Jennifer, docente di spagnolo per la salute a Washington Dc, racconta a Lunàdigas la sua vita caratterizzata dall’amore per lo sport e per il lavoro e dall’assenza di figli biologici, compensata dall’affetto e dalla cura nei confronti dei nipoti e degli studenti.
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Ecco la trascrizione completa del video:
JENNIFER: «Sono Jennifer Maxwel, Professoressa di Spagnolo per la sanità presso l’Università Cattolica a Washington DC. Non ho figli, ho tre nipoti: due gemelle con gli occhi azzurri e un maschio che si chiama José, di quattordici anni. Per me si tratta della vita, la mia vita è stata veramente incredibile! Per esempio ho lavorato in Borsa, lavoravo fino alle sette di sera e montavo in bicicletta. Lasciai il mio lavoro alla Borsa nel 1996… 1998, per… per fare ciclismo professionale ed essere un’atleta alle Olimpiadi. Però mi ammalai e questo ha cambiato molto le cose. La cosa più importante per me è la salute e la vita sana. E non credo che io… credo che…non credo che… Io non posso avere figli.
E l’altra cosa è che la mia vita è stata piena di lavoro e di viaggi, sono una sportiva e lo sono stata per venti anni. I figli non rientravano nella mia vita, ma i nipoti sì, ne fanno tutti parte. Sono come miei figli, ho dei fondi per loro, per i loro studi.
Lo stigma, non credo ci sia. Una mia sorella non ha figli e non è sposata, io ho le mie relazioni, ma non è una cosa che nella mia vita… Lo stigma con le mie amiche? Ho molte amiche che non hanno figli, né marito, o sono divorziate. È un’opzione, o meglio, per me è una buona opzione perché io posso essere una buona professoressa per i miei studenti e viaggio con i miei studenti in Centro America. Lavoriamo con bambini, bebè, adulti. Diamo lezioni nelle cliniche: è una mia scelta, la cosa buona per me.
Mio padre è morto venti anni fa, mio fratello ha figli e io no. E per mia mamma va bene così, è come una famiglia molto intima, piccolina, siamo in quattro. Non è una cosa… Lei ha tre nipoti, è sufficiente.
Io… spesso, due o tre volte l’anno, vado in Centro America a lavorare con le popolazioni indigene, rurali e povere. Mi piace lavorare con le donne e i bambini che sono i più importanti per la famiglia. La domanda è sempre la stessa: “Sei sposata? Hai figli”? E io dico sempre: “No, ma ho nipoti e i miei studenti sono i miei figli”.
Questa cosa è differente in Sud America, Latino America e anche in Spagna, ma meno, perché la Spagna è costosa e talvolta per una donna avere un lavoro e un bebè è difficile e differente. Può perdere il lavoro perché è rimasta incinta e qui negli Stati Uniti, non molto, perché siamo più individualisti, meno familisti, rispetto all’America Latina.
Io ho poco tempo ho gare ogni fine settimana, bisogna allenarsi in bicicletta, andare in palestra, viaggiare… A volte, non per me, ma la questione di perdere peso, è un problema per alcune donne. Ho alcune amiche cicliste professioniste che soffrono di anoressia, credo che a volte non possono e non vogliono avere figli. Questa è una cosa che succede alle sportive.
I miei studenti… sono professoressa di spagnolo per la sanità, io insegno a studenti di Infermieristica spagnolo per la sanità, medicina e competenze culturali in spagnolo. E queste sono cose importanti da offrire ai loro pazienti e alle loro famiglie, per comunicare meglio su questioni di salute, per la cultura e per assicurare la salute.
Sul fatto di lasciare cose dopo la morte, le cose materiali non mi interessano molto. Ho fatto testamento, ma è per mia sorella, mio fratello, mia madre e i nipoti. Non ho molte cose, ma ho sette biciclette che costano molto, un’automobile e casa a Washington DC. Quando morirò, ci penserà qualcuno, non mi importa. Io vivo ogni giorno come fosse l’ultimo. Perché no? La morte è triste per le mamme con bebè, penso questo, ma c’è una ragione. Mio padre morì ed è stato meglio per la sua salute, era paralizzato e non è stata una bella vita per lui e lui lo sapeva. Ho perso buone amiche all’università, fu la prima volta in cui mi trovai a capire la morte e ogni ventuno dicembre è un giorno per ricordarle e pensare alla vita. La mia morte? Non ci penso, quando sarà il momento vedremo, ma non sono triste per questo, per nulla. Credo di sì, perché i bambini, i figli hanno bisogno di qualcosa. Quando mio padre è morto, mi persi e io lo persi, ma la sua memoria, il suo cuore, i suoi occhi azzurri vivono sempre con me. Ma con i figli è molto difficile. Credo che per mio fratello i suoi figli sono la sua vita, farebbe qualsiasi cosa per loro.»
Español:
JENNIFER: «Soy Jennifer Maxwel, Profesora de Español para la Salud en la Universidad Católica en Washington DC. No tengo hijos, pero tengo tres sobrinos: dos idénticas con ojos azules y un varón que se llama José, que tiene catorce años. Para mí es sobre de la vida, ¡Mi vida fue tan… increíble! Por ejemplo, trabajé en la Bolsa, trabajaba hasta las 7 de la noche y montaba en bicicleta. Dejé mi trabajo en la Bolsa en 1996… 1998, para… para continuar ciclismo profesional y ser atleta en los Juegos Olímpicos. Pero me puse enferma y eso cambió mucho. La cosa más importante para mí es la salud y la vida sana. Y no creo que yo… creo que…no creo que… io no puedo tener hijos. Y la otra cosa fue, mi vida fue llena de trabajo y de viajes, soy una deportista y lo he sido durante 20 años. Y esto no fue parte de mi vida, pero mis sobrinos sí, todos están parte de mi vida. Son como mis hijos, tengo fondos para ellos, para educación.
El estigma, no creo que exista. Mi hermana no tiene hijos y no está casada. Yo tengo mis relaciones, pero no es una cosa que en mi vida… El estigma con mis amigas, tengo muchas amigas que no tienen hijos, ni esposos, o están divorciadas. Es una opción, para mi es una buena opción porque yo puedo ser una buena profesora para mis Estudiantes y viajo con mis alumnos en Centroamérica. Trabajamos con niños, bebés, adultos, damos clases en clínicas: es mi opción, es una cosa buena para mí.
Mi padre murió hace 20 años, mi hermano tiene hijos y yo no. Y para mi mamá está bien, es como una familia muy íntima, chiquitita, somos 4. No es una cosa… Ella tiene tres nietos, es suficiente.
Cuando yo… siempre, yo viajo a Centroamérica dos o tres veces al año para trabajar con los pueblos indígenas, rurales y pobres. Me encanta trabajar con mujeres y niños porque son los más importantes para la familia. La pregunta es siempre la misma: “¿Estás casada? ¿Tienes hijos”? Y yo siempre digo: “No, pero tengo sobrinos y mis estudiantes son mis hijos”. Esto es diferente en Sudamérica, Latinoamérica y también en España, pero menos, porque España costa mucho y a veces para una mujer tener un puesto y un bebé es difícil y diferente. Puede perder su trabajo por el embarazo y aquí en Estados Unidos, no mucho, porque somos más individualistas, menos familiares que en América Latina.
No tengo tiempo, tengo carreras cada fin de semana, necesita montar en bicicleta, ir al gimnasio, viajar… A veces, no para mí, para bajar a peso, es un problema para mujeres. Tengo amigas ciclistas profesionales que sufren de anorexia, creo que a veces no pueden y no quieren. Esto es una cosa de deportistas.
Mis estudiantes… Soy Profesora de Español para la Salud, yo enseño a estudiantes de Enfermería español para la salud, medicina y competencias culturales en español. Y estas son cosas importantes para dar a sus pacientes y sus familias, para comunicar mejor sobre salud, para la cultura y para asegurar la salud.
Sobre dejar cosas después de morir, de las cosas no me importa mucho. Tengo un “will” pero es para mi hermana, mi hermano y mi madre y mis sobrinos. No tengo muchas cosas, tengo 7 bicicletas, que cuestan mucho, y un coche y casita en Washington DC. Cuando voy a morir, será para cualquier persona, me da igual. Porque yo vivo cada día come es el ultimo día. ¿Por qué no?
La muerte es triste para las madres con bebés, Es lo que creo. Hay una razón. Mi padre murió y fue mejor para su salud, estaba paralizado y no fue una buena vida para él y él lo sabía. Perdí dos buenas amigas en la universidad, y fue la primera vez para entender la muerte y cada 21 de diciembre es un día para recordarlas y pensar en la vida. ¿Mi muerte? No pienso en eso, cuando llegue el tiempo vamos a ver, pero no estoy triste por eso, para nada. Yo creo que sì, porque los niños, los hijos necesitan algo. Cuando mi padre murió me perdí y yo lo perdí, pero su memoria, su corazón, sus ojos azules siempre viven conmigo. Pero con los hijos es muy difícil. Creo que para mi hermano sus hijos son su vida, el haría cualquier cosa por ellos.»
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