Daniela T., architetta di Buenos Aires, riflette su come la sua storia familiare – sia per linea materna che paterna – abbia influito sulla sua condizione di donna senza figli, condizione vissuta anche dalla sorella e dalle cugine. Nella sua testimonianza, Daniela offre anche uno sguardo sulla condizione che vivono le donne e gli uomini senza figli nell’Argentina contemporanea.
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Ecco la trascrizione completa del video:
DANIELA T: «Molto bene. Questo è per una persona, non è il tipico mate, ma a me piace così piccolo. Squisito.
Mi chiamo Daniela, Daniela Trapé, ho cinquantacinque anni e vivo qui a Buenos Aires, Argentina. Sono un’architetta è un piacere stare con voi.
Fin da quando ero piccolina sapevo che non avrei avuto figli. Ricordo che una volta ho sognato che avevo avuto un bambino, piccolino, che mi ha detto “non avrai figli”. Per cui… anche nei giochi, stavo pensando che non ho mai avuto un ruolo di madre né di padre, ma solo qualcuno che entrava in scena dove tutti giocavano, a fare i papà, le mamme, eccetera, e io non ero nulla. E lì mi sono resa conto che non avrei avuto figli. In quel momento no, non ho pensato al perché. Mi dispiaceva e non mi dispiaceva. Ero come una persona che entrava, assemblava tutto…
Beh, penso che dopo la mia professione è stata anche questo, andare in un luogo dove vivono le persone e allestire il loro spazio. A me non importava, cioè credo che da piccola sapevo che sarei stata una professionista che si sarebbe dedicata agli altri, diciamo.
Quindi da grande ho iniziato a chiedermi perché non avevo avuto figli. E neanche mia sorella ha avuto figli, neanche le mie cugine e ho iniziato a chiedere a mio padre come era stata la sua nascita, se… ho iniziato a fare ricerche e a chiedere cosa era successo. E mi dispiace che… non so se il desiderio di avere figli fosse per tramandare la propria eredità di generazione in generazione. Penso che a volte siano stati incidenti.
Infatti, credo che questo abbia influito anche sulla mia… nella mia decisione inconscia, no? Oltre a vedere mia madre che soffriva per noi senza motivo. Però… quello era… credo fosse il modello che non volevo essere.
Ora, a cinquantacinque anni, penso di essere… sto vivendo una fase, una nuova fase per la quale credo che tutti questi anni è come se avessi costruito in assoluto quel bisogno di un figlio o di essere madre. Già, è come se non ci avessi mai pensato. Non solo, ma nemmeno sposare qualcuno, o vivere con qualcuno. Sono… cioè, la questione dei figli, già da ragazza sapevo che no! Poi, nel tempo, mi sono resa conto che non era nemmeno necessario vivere con qualcuno, che una può vivere la vita che ha voglia di vivere. A volte è stato come… alcuni obiettivi erano in verità per soddisfare i desideri di un altro. Allora oggi non voglio nemmeno esaudire quel desiderio di dover vivere con qualcuno. Ho iniziato a scoprire che vivere da sola e stare con me stessa è fantastico.
A dire la verità, ho un’amica, senza figli anche lei, e dice: “Sono una madre universale”. Perché… non ne ho avuto bisogno, nemmeno di avere un animale domestico o qualcosa di cui… prendermi cura o… Non è come… È naturale. Non ho bisogno di avere qualcuno o qualcosa per stargli addosso o assisterlo. Una è fatta in un certo modo, non perché ha figli o no. Mi sto ingarbugliando.
A Bahia Blanca, quando eravamo bambine, avevamo come vicini due donne single che si prendevano cura della madre. E di fronte vivevano due uomini single che si prendevano cura anche loro dei genitori. Allora quelli erano gli scapoloni del quartiere ed erano visti in modo diverso, era come se fossero strani. Forse vedendo anche quello, quando avevo vent’anni dissi: “Non posso restare qui… perché sarei diversa”. Allora… me ne sono andata.
Ebbene, a Buenos Aires è diverso. Oggi c’è una vastità di modi di vivere, ognuno vive come vuole. E di per sé, credo che anche il giudicare… sia piuttosto nei cerchi che si frequentano. Non ho intenzione di andare in un posto dove sono tutte famiglie perché non appartengo a quell’ambiente.
Mi sembra barbaro, ammiro le persone che possono realizzarsi e avere figli e tutto allo stesso tempo. La verità è che mi sembra fantastico perché conosco gente così, però non era una cosa mia… non era la vita che volevo o forse anche a volte penso se… non fosse la paura di non poter affrontare una tale responsabilità, che è mettere al mondo un figlio. Allo stesso modo, oggi non me ne pento affatto e vedo che ci sono modi che si può… Cioè, non me ne pento affatto.
“Zitella” è una parola antica per chiamare le persone che non hanno avuto figli o nubili, che non si sono sposati, diciamo. No? Ma no, non conosco nessuna parola specifica che si utilizzi ora. In giro una dice “sto da sola”. E quello che sto vedendo ora, guardando al futuro, è che alcune persone sembrano sentire il bisogno di essere identificati come qualcosa, da sola, accompagnata, sposata…
Ora inoltre mi sto accorgendo, del tema di… di non iniziare a essere chiamata nonna. È molto normale in Argentina chiamare le persone anziane “nonna” o “nonno”. Ci sono programmi televisivi, alla TV, che dicono: “I nonni”. È spaventoso che cominci a succedere di essere identificata con qualcosa che non sei mai stata, né sarai mai. Quindi questo è qualcosa ora a cui sto prestando attenzione.
Qui in Argentina, riguardo agli uomini senza figli, ce ne sono due tipi. Quelli che sembrano avere qualche problema, e poi quelli tipici che acchiappano tutto. Ebbene, io credo che questo tipo qui non sappia neanche perché abbia o meno figli… Invece la donna che non ha figli non viene più giudicata tanto. E credo che alla donna non interessi più di tanto. No… Questo è cambiato nel corso degli anni. E io credo che oggi viviamo… sono contenta del momento in cui viviamo ora, almeno nel mio paese… perché nel mondo ci sono molte forme e culture che… a me piace dove vivo e il modo in cui vivo, perché sono libera.
Un po’ di tempo fa, dopo… prima della pandemia, ho voluto fare una costellazione familiare. La donna che me l’ha fatta mi disse: “Qui vedo come un… una nascita o un bambino o qualcosa del genere tra te e tua madre”. Allora mia madre stava sempre attenta che non rimanessimo incinte, attente, attente… L’unica preoccupazione era di non rimanere incinte e infatti non siamo mai rimaste incinte, nemmeno per sbaglio.
Una volta morta mia madre, ho chiesto a papà: “Papà” – gli ho detto – “ma noi abbiamo dei segreti”… Ah, perché la donna mi diceva: “Ci sono famiglie che hanno segreti di famiglia, no”? Allora gli ho detto: “Papà, noi abbiamo segreti di famiglia?” E mi dice: “Sì, come faremmo a non averne”? E io sono rimasta gelata perché mia mamma ci aveva sempre detto che si era sposata, che aveva avuto… aveva avuto me, poi mia sorella e non ho mai saputo nulla. E lì mio padre mi racconta che prima di me, mia madre aveva avuto un aborto. E per me è stato scioccante, perché mi sono detta due cose. La prima: “povera la mia mamma, che non ha mai potuto dirlo, no”? E in secondo luogo… come sarebbe stato tutto diverso se avessimo condiviso la verità? Al posto di… nascondere le cose che io so in fondo che l’hanno ferita.
Perché la volontà di abortire, a volte, penso che venga più dell’uomo che della donna. In quel momento era una decisione forse presa per la necessità, per il fatto di non poter mantenere un’altra persona, un figlio in quel momento, ma la decisione è presa maggiormente dall’uomo in questo caso, dove, dico culturalmente, a volte questo influisce molto nel fatto che la persona abbia un’indipendenza decisionale. Ecco perché consiglio sempre a tutti i giovani di studiare, che pensino da soli, è ciò che vi renderà liberi.
La mia famiglia si componeva da mia sorella, la mia unica sorella, ed io. Quella che ci allevava era mia madre e mio padre lavorava. Una famiglia dove la madre era il sostentamento di tutto, diciamo emotivamente e per l’educazione, tutto era… passava per mia madre. Mio padre lavorava. E il tema dell’educazione sessuale credo che non ci sia stato. Sì, c’è stato: era semplicemente un no. Attenta, è pericoloso! Attenta che sennò… se rimani incinta da giovane ti rovini la vita. Ovvero… Penso che sia stato anche questo il terrore che avevamo io e mia sorella: che ci potesse succedere questo.
E un’altra cosa che mi sono ricordata: noi stavamo andando a casa di mia nonna paterna, anche lei era una donna rimasta vedova a quarant’anni, e noi eravamo piccole. E mia nonna stava sempre lì seduta e ci diceva: “non sposatevi, studiate, non sposatevi, studiate”. E io ci credo… e passavamo molto tempo da sole con lei, e questo ci diceva, ci diceva… E io mi interrogo perché le mie cugine, le figlie di mia zia da parte di mio padre, neanche loro hanno figli. E hanno trentacinque e trent’otto anni. Quindi è piuttosto sorprendente che nessuna di noi abbia mai avuto figli.
Quando chiedo a mio padre se era stato amato, lui mi ha detto che mia nonna era rimasta incinta accidentalmente e che i fratelli di mia nonna andarono a cercare il padre per far sì che si sposassero. Così ho iniziato a pensare a questa teoria che a volte i figli erano frutto di un desiderio diverso da quello di mettere al mondo una vita, no? Quindi penso che stia per estinguersi quell’idea della procreazione, perché in realtà, povero, mio padre alla fine è stato un incidente. Pazienza. È andata così.
Con mia madre non se ne parlava, l’unica cosa che poteva fare era portarmi dal medico. Ma non era un argomento di cui si parlasse, no, no. Era solo: “Attenta. No”! Ma neanch’io me la sentivo. Non chiedevo. Noi tra l’altro eravamo molto obbedienti. Quindi no, non avevo ribellione, così come perché… Diceva “no è no”, punto. Non mettevo in discussione nulla.
Allora i miei rapporti con i ragazzi erano: “No! Così no” e bene… Era tutto… era tutto problematico. Ricordo che una volta il mio ragazzo mi disse: “Oh, no, perché la prova d’amore”… Allora si chiamava così, la “prova d’amore” e io ahimè cosa faccio? Andai a parlare con un prete, perché con mia madre non volevo parlare della prova d’amore, allora, peggio che mai con il prete! Mi chiedeva cosa facessi con il mio ragazzo, se mi toccava o non mi toccava, qualsiasi cosa… un disastro, un disastro. E così per molto tempo non sapevo dove andare, cosa fare e a parte questo modo di essere là fuori… non andavo in giro a chiedere a mia madre in quel momento perché pensavo che si sarebbe arrabbiata o che ne so io. Era così, tutta quella cosa è stata piuttosto traumatica. Sì, fu così.
Beh, ultimamente ho scoperto una frase, che l’ereditarietà è un errore di calcolo. Allora… Non so cosa capiterà, ma cercherò di fare in modo che l’errore sia il meno possibile e sto pensando a donne che… che mi accompagnano, in grado di dare loro… come Joshina, che è la mia assistente, venezuelana. Ho sempre pensato che qualcuno sarebbe apparso e in questo momento sento che può essere lei. Ma cercherò di fare in modo che il calcolo sia il più… E poi, quando una muore, le cose non contano più, non importa.»
Español:
DANIELA T: «Muy bien. Esto es para una persona, no es el típico mate, pero a mí me gusta así pequeño. Exquisito.
Mi nombre es Daniela, Daniela Trapé, tengo 55 años y vivo acá en Buenos Aires, Argentina. Y bueno, soy arquitecta y bueno, un placer estar con ustedes.
Desde Chiquita supe que no iba a tener hijos. Recuerdo una vez que soñé que había tenido un pequeño neñito así, chiquitito, y eso me dijo, no vas a tener hijos. Así que… en los juegos también. Estaba pensando que nunca tenía un rol de madre ni de padre, sino era alguien que entraba en la escena donde todos jugaban, que eran papá, mamá, etcétera, y yo no era nada. Y ahí me di cuenta que no iba a tener hijos. En ese momento no, no pensé por qué era. Lo sentía y no me desagradaba. Yo era como una persona que entraba, armaba todo… Bueno, creo que después mi profesión también es eso, ir a un lugar donde todos viven y armar su espacio. Y no me molestaba, o sea, creo que de chiquita supe que iba a ser una profesional que se dedicara a los otros, digamos.
Así que después de grande sí me empecé a preguntar por qué no había tenido hijos. Y tampoco mi hermana tuvo hijos, mis primas y empecé a preguntar a mi papá cómo había sido su nacimiento, si lo… empecé como a investigar y a preguntar qué había pasado. Y siento que… no sé si el deseo fue de tener hijos, lo que fue de generación en generación. Creo que a veces fueron accidentes. Y bueno, creo que eso influyó también en mi… en mi decisión inconsciente, ¿no? Además de ver a mi madre que sufría por nosotros sin motivo. Pero bueno, eso fue, creo que el modelo que no quise ser. Ahora, con 55 años, creo que estoy… viviendo una etapa, una nueva etapa para la cual me… creo que todos estos años me fui como forjando y en absoluto… Tengo esa necesidad de un hijo o de ser madre. Ya es, es como que nunca me lo planteé. Es más, ni siquiera el casarme con alguien, vivir con alguien. Estoy… o sea, lo de los hijos ya de chica sabía que no. Después, con el tiempo, me fui dando cuenta que tampoco era necesario vivir con alguien. Que una puede vivir la vida que tiene ganas de vivir. A veces una se fue como… poniendo metas, cumpliendo los deseos de otro. Entonces hoy ni siquiera quiero ese de cumplir ese deseo de tener que vivir con alguien. Entonces empecé a descubrir que vivir sola y estar conmigo es fantástico.
En realidad, tengo una amiga que también es sin hijos y ella dice, “Soy madre universal.” Porque uno esa… no tuve necesidad, ni siquiera de tener una mascota o algo para… atender o… No es como que… Ya es natural. No necesito tener a alguien o algo para estar encima o atenderlo. Es como en general uno es de una manera que no se fija si es hijo o no. Me estoy enredando.
En Bahía Blanca, cuando éramos chicas, teníamos de vecinos a dos mujeres solteras que estaban en el cuidado de su madre. Y enfrente vivían dos hombres solteros que estaban al cuidado también de sus padres. Entonces esos eran los solterones del barrio y eran vistos de una manera diferente, era como sí eran como raros. Quizá también viendo eso, cuando tuve 20 años dije: “Acá no puedo estar, porque soy distinta”. Entonces me fui. Y bueno, en Buenos Aires es diferente. Hoy hay una amplitud de vidas, cada uno vive como quiere. Y en sí, yo creo que también el juzgar o… es más bien en los círculos que uno se frecuenta. Yo no pretendo ir a un lugar donde todos sean familias porque no pertenezco a eso. Entonces me parece bárbaro, admiro a la gente que puede realizarse y tener hijos y todo a la vez. La verdad me parece fantástico porque conozco gente así, pero no era mi… mi… la vida que yo quería o quizá también a veces pienso si… era un miedo a no poder afrontarse semejante responsabilidad, que es traer un hijo al mundo. Igual, hoy no me arrepiento en absoluto y veo que hay maneras que uno puede… O sea, no me arrepiento para nada.
“Solterona” es una palabra antigua ya para llamar a las personas que no tuvieron hijos o solterones, o que no se casaron, digamos ¿No? Pero no, no conozco ninguna palabra específica que se diga ahora. Por ahí una dice, soy sola. Y lo que estoy viendo de ahora en el futuro que presto atención es esa cosa que las personas necesitan, pero es una necesidad de los otros identificarte como algo, como sola, como acompañada, como casada… Porque ahora estoy viendo de mayor el tema de… y digo que no te empiecen a decir abuela. Que es muy normal en Argentina llamar a la gente mayor abuela o abuelo. Hay programas de televisión, de la tele que les dicen los abuelos que… Me parece terrible eso, que me me empiece a pasar de que tengan que identificarte con algo que nunca fuiste, ni vas a ser. Entonces eso es algo ahora que estoy prestando atención.
Acá en Argentina, quizá el hombre sin hijos hay como dos tipos. El que parece que tiene algún problema, o está el típico que es arrasa con todo. Y bueno, yo creo que él no sé si sabe si tiene o no hijos porque… En vez de la mujer, cada día acá se la ve, no se la juzga tanto a la mujer que no tiene hijos. Y creo que a la mujer ya tampoco le importa tanto. No… Fue cambiando con los años eso. Y yo creo que hoy vivimos, yo estoy contenta del momento en que vivimos, en mi país, por lo menos, porque en el mundo hay muchas formas y culturas que, bueno, a mí me agrada donde vivo y cómo lo vivo, porque soy libre.
Hace un tiempo, después de… antes de la pandemia, me quise hacer una constelación familiar. Entonces la mujer que me lo hizo me dijo: “Acá veo como un… un nacimiento o un niño o algo entre vos y tu mamá”. Entonces mi madre siempre cuidada de no quedar embarazada, cuidado, cuidado… Todo era un problema que no quedemos embarazadas y de hecho nunca quedamos embarazada porque ni por accidente.
Y una vez muerta mi mamá, yo le pregunté a mi papá. “Papá”, digo, “nosotros tenemos secretos”… Ah, porque la mujer me dice, hay familias que tienen secretos familiares. ¿No? Entonces le dije: “¿papá, nosotros tenemos secretos familiares”? ¿Y me dice, “sí, cómo no vamos a tener”? Y yo me quedé helada porque mi mamá siempre nos había dicho que bueno que ella se había casado, que había tenido… me había tenido a mí, después a mi hermana y nunca supe nada. Y ahí mi papá me cuenta que antes que yo, había tenido un aborto. Y para mí eso fue impactante, porque me dije dos cosas, pobre mi mamá, que nunca pudo decirlo. ¿No? ¿Y la segunda es, qué distinto hubiese sido todo si la verdad hubiese estado entre nosotros? Y no eso de… Esconder cosas que yo sé en el fondo que la… la lastimaron.
Porque la voluntad de hacer el aborto a veces yo creo que viene más del hombre que de la mujer. En ese momento era una decisión quizá tomada por las necesidades de que no se podía mantener una persona, un hijo en ese momento, pero la decisión es más tomada por el hombre en este caso, donde ya por eso digo culturalmente, a veces eso influye mucho en que la persona tenga una independencia de decisión. Por eso siempre aconsejo a todos los jóvenes que estudien, que sean, que piensen por sí solos, eso los va a ser libres.
Mi hermana, mi única hermana y yo de parte de mi mamá, porque en realidad las que nos criaba era mi mamá y mi papá trabajaba. Una familia donde la madre era el sustento de todo, digamos emocionalmente y la educación, todo era… pasaba por mi mamá, mi papá trabajaba. Y el tema de educación sexual creo que no hubo, sí, lo único que hubo fue un no. Cuidado, es peligroso. No, te vas a… ahora si quedas embarazada de joven te arruinas la vida.
O sea… Creo que eso fue lo que también el terror que teníamos con mi hermana de que nos pase eso. Y otra cosa que me fui acordando, nosotras íbamos a la casa de mi abuela paterna, una mujer también que quedó viuda a los 40 años, y nosotras éramos chiquitas. Y mi abuela siempre estaba sentada y nos decía: no se casen, estudien, no se casen, estudien. Y yo creo… y estábamos solas con ella mucho tiempo, y eso nos decía, nos decía… Y a mí me llama la atención porque mis primas, las hijas de mi tía de parte de mi padre, tampoco tienen hijos. Y se tienen 35 y 38 años. Entonces es muy llamativo que ninguna hayamos tenido hijos.
Cuando le pregunto a mi papá, si él había sido querido y él me dijo que accidentalmente mi abuela había quedado embarazada y que los hermanos de mi abuela lo fueron a buscar al padre para que se case con ella. Entonces ahí empecé a pensar en esta teoría de que a veces fueron hijos de un deseo diferente a traer vida, ¿no? Entonces por eso creo que se va como extinguiendo esa cosa de procrear, porque en realidad, pobre, mi padre al final fue un accidente. Y bueno. Y eso.
No, no se hablaba mi mamá, el único que para ahí llevarme al médico. Y pero no, no era un tema que se hablase, no, no. Era no, cuidado. ¡No! Pero tampoco yo me quedaba con eso. No era de preguntar. También nosotras éramos muy obedientes. Entonces no, no tenía rebeldía, así como porque… No dijiste no es no, punto. No me cuestiono más nada.
Entonces mis relaciones con los chicos eran: ¡No! Así no y bueno… Era todo… fue todo como problemático. Recuerdo que una vez mi novio me decía: “Ay, no, porque la prueba de amor”… ¿Se llamaba ya, no la prueba de amor y yo ay la prueba de amor y qué hago? Y me fui a hablar con un cura, porque con mi mamá no iba a hablar de la prueba de amor, entonces, y peor, el cura cualquier cosa. Me preguntaba qué hacía con mi novio, si él me tocaba o no me tocaba, cualquier cosa… un desastre, un desastre. Y eso me tuvo mucho tiempo que no sabía dónde ir, qué hacer y aparte esa manera de ser por ahí de… de no por ahí preguntarle a mi mamá en ese momento porque pensé que se iba a enojar o que qué sé yo. Y así que bueno, fue medio… toda esa cosa fue como medio traumática. Sí, así fue.
Bueno, yo últimamente descubrí una frase, que la herencia es un error de cálculo. Entonces… No sé qué va a pasar, pero voy a tratar de que el error sea lo menos posible y estoy pensando en mujeres que… que por ahí me acompañan en poder darles a ellas como es Joshina, que es mi asistente, venezolana y siempre estuve pensando que alguien iba a aparecer. Y en este momento siento que puede ser ella. Pero voy a tratar de que el cálculo sea lo más… Y después, cuando una muere, las cosas ya no importan, no importa.»
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