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“Sapevo fin da piccola che non sarei mai diventata madre”

“Sapevo Fin Da Piccola Che Non Sarei Mai Diventata Madre”

La testimonianza di Clarita, 39 anni:

L’ho sempre pensato, fin da piccolissima. Fin dai miei ricordi più remoti, che risalgono all’asilo, pensavo con fastidio: “No, io no! Io non farò mai la mamma!”.
Non so perché mi paresse una cosa tanto brutta – forse, semplicemente, trovavo che fosse brutta per me. E poi, ci vedevo dentro già allora un destino reso miserando dal sessismo imperante. All’epoca ovviamente non sarei stata in grado di esprimere a parole questa impressione profonda, ma sentivo che si voleva spingere la femmina umana a fare figli, anche ob torto collo. Sentivo che questa pressione sociale era forte, ed era a discapito di qualunque altra vocazione o preferenza. Mi negavo ad assoggettarmi a questo destino, perché io invece volevo fare l’astronauta, o costruire robot che salvassero la Terra dalla minaccia degli alieni cattivi, oppure volevo essere Capitan Harlock. E sentivo che invece mi si voleva femmina dedita alla casa, ai figli, e loro schiava.

Non mi piacevano i bambini, nemmeno quando ero bambina io stessa. Preferivo la compagnia di quelli più grandi, e sapevo benissimo che non avrei mai avuto voglia di occuparmi di un neonato, di essere responsabile di un bambino.
Tutti dicevano che avrei cambiato idea; e io oscillavo tra aperta ribellione e un fingermi possibilista che era più un accontentare gli altri, ma in realtà sapevo, ho sempre saputo, che la maternità non faceva per me.
Mi angosciava la sola idea, come d’altronde mi avrebbe angosciata l’obbligo di essere casalinga e moglie amorevole. Io sognavo di vivere una vita avventurosa e di combattere i cattivi come un uomo, magari in squadra col mio compagno; oppure lui, se lo preferiva, poteva stare a casa a cucinare e lavare i panni, mi sarebbe andato benissimo anche così. Ma certo nel quadretto non ci poteva stare alcun figlio.
Quando poi scoprii che la rete sociale di aiuto alle neo-mamme è molto carente, che ci sono discriminazioni sul lavoro, e che oltretutto la gravidanza e il parto possono lasciare segni fisici anche molto pesanti…beh, questo non ha fatto che rafforzarmi nell’idea che tutto ciò non fa per me. Già è abbastanza svantaggioso essere donna, se poi sei anche madre è ancora più difficile: quindi, decisamente, è una cosa che una dovrebbe fare solo se lo desidera veramente. Io non l’ho mai desiderato, e mi sono sempre rifiutata di sottomettermi alle pressioni più o meno velate della società, che ti dice che sei egoista, o donna a metà, o che non è vero amore se col tuo compagno non vuoi un figlio.

Siccome mi è sempre stato chiaro che non avrei cambiato idea sui figli, ogni volta che iniziavo a frequentare un ragazzo lo facevo presente: mi pareva che per costruire una sana relazione duratura fosse meglio mettere in chiaro fin dall’inizio le cose importanti. Generalmente non venivo creduta (“sei giovane, cambierai idea”), oppure mi veniva detto che era orribile. Scoprii ben presto che si trattava di un’ottima strategia per selezionare fin da subito i possibili partner, ed evitare perdite di tempo: se uno era in grado di ascoltare, dialogare, considerare la mia posizione childfree, bene; altrimenti pace.
Ho avuto parecchie delusioni, ma tutto sommato sono anche stata fortunata, ho spesso incontrato persone che mi accettavano e mi volevano bene per com’ero. Fortunatamente, anche i miei genitori non hanno mai dimostrato mancanza di rispetto nei confronti della mia attitudine: hanno invece sempre detto che dovevo fare quello che sentivo. Nonostante questo, però, mi sono spesso sentita criticare aspramente, e ho sviluppato di conseguenza la tendenza a mettermi sulla difensiva.

Dicevo, ho sempre saputo di essere childfree. Una volta soltanto ebbi la sensazione che forse avrei potuto cambiare idea: magari è solo perché mi avevano fatto credere che il vero amore è quell’uomo da cui desideri i figli, o forse avevo gli ormoni impazziti…fatto sta che per un breve periodo pensai che forse, col ragazzo di cui ero follemente innamorata e con cui pensavo (contro ogni evidenza logica) che sarei stata per tutta la vita, avrei potuto avere un bambino. Glielo dissi. Lui era più maturo di me e persino meno propenso alla genitorialità. “Sono solo gli ormoni”, mi disse. “Aspettiamo, perché secondo me tra pochi mesi ti passa, e di un figlio finiresti per pentirti”. Io mi incazzai, perché mi pareva di avergli fatto un onore estremo, nel considerarlo così valido da volere persino dei figli da lui – io che madre non avevo mai voluto essere. Lui disse: “Va bene, se proprio vuoi, ti farò avere un figlio. Ma pensaci bene, perché siccome io non ho intenzione di fare il padre, se vuoi un figlio te lo tieni. Io sparisco, e vaffanculo.”
Testuale. Drastico, ma onesto. Io imprecai. Lui mi fece notare che un tribunale avrebbe potuto obbligarlo a sganciarmi dei soldi, ma nessuno avrebbe mai potuto obbligarlo a stare con me o ad amare nostro figlio e a seguirlo. Lasciai perdere.
Oggi sono profondamente grata a quest’uomo per avermi capita, e per avermi impedito di fare un errore di cui mi sarei certamente pentita.

Ora ho 39 anni, vivo col mio compagno da diversi anni, e non abbiamo figli. Lui è più possibilista di me: ha sempre detto che forse, se ci saranno le condizioni. Non ha un particolare desiderio di occuparsi di un bambino, e probabilmente non ne avrebbe nemmeno la pazienza; ma ogni tanto ne abbiamo parlato. Ci sono anche delle ragioni pratiche, per evitare i figli: il lavoro precario, il fatto che saremmo costretti a ricorrere all’aiuto (anche economico) dei nostri genitori, il poco tempo a disposizione. Il mio compagno ed io pensiamo che se si vuole fare un bambino, bisognerebbe tentare di garantirgli una situazione il più possibile serena: e ci sembra che la nostra, anche volendo, non lo sarebbe. Non riusciremmo a dargli ciò che abbiamo avuto noi, e non ci piace. Saremmo costretti ad affidarlo tutto il tempo ai nonni, e non ci piace.
Ecco, queste sono le ragioni per cui penso che il childfree non possa e non debba essere tacciato di egoismo: anzi, semmai c’è più altruismo in questo nostro riflettere su cosa ci sembra che sarebbe bene per un bambino, di quanto ce ne sia nei moltissimi che – purtroppo – si mettono a far figli soltanto perché così fan tutti, perché è normale, perché ormai ho quarant’anni.
E quindi no, l’accusa di egoismo non l’accetto: non sono una persona egoista, sono una persona che sa riconoscere le proprie attitudini e preferenze, anche quando vanno contro quelle della maggioranza; e che riflette prima di fare le cose.
Rifletto anche sul problema – ampiamente sottovalutato – della sovrappopolazione del pianeta, della scarsità delle risorse, dei cambiamenti climatici, e della deriva populista degli ultimi tempi. Rifletto sul tipo di mondo in cui un bambino che nasca oggi si troverebbe a vivere, e non mi piace.

In tutti questi anni ne ho sentite molte di obiezioni: mi è stato detto che mi pentirò, che poi scatterà l’orologio biologico, che quando sarò vecchia chi si prenderà cura di me, che tutte le donne hanno l’istinto materno, che un bambino è un dono di Dio.
Ora, all’orologio biologico non credo, come non credo all’istinto materno, né a Dio e né ad altri miti. Credo invece fortemente al diritto di ogni essere umano di decidere per sé e per il proprio corpo. Credo che sia inaccettabile l’ingerenza dei molti che più o meno surrettiziamente tentano di decidere sul corpo delle donne. Rivendico per me e per ogni essere umano il diritto di decidere senza che venga imposto, in modo più o meno sottile, un pensiero dominante pro-figli.
Ed è per questo che desidero parlarne, far sapere a più persone possibile la mia testimonianza, insieme a quella di tanti altri, spero.
E sì, ne faccio una questione politica: perché lo è. Perché tante, tantissime persone si sentono in diritto di indagare sulle ragioni di chi non ha figli, di mettere becco in questioni che non le riguardano, di dare consigli non richiesti, di usare le armi del paternalismo o del terrorismo psicologico per spingere le donne e gli uomini (soprattutto le donne) childfree verso la norma.
Perché in questa società è accettabile negare a una donna giovane la sterilizzazione volontaria al grido di “potresti cambiare idea”: come se una donna, maggiorenne e nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, dovesse avere un tutore a proteggerla.
Se una ventenne single, disoccupata e con problemi di salute si mette a figliare, nessuno si permetterebbe di dirle che farebbe meglio ad abortire, giusto? Nessuno lo farebbe perché quella donna ha il diritto di scegliere per sé. Ma come mai lo stesso metro non si applica al caso opposto? Perché questa società si permette ingerenze inaccettabili sul corpo delle donne? Ti dicono che sterilizzarsi è una decisione definitiva, ma perché, avere un figlio non è, forse, definitivo? Non è qualcosa che ti cambierà per sempre la vita? Non è qualcosa di cui potresti pentirti?
Ecco, io dell’essere childfree voglio parlare perché voglio che ognuno sia libero di scegliere se e quando diventare genitore. Voglio che la società smetta di imporre una visione figlio-centrica. Voglio che se ne parli, che si ascolti anche chi fa scelte “strane”.
Voglio che alle donne delle prossime generazioni non succeda più di sentirsi pressate per fare figli, o di sentirsi insultate se non ne vogliono, o di dover lottare per ottenere qualcosa che dovrebbe essere un loro di diritto, ovvero la libertà di decidere se e quando diventare madri – senza essere ostacolate da ostracismi sociali, ginecologi obiettori o in malafede, genitori impiccioni che mettono in atto ricatti affettivi, o partner che le accusano di non essere vere donne.

Non è vero che tutte le donne vogliono fare le madri, che a tutte prima o poi viene l’istinto materno: anzi, purtroppo ci sono molti esempi di madri che avrebbero fatto meglio a non diventarlo mai.
Io so di non essere mai stata interessata a fare la madre e ne conosco varie altre. Quindi vorrei che si smettesse di generalizzare, e si lasciasse una buona volta che ognuno (ognuna) scegliesse per sé, senza pressioni e oppressioni.
Vorrei che si smettesse anche l’abitudine di lanciare insulti travestiti da complimenti: per esempio, a me è stato detto che siccome sono una bella donna, ho il dovere morale di tramandare i miei geni, possibilmente accoppiandomi con un maschio dello stesso livello di bellezza.
Orbene, io non sono una vacca da monta, e rivendico il diritto di fare dei miei ovuli quello che voglio: non ho nessun dovere di farmi ingravidare dal toro più bello della regione!

A chi dice che la vita è vuota senza figli, rispondo ridendo: io, la mia, la riempio benissimo anche così. Un giorno mi piacerebbe molto avere un cane, questo sì. Magari più di uno, se potrò permettermi una casa grande, col giardino. Per il resto, la mia vita si riempie con il mio compagno, i miei amici, il lavoro, i viaggi, gli interessi culturali.
A chi lascerò la mia eredità? Al mio compagno, se vivrà più di me, oppure a qualche associazione od organizzazione in cui credo. O semplicemente a degli amici cari. O magari riuscirò a fare in modo di godermi ogni centesimo, pagando qualche piccolo lusso che mi piace.

Perciò, in conclusione: il mio essere childfree è prima di tutto una mancanza di vocazione materna; in secondo luogo considerazioni di ordine pratico-logico. Chissà, se le condizioni pratiche fossero state diverse, forse avrei avuto voglia di occuparmi di un piccolo umano. O forse no, perché comunque non mi sento molto adatta al ruolo materno. E poi il parto e la gravidanza mi hanno sempre fatto uno schifo indicibile. Avrei preferito, eventualmente, poter adottare un bambino.
Ecco, questa cosa dell’adozione mi è sempre piaciuta: mi pare che essere disposti ad accogliere qualcuno, senza nemmeno che sia del tuo sangue, solo perché ne ha bisogno e tu ne sei in grado…ecco, mi pare che questa dovrebbe essere la quintessenza della genitorialità.
Ma in Italia è difficile adottare. Anche qui si usano due pesi e due misure: i requisiti per l’adozione sono enormemente stringenti (anche dal punto di vista economico), mentre fare un figlio naturale è una cosa che viene permessa praticamente a chiunque. Peccato.

No, non mi pentirò di non essere diventata madre: perché anche nell’improbabile caso in cui dovessi un giorno aver voglia – troppo tardi – di avere un bambino, avrò la consapevolezza del fatto che prima di quel momento non c’erano le condizioni (psicologiche, economiche, lavorative…) adatte per accogliere qualcuno. E quindi, saprò che sarà stata comunque la scelta giusta.

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Francesca

Grazie, la penso come te al 99% (perché pensarla in modo identico ad un altro è impossibile).

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