Gabriele ha scelto di non avere figli senza subire particolari pressioni familiari o sociali, costruendo una vita ricca di relazioni e indipendenza. Pur apprezzando molto i bambini, non ha mai rimpianto la maternità e ha sperimentato forme alternative di cura e vicinanza. Considera la sua esperienza una testimonianza positiva della possibilità di realizzarsi al di fuori del modello familiare tradizionale.
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Ecco la trascrizione completa del video:
GABRIELE: «Sono Gabriele, mi trovo qui nel complesso minerario di Zollverein, al festival Feminist Futures, dove ieri ho partecipato a un seminario del gruppo lunàdigas e questo mi ha ispirata a fare quest’intervista oggi.
Preciso subito che è la prima volta che parlo di questa condizione, dell’essere lunàdiga, e ho notato che, rispetto a quanto ho sentito ieri nel seminario, diversi fattori nella mia vita hanno reso tutto relativamente facile per me… intraprendere questa strada nella vita, una strada che non ha nulla a che fare con il vivere una famiglia nel senso tradizionale con marito o moglie e figli, ma con altre forme di relazione in cui però uomini, donne e bambini sono comunque presenti.
Penso che un aspetto sia stato certamente il fatto che, per ragioni sulle quali devo per forza fare delle ipotesi, i miei genitori non si aspettavano da me che facessi figli. Io stessa sono figlia unica; mia madre è nata nel 1928, dopo la guerra ha fatto un corso accelerato per diventare insegnante e poi, a un certo punto, ha sposato mio padre, così è uscita dalla DDR. Già appena dopo la guerra, mio padre era fuggito dalla Turingia in Occidente, e mia madre, grazie al matrimonio, nel 1954 è praticamente emigrata in Germania Ovest. Lì non ha potuto continuare la carriera come insegnante, e poi nel 1956 sono nata io. E credo che in un certo senso mia madre mi abbia trasmesso che, sebbene fosse davvero – posso dirlo – felice di avermi come figlia, però si è fermata a un figlio; mi ha comunque fatto capire, anche a parole, che una vita senza figli apre alla donna tantissime opportunità a livello professionale, ma non solo professionale, anche in generale per trovare la propria strada e muoversi nel mondo. E i miei genitori non mi hanno mai chiesto quando o se avrei avuto figli. Quando gli chiesi io, ormai verso i quarant’anni, se sentissero la mancanza di nipoti, entrambi mi risposero con assoluta convinzione “no”.
Questo mi ha dato una certa libertà da parte della famiglia che però, credo, si è accompagnata anche al mio percorso personale. Credo di poter dire che ho sempre avuto un certo spirito di indipendenza e quindi le cose scontate o la pressione verso determinate scelte non mi hanno mai condizionata più di tanto. E sia dai miei genitori che a scuola ho ricevuto abbastanza sostegno da sentire che non dovevo per forza adeguarmi alle aspettative della società. Non voglio idealizzare troppo, certamente sento anche io pressioni, ma proprio sul fronte familiare non l’ho sentita così forte. Non ho mai avuto l’impressione di dovermi adattare per essere una persona di valore o per essere accettata. E quindi c’è stata questa libertà.
E penso che abbia influito anche la situazione qui in Germania. Sono cresciuta vicino a Ludwigshafen sul Reno, ma poi a diciotto anni sono andata ad Amburgo a studiare, lontano da casa e da sola inizialmente; per contesto sociale, sono andata ad Amburgo nel 1975 e questo mi ha permesso anche di valutare forme di vita non convenzionali, di orientarmi verso progetti, gruppi e cose simili. E in particolare quando alla fine degli anni ’70 ho scoperto il femminismo e la vita con le donne, anche quella è stata una grande apertura, ecco, non dovermi adeguare al modello di famiglia eteronormativa.
E sì… in questo senso, credo fino a quando avevo circa tra i trenta e i quarant’anni, non ho mai preso seriamente in considerazione l’idea di avere figli. Ero così soddisfatta della mia vita, delle mie relazioni, di quello che vivevo. Poi ho notato che i bambini mi piacciono molto, alcuni bambini piccoli mi affascinano tantissimo e per un breve periodo ho anche avuto l’idea di volere effettivamente dei figli. Avevo tra i trentacinque e i quarant’anni, ma semplicemente non c’era la persona giusta. Non c’era la persona con cui avrei voluto fare questo passo.
Devo dire che avevo pretese piuttosto alte, probabilmente anche perché ero psicologa o perché mi piace avere tutto sotto controllo, ma ero consapevole che crescere dei figli richiede moltissimo: stabilità personale e tanta stabilità nella relazione. E non l’avrei fatto per attrazione romantica o così, tanto per fare, ma avrei voluto che certe condizioni fossero soddisfatte. E non mi sembrava fosse così. Quindi l’ho preso molto sul serio. Questo era un aspetto. L’altro fu poi che a quarant’anni mi trovai ad affrontare una sfida che mi ha assorbita completamente e ha messo in secondo piano la questione dei figli: la diagnosi, cancro al collo dell’utero. E sì, curiosamente proprio all’utero.
E questo ha fatto sì che per nove anni ho lottato come una leonessa per preservare il mio utero, in modo tale da evitare interventi, tagli e che mi venisse asportato. E avevo non una forma precoce di cancro, ma un vero e proprio cancro. E il tutto mi ha portata in un percorso di guarigione con tanto supporto e anche grazie a una mia buona preparazione di base. Mi ero già specializzata in psicosomatica all’università e avevo a disposizione molti strumenti per affrontare un percorso di guarigione. Il risultato è stato che, senza interventi esterni, si potrebbe anche dire senza trattamenti di medicina convenzionale (ho comunque preso medicine omeopatiche e fatto varie cose, ma non è questo il tema dell’intervista), sono riuscita a conservare l’utero. Ma non volevo, come credo sia già emerso chiaramente, conservare l’utero per poter avere ancora un figlio. Quello passò sempre più in secondo piano. Volevo conservare l’utero perché lo considero un centro importante della mia creatività e della mia forza, e semplicemente perché non volevo affatto che mi venisse tolto un organo che amo e apprezzo così tanto. Sì, in questo senso, diciamo, in quanto donna senza figli ho contemporaneamente combattuto per conservare l’utero e per me queste due cose non sono in contraddizione.
Sì, mi è appena venuto in mente che un’amica, anche lei lesbica e della mia età, una volta mi disse: “Gabriele, se avessimo dieci anni di meno, probabilmente avremmo figli nelle nostre relazioni” perché in effetti in questo contesto femminista e lesbico, per le donne che hanno circa dieci anni meno di me, quindi nate circa a metà degli anni Sessanta, era diventata una questione molto sentita e in un certo senso una questione comune avere figli insieme alla propria compagna. Per un attimo sono rimasta un po’ spiazzata e ho pensato “peccato”, ma poco dopo ho pensato che forse sono abbastanza contenta che anche all’interno di una relazione tra donne la pressione di avere figli per completare il quadro in me non ci sia stata. Quindi ho vissuto una fase storica che in retrospettiva trovo molto positiva per me, nel senso che mi ha lasciato libertà di scelta.
Poi è successa un’altra cosa bella: un’amica eterosessuale, che non era una relazione, aveva la possibilità di avere un figlio da un uomo che però, a sua volta, non aveva con lei una relazione stretta, diciamo così. Ne parlavamo e ho capito che avrebbe voluto un sostegno e così le dissi spontaneamente: “se rimani incinta e hai bisogno di qualcuno con cui crescere il bambino, io ci sono”. E così è successo che un giorno mi chiamò e disse: “Gabriele, vale ancora la tua offerta?” E io dissi “sì”, e sì… il bambino nacque nel 1995 e poi hqui a studiato a Essen. Non dico il nome, forse per proteggere la sua privacy, non so se sarebbe opportuno, quindi sì, dico solo che per me fu un’occasione per vedere crescere un bambino. C’erano certamente non pochi problemi in questa storia, non voglio entrare nei dettagli, ma è stato comunque un modello diverso di genitorialità condivisa, per così dire. Sì, in questo caso senza una relazione sentimentale, ma in amicizia. E poi ci siamo anche trasferite insieme in due appartamenti separati ma uno accanto all’altro, così era possibile condividere la quotidianità. Esatto, e ormai il ragazzo ha le sue ali ed è volato via, ora vive a Berlino.
E poi c’è stato un ulteriore sviluppo nella casa dove vivo da oltre trent’anni in campagna, vicino ad Amburgo: nella famiglia dei proprietari, che abita sotto di me (è una tenuta in mezzo al bosco, meravigliosa) ormai ci sono quattro bambini, quattro maschi, e questi bambini adorano venire da me. Con uno di loro, che sta per compiere nove anni, mi vedevo ogni settimana e uscivamo insieme, andavamo a passeggio, con qualsiasi tempo, e insomma sentivo il bisogno di fargli conoscere la natura, e spero di esserci riuscita almeno un po’ perché altrimenti la televisione, il computer e tutte quelle cose, anche con bambini piuttosto piccoli, come ho visto, sono molto presenti e hanno un grande peso, ecco. Quindi, sì… quello che voglio dire è che mi sembra che sia andato tutto piuttosto bene. Non è che abbia mai rimpianto di non avere figli, perché comunque i bambini mi piacciono molto, però ho sempre detto: “cinquanta e cinquanta”, avrei potuto avere figli come no. Insomma, va bene così com’è.
Per quanto riguarda le reazioni delle persone intorno a me, posso dire che non ricordo che qualcuno abbia mai fatto domande critiche. Qualcuno magari mi ha chiesto per curiosità perché non avessi figli, ci può stare, ma anche questo raramente. Ma domande critiche proprio non me le ricordo. E la cosa interessante è che io sono una psicoterapeuta di orientamento psicodinamico e lavoro anche in campagna, e ho in terapia persone per il 95-98% con figli, che parlano con me anche dei loro figli e del rapporto che hanno con loro. Gli uomini spesso devo essere io a sollecitarli, li sollecito subito a parlare dei figli, perché loro parlano di tutt’altro, spesso non dei figli, le donne invece sì, e lì sarebbe potenzialmente da aspettarsi la domanda: “Signora dottoressa, ha figli?” ma mi è stata fatta pochissime volte. Nella psicoterapia di orientamento psicodinamico è normale non rispondere a domande personali. Quindi non è che non risponderei a questa domanda in particolare, non risponderei nemmeno a “sua madre è ancora viva?” o cose simili, perché la psicoterapeuta deve rimanere una specie di scatola nera, non deve trasparire nelle sue scelte di vita personali e ormai da tempo nessuno cerca più di chiedermelo. E quindi, forse quello sarebbe stato un contesto dove il fatto che non ho figli avrebbe potuto avere un effetto negativo, ma non è mai successo. E ho sempre avuto la sensazione che siano i pazienti a decidere naturalmente se è vero che so parlare molto bene con le persone del loro rapporto con i figli e che in questo sono abbastanza d’aiuto. Questa era la mia impressione e mi è stato spesso confermato. E trovo interessante anche che non ritengo affatto che si debba avere figli per poter dire qualcosa su come trattare i bambini o su come affrontare certi problemi con loro. Spesso nella società si dà per scontato che si possa parlarne solo se si è madri, ma io non sarei d’accordo.
Poi ci sarebbe il tema Italia-Germania. Io da quarant’anni vengo volentieri in Italia e parlo italiano da quarant’anni, all’inizio non molto bene ma poi col tempo il mio italiano migliorato e da oltre quindici anni ho anche una casa in Italia. Ora ci vengo ovviamente più volte all’anno e quindi ho una certa idea di com’è la situazione in Italia.
Non ricordo che in Italia mi sia stato chiesto spesso della mia condizione di madre o non madre. Ho sempre avuto l’impressione che comunque venissi percepita come qualcosa di fuori dagli schemi, per il mio modo di fare, forse perché sono psicologa, per il mio aspetto, chissà, insomma. E ho avuto l’impressione che si pensasse anche che i tedeschi sono un po’ diversi, anche le donne tedesche. Le donne italiane, secondo me, sono più esposte a queste norme che io non seguo e quindi il fatto di essere tedesca in un certo senso mi scagionava, faceva passare tutto oppure suscitava interesse.
In Italia sì, ho l’impressione, soprattutto nella mia seconda casa, lì ho la mia residenza, il mio luogo di vita, mi sento molto accolta… Certo, in molte cose noto il contrario, non condivido le esperienze, in un certo senso rimango un’estranea, è così, ma mi sento molto accolta e coinvolta. E questo include naturalmente anche che non ho l’impressione che il fatto che io abbia scelto un modello di vita completamente diverso venga visto in alcun modo in modo critico o addirittura negativo dalle persone che conosco lì.
Mi è stato chiesto come valuto la situazione in Italia per le donne che scelgono di non seguire il modello familiare tradizionale. Dato che sono anche un’accademica trovo sempre difficile esprimere valutazioni personali. Dai miei ambienti, ho l’impressione che le donne più giovani, soprattutto le più giovani che si identificano come queer, parlo dell’Italia, non sentano questa pressione. Quindi non osservo questo fenomeno, ma è solo uno spaccato di quello che vedo.
Per il resto, certamente, sì, c’è il tema delle generazioni. In Italia le donne della mia età sono straordinariamente impegnate con i nipoti. È difficile incontrare donne della mia età. Conosco amiche della mia età, certo, ma sono molto prese con i nipoti. Mi incontro piuttosto con ragazze giovani, hanno più tempo per me, per esempio, o con uomini.
Tuttavia sì, ho l’impressione che ci sia anche interesse per il fatto che faccio le cose in modo diverso. Spesso si dice con un po’ di rammarico: “Ah, per te è possibile in Germania, da noi non è così”. Cioè, nella zona dove vivo in Italia siamo in campagna, in una provincia davvero sperduta, in montagna, quindi non in una metropoli come Milano o Roma, dove forse è un po’ diverso.
Ho una buona amica a Venezia, ha poco più di trent’anni e le piace moltissimo parlare con me del fatto che in realtà non vuole ancora sposarsi, non sa nemmeno se avrà figli e tutto sommato le sta bene, e vede in me una sorta di conferma che è possibile. Ho la sensazione che a volte io possa funzionare come un modello di riferimento, cosa che faccio volentieri, ecco. Penso che forse l’Italia ha bisogno di un po’ più di stimoli per mostrare che esistono forme di vita completamente diverse. Io rappresento, credo, anche per queste ragazze più giovani un modello con cui mi trovo molto bene, che non è recitato e questo è importante, naturalmente. Certo, ci sono sempre state donne senza figli, ma spesso vengono associate a un’immagine di margine della società, magari anche un po’ infelici ogni tanto, ecco. E se invece io trasmetto qualcosa di diverso penso che sia bello per le donne. E quindi, sì, vedo questo scambio in modo molto positivo.
E ora passo di nuovo al tema della menopausa. Sì, curiosamente, proprio ieri ci stavo pensando ma solo tra me e me, insomma. Il fatto è che ho avuto mestruazioni molto dolorose. Amavo il mio utero, ma le mestruazioni non erano uno scherzo. A volte erano così intense che non potevo fare quasi nulla, stavo male, avevo dolori fortissimi. Non so nemmeno, a un certo punto, credo dovetti persino rinunciare a una conferenza e così via, insomma non potevo pianificare bene perché non sapevo quando non mi sarei sentita bene. Questo ha caratterizzato molti anni della mia vita e qualunque cosa facessi, ho naturalmente approfondito la cosa con terapie e così via. La situazione non è mai migliorata granché e non volevo nemmeno sentirmi dire che ci fosse qualcosa di sbagliato in me perché ho dolori mestruali. Trovo sia una cosa davvero pessima. Ok, ma ci è voluto molto tempo per arrivare a questa conclusione, e quindi è stata una grande liberazione quando poi, non è nemmeno tanto tempo fa, nel 2013, a 56 anni sono entrata in menopausa. Perché sì: da allora la mia vita è molto più libera dal dolore. Cioè mi sento in perfetta salute, piena di energia e fantastica, e non ho più quella cosa di prima, che per qualche giorno al mese crollavo. Ho cercato di prenderla in modo costruttivo e come un dono ma mi godo il fatto che non sia più così e come conseguenze negative non ne ho proprio. Né mi sento invecchiata in modo spiacevole né ho nessuno degli altri disturbi che si possono avere. Non devo certo elencarli e posso anche dire che non ho affatto il problema di non essere più vista in quanto donna più grande o cose così. Trovo anche inutile alimentare questo discorso e in qualche modo rafforzarlo continuamente. Trovo meravigliosa la mia età, beh, non si sa mai cosa succederà in futuro, ma non ne parlo, e lo stesso vale per la menopausa.»
Deutsch:
GABRIELE: «Gabriele, befinde mich hier auf dem Gelände der Zeche Zollverein auf dem Festival Feminist Futures wo ich gestern ein Seminar der Gruppe Lunàdigas mitgemacht habe und das hat mich inspiriert, heute dieses Interview zu geben.
Ich möchte keinen vorausschicken, dass ich zum ersten Mal über diesen Zustand Lunàdiga lunàdigazu sein spreche und dass ich gemerkt habe dass diverse Faktoren in meinem Leben es mir verglichen mit dem, was ich auch gestern in dem Seminar hörte, relativ leicht gemacht haben diesen Weg zu gehen in meinem Leben, der nichts damit zu tun hat, eine Familie im gängigen. Sinn mit Mann oder Frau und Kindern zu leben, sondern andere Beziehungsformen in denen aber Männer, Frauen und Kinder durchaus vorkommen.
Ich denke, ein Aspekt war sicherlich der, dass aus… Gründen, über die ich natürlich teilweise spekulieren muss, meine Eltern nicht von mir erwartet haben in Kind oder Kinder zu kriegen. Ich selber bin Einzelkind, meine Mutter ist 1928 geboren hat nach dem Krieg eine schnelle Ausbildung
zur Lehrerin gemacht und dann… irgendwann meinen Vater geheiratet ist dadurch aus der DDR rausgekommen. Mein Vater war schon direkt nach dem Krieg aus Thüringen in den Westen geflüchtet, meine Mutter konnte durch die Heirat… 1954 praktisch migrieren nach Westdeutschland. Sie konnte dort ihre Karriere als Lehrerin nicht fortsetzen, hat dann 1956 mich bekommen und ich glaube in gewisser Weise hat meine Mutter mir suggeriert dass obwohl sie wirklich, das kann ich sagen, glücklich war mich zu haben als Kind, aber bei einem Kind ist sie eben auch geblieben, hat sie mir doch sehr suggeriert auch teilweise verbal, dass ein Leben ohne Kind für eine Frau eine Menge Möglichkeiten eröffnet beruflich aber nicht nur beruflich, sondern überhaupt sich im Leben zu positionieren und sich durch die Welt zu bewegen und meine Eltern haben… nie gefragt wann und ob ich ein Kind kriege und als ich sie mal gefragt habe schon als ich so auf die 40 zu ging ob sie Enkelkinder vermissen, haben sie beide im Brustton der Überzeugung nein gesagt.
Das hat mir schon mal vom familiären her eine Freiheit gegeben… die aber auch, denke ich mit meiner persönlichen Entwicklung korrespondierte dass ich glaube ich sagen kann, dass ich schon immer etwas eigenwilliges hatte und so vorgegebene Dinge oder gar Druck in bestimmte Richtungen zu gehen mir nie so behagt haben und ich auch von meinen Eltern, aber auch in der Schule genügend Stärkung erfahren habe um das Gefühl zu haben, ich muss mich nicht in gewisser Weise anpassen an gesellschaftliche Vorgaben. Ich will das nicht zu sehr idealisieren, natürlich spüre ich auch Druck aber gerade in diesem Familiensinne habe ich das nicht so… empfunden dass ich mich da anpassen muss, um ein wertvoller Mensch zu sein oder gemocht zu werden oder was auch immer. Und von daher war da eine Freiheit.
Und ich denke, die Situation hier in Deutschlandich bin aufgewachsen in der Nähe von Ludwigshafen am Rhein bin dann aber mit 18 nach Hamburg zum Studieren gegangen weit weg von zu Hause und auch erst mal alleine. Die gesellschaftliche Situation, 1975 bin ich nach Hamburg gegangen hat es auch ermöglicht unkommerzielle Lebensformen in Betracht zu ziehen sich auf Projekte, Gruppen und ähnliches zu orientieren und insbesondere als ich dann Ende der 70er Jahre den Feminismus entdeckt habe und das Leben mit Frauen war das auch noch mal eine große Öffnung, nicht in irgendeiner Weise das heteronormative Familienmodell bedienen zu müssen.
Und ja… insofern habe ich, ich glaube bis ich ungefähr Ende 30, 40 war nie ernsthaft in Betracht gezogen, Kinder zu haben. Ich war mit meinem Leben so zufrieden mit meinen Erziehungen, mit dem was ich gelebt habe. Ich habe dann schon festgestellt, dass ich Kinder sehr gerne mag vor einigen kleine Kinder, dass sie mich absolut bezaubern und dann war schon auch kurz so eine Idee eigentlich Kinder haben zu wollen. Da war ich Ende 30, Anfang 40 aber dann war es so, dass nicht die entsprechende Person vorhanden war. Also es gab nicht die Person mit der ich das hätte realisieren wollen.
Da muss ich schon sagen, ich habe da sehr hohe Anforderungen gestellt Irgendwie war mir wahrscheinlich auch, weil ich Psychologin war oder weil ich auch gerne Dinge antizipiere klar, dass um Kinder aufzuziehen, man doch eine Menge braucht…. Ruhen in sich selber und eine Menge Ruhen in der Beziehung. Und ich hätte das nicht so aus romantischer Anziehung und machen wir mal getan sondern ich hätte da eine Menge Voraussetzungen erfüllt sehen wollen. Und das sah ich nicht so. Also ich habe das sehr ernst genommen. Und das war der eine Aspekt und der andere war dann aber auch dass ich mit 40 mit einer Herausforderung konfrontiert wurde die mich erst mal ziemlich gepackt hat und das Kinderthema in den Hintergrund gerückt. Und das war die Diagnose Gebärmutterhalskrebs und ja… interessanterweise an der Gebärmutter. Und die hat dazu geführt, dass ich neun Jahre lang wie eine Löwin für den Erhalt meiner Gebärmutter gekämpft habe. Also dass dort praktisch gar nichts passiert, weder ein Schnitt noch gar dass sie mir entfernt wird. Und ich hatte damals also wirklich nicht eine Vorstufe von Krebs sondern Krebs. Und… das Ganze hat dazu geführt, dass ich dann in einen Heilungsprozess kam mit viel Unterstützung und mit, wie ich feststellte, auch sehr guter Vorbereitung meinerseits. Ich hatte mich schon im Studium auf Psychosomatik spezialisiert und ich hatte viel Instrumentarium zur Verfügung um einen Heilungsprozess zu leben. Er dazu geführte, dass ohne irgendwelche Interventionen von außen man könnte auch sagen ohne irgendwelche schulmedizinischen Maßnahmen natürlich auch hämöopathische
Medizin genommen und einiges gemacht was aber jetzt ja nicht Thema dieses Interviews ist meine Gebärmutter erhalten konnte. Und ich wollte aber wie glaube ich schon deutlich geworden ist nicht meine Gebärmutter erhalten um noch ein Kind zu kriegen. Das trat immer mehr in den Hintergrund sondern weil ich sie als ein wichtiges Zentrum meiner Kreativität und Stärke ansehe und auch einfach überhaupt nicht wollte, dass mir ein Organ, was ich so sehr gerne mag und schätze, genommen wird. Ja, also insofern habe ich als sagen wir jetzt auch mal, wo ich kinderlose Frau gleichzeitig so einen Kampf für den Erhalt der Gebärmutter geführt und das widerspricht sich in meinem Gefühl nicht.
Ja, mir ist noch eingefallen, dass eine ebenfalls lesbische Freundin in meinem Alter auch mal zu mir gesagt hat, “Gabriele wenn wir zehn Jahre jünger wären, dann hätten wir wahrscheinlich Kinder in unseren Beziehungen” weil es in der Tat so war, dass hier in der feministisch-lesbischen Kontext dann bei den Frauen die ungefähr zehn Jahre jünger sind als ich… also praktisch ab Mitte der 60er Jahre geboren das eine sehr sehr starke Frage war und auch in gewissem Maße üblich wurde Kinder gemeinsam zu haben mit der Partnerin, mit der Frau. und… da war ich kurz ein bisschen erschrocken und dachte kurz so ach schade und nicht lange später dachte ich, vielleicht bin ich auch ganz froh dass auch dieser, sagen wir mal, Druck in einer Frauenbeziehung dann auch zur Komplettierung Kinder zu haben in der bei mir nicht vorhanden war. Also ich habe da eine historische Phase erwischt die ich im Nachhinein sehr… gut finde für mich, im Sinne von Freiheit der Entscheidung gebend.
Es passierte dann noch etwas Schönes eine Freundin von mir eine heterosexuelle Freundin von mir, das war nicht eine Beziehung ja, war in der Situation eventuell ein Kind zu bekommen von einem Mann, der aber wiederum nicht in einer so engen Beziehung mit ihr war sagen wir es mal so. und…
Und wir sprachen darüber und ich merkte, dass sie sich Unterstützung wünschte und ich sagte dann so spontan zu ihr wenn du mal schwanger bist und jemand brauchst, der dich, mit dem du das Kind großziehst, ich bin dabei. Und das führte tatsächlich dazu, dass sie mich eines Tages anrief und sagte Gabriele, gilt dein Angebot noch? Und ich sagte ja, und ja… das Kind wurde dann 1995 geboren und hat überhaupt hier in Essen dann studiert. Ich sage jetzt mal nicht den Namen, vielleicht aus Schutzgründen und so weiter. Ich weiß nicht, ob das irgendwie okay wäre und deswegen ja, sage ich nur, dass es eine Möglichkeit für mich dann natürlich war, ein Kind aufwachsen zu sehen. Es gab durchaus nicht wenige Probleme in dem Ganzen, die ich aber jetzt auch nicht präzisieren will aber es war auf jeden Fall ein anderes Modell irgendwie der geteilten Elternschaft. Ja, in dem Fall also ohne eine Liebesbeziehung und in einer Freundschaft und wir sind dann auch zusammengezogen in zwei getrennte Wohnungen aber direkt nebeneinander, so dass das eben auch möglich war alltag zu teilen und so weiter. Genau und das Kind ist ja jetzt schon absolut flügge und wohnt inzwischen in Berlin.
Ja… und dann hat sich noch weiter ergeben in dem Haus, in dem Haus, in dem ich seit über 30 Jahren wohne auf dem Land in der Nähe von Hamburg hat die Familie der Besitzer, die unter mir wohnt… Das ist ein Gutshof mitten im Wald, wunderschön. Inzwischen vier Kinder, vier Jungs und diese Kinder lieben es, zu mir zu kommen und mit einem, der jetzt bald neun wird habe ich mich jede Woche getroffen und wir sind jede Woche zusammen rausgegangen und spazieren gegangen, egal bei welchem Wetter und ja, ich habe so das Bedürfnis verspürt, ihm die Natur nahe zu bringen und ich hoffe, ich habe in diese Richtung ein bisschen as erreichen können, weil doch sonst schon der Fernseher, der Computer und all das auch bei recht kleinen Kindern, wie ich gesehen habe ziemlich präsent und ziemlich mächtig ist und ja. Also, ja… was ich sagen will ist… mir scheint, dass ist alles ganz gut gelaufen. Es ist nicht so dass ich niemals bedauert habe, Kinder zu haben, weil ich ja auch Kinder so gerne mag, aber es ist ich habe oft gesagt, 50-50, ich hätte Kinder haben können, genauso gut nicht.
Also es ist rund, wie es ist und… zu den Reaktionen in meiner Umgebung kann ich im Grunde auch sagen dass ich mich nicht daran erinnern kann dass irgendjemand jemals mal kritisch nachgefragt hat, vielleicht hat mich mal interessiert gefragt warum ich keine Kinder habe, das ist ja auch schön, aber selbst das selten aber kritisch kann ich mich nicht erinnern und was interessant ist ich bin ja tiefenpsychologische Psychotherapeutin und ich habe, praktiziere ja auch auf dem Land habe zu 95, 98 Prozent Menschen mit Kindern in Psychotherapie die auch über ihre Kinder und über die Beziehung zu ihren Kindern sprechen mit mir.
Die Männer muss ich häufig darauf ansprechen das mache ich schnell “Was mit ihren Kindern?”, weil die reden über alles mögliche andere häufig, nicht über ihre Kinder, die Frauen natürlich schon und da ist ja potenziell die Frage zu erwarten Frau Doktor, haben sie Kinder und… ist mir aber auch ganz selten gestellt worden und außerdem ist es üblich in der tiefenpsychologischen Psychotherapie dass man auf persönliche Fragen nicht antwortet. Also das hat jetzt nichts damit zu tun dass ich praktisch gerade auf diese Frage nicht antworten würde, ich würde auch nicht auf die Frage lebt ihre Mutter noch oder sonst was antworten weil die Psychotherapeutin wirklich eine Art Blackbox bleiben soll und nicht in ihren eigenen Lebensentscheidungen kenntlich und… es hat auch schon lange niemand mehr versucht, mich zu fragen. Und insofern, das wäre ja so ein Kontext gewesen wo vielleicht auch die Tatsache dass ich keine Kinder habe… sich irgendwie hätte negativ auswirken sollen, das war aber auch nie der Fall und… ich hatte immer den Eindruck es müssen natürlich die Patienten entscheiden, ob es stimmt dass ich sehr gut mit Menschen über ihr Verhältnis zu ihren Kindern reden kann und da auch… hilfreich genug bin so kam mir das vor und es wurde mir auch oft so widergespiegelt. Also das finde ich auch interessant dass ich nicht finde, dass man selber Kinder haben muss um etwas dazu zu sagen wie man Kinder vielleicht behandeln sollte oder wie man bestimmte Probleme mit ihnen angeht. Das wird ja häufig so gesellschaftlich vorausgesetzt, also dass man nur dann was dazu sagen kann wenn man selber Mutter ist, dem würde ich nicht zustimmen.
Ja… dann gäbe es noch das Thema Italien, Deutschland. Ich… komme seit 40 Jahren gerne nach Italien und spreche auch seit 40 Jahren Italienisch weil ich von Anfang an nicht so besonders gut.
Aber dann irgendwann hat sich das verbessert und ich habe auch seit über 15 Jahren ein Haus in Italien. Da komme ich dann jetzt natürlich mehrmals im Jahr hin und deswegen habe ich doch auch einen gewissen Einblick wie das in Italien ist. Ich kann mich noch nicht mal erinnern, dass ich in Italien sehr gefragt wurde zu meinem Mutter oder Nicht Mutter Sein. Ich hatte immer den Eindruck, dass man mich sowieso als etwas unkonventionell wahrnahm, aufgrund meines Auftretens. Vielleicht, dass ich Psychologin bin vom Aussehen, weiß ja, jedenfalls. Und ich habe mal so den Eindruck gehabt, dass man auch dachte die Deutschen sind auch so ein bisschen anders, auch die deutschen Frauen. Und dass so vieles, was ich da so… nicht bediene, italienische Frauen nach meinem Dafürhalten mehr mit solchen Normen konfrontiert sind dann praktisch so durch mein Deutschler Sein auch so entschuldigt war beziehungsweise so durchging oder auch auf Interesse stieß.
In Italien, genau habe ich den Eindruck, also speziell jetzt in meiner zweiten Heimat ich habe dort auch meine Residenz, meinen Wohnort, meinen zweiten fühle ich mich sehr gut angenommen.
Also ich merke natürlich bei vielem, dass ich das nicht teile Kenntnisse nicht teile dass ich auf eine Art eine Fremde bleibe. Das ist schon so aber ich fühle mich sehr angenommen und einbezogen.
Und dazu gehört natürlich auch dass ich nicht den Eindruck habe, dass es in irgendeiner Art… und Weise kritisch oder gar negativ gesehen wird dass ich ein ganz anderes Lebensmodell ewählt habe als die Menschen, die ich dort kenne. Ich wurde gefragt, wie ich die Situation in Italien einschätze für Frauen die wählen nicht das übliche Familienmodell zu wählen.
Ich bin ja auch Wissenschaftlerin es fällt mir immer schwer, so Einschätzungen von mir zu geben.
Also von meinen Kreisen habe ich den Eindruck dass jüngere Frauen, auch gerade jüngere Frauen die queer identifiziert sind, ich rede jetzt von Italien diesen Druck nicht so verspüren. Also da… beobachte ich das nicht, das ist aber jetzt auch ein Ausschnitt, den ich dort sehe. Sonst natürlich schon, also auch diese Generationenfolge. Ich sehe ja die Frauen in meinem Alter, wie sie dort wahnsinnig mit ihren Enkelkindern beschäftigt sind. Es ist schwierig, Frauen in meinem Alter zu treffen. Also ich kenne Freunde natürlich in meinem Alter weil die ganz viel mit ihren Enkelkindern beschäftigt sind. Ich kann mich eher mit Jugendfrauen verabreden, die haben mehr Zeit für mich zum Beispiel, oder Männer. Und… trotzdem, genau, habe ich den Eindruck, es ist ein Interesse auch auch ein Interesse daran, dass ich Dinge anders mache. Es wird oft so ein bisschen bedauernd gesagt, ach ja, dir ist das möglich in Deutschland bei uns ist das ja hier nicht so. Also es ist ja auch auf dem Land und wirklich auch in der abgelegenen Provinz in den Bergen, wo ich dort in Italien lebe. Also jetzt nicht eine Metropole wie Mailand oder Rom wo das vielleicht etwas anders ist. Und ich habe eine gute Freundin in Venedig die ist Anfang 30 und die unterhält sich immer wahnsinnig gerne mit mir darüber dass sie eigentlich noch nicht heiraten will dass sie gar nicht weiß, ob sie Kinder kriegt und dass sie das doch ganz gut findet und sie sieht dann in mir auch so eine Bestärkung, dass das möglich ist.
Ich habe das Gefühl, dass ich manchmal so als ein… Role Model da fungiere, was ich natürlich gerne mache und so weiter. Also dass Italien ja vielleicht auch ein bisschen mehr Impulse braucht dass ganz andere Lebensformen möglich sind. Ich verkörpere dann, glaube ich, auch für diese jüngeren Frauen ein Modell was wo ich ja auch ganz zufrieden mitwirke, was ja auch nicht gespielt ist. Also das ist natürlich auch wichtig. Klar gab es immer kinderlose Frauen, aber man assoziiert doch damit eher noch noch am Rande der Gesellschaft, vielleicht auch so ein bisschen unglücklich hin und wieder und so. Und wenn ich das dann nicht so vermittle, ist das schön für die Frauen, glaube ich. Und insofern, ja, sehe ich diese Begegnung sehr positiv.
Und jetzt switche ich nochmal zum Thema Menopause. Genau witzigerweise habe ich auch gerade gestern darüber nachgedacht aber nur so”tra me e me” mit mir selbst und so weiter. Es ist nämlich so, dass ich durchaus viele sehr schmerzhafte Menstruationen hatte. Ich mochte meine Gebärmutter, aber meine Menstruationen waren nicht ohne. Und teilweise auch wirklich so dass ich kaum was unternehmen konnte dass mir es nicht schlecht war, dass ich richtig tolle Schmerzen hatte. Ich weiß auch nicht, ich musste mal irgendwann, glaube ich einen Vortrag deswegen absagen und so weiter, dass ich auch teilweise nicht planen konnte, weil ich nicht wusste, wann ich dann überhaupt nicht gut beieinander bin.
Das hat ja viele Jahre meines Lebens geprägt und egal, was ich gemacht habe, ich habe das natürlich erforscht und… in Therapien und für mich und so. So richtig wahnsinnig besser ist es nie geworden und ich mochte mir auch nicht anhören, dass irgendwas an mir verkehrt ist weil ich Menstruationsschmerzen habe. Das finde ich auch eine ganz, ganz, üble Sache. Okay, aber das brauchte lange Zeit, bis ich zu diesem Statement kam und in sofern war es natürlich auch eine große Befreiung als ich dann mit das ist noch gar nicht so lange her 2013 mit… 56, genau mit 56 dann in die Menopause kam weile, ja… mein Leben seitdem sehr viel schmerzfreier ist. Also… ich fühle mich pumperlgesund und energievoll und großartig und ich habe eben auch nicht mehr dieses von vorher, dass ich da doch auch ein paar Tage im Monat recht absacke. Ich hab’ das versucht konstruktiv zu nehmen und geschenkt aber ich genieße es, dass es nicht mehr so ist und an negativen Folgen habe ich eigentlich gar nichts, weder fühle ich mich jetzt irgendwie ungut alt, noch habe ich irgendwelche anderen Sachen, die man so haben kann. Ich muss das ja jetzt nicht aufzählen und ich kann auch sagen, ich habe auch wirklich nicht das Problem dass ich als ältere Frau nicht mehr gesehen werde oder dies oder das. Ich finde es auch müßig, diesen Diskurs zu bedienen und das dadurch ja auch irgendwie immer wieder zu bekräftigen. Ich finde es großartig, mein Alter, gut, man weiß nie was noch kommen wird, aber darüber rede ich ja nicht und inklusive Menopause.»
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