancora, ci sono tanti aspetti che bloccano ancora questo processo. Ma in ogni caso c’è un dialogo, si fanno delle cose. Ci sono attivisti che lavorano, che lottano ogni giorno per i diritti sessuali e del corpo, per l’uguaglianza, per la parità, eccetera.
Stranamente per quanto riguarda il tema della maternità, già la domanda stessa se volere o meno dei figli è una domanda che non viene posta. Non c’è dubbio che sia così. È come se, soprattutto per le donne, un po’ anche per gli uomini, ma soprattutto per le donne, il corso naturale delle cose sia desiderare di avere figli. Perciò, indipendentemente dal tuo orientamento sessuale, indipendentemente dal tuo stato civile, indipendentemente dalla tua età, eccetera il principio è quello di voler avere figli e la domanda “vuoi avere figli?” non viene neanche considerata.
Già porre la domanda “vuoi avere figli?”, anche se la risposta è sì, è un tabù. La domanda, nel caso, è quando vuoi avere figli, o perché non hai avuto figli, o se non hai potuto avere figli. Ma non si chiede mai se vuoi avere dei figli.
Dopo aver cercato di organizzare questo progetto in Tunisia, si è cercato di parlare e convincere molte donne a testimoniare su questo argomento, anche se avevano figli, anche se si trovavano in un modello molto classico, sposate con figli, eccetera, perché si poteva porre la domanda anche a loro. Quindi per prima cosa ci siamo guardate intorno, nelle associazioni, nel nostro entourage, nel nostro ambiente o anche più lontano, e ci siamo già rese conto di questa cosa. Ecco, abbiamo cercato per questo progetto delle donne che potessero essere interessate a testimoniare sul fatto di avere o no dei figli.
Ci si è presto rese conto, come avevamo intuito un po’, che questo argomento, per quanto tabù, risultava molto interessante. Perché le persone non osano dire, anche se hanno avuto figli, che può essere difficile. Avremmo posto la domanda sia a donne che non hanno figli e che non ne vogliono sia a quelle che non hanno avuta la possibilità per esprimere questa volontà, o questa non volontà. Cercando, ce n’erano molte di donne che erano interessate e che avrebbero potuto avere un parere o un’opinione molto interessante, o un’esperienza molto interessante sull’argomento. Ma nel momento in cui è stato chiesto se volevano testimoniare davanti a una telecamera o anche in forma anonima, o anche tramite audio, ci sono stati molti più blocchi. Non è certamente un blocco insormontabile, ma in ogni caso c’è stato un blocco nel senso: “d’accordo, potrei avere un’opinione in merito, ma non sono sicura di essere pronta, ancora oggi in questa società, di dirlo alla gente, che mi si vede dire questo, anche se lo dico in famiglia, o anche se lo dico ai miei amici, o anche se sono sono un’attivista, una militante, non sono ancora pronta a che… chiunque può vedermi e giudicarmi da questo”.
Ed è proprio così, è la paura del giudizio in realtà, la paura di apparire, la paura di uscire allo scoperto su un argomento che non è comune e di cui non dovremmo parlare, è divertente, perché non… dire per esempio che sono una donna libera o che faccio sesso o sono omosessuale o qualcosa del genere? Al limite si comincia a parlarne di più anche se è ancora molto, molto tabù. Non bisogna illudersi, ma si comincia a parlarne di più rispetto a “no, i bambini non mi interessano. O che preferisco i cani”.»
Francese:
MONIA: «Je suis Monia Ben Hamadi, je suis tunisienne, j’ai 31 ans, je suis directrice éditoriale du média Webzine Inkyfada qui est un webzin tunisien basé en Tunisie. Ce webzine est un média long format, on fait des sujets en longueur, des reportages, des enquêtes, et cetera, et on a commencé aussi à faire des documentaires, que ce soit des documentaires vidéo ou audio.
Là, en ce moment, en septembre 2017, il y a un festival Chouftouhonna qui permet à des artistes du monde entier de s’exprimer, de montrer leur art, de se connaître et c’est pour la 3e année consécutive que ce festival existe. Et entre autres, il y a donc des documentaristes qu’on a eu le plaisir de rencontrer, qui ont fait un documentaire très intéressant qui s’appelle Lunàdigas, qui parle en quelque sorte des femmes qui auraient choisi de ne pas… qui ont choisi de ne pas avoir d’enfants.
Par l’intermédiaire d’autres activistes, d’autres amis, que ce soit d’inkyfada où de Lunàdigas il y a eu cette envie là de collaboration pour faire un sujet qui ressemblerait, qui serait un peu dans le même thème, en Tunisie et pourquoi pas après dans d’autres pays de la Méditerranée. Donc, c’est de là qu’est née cette idée avec l’envie de Nicoletta, Marilisa, Susi et d’autres et Debora qui ont voulu que Inkyfada collabore avec elles
pour réaliser… pour réaliser que ce soit un documentaire ou quelque chose qui pourrait servir sur un sujet dont on ne parle pas, que ce soit sur la rive nord de la Méditerranée
ou ici, en Tunisie ou ailleurs.
C’est un sujet qui est bizarrement plus tabou que d’autres sujets qui dans des sociétés très conservatrices, pourraient être beaucoup plus graves à assumer, on va dire. Par exemple, aujourd’hui en Tunisie, on parle beaucoup plus, en bien ou en mal, on parle beaucoup plus d’homosexualité, de liberté sexuelle, de liberté corporelle.
On parle des droits des femmes, des violences faites aux femmes, de parité, d’égalité. Évidemment, tout ça n’existe pas encore, mais évidemment il y en a beaucoup qui bloquent encore ce processus-là. Mais en tout cas il y a un dialogue, il y a des choses qui sont faites. Il y a des activistes qui œuvrent, qui se battent, qui luttent tous les jours pour les droits sexuels corporels, pour l’égalité, pour la parité, et cetera.
Bizarrement ce sujet là de la maternité, de est-ce qu’on veut ou pas avoir des enfants est-ce que la question se pose déjà de vouloir ou pas avoir des enfants, cette question là n’est pas posée.
C’est comme une évidence. C’est comme si, surtout pour les femmes, un peu aussi pour les hommes, mais surtout pour les femmes. le cours naturel des choses était de vouloir avoir des enfants. Et d’ailleurs, peu importe ton orientation sexuelle, peu importe ton statut marital, peu importe ton âge, et cetera.
Le principe est de vouloir avoir des enfants et la question ne se pose même pas “est-ce que tu veux avoir des enfants?” Déjà poser la question “est-ce que tu veux avoir des enfants?”, même si la réponse est oui, c’est une question qui est tabou.
La question c’est quand est-ce que tu veux avoir des enfants, ou pourquoi tu n’as pas eu d’enfants, ou est-ce que tu n’as pas pu avoir d’enfants. Mais est-ce que tu veux avoir des enfants, on ne pose pas cette question.
Après avoir essayé d’organiser ce projet là en Tunisie, on a essayé de parler et de convaincre beaucoup de femmes pour témoigner sur ce sujet-là, quand bien même elles auraient des enfants, quand bien même elles seraient dans un modèle très classique, marié avec des enfants, et cetera, parce que même pour elles la question aurait pu être posée. Donc on a cherché autour de nous d’abord, dans des associations, dans notre entourage, dans notre environnement ou même plus loin, et on s’est rendu compte déjà d’une part.
Donc voilà, on a cherché pour ce projet là des femmes qui seraient intéressées à témoigner sur le fait d’avoir ou pas des enfants, quand bien même elles seraient dans un modèle classique, familial, marital, et cetera, avec des enfants, parce que justement, même pour elles, la question aurait pu se poser.
On s’est rendu compte comme on l’avait pressenti un peu, que ce sujet-là, quand bien même il serait tabou, intéresse énormément. Parce que les gens n’osent pas dire même s’ils ont eu des enfants, ils n’osent pas dire que ça peut être difficile, soit une question qui se serait posée, est-ce que on en a ou pas, soit des femmes qui n’ont pas d’enfants et qui n’en veulent pas et qui n’ont pas l’occasion, n’ont pas le chance d’exprimer cette volonté-là, ou cette non-volonté.
Du coup donc en cherchant, il y en avait beaucoup qui étaient intéressés et qui… qui auraient pu avoir un avis ou une opinion très intéressante, ou une expérience très intéressante sur le sujet. Mais à partir du moment où on leur a demandé est-ce que vous voulez témoigner devant une camera ou même anonymement, ou même en audio, là il y a eu beaucoup plus de blocages.
C’est à dire que c’est certainement pas un blocage insurmontable, mais en tout cas il y a eu un blocage dans le sens où d’accord, j’ai peut être une opinion sur le sujet, mais je ne suis pas sûr d’être prête, encore aujourd’hui dans cette société là, de le dire aux gens,
de qu’on me voit dire ça, même si je le dis dans ma famille, ou même si je le dis à mes amis, ou même si je je suis activiste et je suis militante, je suis pas encore prête à ce que… n’importe qui puisse me voir et me juger par rapport à ça.
Et c’est vraiment ça, c’est la peur du jugement en fait, la peur de s’afficher, la peur de s’afficher sur un sujet qui n’est pas commun et dont on n’est pas censé parler.
Donc c’est marrant parce que, par exemple, dire je suis une femme libre ou j’ai des relations sexuelles, ou je suis homosexuel ou quelque chose, à la limite commence à se dire plus, même si c’est encore très très tabou. Il ne faut pas se faut pas se leurrer, mais commence à se dire plus que: non, les enfants ça ne m’intéresse pas. Ou je préfère les chiens.»
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