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In una libreria a Cuenca, in Ecuador, un gruppo di donne si confronta sul tema della maternità rivendicando il diritto all’autodeterminazione e al non giudizio. In una cornice ecofemminista, la testimonianza prende in esame anche il carico di cura che grava sulle madri e sulle nonne e il rapporto tra maternità e lavoro.

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Ecco la trascrizione completa del video:
SYBILLA: «Sono molto felice di aver trovato questa parola perché – sì, tu non c’eri – in verità fino ad ora, la definizione è stata in negativo: sono una donna senza figli, ovvero mi manca qualcosa. È questa la definizione, che ti manca qualcosa, mentre avere una parola positiva, senza questa allusione a che ti manchi qualcosa… mi piace veramente molto la parola Lunádigas. Spero che un giorno si possa arrivare anche ad aprire uno spazio, perché penso ci siano molte donne che nelle proprie case, teste e cuori, si sentono sole e pensano che queste cose non si possano dire.»
MARIA TERESA: «È ciò che dicevo. A volte ascolti cose e non desideri condividere la tua storia, ma quando trovi gente come voi ti apri, anche se non le conosci, perché sai che stanno pensando lo stesso. È fantastico. E immediatamente qui si potrebbe fare un forum, coinvolgendo più gente: madri, persone che vorrebbero esserlo e che sono felici e persone che non sono madri. Andrebbe bene, perché non si tratta di formare gruppi, di madri e non di madri. Semplicemente si tratta di rispettare le decisioni delle donne.»
SYBILLA: «Esatto, perché succede anche questo, come mi è successo in Germania una volta che… In questi gruppi, quelle con figli e quelle senza, e anche tra quelle con figli, tutte madri, erano separate tra quelle che avevano un padre per i loro figli, e quelle che erano single.»
MARIA TERESA: «Che orrore. Che ci lascino in pace. Basta con tutti questi stereotipi.»
SYBILLA: «La cosa più dolorosa è che questo accade tra donne. Ci siamo incontrate per qualcosa che abbiamo visto nel programma, quel qualcosa che ha attirato l’attenzione di tutte noi per qualcosa, è Lunàdigas. Perché è qualcosa che si trasforma. No? Penso ci sia anche un’onda cosmica. Sì… Per questo esce tutto fuori e io penso che sia una liberazione mettere tutto sul tavolo, far uscire dall’oscurità, perché la colpa, tutto ciò che è nascosto diventa… tossico. Siamo fiori, no? Quanti fiori ci sono? E un fiore non è più bello di un altro, no?»
MARIA TERESA: «Che ci lascino in pace, sia se abbiamo deciso di essere madri, con o senza mariti, sia se non li abbiamo, perché non li vogliamo, non ne abbiamo voglia, o se vogliamo essere madri e lavorare, cioè, ognuna veda ciò che vuole fare con la sua vita. Insisto: non bisogna giudicare.»
SYBILLA: «È la prima volta a Cuenca, è per questo che sono qui dall’inizio, per incontrare altre donne, perché in verità, finora, con quasi tutte le donne che ho conosciuto c’è stata sempre questa piccola cosa: “Ah sì, perché tu non hai figli.” E anche il fatto di condividere come vanno le cose così apertamente con altre donne, veramente mi mancava. E soprattutto con gli stranieri, ma un po’ meno. Desideravo incontrare donne di qui e non sentire sempre la stessa solfa.»
MARIA TERESA: «Allora non dobbiamo aver paura di dirlo perché io non vi conosco e ciò nonostante mi sono aperta perché credo che siamo connesse attraverso le stesse decisioni. Dunque è stato stupendo, perché a volte, quando stai in spazi con gente, anche persone che conosci, e iniziano a domandarti sui figli, non ti apri tanto, non vuoi dire tutto, perché sai che non capisci. Ma con voi, che siete sulla stessa linea di pensiero, anche se non vi conosco, ho avuto l’opportunità di raccontare ciò che sento e penso ed è bellissimo. Molte grazie.»
ALEXANDRA: «Abbiamo l’opportunità di esprimere ciò che sentiamo e pensiamo, e scopriamo che forse ci sono più persone che non vogliono avere figli, che non è un obbligo, che non è un’imposizione, che la maternità sia libera, e che sia vissuta quando una la desidera ed è pronta. Se no, no, e non succede nulla. Non c’è ragione di sentirsi in colpa, né di avere rimorsi, né altro.»
MARIA TERESA: «E neppure le ragioni hanno importanza. Ossia, ogni persona ha le sue e non c’è niente di male. Non bisogna giudicare e se non vuoi essere madre, perché non hai voglia di avere figli, va bene così. Non c’è problema.»
SYBILLA: «L’equilibrio, come dicevi prima. Nessuna mai deve giustificare la propria decisione sull’essere madre o meno. Io desidero che ci sia equilibrio e una discussione aperta, sia da un lato che dall’altro. E spero veramente si arrivi qui in America Latina, soprattutto qui a Cuenca, a parlarne apertamente, senza dover stare sulla difensiva, no? Se ne sente la necessità. Conosco anche il contrario, perché in Europa è sempre così, il pendolo va sempre da un estremo all’altro, tanto che diventa necessario giustificarsi se hai un figlio e stai a casa per accudirlo, lasciando il lavoro. Anche quello. Questo è lo stesso problema, l’altra faccia della moneta…»
MARIA TERESA: «Troppa pressione sulle decisioni che prendiamo. Folle.»
SYBILLA: «Dobbiamo raggiungere un equilibrio – parliamo apertamente – nell’uno o nell’altro caso, per una decisione o l’altra. Apriamo lo spazio e rispettiamo qualunque forma di scelta, decisione che una prenda. È lì che diventiamo sorelle. Non che ognuna che… – Senza giudicare. – Senza giudicare, perché, se davvero conseguiamo questo, per la prossima generazione sarà diverso, perché già tutte le giovani donne che hanno figli quando e se vogliono, sono felici, e anche quelle che non li vogliono, sono felici.»
ALEXANDRA: «Nelle coppie che adottano si vede chiaramente che amano incondizionatamente i figli, perché è questione di relazionarsi quotidianamente e di sentire l’amore reciproco.»
MARIA TERESA: «Anche con persone che non sono i tuoi figli. Io ho due nipoti femmine, le adoro. Neanche mi immagino un amore così speciale e sono le mie nipoti, come nella mia coppia, persino con la mia gatta, che è il massimo. Dunque credo che l’amore abbia forme diverse e sia autentico in tutte le sue espressioni, quando sono oneste.»
ALEXANDRA: «Sì, in realtà non si pensa a molte cose. Anche io ho pensato se avere una figlia, e veramente nel mondo in cui viviamo, ancora in un sistema molto patriarcale, io dico che questo non è un sistema dove io voglio che viva mia figlia, perché c’è ancora tanta…»
ELISSA: «Tanta violenza.»
ALEXANDRA: «Infatti! E nonostante si voglia alzare la voce e protestare, la gente continua a cercare di silenziarti, e anche questo è molto forte. Se avessi un figlio, peraltro, ovviamente, insegnandogli una maschilità in cui non debba sentirsi macho, sento anche la repressione su di lui, la possibilità che venga bullizzato o che gli succedano altre cose, o che i suoi compagni lo insultino, e anche questo può provocare depressione all’essere umano. E penso che non si sia preparati, e dico né uomini, né donne; sinceramente credo che questo mondo non è preparato. Sento che non sarebbe responsabile mettere al mondo un figlio in questo mondo perché ancora non va bene. Non è un mondo dove vorrei vivesse.»
ELISSA: «Ho anche però sempre pensato che è molto bello essere vivi, e che bisogna godersi la vita, però la Legge in Ecuador, almeno in questo momento, non è in un buon punto, perché c’è ancora moltissima violenza, moltissima violenza di genere. Non ti permette di essere il tipo di uomo né il tipo di donna che vuoi essere, in sostanza non ti permette di essere nemmeno una persona della società. E anche con il cambio climatico c’è troppa gente nel mondo.»
ALEXANDRA: «Perché in realtà siamo il peggio che accade al pianeta e dobbiamo renderci conto che se lo sovrappopoliamo, ovviamente è necessario disboscare di più, seminare di più, e questo provoca una maggior necessità di espandersi e quindi di luoghi dove costruire, più spazi per seminare e ciò genera meno alberi e vegetazione, meno di tutto e questo ci porta prima o poi a scarsità di acqua, di cibo, di tutto. E la popolazione soffre, anche per questo penso non vada bene fare figli.»
MARIA TERESA: «Sarebbe bene arrestare per un po’ la riproduzione. Sì, siamo già tanti.»
MARIA TERESA: «Anche se cerco di essere più positiva, credo che nel mondo, anche se è un caos, ci sono anche cose buonissime e credo che ci sono anche cose super positive. Sì, assolutamente. La responsabilità di avere una creatura ti impone di rifletterci su, ma nelle nostre società siamo abituati che i figli arrivano “quando Dio vuole”, quindi… Ciò che ci hanno insegnato è che la famiglia è un’istituzione con mamma e papà, figlio e forse figlia, per avere la coppia, e il cane… Sono forme culturali che dal mio punto di vista non vanno bene, credo che ognuno abbia il diritto di scegliere la famiglia che vuole avere. Sì, dunque non c’è molto altro da dire… Io prima reagivo molto quando mi parlavano di questioni di figli perché la gente ci aggredisce. Certo, ci aggredisce.»
ALEXANDRA: «A volte arrivano a vessarti.»
MARIA TERESA: «Arrivano a vessarti, ma bisogna prenderla con calma.»
ALEXANDRA: «Certo.»
MARIA TERESA: «Quando è necessario, quando vedi che la gente è aperta e ti ascolta, puoi raccontare le tue ragioni, se no, niente.»
SYBILLA: «Ed è stato così in altre culture, nel passato, dove tutte le donne giovani passavano il tempo a essere incinte, con bimbi piccoli, anche con la morte, che è un altro tabù.»
ALEXANDRA: «Un altro tabù.»
SYBILLA: «Esatto, sono questi tabù, forse il tabù più grande che ancora esiste.»
MARIA TERESA: «Sì, proprio come dicevi, è un dato, sì… Ci fanno sentire troppa colpa per le nostre decisioni, soprattutto alle donne. Se hai figli, perché li hai avuti, se non li hai, perché non li hai avuti… Ho molte amiche che sono diventate madri da giovani e ora che i figli sono un po’ più grandi, vogliono uscire, divertirsi, usare il tempo che non hanno potuto sfruttare prima, e la società ti fa sentire colpevole, del tipo: “Che fai qui se i tuoi figli sono a casa? Che succede?” Ti fanno sentire in colpa se esci, o anche se rinunci al lavoro per crescere un figlio, o anche se decidi di riprendere il lavoro e lasciarlo al nido. È incredibile come a noi donne ci caricano di colpe. In realtà tutta la società, ma per noi donne questo carico è maggiore, questo peso di farci sentire in colpa per le scelte che facciamo. E, come dici, succede anche tra donne, va al di là del genere, è un tema culturale molto forte. Ed è difficile da rompere, ma… per questo cerco sempre di vedere le cose in modo positivo, per non giudicare. Questo è: non giudicare. Lasciare che le persone facciano ciò che vogliono è difficile. È super difficile. Ma bisogna cercare di non giudicare.»
ALEXANDRA: «Bisogna comprendere, perché forse loro non sono preparati ad arrivare a quel punto della realtà. Penso sia anche mancanza di empatia ma ugualmente uno non può giudicare, deve comprendere e se qualcuno ha la mente aperta, puoi avere uno scambio e crescere così insieme, perché si impara dalle altre persone.»
MARIA TERESA: «Fantastica, fantastica, fantastica conversazione.»
MARIA TERESA: «Anche per le nonne la responsabilità di crescere i figli dei loro figli, è una cosa che succede molto spesso. E che una nonna dica non voglio avere nipoti è molto raro. Anche più raro che dire…»
ALEXANDRA: «Molte lo fanno perché si sentono in obbligo di aiutare i propri figli. A volte non è perché proprio ci tengono a farlo, si sentono spinte a farlo: visto che ho avuto figli, devo aiutarli.»
MARIA TERESA: «Sì, senti una responsabilità verso tua figlia.»
SYBILLA: «Infatti, però questo mette il peso anche su mia madre e mia nonna. Io sono stata l’unica nipote a non avere figli e a un certo punto, quando mia nonna aveva già più di ottant’anni, e aveva tirato su i suoi figli, mi dice: “Sai una cosa, tu sei l’unica che non si presenta con un altro figlio. Io ho avuto tanti figli e nipoti che ora non mi interessa più”. Ma è ancor più difficile per una nonna dire questo che per una madre.»
MARIA TERESA: «Sì, è molto più difficile per una nonna.»
SYBILLA: «A bassa voce mi diceva: “Sai che c’è? Non mi interessa. Io sono ad un punto della mia vita che con tutto questo non ne posso più”. Bene, però a voce bassa mi diceva: “Tu sei l’unica che non mi carica con questo peso”. Che facciamo? Io vedo che le nonne si prendono questa responsabilità come una cosa naturale. Questo in Europa è cambiato, perché le nonne con la moto, con il loro lavoro, non assumono questo ruolo. E anche mia madre dice: “Vuoi figli? Molto bene, ma non sperare che me ne occupi io. Con tanto amore, forse la domenica un paio d’ore, ma non contarci, perché non lo farò”.»
MARIA TERESA: «E queste sono anche le questioni che mi pongo io. Se ad un certo punto fai la lista delle cose positive dell’avere figli e di negative, allora è come… Io sono una donna super indipendente, ho un lavoro a cui devo dedicare molto tempo, dunque pensando se avessi un figlio in questo momento, a me piacerebbe crescerlo io stessa, stare con lui, ma mi piace il mio lavoro ed essere indipendente economicamente. Allora devo pensare seriamente a ciò che desidero veramente. Voglio avere un figlio per restare a casa con lui e perdere questa indipendenza economica? O voglio avere un figlio e la forza di lasciarlo all’asilo nido, perché non ho una mamma che mi aiuta? Dunque quando ti metti a pensare queste cose, io ho detto no, no, no, no, no. Se avessi un figlio, la gestione del tempo con lui, mi creerebbe in qualche modo un conflitto per mancanza di indipendenza, allora preferisco non farlo. Ci sono molte cose che ci si mette ad analizzare, anche perché sono belli, mi piace passare del tempo con i bambini, ma già quando si mettono a piangere, o altro mi dico: ma io voglio farmi carico di questo?»
SYBILLA: «No. Per questo, mi piacciono, ma… quando fanno cattivi odori o…»
ALEXANDRA: «È che sono per tutta la vita, non durano solo cinque o sette anni. Non si smette mai di preoccuparsi per loro tutta la vita, tutta! E io sento che questo è un legame troppo forte che io non sono disposta a sostenere. Almeno io no.»

Español:

SYBILLA: «Yo estoy súper feliz de haber encontrado esta palabra porque – sí todavía tu no estabas – de verdad, hasta ahora, la definición es negativa. Soy una mujer sin hijos, es decir me falta algo. Esa es la definición de que te falta algo, mientras tener una palabra positiva – sin esta conexión de que falte algo… Estoy súper feliz con la palabra Lunádigas. Pero espero que un día se pueda lograr abrir un espacio también porque yo pienso que hay muchas mujeres que, en sus casas, en sus cabezas y en sus corazones, se sienten solas y piensan que estas cosas no se puedan decir.»
MARIA TERESA: «Es lo que te decía. A veces escuchas tantas cosas y no quieres compartir tu historia, pero cuando encuentras gente como ustedes, te abres, aunque no conozcas, porque sabes que estás pensando lo mismo, entonces. Chévere, ahí de pronto en el aquí mismo podrían hacer un foro con más gente que… claro, con más gente que igual son madres, que quisieron ser madres, y que están felices y con las que no. Está bien como para… porque no no se trata de formar bandos, de las que no son mamás y las que sí son: no. No, no, simplemente de respetar las decisiones de las mujeres.»
SYBILLA: «Exacto, porque eso sí pasa también. Eso me pasó en Alemania una vez que… Estos grupos, estas son las con y estas sin hijos, y también entre las que teníamos hijos, todas madres, la separación entre quién tiene un padre por sus hijos y quién es madre soltera.»
MARIA TERESA: «Que bestia. Déjennos en paz. No más… Siempre nos estereotipan.»
SYBILLA: «No, la cosa más dolorosa es que eso pasa entre mujeres. Nos hemos encontrado para algo que… hemos visto el programa, que es para algo que a todas nosotras le ha llamado la atención Lunádigas, para algo no, porque es también o sea… se transforma, ¿No? Yo pienso que es también una onda cósmica. Sí que… Por eso sale todo y pienso que la liberación de poner todo en la mesa que salga de la oscuridad, porque la culpa, todo eso se vuelve… tóxico. Somos flores, ¿no? ¿Cuántas flores hay? Y una flor no es más linda que la otra, ¿no?»
MARIA TERESA: «Nosotras que decidimos no ser mamás, con esposos o sin esposos, o no querer tener hijos, porque no quiero, porque no me da la gana, o… o ser mamá y trabajar, o sea, ya cada uno que vea lo que quiere hacer con su vida. No hay que juzgar, insisto, no hay que juzgar.»
SYBILLA: «Es la primera vez en Cuenca, por eso que estoy aquí desde el inicio que… que encontrar mujeres, porque de verdad hasta ahora casi todas las mujeres que conocí había siempre esto pequeño… Ah…sí porque tú no tienes hijos. Y también compartir con mujeres tan abiertamente, cómo son las cosas porque sí, porque de verdad me faltaba eso. Y sobre todo sí, con los otros extranjeros, un poquitito menos, pero… Quería encontrar mujeres de aquí, que no… son siempre el mismo molde, ¿no?»
MARIA TERESA: «Entonces no tenemos miedo de decirlo porque yo no les conozco a ustedes y sin embargo, me abrí porque creo que estamos conectadas como en las mismas decisiones. Entonces ha sido chévere, porque a veces cuando estás en espacios con gente que incluso sí conoces y te empiezan a preguntar sobre el tema de los hijos, no te abres tanto, no quieres decirlo todo, porque sabes que no vas a comprender. Pero con ustedes, que están como en la misma línea de pensamiento, así no les conozca, les tuve el chance de contarles lo que siento y lo que pienso y es muy chévere. Muchas gracias.»
ALEXANDRA: «Tenemos la oportunidad de expresar lo que sentimos, cómo pensamos y que tal vez más personas sienten que hay más personas que no quieren tener hijos, que no es una obligación, que no sea una imposición, que la maternidad sea libre, que lo asuman cuando alguien quiera y esté preparada. Pero si no, no pasa nada. No hay por qué sentirse culpable, ni mal remordimiento, ni nada.»
MARIA TERESA: «Y las razones que tengas no están mal tampoco. O sea cada persona tiene su razón y no está mal, no hay que juzgar. Y si no quieres ser madre, porque te da pereza tener hijos, pues está bien también. O sea, no está mal, no está mal.»
SYBILLA: «Como decía antes, nunca una debe justificar su decisión de ser madre. Yo quiero… el equilibrio que hacemos, y la discusión abierta, de un lado y del otro lado. ¿No? Y eso de verdad espero que vamos a lograr aquí en Latinoamérica de verdad, sobre todo en Cuenca, y hablar abiertamente, sin esta defensiva. ¿No? Si una se necesita ponerlas… Conozco también el contrario, porque en Europa es siempre así el péndulo siempre va a un extremo y a el otro extremo. ¿No? Ahì casi casi te necesitas justificar si tienes un hijo y se estás en casa para cuidarlo, y dejas tu carrera. Eso también. Eso es el problema del otro, la misma moneda…»
MARIA TERESA: «Demasiada presión por las decisiones que tomamos. Muy loco.»
SYBILLA: «Y lograr un equilibrio – hablamos abiertamente – de uno y del otro, de una decisión y también de la otra. Que abrimos el espacio y que respetamos cualquier forma y cualquier “scelta” (elección)… decisión que una haga y allí qué vamos a hacer las hermanas, que cada una que… Sin juzgar. Porque de verdad si logramos eso, la generación próxima ya va a ser distinto, porque ya todas las mujeres jóvenes van a tener hijos cuando y si quieren y entonces son felices, y las que no quieren también son felices.»
ALEXANDRA: «En las parejas que adoptan se puede ver eso claramente, que los llegan a amar incondicionalmente, porque es cuestión de relacionarse todos los días y de sentir el amor de parte del uno al otro.»
MARIA TERESA: «Incluso con gente que no son tus hijos. Yo tengo dos sobrinas mujeres, a las que les adoro, o sea, yo ya no me imagino un amor así especial y son mis sobrinas, igual con mi pareja, hasta con mi gata, que es lo máximo. Entonces creo que el amor es bien diverso Y verdadero en todas sus expresiones, cuando son honestas.»
ALEXANDRA: «Sí, en realidad no se piensa en tantas cosas, incluso yo he pensado si tengo una hija, y la verdad en este mundo en el que vivimos, que todavía estamos en un sistema muy patriarcal, yo digo, este no es un sistema donde yo quiero que viva mi hija – Porque todavía hay mucho…»
ELISSA: «Mucha violencia.»
ALEXANDRA: «¡Eso! Y que todavía, aparte de que tú quieras levantar tu voz, que critique y que la gente te intente callar. Entonces también eso es fuerte. Y si tengo un hijo por otro lado, donde obviamente le puedo enseñar masculinidades no tenga que sentirse el macho, siento también la represión hacia él, que quizás sufra bullying, que quizás le pasen otro tipo de cosas donde sus compañeros le insulten, le digan… Y eso también le puede provocar depresión a un ser humano. Y también pienso que no está preparado y digo ni hombre ni mujer, sinceramente creo que este mundo no está preparado. O sea, siento que no traería a un niño irresponsablemente a este mundo porque no está bien todavía. No es un mundo donde quisiera yo que viva.»
ELISSA: «También, siempre he pensado como que estamos… Es super lindo estar vivo, hay que disfrutar mucho de la vida, pero la Ley en Ecuador por lo menos el mundo no está allí como para creer… porque hay muchísima violencia, muchísima violencia de género. No te deja ser el tipo de hombre, el tipo de mujer que quieres, no te deja ser ni siquiera una persona de la sociedad. Así que en general, y también con el cambio climático o sea más gente del mundo.»
ALEXANDRA: «Claro, aparte hasta eso… porque en realidad somos lo peor que le pasa al planeta. Y tenemos que darnos cuenta que si lo sobrepoblamos, obviamente se necesita talar más, se necesita sembrar más, eso qué provoca igual se expanden también, entonces se necesitan más lugares para construir, más lugares para sembrar, entonces provoca, obviamente, menos árboles, menos vegetación, menos todo, lo cual nos va a llevar igual en algún momento a tener escasez de agua, de comida, de lo que sea. Igual va a sufrir la población, entonces, también por este punto pienso que no está bien igual en esto.»
MARIA TERESA: «Bueno, parar un poco la reproducción, por un tiempo, o sea somos muchos.»
MARIA TERESA: «Aunque yo sí soy, trato de ser más positiva, creo que el mundo, si bien es un caos, también hay cosas súper buenas y creo que hay cosas súper positivas también. Sí, totalmente, pero realmente la responsabilidad de tener un guagua es… pues hay que pensársela. Sino que estamos acostumbrados en nuestras sociedades a que los hijos llegan cuando Dios quiere, entonces… Claro, nos han enseñado que la familia, es una institución con papá, mamá hijo, ojalá hija para tener la pareja, el perro, entonces… Son formas, son cuestiones culturales que desde mi perspectiva no están bien, o sea… creo que cada uno tiene derecho a elegir la familia que quiere tener. Sí, entonces no hay que parar mucha bola, a veces… Yo antes, también era súper… super reaccionaria cuando me hablaban del tema de los hijos porque la gente si nos agrede. Es cierto, nos agrede.»
ALEXANDRA: «Es que a veces llegan a hostigar.»
MARIA TERESA: «Llegan a hostigarte, pero ya hay que tomarlo con calma.»
ALEXANDRA: «Claro.»
MARIA TERESA: «Cuando es necesario, cuando ves que la gente está con apertura de escucharte, les cuentas tus razones, si no solo dices ya.»
SYBILLA: «Y fue así en otras culturas en el pasado, que todas las mujeres jóvenes, las embarazadas, las con niños pequeños, también con la muerte, que es el otro tabú.»
ALEXANDRA: «El otro tabú también.»
SYBILLA: «Exacto, son estos tabús tal vez el tabú más grande que existe todavía.»
MARIA TERESA: «Pero sí, igual como decías, es un dato, si nos hacen sentir demasiada culpa por nuestras decisiones, sobre todo a las mujeres. Si tienes hijos, por qué los tuviste; si no los tienes, por qué no los tienes. O sea, tengo muchas amigas que fueron madres jóvenes, y ahora que sus hijos están un poco más grandes, quieren salir, divertirse, como usar el tiempo que no pudieron hacerlo antes, y la sociedad te hace sentir culpable, como ¿qué haces aquí, si tus hijos están en la casa? ¿Qué pasa? Porque te hacen sentir culpable de salir, o de criar a los niños, o de renunciar al trabajo por criar a un bebé. O – si lo tuviste – de retomar el trabajo y dejarlo en una guardería. O sea, es increíble como las mujeres nos cargan de culpas. En realidad, toda la sociedad, pero las mujeres como que tenemos esa carga fuerte de hacernos sentir culpables por las decisiones que tomamos. Y, como tú dices, incluso entre mujeres pasa, pero va más allá del género, es un tema cultural que está tan fuerte. Entonces es difícil romper, pero… Por eso intento siempre ver las cosas de un lado más positivo, para no juzgar. Eso es la cosa: no juzgar, oye, dejar que la gente haga lo que quiera, es difícil. Es súper difícil. Pero hay que intentar no juzgar.»
ALEXANDRA: «Hay que intenter de nos entender, porque tal vez ellos todavía no están preparados para llegar a ese punto de la realidad. Pienso que todavía les falta más empatía o así, Pero al mismo tiempo uno no puede juzgar, tiene que entenderlos si es que alguien está abierto de mente, puedes tener una conversación y así ir creciendo en conjunto, ya que uno siempre aprende también de las personas.»
MARIA TERESA: «Chévere, chévere, chévere conversación.»
MARIA TERESA: «Lo que son las responsabilidades de criar los hijos de sus hijas, es un caso. Eso se repite muchísimo. Entonces claro, una abuela que diga no quiero nietos es bien raro. Es incluso más raro que decir…»
ALEXANDRA: «También hay esos que lo hacen por obligación, por ayudar a sus hijos. A veces no es porque ya tengan el ánimo o eso, pero ya siento que ellos también se vean forzados, ya que tuvo, tengo que ayudar.»
MARIA TERESA: «Sí, tienes la responsabilidad con tu hijo.»
SYBILLA: «Claro, sí. Pero eso es poner más peso, no solo… también a mí madre y a mí abuela. Yo fue la única nieta sin hijos, y en un cierto punto, que ya tenía 80 años, Tenia hijos ella misma y todo eso… “Tú sabes, tú eres la única que no se me presenta con otro hijo, porque de verdad he tenido tantos nietos que no me interesa más”. Pero es aún más difícil para una abuela decir eso.»
MARIA TERESA: «Es aún más difícil para una abuela.»
SYBILLA: «A baja voz me decía: “¿Sabes qué? No me interesan. “Ya estoy en un punto de mi vida, que con todos… de verdad, no.” Bueno, pero calladita, conmigo: “tú eres la única que no me carga con ese peso.” ¿Qué hacemos? Aquí veo que las abuelas se toman esta responsabilidad como una cosa natural. Ya eso en Europa ha cambiado, porque las abuelas con la moto, con su trabajo, que no asumen este rol. Y mi madre también: “¿quieres hijos? Muy bien, pero no esperar de mí que voy a cuidarles. Con todo amor el domingo tal vez para 2 horas, pero no contar con eso, porque no lo voy hacer”.»
MARIA TERESA: «Claro y estas son también las cosas que yo me cuestiono. Claro, en un momento te pones a listar las cosas positivas de tener hijos entonces es como, a ver… Yo soy una mujer súper independiente, entonces tengo un trabajo en el que… Claro, tengo que ponerle mucho tiempo, entonces me ponía a pensar, a ver si yo tengo un hijo en este momento, a mí me gustaría tener la posibilidad de criarlo yo y estar con él, pero me gusta mi trabajo, me gusta ser independiente económicamente, entonces tengo que a ver, pensar qué es lo que realmente quiero. ¿Quiero tener un hijo para quedarme en casa con él y perder esa independencia económica? O quiero tener un hijo y voy a tener la fuerza de enviarlo a una guardería porque no tengo una mamá que me ayude tampoco. Entonces es como te pones a pensar en todas esas cosas y yo dije, no, no, no, no, no. O sea, si voy a tener un hijo y no voy a poder estar con él, o voy a tener que estar con él, pero en algún punto esto me va a crear conflictos por falta de independencia, entonces prefiero no hacerlo. Hay un montón de cosas que una se pone a pensar, porque además son lindos, me gusta como… A mí me gusta, como compartir tiempo con los niños en algunas cosas, pero cuando ya se ponen a llorar o se ponen esos… – digo chota, ¿yo quiero asumir eso?»
SYBILLA: «No. Por eso me gusta mucho, pero cuando hay personas, o oler malo…»
ALEXANDRA: «Es que son por toda la vida, no es que me van a durar 5-7 años, una nunca se deja preocupar por ellos toda la vida, o sea toda, entonces siento que eso es un lazo súper fuerte que en realidad yo no estoy dispuesta a asumir. Al menos yo no.»

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