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Io Lunàdiga, Tu Lunàdiga, Donna Lunàdiga   (in Italiano E In Inglese)

Pensare all’essere madre e al senso materno, in età fertile e non

di Nicole Rubano per Lunàdigas

Che sia per scelta o ragioni esterne, la riflessione di una donna sulla maternità – e la non-maternità, inevitabilmente – si evolve nel corso della sua vita.

Si può anche immaginare che il rapporto con sua madre, sia esso stesso la base da cui una donna parte pensando al suo futuro. La maternità, in fondo, è un modello che si eredita e tramanda, anche se non necessariamente porta alla nascita di una nuova vita.

Concettualmente, si può avere l’idea della maternità come qualcosa di estremamente altruista, ma allo stesso modo non essere madre può essere interpretato come egoismo sano ed emancipatorio. Eppure, finché la scelta sarà ancora aperta, fare le proprie considerazioni sulla maternità avrà sempre una nota di ingenuità. Come si può teorizzare ciò che ancora non si è vissuto e conosciuto, che sia una maternità o una non-maternità?

Ecco cos’hanno in comune le due protagoniste di oggi, Marisa Volpi Orlandini – importante storica dell’arte, critica d’arte e scrittrice –  e Paola Riccucci, insegnante di yoga e meditazione. Due donne che hanno conosciuto la non-maternità, alla fine dell’età fertile. “La realtà è andata così”, “Pazienza!” e bilanci sulla vita: questo emerge dalle loro riflessioni. In primis, si comprende come essere Lunàdiga sia una combinazione di coincidenze e inclinazioni esistenziali. Non ci si è pensato abbastanza, non ci si è pensato in tempo, o ci si è pensato quando non si aveva la giusta persona al proprio fianco. Allora, quanto la vita è capace di influenzare la (non) maternità?

Alcuni pensano che diventare madre sia una tappa della realizzazione personale di una donna; eppure, quante donne rinunciano alle loro personali tappe della vita come conseguenza di variabili esterne? Mancate artiste, mancate viaggiatrici, mancate amanti. Forse giudicare ciò che la vita dà e toglie a qualcuno è una scorrettezza.

D’altro canto, le tre ostetriche – tra le testimoni del film Lunàdigas, ovvero delle donne senza figli – dedite alla tradizione di assistenza alla maternità, offrono un’altra prospettiva al riguardo. Avere un figlio, rispetto ad altre scelte della vita, ha una valenza superiore e preziosa per una donna. Il periodo fertile fa parte, per natura, dell’esistenza femminile, come ogni donna conosce – biologicamente parlando – tra sindromi premestruali,  sbalzi ormonali e tante altre “esperienze” legate alla riproduzione.

In effetti, in un’ottica puramente scientifica, la realizzata maternità sembra quasi essere il lieto fine di una storia che parte dalla preadolescenza e accompagna la donna durante tutto il periodo fertile. È per questo che fare un figlio è associato, dalle stesse ostetriche, all’idea di completezza, ovvero di conclusione della storia. Dunque, dando per assodata questa visione, ciò che bisogna capire è se una Lunàdiga sente nel profondo la mancanza di questo finale.

Qui, si ritorna all’intensa testimonianza della critica Volpi Orlandini. Quadri, dettagli di home design, considerazioni intellettuali, ma non un filo di vuoto e incompletezza; tutt’al più, tra tutte le idee partorite, nel corso di una vita intera, si può avere una nostalgica curiosità verso ciò che non si è fatto. Eppure, è importante anche andare oltre gli appuntamenti della vita mancati, qualunque natura essi abbiano, senza aggravare di pesi maggiori la non-maternità.

La vita di una donna non ruota intorno all’opportunità riproduttiva: questo è l’unico postulato che dovrebbe restare saldo, tanto in età fertile quanto successivamente ad essa. Nonostante lo “slancio fertile”, come raccontato da Riccucci, sia una sensazione comune nell’universo femminile, è importante assecondarlo o no con consapevolezza.

La valutazione delle proprie scelte, in realtà, è ciò che veramente infonde la sensazione di completezza nell’individuo, a prescindere dalla realizzazione della procreazione. Il problema si pone, invece, quando una donna non mette in discussione l’istinto alla maternità, perché non lo considera nemmeno come una scelta; da ciò, poi, potrebbero scaturire pentimenti o delusioni quando non si è madri nel modo in cui ci si aspettava.

A questo punto della storia, quindi, arriva Lunàdigas per risvegliare la nostalgica curiosità su cosa si fa e non si fa nella vita. Così, anche le giovani donne in età fertile, probabilmente già future madri perfette nel loro immaginario, possono quantomeno riflettere su cosa significa davvero essere complete, che è ben diverso dall’aver colto tutte le opportunità (infinite!) della vita.

…e poi vissero felici e contente, col lieto fine che si sono scelte!

Lunàdigas? Parliamone!

Un appuntamento per pensare e per parlare: non perdete le testimonianze dell’Archivio Vivo di Lunàdigas di cui si è detto in questo articolo.

Marisa Volpi Orlandini   e  Paola Riccucci

I am Lunàdiga, You are Lunàdiga, She is Lunàdiga

Thinking about being mother and maternal, during and after fertility

Either for choice or for external variables, women’s reflections on motherhood – and non-motherhood too, of course – change over the years.

Usually, a woman begins her reflection starting from the relation with her mother. Motherhood, in fact, is also an inherited and transmitted model even when it does not bring to a new life as a result.

From these inherited models, motherhood can be interpreted as an altruistic action, as well as example of healthy selfishness and emancipation. However, until the choice to have children is still open, making moral judgments on motherhood will always be kind of naïve. How is it possible to theorise on an unknown experience, being it motherhood or non-motherhood?

Here there is what the two videos share, mixing the two experiences of Paola Riccucci and Marisa Volpi Orlandini – well-known scholar and art critic. Two women who know non-motherhood since the end of their fertility. “That’s life!”, “Things go like this!” and other thoughts on all their experiences: this is what comes out of the interviews. Firstly, this shows how being Lunàdiga can be the mere result of coincidences and existential flows. You may have not thought enough on it, you may have not thought in time on it, or you may have thought on it when you did not have a partner. So, how much is life capable to influence (non)motherhood?

Even if becoming mother is considered a goal for female self-development, how many women do renounce to other personal life goals because of external variables? Missed artists, missed explorers, missed lovers. Maybe judging what life gives and takes is riskily arrogant.

On the other hand, three midwives – part of the movie Lunàdigas, or concerning childfree women – rooted in the tradition of assisting maternity – offer another perspective on the same topic. Compared to other life experiences, having a child is particularly precious for a woman. Fertility is biologically part of female existence as many other moments linked to reproduction as pre-menstrual syndromes, hormonal changes, and so on.

In this scientific view, a realized motherhood is like the happy ending of a story that lasts for the whole period of fertility. This is why bringing to life a new being gives the idea of completeness and conclusion of a path in the life of women. Nonetheless, taking this vision for granted, it is important to understand if a Lunàdiga really feels empty because of lacking this ending of the story.

Here, we move back to the intense words of the critic Volpi Orlandini. Artworks, home design details, intellectual observations, but any feeling of emptiness. Although, among many born ideas, during a whole existence, there can be a bit of nostalgic curiosity towards unrealised experiences. However, despite missed experiences – no matter of what kind they are – non-motherhood should not be overloaded of expectations.

The life of a woman is not centred on reproductive chances: this is the only assumption to respect, either during fertility or not. Regardless of moments of “life force towards reproduction”, as explained by Riccucci, it is important to be aware when following or not this biological path.

Thus, what really gives the feeling of individual completeness is the autonomy of evaluating personal choices, disregarding the concretisation of maternity. Instead, when a woman is not encouraged to challenge her instinct to becoming mother, there is a concrete problem. Maternity must be a choice; if not, a young mother could be easily disappointed when she did not expect consequences, pros and cons of motherhood but it is too late to go back.

Exactly at this point, Lunàdigas comes to wake up women’s nostalgic curiosity towards what they do and what they do not in their life. So, even young girls in the in the middle of fertility – probably already perfect mothers in their minds –, can at least think about what completeness means. Actually, it does not mean at all taking all the (infinite) opportunities that life gives.

and then, they lived happily ever after, with their own happy ending!

Lunàdigas? Let’s talk about it!

A rendezvous to think and to talk. Don’t miss Lunàdigas’ Archivio Vivo.

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