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Le nuove testimonianze di questo mese arrivano in un momento delicatissimo, all’alba del G7 che ha visto sparire dal documento finale aborto e identità di genere, proprio a opera della premier italiana Giorgia Meloni.

L’autodeterminazione delle donne, soprattutto per quanto concerne i diritti riproduttivi, è sotto attacco come forse mai nell’epoca contemporanea e in questo mese parleremo di come sono (ancora) viste e giudicate in alcune parti del mondo le donne che non mettono al mondo figli e figlie per qualsiasi motivo.

Un pensiero patriarcale alla base: se sei donna e non ti riproduci non sei, non vali, non meriti niente.

Abbattiamo questo diktat insopportabile, con la forza del testimoniare.

Invitiamo tuttə a condividere ovunque le parole delle Lunàdigas del mondo!

Ecco le nuove inserite nell’Archivio Vivo, tutte realizzate in collaborazione con la Fabbrica dei Gesti di Lecce, nell’ambito del Festival Equality_ identità, arti, territori, inserito nel Laboratorio di Pratiche di consapevolezza corporea “Nelle Trame del corpo” a cura di Stefania Mariano, con le donne della Cooperativa Rinascita.

Manuela: “Dialogando si arriva a non giudicare le scelte” Manuela non ha ancora preso una decisione riguardo all’avere figli. Desidera che la sua scelta possa essere libera da condizionamenti. Nella sua testimonianza, racconta il suo vissuto matrimoniale e familiare. Parla anche del suo lavoro di operatrice sociale a contatto con realtà culturali, geografiche e sociali diverse dove molto spesso la maternità non costituisce una scelta.

Emanuella: “In Costa d’Avorio non puoi scegliere di non avere figli” Emanuella viene dalla Costa d’Avorio. Nel suo paese, per le donne la gravidanza non è una scelta discutibile. Le donne che non hanno figli sono definite “donne sterili”. In Costa d’Avorio la donna senza figli è vista sempre con sospetto e, soprattutto quando non vi è una patologia sottostante, è trattata come una strega.

Promise: “In Nigeria le donne senza figli sono considerate pazze” Promise viene dalla Nigeria e ama essere madre. Racconta che nel suo paese le donne che non hanno figli sono chiamate “aride” e subiscono i giudizi e la pressione della famiglia e della società.

‌Samira: “In Tunisia ci sono molti commenti negativi verso le donne senza figli” Samira viene dalla Tunisia e sta per avere una bambina. Racconta che in Tunisia le famiglie sono generalmente numerose e che le donne che non si sposano o che non hanno figli sono considerate complesse e giudicate molto negativamente.

‌Per la serie Monologhi Impossibili, arriva quello (monumentale!) di Rosa Luxemburg, interpretato da Lia Careddu

Antonella Ippolito

Antonella Ippolito, originaria di Palermo, vive all’estero dal 2004, e dal 2007 in Germania. Ha studiato filologia classica e letterature romanze e oggi è ricercatrice di letterature romanze all’Università di Potsdam, dove insegna letteratura francese, affiancando all’attività accademica la scrittura e la pittura. Lunádiga, ovviamente!

‌Nella sezione Storie presentiamo due nuove recensioni che vanno ad arricchire la nostra ormai nutritissima Libreria Lunàdiga: Come mantengo viva la memoria di tutte quelle donne che non hanno avuto voce?, recensione di Claudia Mazzilli de la Tela di taranta (Iacobelli, 2021) di Elianda Cazzorla, e la recensione di Libertà in vendita. Il corpo fra scelta e mercato (Torino, Bollati Boringhieri 2023) di Valentina Pazé a firma di Antonella Ippolito, nuova penna e nuova voce che abbiamo avuto la fortuna di incontrare lungo il percorso, e che ci porta dentro il mondo della “maternità surrogata” sospendendo il giudizio, ma mettendo sul tavolo tutte le carte, senza sconti e senza retorica.

Anche quest’anno abbiamo partecipato ad Archivissima 2024, Festival e notte degli Archivi, che nell’edizione 2024 ha avuto come tema le #passioni

La nostra? È la passione di esplorare sé stesse, nell’angolo della propria solitudine o nel cerchio che ci lega come amiche e sorelle. Coscienza, autocoscienza, riconoscimento reciproco. Essere donne non vuol dire essere madri. Essere donna è la passione di raccontarsi, la passione di ascoltarsi, la passione di donare la propria esperienza senza farne un assoluto. Nelle singole testimonianze o nei cerchi delle donne registrati negli anni, ci sono madri, figlie, childfree e childless, lavoratrici, studentesse, pensionate. Donne italiane e straniere, di diverse età: generazioni che si tengono per mano. C’è un nome per tutte loro? Sì. È “lunàdigas”.

Il nostro contributo è visibile qui

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Archivissima Festival e notte degli Archivi 2024

 
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