Un racconto corale che mette in discussione la maternità come destino inevitabile, tra desideri autentici, ambivalenze e scelte consapevoli. Le testimonianze svelano il peso dei condizionamenti sociali, dei giudizi, degli stereotipi e delle aspettative sulla maternità. Ne nasce una riflessione profonda sulla libertà di scegliere il proprio percorso, ridefinendo identità, affettività e senso della vita.
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Ecco la trascrizione completa del video:
REBECA: «Io sono Rebeca e da tre anni vivo a Sobrarbe. Quel che voglio dire è che mi sento orgogliosa. Sento che per me è stato più facile vivere nel periodo in cui vivo, perché fino a cinquant’anni fa le donne come me non avevano la possibilità di poter decidere.
Dunque io ho avuto questa possibilità. Vedendo il documentario mi è piaciuta molto una ragazza che ha detto di aver chiesto a sua madre se la maternità fosse un obbligo. A me è successa la stessa cosa. Io pensavo di essere obbligata e mia madre invece mi ha detto che era una scelta, che, di fatto, se lei avesse potuto, non avrebbe avuto tante figlie. E ciò mi ha indotta a chiederle se io fossi stata un errore e lei mi ha risposto “certamente no”, che era la cosa migliore successa, ma che se ora potesse tornare indietro non avrebbe avuto così tante figlie. Mi ha fatto pensare che io non volevo seguire quella linea. Avevo chiaro che non volevo figli. Continuo ad esserne convinta e possono dirmi che “mi si scuoce il riso”, possono dire quel che vogliono. Quando mi chiedono perché non ho figli, semplicemente rispondo perché non mi sento di volere figli. Non sono qui per avere figli. Non mi sento di poter… Non è questione di esserne capaci. Semplicemente non è una cosa che sento. Non c’è nemmeno una ragione specifica.
Qui in un piccolo paese, con poca gente, poche donne, ho incontrato più donne che hanno deciso di non avere figli che non in una città, dove si suppone ci siano più donne. Nei trent’anni in cui ho vissuto a Saragozza, ho conosciuto ben poche donne che avessero deciso di non avere figli. E qui ne ho trovate parecchie in poco spazio.»
ESPE: «Ciao! Sono Espe, sono nata a Granada, in Andalusia e attualmente vivo a Boltaña, un paese in Aragona, dove si svolge il festival a cui stiamo partecipando. Sono una lunàdiga per convinzione, ma ho una figlia. A me, fin da piccola, non piaceva la situazione in cui vedevo le donne della mia famiglia. Era una situazione fortemente oppressiva, in cui la donna lavorava in casa, si prendeva cura della gente, e non mi piaceva quel ruolo.
Nel documentario, una di voi ha detto che avrebbe voluto essere un ragazzo, io ho sempre voluto essere un ragazzo, fino a che ho scoperto che essere una ragazza era fantastico. Ecco, questo. La maternità era qualcosa per me di assolutamente lontano. Non ho mai avuto la necessità di sentire qualcosa nel mio ventre, né di dare vita, né di sentire quel tipo di amore. Sì, forse curiosità per quel che poteva essere quel tipo di amore materno e filiale, ma non era un amore che mi attirasse. Oggigiorno, la maggior parte delle donne sente la necessità di conoscere tutti i tipi di amore, ma io non ho mai avuto questa necessità. All’interno delle relazioni con alcuni partner, con la persona con cui vivo, il padre di mia figlia, la prima cosa che ho detto andando a convivere, fu che avevo molto chiaro per me che non avrei avuto figli o figlie. “Tu vuoi questo o no”? “Se non lo vuoi possiamo continuare, o andremo avanti fino a un certo punto, ma devi aver chiaro che io non li voglio”.
Ad un certo punto arrivò una nipote di cui mi innamorai profondamente. E una notte pensai: “non sarebbe un problema avere un figlio”. Restai incinta quella notte stessa. Evidentemente non sono stata capace di riflettere bene. È successo… e decisi di portare avanti la gravidanza di mia figlia.
Innanzitutto la gravidanza per me è stata un supplizio. Nelle sessioni di preparazione al parto fui poco compresa, perché tutte erano molto felici di avere qualcosa di vivo dentro, e per me erano solo crampi che mi provocavano nausea. Era un rifiuto continuo del mio corpo, fino a… Cioè, più che un rifiuto, io non mi sentivo bene, era quello che sentivo, non mi sentivo bene quando ero incinta, la mattina vomitavo, mi sentivo stanca e pesante. E pensavo sempre che avevo amiche che ammiravo e credevo profondamente in quello che mi dicevano, che si sentivano bene quando erano incinte, non pensavo che fosse falso. Sono sicura che avere un essere dentro di te può essere super bello e che ti fa sentire bene, ma non nel mio caso. Poi la relazione con mia figlia… fantastica, certo con i suoi problemi, d’altronde essere madre è facile e difficile, ma molto più facile di come lo immaginavo. Mi facevo sempre tanti i problemi su come educare qualcuno, come poterle trasmettere… è tutto molto più naturale, molto più facile. Questa è la mia testimonianza, ossia che per me ogni donna ha la capacità di scegliere ciò che vuole e deve seguire ciò che desidera. Se vuole avere figli, può essere madre, se non lo desidera, allora non deve esserlo. Se non può averli, bisogna adattarsi alla vita che abbiamo. Per favore, cerchiamo di studiarci meglio, per capire da dove vengono i figli, o chi manipola per averli. Maternità surrogata o bimbi importati o comprati: non si può essere madre ad ogni costo.»
CHARLOTTE: «Mi chiamo Charlotte, sono francese, da nove anni vivo qui vicino, in un piccolo paese vicino a Sobrarbe. Io non ho figli, mi sento felice senza figli. Non ho chiaro fino a che punto è stata una decisione o no. Confido nella vita, e cerco di ascoltarla e ascoltarmi.
Fin da piccola mi sembra che ho sempre saputo che non avrei voluto figli. Quel che non sapevo è se era intuizione, paura, protezione, perché vedevo mia madre lottare per crescerci, e sono cresciuta con un po’ di insicurezza. Insomma, non so fino a che punto la mia è stata una decisione. Volevo anche essere un ragazzo, quando ero piccola. Ora mi sento molto felice come donna e mi è toccato un po’ di essere madre senza avere figli. È un po’ il mio tema ora, perché mi piace stare con me stessa, mi sento felice senza figli. Credo di aver avuto la parte materna un po’ troncata: come se o eri madre o no. E ora mi è capitato di poter essere madre e creare, tenere questo sentimento, quella forza di creare senza essere madre. È così. È come… tenere l’istinto… non l’istinto materno…. non so come dirlo… questo potere di creatività che abbiamo dentro molto atrofizzato, come se fosse solo in dotazione alle madri. E ora invece sto riprendendo questo potere creativo e tutto quello che ne comporta, di cui non so se ne sono consapevole. Sono in questa fase.
Avere un nome per definirci? A me non piace che ci diano un nome, ma Lunàdigas suona molto bene, mi piace. Ma categorizzarmi come madre o come lunàdiga, non mi va. Sono una donna e ora mi sento madre dei miei progetti. Ecco.»
MARGOT: «Mi chiamo Margot, sono olandese, e da tredici anni vivo in questo bellissimo angolo al Nord della Spagna. Ho appena visto il documentario sulle donne senza figli e l’ho trovato molto bello. Io stessa mi identifico come donna senza figli, mi identifico come donna e mi identifico come lesbica. Nella vita ho spesso pensato se avere o meno figli e ho spesso pensato che avrei voluto avere figli, ma non mi sono mai vista come madre, quindi volevo molti figli ma non essere madre. Beh, è un po’ complicato, così ho pensato che non sarebbe successo. O sei madre, o non lo sei. Non si possono avere figli senza essere madre.
Ebbene, questo è cambiato quando ho scoperto di essere lesbica, perché ho pensato che potevo essere lesbica e avere figli. Dovevo solo trovare uno donatore da una coppia gay e sarebbe stato un risultato fantastico. Certo era un po’ complicato trovare una bella coppia gay di cui potermi fidare. E intanto pensavo: vivo in una città, nei Paesi Bassi e non trovo niente… Non pensavo che mi sarei trasferita in Spagna, in montagna. Poi ho pensato che le circostanze non erano le migliori per fare figli selezionando un donatore tra coppie gay in questo angolo dei Pirenei, quindi alla fine ho deciso di non farlo. Mi vedo come una che avrebbe voluto avere figli, ma non voleva essere madre e inoltre non volevo ritrovarmi in una struttura familiare dove poi avrei dovuto essere madre. Quindi ho cercato varie possibilità per avere un figlio ma non l’ho trovato convincente. E ho pensato che sarebbe stato meglio stare da sola e così è stato.
Ho detto che… Non avete capito nulla? Bene, ho detto che desideravo avere un figlio o una figlia, ma non ho mai desiderato di essere madre io stessa, di allevare figli e partorire, né di far parte di questa struttura familiare. Ho pensato, allora: se desidero un figlio ma non voglio essere madre, non c’è soluzione. Però dopo pensando che ero lesbica, forse più che fare un figlio o figlia, ho pensato di cercare una coppia gay e fare in qualche modo. E ho cominciato a….»
ESPE: «Si produce una struttura familiare anche con delle donne.»
MARGOT: «No, meglio sarebbe stato con la coppia gay con…»
REBECA: «Che arrivassero già con il regalo.»
MARGOT: «Sì, sarebbe stato più come… sarebbe stato un po’ come essere la zia. così con tutto già lì. Beh, questo era il piano. Almeno c’era un piano. Sì, un piano di cercare la coppia ideale. Poi in questo angolo… Non è possibile! Non riuscendo a fare questo…»
REBECA: «Ci sono tante donne lunàdigas!»
MARGOT: «Se fossi andata avanti con questo piano, se fossi riuscita ad andare avanti con questo piano, avrei adattato la mia vita a questo piano, ma non ci sono riuscita. Quindi ho adattato il piano alla mia vita, e non al piano…»
ESPE: «… di avere figli.»
LEIRE: «Io una cosa che volevo dire che prima non ho detto, che veramente il cambiamento che può fare il corpo per creare quando sei incinta, mi ha sempre attirata, ma solo quello. Mi ha sempre colpito il cambiamento che il tuo corpo fa per creare, ma una volta nato o nata, non voglio questa responsabilità, né quella energia, né… Cioè di essere madre no, ma ho avuto curiosità della trasformazione del corpo. Sentire la trasformazione che accade per creare questa nuova vita. Però non oltre…»
ESPE: «Beh io…. niente… dopo ho avuto dei problemi… perché a me fecero… la episiotomia, quando ti tagliano. E poi ho avuto la sindrome della mutilazione. Dopo sono dovuta andare dalla psicologa perché il mio corpo non stava bene. Ma come mi spiegavano la psicologa e l’ostetrica, per un anno almeno, il tuo corpo non ritorna in forma. Ossia non puoi partorire e il giorno seguente… Ti esce il latte e tutto il resto. Non può essere tutto fantastico! Dai! Voglio dire non funziona così. Non è uno scherzo, veramente! Cioè, tesoro, ci vuole tempo! Cerca di riprenderti, non sentirti mutilata. Io ci ho messo quasi tre mesi per guardarmi la vagina, dietro consiglio della psicologa, per vedere che non era mutilata, che era normale.»
LEIRE: «A livello ormonale, non solo fisicamente.»
ESPE: «E poi allattare, che ti dicono che è la cosa più bella, invece son piaghe… Mi sentivo una mucca da latte, la sindrome della mucca, perché è anche di moda, dare quando lo richiede. E stare lì sempre… Chiaro, ti fa male perché irrita. No, però nessuno te lo spiega, ossia ti spiegano le cose man mano, quando insorge un problema.»
LEIRE: «Mia madre ha sempre detto che la cosa migliore nella sua vita, è stato avere le sue figlie. Sono contenta della parte che mi spetta.»
ESPE: «Beh chiaro è molto bello. Anche per me, avere mia figlia è una delle cose più importanti della vita. Una delle cose più importanti della mia vita, ma questo non cambia il fatto che l’intero processo di essere madre, tutto il processo della gravidanza e del parto, è stato un peso, nessuno toglie questo. Un’altra cosa che tento di gestire… beh, ho deciso di essere una madre, e quindi avendolo deciso, mi sono presa cura di mia figlia, dato che non può essere altrimenti e cerco di farlo al meglio. E l’ho sempre fatto partendo dall’idea che mia figlia non è una mia proiezione. Io non proietto me stessa su mia figlia, quindi, devo cercare di assicurarmi che sia formata e vada per la sua strada. Se avessi un certo tipo di rapporto con mia madre non mi aspetto con mia figlia sia molto differente, non mi aspetto che diventi la mia migliore amica e che andremo in giro per il mondo insieme quando io avrò settant’anni e lei cinquanta. Lei avrà le sue amiche, dico io!»
CHARLOTTE: «Sono arrivata in Spagna e mi sono fermata qui, in coppia. Ho incontrato questa persona a trentaquattro anni e mi sono trovata a quest’età a cercare una casa, e smettere la pillola per avere un bambino. Mi sono detta, ora ho trovato un uomo con cui fare dei figli. Ma c’era qualcosa di bloccato, fino al giorno in cui ho preso coscienza che… che mi stavo raccontando delle storie, mi stavo ingannando. E nella mia testa… se non ho figli ora, io non ne avrò dei figli. Se mi separo a trentaquattro anni e… prima che troverò un’altra persona… Ho preso coscienza che non mi sentivo libera, né in un senso, né nell’altro, tutti i condizionamenti… e tutto quello che ho fatto è stato ascoltarmi, e dirmi che mi stavo raccontando storie e dovevo essere onesta con me stessa e con l’uomo con cui stavo. E così a partire da lì, mi sono accorta che non era la mia strada, al di là di volerlo o no. L’importante è seguire il mio cammino. Il condizionamento mi è sembrato molto potente, molto forte. Le mie amiche francesi, dove si direbbe che il tema lo affrontino con maggior…. hanno perso le speranze con me e ne soffrono molto. Quando dico che non li avrò, mi rispondono: “Non dire così!” – Perché no?»
MARGOT: «Comunque ancora puoi!»
REBECA: «Le donne che conosco con figli, queste donne sono riuscite a dirmi: Non vuoi figli? E cosa farai quando sarai vecchia?»
LEIRE: «Chi si prenderà cura di te?»
REBECA: «Allucinante che dicano questo! Davvero mi stai dicendo che dovrei fare figli così qualcuno si prenderà cura di me? Sì, poi magari ho dei figli e mi sento ancor più sola, cosa che succede a molte persone anziane. E questa cosa la trovo allucinante.»
CHARLOTTE: «A me viene ogni tanto questo pensiero, di chi si prenderà cura di me, ma poi mi dico… rilassati! Non è che avendo figli…»
ESPE: «Al contrario, per la maggior parte di donne e uomini che conosciamo avere figli non ti garantisce che non morirai sola, piuttosto un gruppo di amiche che si prendono cura l’una delle altre. È più facile non morire sole così, che ponendo troppa fiducia sui figli.»
LEIRE: «Non stai pensando a questo, ora?»
ESPE: «È un’ipotesi. È solo un’idea… Me lo hanno detto varie volte. Quello che poi non capisco è quest’idea di… è l’impellenza della preservazione del tuo gene.»
LEIRE: «Sì, questa è un’altra cosa.»
MARGOT: «Come cosa?»
ESPE: «Questo bisogno di impiantare il seme…»
LEIRE: «Siamo già troppi nel mondo.»
MARGOT: «Come… se non hai un figlio o una figlia, qual è il senso della tua vita?»
ESPE: «Non tanto così, piuttosto alcune persone pensano che altrimenti parte di te va persa, che lo sprechiamo.»
MARGOT: «Nel senso che devi riprodurti.»
LEIRE: «Sì. Non credo sia necessario riprodurci perché il mondo è pieno di gente! Non è una necessità, siamo già in molti!»
CHARLOTTE: «Ah… voglio dire anche che io non ho né gatti, né cani. E sto bene senza! Non c’è neanche bisogno di affezionarsi a un gatto o un cane.»
MARGOT: «Per me, come abbiamo detto, è un po’ una questione di ingannarsi. C’è questa idea che quando si cresce e si diventa adulte, si debba stare in coppia, avere un marito e un’auto e un figlio in più… no? Questo è quel che si dovrebbe fare. Una sorta di non detto, ma di fatto… Quando poi si capiva che ero lesbica, questa costruzione crollava.»
CHARLOTTE: «Chiaro.»
MARGOT: «Cosa ti restava? Ti restava l’auto… ma non i figli. Neanche questo mi convinceva. È un po’ strano.»
CHARLOTTE: «Una mia amica, non faccio nomi, che ha una figlia, mi diceva che neanche ora la lasciavano in pace. Appena in coppia, le chiedevano quando avrebbe avuto figli. Una volta avuto la figlia, pensò che l’avrebbero lasciata in pace. Invece no, poi era quando ti sposi e quando fai la seconda? Non ti lasciano mai in pace, c’è sempre qualche altra richiesta.»
MARGOT: «Sì.»
CHARLOTTE: «È così.»
Español
REBECA: «Yo soy Rebeca, vivo hace 3 años en Sobrarbe. Yo lo único que quiero decir es que me siento orgullosa, o sea, me siento que para mí ha sido más fácil vivir en la época en la que vivo, porque hace 50 años mujeres como yo no tenían la capacidad de poder decidir. Entonces yo sí la he tenido. Al ver el documental, me ha gustado mucho una chica que ha dicho que le había preguntado a su madre si era una obligación. Bueno, pues a mí me pasó eso. Y yo creía que estaba obligada, cuando mi madre me dijo que eso era una elección, que, de hecho, si ella pudiera, no habría tenido tantas hijas. Eso me hizo preguntarle si había sido un error, y ella me dijo que por supuesto que no, que es lo más grande que le había pasado, pero si ahora pudiera recular, no habría tenido tantas hijas. Y a mí me hizo pensar que pues eso, yo no quería ser esa línea, yo tenía claro que no quería tener hijos. Sigo teniéndolo ahora y…
Y bueno, pueden decir que se me va a pasar el arroz, pueden decir lo que quieran, pero a mí cuando me dicen ¿por qué no tengo hijos? Simplemente es porque no… no siento que tenga que tener hijos. No estoy aquí para tener hijos, no tengo la capacidad de poder… No es por la capacidad, sino porque… No siento que tenga que tener hijos, tampoco hay una razón en concreto. Aquí me he encontrado en un sitio más pequeño que se supone que hay menos gente, menos mujeres. Aquí he encontrado más mujeres que deciden no tener hijos que en una ciudad que se supone que hay más mujeres. Conocí muy pocas, en 30 años que estaba viviendo allí, conocí muy pocas que decidan no tener hijos. Y aquí pues me he encontrado unas cuantas en poco espacio.»
ESPE: «Soy Espe, soy nacida en Granada, Andalucía, y vivo actualmente en Boltaña, Aragón, un pueblo de Aragón, donde se celebra este festival de Espiello. Y bueno, yo soy una lunàdiga de convicción, pero tengo una hija. Entonces yo desde pequeñísima por situación familiar y presiones, la situación en la que veía a las mujeres en mi familia no me gustaba. Era una situación altamente opresiva, donde la mujer trabajaba dentro de la casa, cuidaba a la gente y no me gustaba ese papel.
Siempre había en el documental una de vosotras que decía que quería ser un chico. Yo siempre quise ser un chico hasta que descubrir que ser una tía era fantástico. Y entonces… pues eso. La maternidad era algo absolutamente lejano. Nunca he tenido la necesidad de sentir algo dentro de mi vientre, ni de dar vida, ni de sentir la clase de amor. Sí, curiosidad por lo que podía sentir, por lo que podía ser ese amor filial o ese amor maternal. Pero no era un amor que me llamara, que yo creo que en gran parte, hoy en día, la mayoría de las mujeres lo que sienten es la necesidad de conocer todos los tipos de amores que hay. Y a mí no tenía esa necesidad, no la he tenido nunca. Es más cuando después de alguna pareja o distinto tipo de relaciones, con la persona con la que convivo y es el padre de mi hija, decidimos irnos a vivir juntos, lo primero que le dije, fue: “Bueno, yo tengo clarísimo que no voy a tener un hijo o una hija. ¿Te tú quieres eso o no lo quieres? Si no lo quieres, nos seguimos o vamos a avanzar hasta determinado momento, pero que lo tengas claro que yo no.
Bueno, luego apareció una sobrina, me enamoré profundamente de ella y en una noche dije que no me importaría tener un hijo, y me quedé embarazada esa noche, es decir, no tuve capacidad de reflexión. Fue algo que surgió, y quise seguir adelante con mi hija.
Siempre he tenido claro, bueno, primero el embarazo para mí fue un suplicio. Mi espacio de… mi clase de preparación al parto fui poco entendida, porque todo el mundo era súper feliz de tener algo vivo y yo solo consideraba que era un retortijón que me provocaba náusea, y que me provocaba, o sea… era un rechazo continuo de mi cuerpo hacia… No, o sea, no rechazo, es que no me sentía bien. Ni siquiera era rechazo, ahora aquí lo pienso, es que yo no me sentía bien estando embarazada, yo vomitaba por la mañana, me sentía cansada y pesada. Y siempre he pensado que porque tengo amigas y gente a la que admiro, y creo profundamente lo que me dice, que se sentían cómodas estando embarazadas, y no pienso que es una lavada de olla. Continuamente de que la idea de tener un ser dentro de ti es algo súper bonito y que te hace sentir bien, para mí, no. Y luego, pues la relación con mi hija fantástica, o sea muy bien con sus problemas, ser madre, es fácil y difícil. Es mucho más fácil de lo que yo pensaba siempre. Yo siempre me ponía problemas. ¿Como voy a educar a alguien, cómo puedo transmitirle? Es mucho más natural, es mucho más fácil. Y nada, ese es mi testimonio, o sea que, para mí, cada mujer tiene la capacidad de elegir lo que quiere, y debe tirar por ello. O sea, si quieres tener hijos, pues de madre, si no quieres tener hijos, no seas madre. Si no puede, pues, o sea, hay que adaptarse al mundo en el que estamos. Y por favor… Bueno, vamos a intentar estudiarnos un poquito, para ver de dónde salen los hijos, o a quién manipulas para tener un hijo. A ver esos vientres subrogados, o esos niños traídos o comprados. No hay… no se puede tampoco ser madre de cualquier forma.»
CHARLOTTE: «Me llamo Charlotte, soy francesa, llevo 9 años viviendo aquí en un pueblo pequeñito de Sobrarbe, cerca de aquí. Yo no tengo muy claro… no tengo hijos, me siento feliz sin hijos. No tengo muy claro hasta qué punto fue una decisión, una no decisión. Confío mucho en la vida y procuro escucharla o escucharme.
De pequeña, me parece que siempre supe que no tendría hijos, lo que no sabía si era intuición, miedo, protección. Porque vi a mi madre luchar para criarnos y crecí con un poco de inseguridad, entonces no sé hasta qué punto fue decisión. También quería ser chico cuando era pequeña. Ahora me siento muy feliz como mujer y me tocó un poco… el ser madre sin tener hijos. Es un poco el tema mi tema de ahora, porque siendo honesta conmigo misma, me siento muy feliz, creo que no me engaño, me siento feliz sin hijos. Pero creo que tuve la parte materna cortada, como que o éramos madres o no éramos madres. Y ahora me toca o me ha tocado poder ser madre y crear. Tener ese sentimiento de esa fuerza, ese don de crear sin ser madre. ¿Entonces, eso? El notar ese poder creo que tuve el instinto… no el instinto materno, no sé cómo decirlo… Ese poder de creatividad que llevamos dentro muy atrofiado. Creía que eso solo pertenecía a las madres. Y ahora estoy retomando mi poder… creativo, y todo lo que conlleva, que aún no sé si soy consciente de todo lo que conlleva. Estoy en ello. Y lo de tener un nombre para definirnos, a mí no me… No sé, no me apetece que nos pongan un nombre. Lunàdigas suena muy bonito, me gusta el nombre. Pero el categorizarme como madres o lunádigas no me apetece. Soy una mujer. Y.…ahora me siento madre de mis proyectos. Y ya está.»
MARGOT: «Me llamo Margot, soy holandesa, y desde 13 años vivo en España, en este precioso rincón del norte de España. Acabo de ver el documental sobre las mujeres sin hijos y me ha parecido muy bonito. Yo misma me identifico como mujer sin hijos, me identifico como mujer y me identifico como lesbiana. A lo largo de mi vida me he planteado a menudo si tener hijos o no, y a menudo he pensado que me gustaría tener hijos, pero nunca me he visto como madre, así que quería tener muchos hijos, pero no ser madre. Bueno, es un poco complicado, así que pensé que eso no iba a pasar. O eres madre, o no lo eres. No se pueden tener hijos sin ser madre.
Pues bien, esto cambió cuando descubrí que era lesbiana, porque pensé que podía ser lesbiana y tener hijos. Solo tenía que encontrar un donante de una pareja gay y eso sería un resultado fantástico. Claro que era un poco complicado encontrar una buena pareja gay en la que pudiera confiar.
Y pensaba vivo en una ciudad, en los Países Bajos y no encuentro nada. No pensaba que me mudaría a España, a la montaña. Luego pensaba que las circunstancias no eran las mejores para tener hijos buscando un donante, seleccionándolo entre parejas gais en este rincón de los Pirineos. Así que al final decidí no hacerlo, por lo que me veo como alguien que habría querido tener hijos, pero no quería ser madre, y además no quería verme envuelta en una estructura familiar en la que luego tuviera que ser madre. Bueno, he investigado varias posibilidades para tener o conseguir un hijo sin sentirme abrumada por ello, y bueno, no encontré ninguna convicción al respecto. Y así fue.
No he dicho que… Vale, he dicho que… Que he tenido ganas de tener un hijo o hija, pero nunca tenía… nunca estaba convencida de ser madre, o de tener…que hacer la crianza. O sea, el papel de madre no me sentí, ni estar parte de la estructura familiar. Entonces pensaba, vale, pues, Si quieres tener un hijo, pero no quieres ser madre, no hay solución. Pero luego sabía que estaba lesbiana, entonces pensaba mejor que tener un hijo o una hija, es buscar una pareja gay y buscamos de alguna manera. Pues ahí así estaba…»
ESPE: «En una estructura familiar, pero de mujeres.»
MARGOT: «No no, que más bien que serían los de la pareja estaba con….»
REBECA: «Ah que te viniera ya con el regalo.»
MARGOT: «Sí esto es lo más como la tía… Por la crianza, más come la tía y los gays con toda la cara. Bueno, tú sabes era un buen plan, pero claro, es un plan, es un plan. Luego mientras buscaba me he ido a las montañas, en este rincón. ¡Me dije, no es posible! Si quiero hacer esto…»
REBECA: «Hay un montón de mujeres que no quieren. Lunàdigas»
MARGOT: «Si tengo este plan… Sí quiero hacer este plan, hay que adaptar mi vida a este plan, y no comencé. Pues he adaptado al plan mi vida, y no mi vida al plan… »
ESPE: «… de criar.»
LEIRE: «Yo una cosa que quería decir que antes no he dicho, es que yo realmente, el proceso de cambio del cuerpo cuando estás embarazada siempre me ha llamado la atención, pero solo eso. O sea que alguna vez me he planteado pues a ver el cambio de tu cuerpo para crear para tal, pero una vez que ya tienes el hijo, yo no quiero esa responsabilidad, ni esa energía… O sea, luego de ser madre no, pero sí que he tenido curiosidad por el tema de la transformación que supone en el cuerpo. No, el sentir la transformación que supone crear esa vida. Pero más allá de…»
ESPE: «Bueno, yo ya… nada, nada, nada, nada, nada. Y además luego… Luego después, además, yo tenía problema, porque además también me hicieron la epi…. la episiotomía, la de cortarte, y entonces yo me sentí… luego tuve el síndrome de… de la mutilación. Más luego estuve yendo al psicólogo porque sentía que mi cuerpo no estaba bien. O sea, y ya me explicaba el psicólogo y la matrona y todo, es que hasta el año tu cuerpo no va a estar en la misma forma. O sea, tú no puedes parir y al día siguiente… Sale la leche por aquí… Ya todos los demás está súper bien, y apoyar como una coneja. O sea, no me jodas, eso no va así. O sea, fue no, nena, esto tiene su tiempo. Recupérate de esto, entiende que no te han mutilado. Yo tardé casi 3 meses en mirarme la vagina por recomendación de la psicóloga de mirarte para decir que no está mutilado, que está normal.»
LEIRE: «Y lo hormonalmente, no físicamente.»
ESPE: «Luego lo de dar el pecho, te dicen es la cosa más bonita, unas llagas, unas cosas, o sea, una vaca y lechera. El síndrome de la vaca, porque además ahora está de moda. Lo de hable manda, tú sabes, ¡lo demanda y hay que estar ahí! No, hombre, claro que duele porque se te irrita. No, pero nadie te lo explica. Te van explicando las cosas según lo que va teniendo. Según el problema te van diciendo.»
LEIRE: «Mi madre dice que lo más bonito que le ha pasado en la vida es tener sus hijas. Yo digo, me alegro por la parte que me toca.»
ESPE: «Sí, hombre, es muy claro, es muy bonito, pero para mí también tener mi hija, mi hija es una de las cosas más importantes de mi vida, o sea, es una de las cosas más importantes de mi vida. Pero eso no quita de que para mí todo el proceso de ser de ser madre haya sido… Todo el proceso de embarazo y de crianza y demás, pues haya sido una carga. O sea, eso no me lo quita y otra cosa es que yo empiezo, es que esto intentando llevar… Bueno, yo decidí ser madre, y entonces yo decido ser madre y me hago cargo de mi hija, como no puede ser de otra forma, intento darle mayor amor posible. Y he intentado siempre partiendo de la idea de que ser una hija no es mi proyección. O sea, yo no me proyecto en mi hija. Entonces ya tengo que intentar que ya se construya y que va a desaparecer. Si yo tenía una relación con mi madre de determinada forma, no espero que la de mi hija sea mucho más diferente. No espero que mi hija sea mi amiga del alma y que vamos a estar juntas, yo con los 70 y ella con 50 viajando por el mundo. Ella tendrá sus amigas, digo yo.»
CHARLOTTE: «Yo arribé en España y me instalé aquí con mi pareja. Yo estaba con esta persona y yo tenía 34 años, me descuidé, empecé a buscar casa, dejé de tomar la píldora para haber un hijo. Yo dije, he encontrado un hombre con el que puedo tener un hijo. Pero siempre se me quedaba el coxis atascado yo tenía el coxis bloqueado. Hasta el día que comprendí que me estaba engañando, esta palabra en español, me estaba engañando. Y tenía este pensamiento en la cabeza: si no tengo hijos ahora, no tendré hijos. Si no las hago antes de cumplir 34 años, antes de encontrar a otra persona… Me di cuenta de que la cuestión era que no me sentía libre. en cualquier sentido, todas las condicionantes, pero todo lo que hice fue escuchar que solo me estaba contando historias y tenía que ser honesta conmigo misma y el hombre con el que estaba. Y eso es todo. A partir de ese momento me di cuenta de que ese no era mi camino, más allá de desearlo o no desearlo. Lo importante era seguir mi propio camino. El condicionamiento me pareció muy potente, sí, muy fuerte. Bueno, de hecho, mis amigas están teniendo esperanza aún mis amigas francesas, que se supone que en Francia llevamos el tema más… pero no, muchas tienen mucha esperanza por mí y sufren mucho por mí. Cuando digo ya no voy a tener… “¡No digas esto!” – Aún puedes!»
MARGOT: «Aún puedes!»
REBECA: «Mujeres que yo conozco con hijos me han llegado decir: “¿Pero tú no quieres tener hijos?”. ¿Y cómo puede ser, que harás cuando seas mayor? ¿Quién te cuidara? ¿Y alucinaba porque digo en serio? ¿En serio me está diciendo que… que yo tengo que tener hijos para que alguien me cuide? Sí, a lo mejor tengo hijos y me voy a sentir más sola, que es lo que le pasa a mucha gente mayor, ¿no? Y alucinaba con esa reflexión.»
CHARLOTTE: «A mí me viene a veces este sentimiento de muerte en soledad o de quien me cuidara, pero enseguida digo, relájate, tú aquí relájate que no tienes… y por tener hijos no…»
ESPE: «No, al contrario, yo creo que si por si por la proporción de mujeres y de hombres que conocemos, los hijos no te garantizan no morir sola lo mismo. Si estás en un grupo de mujeres que se cuidan, o mujeres amigas que ayudan una a otra es más fácil no morir sola, que confiar mucho en que te cuiden los hijos.»
LEIRE: «No puedes estar pensando en eso.»
ESPE: «No, no, pues eso es una hipoteca, ¿no? La idea que no me cuiden… Lo han dicho varias veces. Yo lo que no entiendo nunca es la idea esta de la… o sea, de que tiene que tus genes tienen que preservar.»
LEIRE: «Ah, si eso es otra cosa.»
MARGOT: «¿Como qué?»
ESPE: «Que no dejas la semilla, ¿no? Que no te implante…»
LEIRE: «Sobramos gente del mundo… »
MARGOT: «No, pero como si no tienes una hija o hijo, ¿de qué sentido tiene tu vida?»
ESPE: «No, hay gente que es como… Como que parte de ti… Si no estuviera perdido.»
MARGOT: «Parece que hay que reproducir, ¿no?»
LEIRE: «Yo creo que a veces este es la necesidad de reproducción. Y no hace falta porque el mundo está lleno de gente, si es por esa necesidad, hay un montón de gente.»
CHARLOTTE: «Y quiero decir también que yo no tengo gatos tampoco ni perros, estoy bien sin gatos, sin perros, que no hace falta tampoco. Ni al gato ni al perro.»
MARGOT: «Es que para mí sí pienso lo que has dicho de un poco de engañar, de que hay esto idea de que cuando creces, luego estás adulta, pues hay que tener una pareja, un marido, entonces un marido y con esto una carrera, un coche y un hijo más. Eso es lo que tiene que hacer. Eso no estaba dicho explícitamente, no estaba un hecho. Entonces cuando resultaba que estaba lesbiana, pues todo se cayó abajo.»
CHARLOTTE: «Claro. ¿A ti qué te queda?»
MARGOT: «Te queda la carrera y el coche, sí, ¡pero los hijos no! He pensado, pero eso tampoco me convence. Es un poco raro.»
CHARLOTTE: «Me decía una amiga, no voy a decir su nombre, no hay su autorización, que ella tiene una hija y decía: “Pero a mí no me dejan en paz tampoco. Cuando lo estaban cuando éramos pareja, ¿Cuándo vais a tener un hijo? Hemos tenido una hija. y pensó, me van a dejar en paz, ¿no? Ahora es y cuando os cansáis y cuando viene la segunda dice, es que nunca te dejan en paz. Al final es que siempre hay algo de portar.»
MARGOT: «O sea…»
CHARLOTTE: «Sí.»
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