Rania è una giovane donna tunisina che si dedica con amore alla coltivazione delle piante. Nella sua testimonianza, Rania porta l’attenzione su vari temi: l’impossibilità biologica di avere figli, la maternità allargata verso ogni forma vivente, dalle piante agli animali, e il ribaltamento dei ruoli tra madre e figlia.
Testimonianza realizzata per il progetto Archivio delle donne del Mediterraneo con il contributo di Mediterranean women’s fund – Fonds pour le femmes en Méditerranée.
Attenzione! Se non hai accettato i cookies del sito, è possibile che la visione delle testimonianze da Youtube sia disabilitata.
Vuoi ascoltare e leggere altre testimonianze? Sostieni l’archivio vivo di Lunàdigas!
Ecco la trascrizione completa del video:
RANIA: «Sono Rania Dridi, ho ventisette anni. Vengo dalla Tunisia, dalla Goulette e ho studiato Architettura. Prima di Architettura studiavo altre cose, ma non ho trovato il mio spazio.
Per architettura, in Tunisia, non hai bisogno di fare un grande lavoro, devi solo realizzare un progetto architettonico. Alla fine il mio progetto è diventato molto grande e ho incontrato molti ostacoli con i miei professori. Ogni volta “è molto grande, non è un soggetto adatto al quinto anno”. Non potevo fare di testa mia.
Così ho abbandonato completamente, con la depressione, le operazioni e tutto il resto… mi sono molto allontanata. E io ho sempre fatto cose di cui ho bisogno. Tutto ciò mi consuma, mi rifugio dentro. Ma non voglio continuare a farlo. Voglio continuare con la mia collezione di piante. A volte è dura, ogni volta che me ne separo è diventato qualcosa di molto particolare. Va bene, io vendo, ma non credevo che sarebbe stato così.
Quando ho saputo dello stand, ho preso in prestito dei soldi da mia mamma sono andata a comprare delle piante, ho preso del cemento e tutto, ma ho anche portato alcune delle mie piante. Hanno anche i nomi.
Ho portato questa che è mia, questa qui, la chiamo Lisa Simpson, perché ha delle spine come i capelli di Lisa. Anche quella lì è mia e ce l’ho da cinque anni. È con me da cinque anni e non riesco a lasciarla andare. Volevo veramente esporre, volevo che si potessero vedere. Volevo realmente condividerle e che la gente potesse averle. Grido, sono molto appassionata ma mi fa piacere condividere con altri, volevo che le persone avessero una famiglia di piante a casa.
Certe volte, quando mi chiedono il prezzo, io dico che sono già vendute. E in verità sono le mie. Guarda, c’è un fiore che va… È la prima volta che fiorisce per me, quindi no, fiorirai a casa mia! Questo fiore c’è da un anno, perché l’ho preso dalla pianta madre che ho a casa. Lei invece è fiorita per la mia gioia, già da tre estati, ma lui è la prima volta. La prima persona a cui ho venduto una pianta è una mia amica che ha comprato una casa nuova e ha voluto arredarla in modo artigianale. Le sono piaciute le cose che avevo e mi ha detto: “Le devi fare per me. Mi compri le piante, le pianti per me e io ti pagherò”. È stato un po’ strano, specialmente all’inizio, ma alla fine ho accettato. Va bene. Dato che le piante le vado a comprare ho pensato “ok, facciamolo”. Ed è stato fantastico!
Sono piaciute molto a sua zia e mi ha chiesto di fargliene tre. È andata così. Poi mi ha detto di creare una pagina Facebook e che avrei dovuto metterle su Facebook. Ora per Chouftouhonna è la prima volta che le porto fuori da casa. La prima volta. È veramente una strana sensazione per me.»
INTERVISTATRICE: «Sei contenta di questa esperienza?»
RANIA: «Sì, diciamo che è un’esperienza piuttosto rivelatrice, come il fatto di aver scoperto che non voglio vendere le mie piante, come il fatto che il feedback è stato positivo, non me lo aspettavo proprio. Ci sono molte persone, anche quando non le comprano, che mi dicono che faccio veramente un buon lavoro. Ah, lo pensi davvero?»
INTERVISTATRICE: «Cosa facevi in Francia?»
RANIA: «No, non ero in Francia, ero in Senegal. Studiavo lì.»
INTERVISTATRICE: «Cosa studiavi?»
RANIA: «Lì ho studiato Medicina, dopo il diploma. Sì, è una esperienza magnifica.»
INTERVISTATRICE: «Ci sei più tornata?»
RANIA: «No. Avrei voluto tornarci, ma bisogna stare in un buon momento della vita per poter viaggiare. Comunque dopo sono stata in altri paesi a parte il Senegal. Ho ancora degli amici lì, abitavo con una ragazza marocchina, un’amica fantastica. Ho molti amici senegalesi, uno è anche venuto in Tunisia.
Sono stata sempre un po’ materna da quando ero piccola ma quando… Quando avevo diciotto, venti anni dicevo di non volere mai figli perché è una cosa che ti consuma, perché c’erano tante cose che volevo fare: volevo scrivere un libro, diventare medica, architetta, etc. e non volevo avere figli. Sono restata sempre della stessa idea. Poi un giorno non mi è venuto il ciclo, ho avuto un ritardo, mi sono un po’ preoccupata, sono andata dal ginecologo e si è scoperto che avevo una cisti ovarica di undici centimetri, che avrei dovuto rimuovere. Ho fatto la mia prima operazione… non c’erano… era solo all’interno, ho dimenticato come si dice. Ecco sì, per rimuovere la cisti, e questo l’ha fatto la mia dottoressa. Dopo quattro mesi dovevo fare un controllo, quando sono andata via la dottoressa mi ha consigliato un altro medico che mi ha detto che l’operazione non era andata molto bene. C’erano cellule, l’ha chiamato un tumore borderline, e avrei dovuto rimuovere totalmente l’ovaio e altre cose accanto di cui poi ho dimenticato il nome. E contrariamente a quello che pensavo, la cosa mi ha un po’ toccata, di non poter… Anche il fatto di avere l’ovaio policistico, uno rimosso e l’altro con piccole cisti, anche se non dovevo subire un’altra ablazione, ma comunque… è sterile diciamo.
E quando dici questo, quando ti viene detto questo a ventiquattro anni, è strano perché ti chiedi se hai preso la decisione giusta di aver detto che non volevi figli e ora che non ne puoi avere pensi che non avrai più scelta. È una cosa ingiusta, poi ci sono persone che non hanno mai potuto scegliere. Io fino a un certo punto potevo scegliere. Non so, era il fatto di non avere più la possibilità di decidere di avere o non avere figli, chissà… più in là, non so. Per il momento no, non voglio avere figli, la mia vita è cambiata perché ho trovato che potevo essere, diciamo, mamma, in altro modo.
Ecco, la cosa che mi ha fatto riflettere è stato in realtà, a un certo momento verso i ventisei anni… ho avuto questo desiderio di voler essere mamma, ma non necessariamente di un figlio. Tuttle le mie amiche trovavano un po’ strano che io fossi diventata molto protettiva, tipo: “bevi acqua, mangia questo, fai quello, copriti”. Era molto strano voler fare così a ogni animale che trovavo per strada, a ogni pianta, a ogni persona. Anche nelle mie relazioni con altre donne, come vi ho detto mi identifico come donna queer, ho avuto una relazione che è stata rivelatrice. Lei era più giovane di me, avevamo solo due anni di differenza ma sono diventata molto… Non la dominavo ma la volevo sempre aiutare, guidare e dopo la fine di tutte queste relazioni tra amicizia, amore e il resto mi sono chiesta se volevo dei figli. Questa cosa mi è arrivata, non mi sono posta la domanda spontaneamente. Ecco. Quindi con la maternità ho una relazione complicata.
D’altronde il mio progetto si chiama Plant Motherhood. In realtà, è un gioco di parole con Planned Motherhood. Beh, è un po’ diverso, perché non si tratta di essere protettive e tutto il resto, ma di scegliere, a un certo punto della tua vita: scegliere di donare questa energia materna a qualcosa, a qualcuno, a chiunque.
Si può fare, si può offrire. Non deve necessariamente essere mio figlio o il figlio di qualcun altro. Come nel mio caso, possono essere le mie piante, perché ho dato loro dei nomi, mi prendo cura di loro, mi preoccupo tanto per loro. Una volta avevo un Croton, una pianta esotica, ed era stata attaccata dalla cocciniglia… Era così bella, era grande, aveva foglie di tutti i colori, era particolare. Ho passato tanto tempo a cercare di proteggerla, ho imbevuto uno stecchino con l’alcol e ho cominciato a toglierglieli e dopo… Merda! Poi l’ho perduta, aveva intorno alle radici delle cimici, quindi è morta.
Vedi, è questo bisogno di volerle proteggere tutte e di fare attenzione sempre. Ecco, anche con gli animali è così. Ma la questione degli animali qui… Beh, ho sempre desiderato avere un cane ma è caro avere un cane, quindi… ne sento il bisogno, veramente desidero un cane perché ho questa energia, che voglio dare a qualcuno che ne ha bisogno. Inoltre a un certo momento mi sono detta che sarei andata via di casa, avrei trovato un lavoro e avrei adottato un bambino. Ma qui non è possibile farlo e non so poi se posso o se lo voglio fare veramente, perché è vero ,ho questo desiderio ma non ci si può impegnare se non sai che puoi realmente farlo. Non saprei, è una grande responsabilità che ho scelto di non prendere, ho scelto di non impegnarmici.»
INTERVISTATRICE: «Adesso hai un cane?»
RANIA: «Sì, si chiama Frida, ha sei settimane. Sì. È grazie a dei piccoli lavori che ho fatto che ho potuto avere i soldi. È proprio strano acquistare un essere vivente, ma è così, anche se… È così, sono le regole. Quindi, sì, ho un piccolo bebè che si chiama Frida, è un pastore tedesco. È così carina.»
INTERVISTATRICE: «E la consideri come una figlia?»
RANIA: «Più che una figlia. Oh my God! Quando l’ho presa, quando sono andata dalla persona che aveva sua mamma, mi sono detta: la prendo così, da piccolina; aveva solo due giorni quando l’ho vista per la prima volta. La svezzerò io, voglio proprio che sappia che io sono sua mamma. Non so se ha bisogno di imparare delle cose dalla sua madre ma comunque questa persona non avrebbe tenuto i cuccioli. Volevo prenderla da piccolina. Tutto quello che posso fare per lei è esserci, avere delle attenzioni, fare in modo che nessuno le gridi contro. Ma sì, c’è anche la disciplina, quella sì. C’è anche l’educazione perché metto sempre la musica, anche alle piante! Pensa che ho una playlist sul computer proprio per le mie piante. Ecco. Io immagino, so che hanno un’anima, e che questo le aiuta. C’è una differenza tra le piante che tengo in camera, alle quali metto sempre la musica e le piante che stanno in salone. Ti posso giurare che c’è una grande differenza. Ecco, ho parlato di tutto, senza accorgermene.
Quando ho dovuto scegliere il nome per il mio bebè… ci sono due nomi che avrei scelto, per il mio cane, per mia figlia: Maya, come Maya Angelou, e Frida, come Frida Kahlo. Loro due, insieme a Simone de Beauvoir, queste tre donne… queste tre donne sono mia nonna, mia mamma e mia sorella. Mia nonna è Maya Angelou, mia mamma è Simone De Beauvoir, che ha scelto di non avere figli, e Frida Kahlo è mia sorella. Sono delle donne con cui sono cresciuta, nella mia testa, attraverso i libri, la pittura, i film, qualsiasi cosa. Ho cercato tutte le documentazioni che potevo avere per avvicinarmi a loro. Sono delle donne molto speciali che mi hanno molto influenzata. Le porto con me tutto il tempo, fanno veramente parte di me.
Anche la mia mamma biologica lo sa. Le chiama mia mamma, tua nonna, tua sorella. Con lei ho una relazione molto complicata ma ora lei rispetta le mie influenze, perché io e lei siamo culturalmente molto lontane. Ora mi metto a piangere.
Con mia madre è molto complicato, molto complicato. Mia mamma è… ha perso sua madre a ventisei anni, lei era la più giovane delle sorelle. E da quando ero piccolina sono stata io per lei come una mamma. Le spazzolavo i capelli, le mettevo l’olio nei capelli… È lei che me lo chiedeva perché aveva bisogno di queste attenzioni. È per questo che sono diventata una persona molto materna. Lei ha le sue “issues”, ha i suoi problemi riguardo la sua responsabilità, ha molte cose da affrontare. Me lo dice sempre adesso: mi dice sempre che per lei sono come una mamma, una sorella grande, quando invece è lei mia mamma. Sì, abbiamo questo rapporto. Credo che anche questo mi ha influenzato nella decisione di non avere figli quando ero ancora molto giovane.»
INTERVISTATRICE: «Lei voleva che tu avessi dei figli?»
RANIA: «Sì, mia mamma, dio mio! Mia mamma non accetta proprio che a ventisette anni non sono sposata e non voglio avere figli. No, ma questo è un argomento… a casa è una guerra, sempre. “Perché non ti sposi? Perché non vuoi avere dei figli? Voglio dei nipoti”! Io le dico “Tu vuoi dei nipoti”? Io non ho figli miei. Non posso avere figli nella mia vita. Lei dice: “Io li voglio, me ne prenderei cura”. Le dico: “Non voglio che te ne prenda cura. Se mai avessi un figlio, non voglio che te ne prenda cura tu, non voglio che mio figlio diventi come me”. Vedi, lei pensa di potersi prendere la responsabilità di un figlio mio, ma non può. Tutta la vita… Tutta la sua vita ha fatto la babysitter per i bambini della famiglia, ma sono io che lo faccio in realtà. Sono io a invitarli a lasciare i loro bambini da noi, a cambiargli i pannolini, sono io a dargli il biberon, sono io che preparo la pappa, sono sempre io. Lei pensa…. lei ha un cuore grandissimo e pensa di poterlo fare, pensa di esserne capace. Ma… vedi, è proprio questo, pensa di poterlo fare ma poi non lo fa. Ed è proprio questo che non voglio nella mia vita. Non voglio rischiare, ecco. Non voglio rischiare di non poterlo fare un giorno. Non mi voglio impegnare, non voglio rischiare. No.»
Francese:
RANIA: «Je suis Rania Dridi, j’ai 27 ans, je viens de la Tunisie, de la Goulette. Avant j’étudiais autres choses mais je n’avais pas trouvé ma place. En ce moment en Architecture en Tunisie, t’as pas besoin de faire un grand truc, il faut juste réaliser un projet architectural. Voilà donc c’est devenu très grand et j’ai rencontré beaucoup d’obstacles, par rapport à mes profs et tout. C’est eux qui… chaque fois c’est trop grand, c’est pas un sujet de 5e année… Et je pouvais pas faire rien.
Alors j’ai complètement abandonné avec la dépression, avec les les chirurgies, avec tout ça… Je me suis éloignée tant. Et à chaque fois, et je fais tout, je fais des trucs dont j’ai besoin. Ça me consomme, je m’enfuis dedans. Mais je veux pas continuer à faire ça, Je vais garder ma collection, mes plantes, c’est ma famille. C’était très dur ces journées là, à chaque fois qu’elles partent, ça a l’air… c’est devenu comme un produit qui est bizarre. OK, je vends, mais je croyais pas que ça allait me semblait ainsi.
Quand on m’a dit que j’avais le stand, j’ai pris de l’argent chez ma mère, je suis partie, j’ai acheté des plantes, j’ai acheté du ciment et tout mais j’ai aussi ramené quelques-unes de mes plantes. Elles ont des noms même, donc j’ai amené celle-là, c’est la mienne, celle-là, elle je l’appelle Lisa Simpson parce-qu’elle a des épines comme les cheveux de Lisa. Celle-là, elle est la mienne aussi. Et celui-là, celui-là, il a 5 ans chez moi, ça fait 5 ans qu’il était chez moi, et j’ai eu du mal à le laisser aller après. Je voulais, je voulais exposer vraiment, je voulais qu’on puisse les voir. Je veux aussi partager ça. Je veux que les gens aient ça. Je crie, je suis passionnée, mais je veux que les gens partagent ça. Je veux que les gens aient une famille de plantes chez eux. Ouais, mais il y a certains quand on me demande c’est à combien je dis, non c’est pas à vente, ça c’est déjà vendu, alors que c’est à moi. Regarde il a une fleur qui va pousser, c’est la première fois qu’il va fleurir pour moi, donc non tu vas fleurir chez moi. Lui, je ne sais pas, c’est un an, parce-que lui je l’ai pris chez la plante mère chez moi à la maison, elle a fleuri pendant 3 étés déjà mais lui c’est la première fois.
Celle à qui j’ai vendu la première fois c’est une copine en fait qui s’est acheté une nouvelle maison. Elle a fait le décor artisanal et tout, elle a aimé les trucs que j’avais, elle m’a dit: “Tu vas m’en faire, tu vas acheter des plantes, tu vas les planter pour moi et je vais te payer”. C’était un peu bizarre, j’ai pas pu le faire au début, mais après bon, j’ai dit d’accord, puisque je vais les acheter les plantes. OK, on va faire ça. Et c’était super.
Sa tante, elle a vu ça, elle a aimé. Elle m’a dit tu vas m’en faire trois. C’est comme que j’ai commencé. Après elle m’a dit, Tu dois mettre ça sur la page Facebook. Pour Chouftouhonna, c’est la première fois que je sors de la maison avec eux. Première fois. C’est vrai que c’est bizarre pour moi, tu vois?»
INTERVIEWEUR: «Tu es contente de cette expérience?»
RANIA: «Ouais, c’était une expérience assez révélatrice, disons, comme le fait que j’ai découvert que je veux pas vendre mes plantes, comme le fait que le feedback était positif. Je m’attendais pas à ça. Mais il y a plein de gens, même quand ils prennent pas ils me disent c’est vraiment du bon boulot et tout. Et là je suis: C’est vrai? Tu penses?»
INTERVIEWEUR: «Est-ce que tu vivais en France?»
RANIA: «Non, c’était pas en France. J’étais au Sénégal. Je faisais des études là-bas. J’étais… je faisais des études de Médecin, après le Bac. C’est là que j’ai fait ça. Ouais, c’était une expérience magnifique.»
INTERVIEWEUR: «Tu y est retournée depuis?»
RANIA: «Non, mais je voulais. Je voulais y retourner. Après, il faut être dans un bon endroit dans sa vie pour pouvoir… voyager. Voilà, mais j’ai voyagé à d’autres pays a part le Senegal, après. Ouais, j’ai des amis là-bas, j’habitais avec une fille marocaine. C’était une pote magnifique et j’ai plein plein d’amis sénégalais, il y en a un qui est même venu en Tunisie.
J’ai toujours été un peu maternelle depuis toute petite, mais quand j’ai… bon pendant mes 18 à 20 ans tout ça, je disais que je voulais jamais avoir d’enfants parce que ça consomme, parce que j’avais tellement de trucs à faire. Je voulais écrire un livre, devenir médecin, pilote, architecte, tout ça. Et je voulais pas avoir d’enfants. Et puis… Et c’est resté toujours mon avis, après un jour j’ai pas eu mes règles, j’avais un retard et je m’inquiétais un peu je suis partie au gynéco et il s’est avérée que j’avais un kyste ovarien de 11 cm. Je devais… On devait enlever le kyste. Et j’ai fait ça, ma première opération c’était… il y avait pas de… C’était juste en interne, j’ai oublié comment ça s’appelle. Voilà, pour enlever le kyste… Elles ont fait ça… mes deux médecins. Après, je devais faire un contrôle, après 4 mois, et quand je suis partie, elle m’a envoyé vers un autre médecin qui m’a dit que en fait… la procédure n’a pas tellement marché parce que y a des cellules. Bon, il a dit que c’est une tumeur borderline et que je devais faire carrément l’ablation de l’ovaire et des trucs qui étaient à côté, j’ai oublié les noms après des trucs. Et contrairement à ce que je pensais. ça m’avait un petit peu touché de pas… et puis il s’est avéré que j’ai des ovaires polykystiques donc j’ai un qui est parti, un qui a des petits kystes qui vont pas faire que je procède à une autre ablation, mais quand même c’est stérile, disons.
Et quand on te dit ça, quand on te dit ça à 24 ans, c’est bizarre parce que genre… tu dis est-ce que j’ai pris la bonne décision d’avoir dit que je voulais pas d’enfant et maintenant que je peux plus en avoir, je pense que j’ai plus le choix. C’est ça, c’est ce questionnement qui est injuste. Après, parce que il y a des gens qui n’ont jamais eu le choix, moi à un certain moment, j’avais le choix. Et je sais pas, c’était ça, c’était le fait que je pouvais pas avoir le pouvoir de décider de pas en avoir ou d’en avoir. Tu sais? Après je sais pas. Pour le moment non, je veux pas avoir d’enfants, ma vie a changé parce que j’ai découvert que je pouvais être… disons maman autrement.
Voilà, voilà le truc qui m’a poussé à me questionner, c’était en fait à un certain moment à 26 ans, j’ai eu ce sentiment de vouloir être maman, mais pas nécessairement un enfant. Même toutes mes amitiés sont devenues un peu bizarres parce que je devenais très protectrice, très genre… bois de l’eau, mange ça, fait ça, habille-toi. C’est tellement bizarre de vouloir faire ça à chaque animal que je trouve dans la rue, à chaque plante, à chaque personne, même s’il y a… même dans mes relations avec d’autres femmes, parce que j’ai dit que je m’identifie en tant que femme queer. J’ai eu une relation qui était révélatrice aussi parce que elle était plus jeune que moi mais genre on avait 2 ans de différence et je suis devenu…tu vois, très… Je ne la dominais pas, mais je voulais l’aider, disons la guider tout ça. Et après la fin de toutes ces relations entre amitié, amour, tout ça, je me suis dit: est-ce que je veux avoir des enfants? Tu vois, c’est ça, c’est venu à moi, je me suis pas posé la question spontanément, tu vois? Voilà, donc c’est une relation compliquée que j’ai avec la maternité. D’ailleurs mon project, que j’ai appelé Plant Motherhood, en fait c’est un jeu sur Planned Motherhood, planifiée. Bon c’est un peu différent parce que il s’agit pas de protection pour ça, mais de choisir, à un certain moment de sa vie de choisir de donner cette énergie maternelle à quelque chose, à quelqu’un, à qui que ce soit.
On peut on peut le faire, on peut l’offrir. Ça peut ne pas être mon enfant ou l’enfant de quelqu’un d’autre. C’est comme dans mon cas mes plantes, parce que je leur donnais des noms, je fais attention même au courant d’air, j’ai peur pour elle tellement. Il y a une fois j’avais un croton, c’est une plante exotique et il y avait des cochenilles qui l’ont attaqué. Elle était très belle, elle était grande, avec des feuilles de toutes les couleurs. C’était bizarre. J’ai pris les mesures, disons de la protéger, j’ai pris un cure-dent avec l’alcool, j’ai commencé à les enlever et après… Après je l’ai perdue, il y avait tout, il y avait dans les racines, c’est incroyable, il y avait mis les bugs. Donc elle est partie et tu vois…
Ce besoin de vouloir les protéger toutes et de faire attention tout le temps. Voilà, c’est même avec… même avec les animaux, c’est comme ça. Mais voilà, les questions des animaux, c’est ici parce que… C’est… bon, je voulais toujours avoir un chien, mais c’est cher les chiens… Donc… tu as le besoin, à un certain moment j’ai dit à ma mère, je veux avoir un chien, parce que j’ai cette énergie, je veux donner ça à quelqu’un qui en a besoin et voilà. Et en plus, j’ai un certain moment, je me suis dite que j’allais sortir de ma maison familiale, trouver un boulot et adopter un enfant. Mais c’est pas possible ici et je sais pas si je peux ou si je veux le faire, en fait. Parce-que ok tu as cette envie mais il ne faut pas s’engager sans savoir qu’on peut le faire. Et je sais pas, c’est une grande responsabilité que je choisis de pas prendre, de pas m’engager.»
INTERVIEWEUR: «Tu as un chien maintenant?»
RANIA: «Oui, elle s’appelle Frida. Elle a 6 semaines. C’est grâce à des petites choses que j’ai fait que j’ai pu avoir l’argent. Voilà. C’est bizarre d’acheter un être vivant, je sais que c’est bizarre. Mais c’est comme ça, c’est comme ça, c’est les règles. Donc oui, j’ai un petit bébé qui s’appelle Frida, elle est berger allemand. Elle est très mignonne.»
INTERVIEWEUR: «Mais tu la considères un peu comme ton enfant?»
RANIA: «Ah, plus que mon enfant. Oh my God. Quand j’allais la prendre, quand je suis partie chez le mec qui avait sa maman, je lui ai dit je veux la prendre comme ça toute petite. Elle avait deux jours quand je l’ai vu pour la première fois, je veux la nourrir au biberon je veux vraiment qu’elle sache que je suis sa maman. Tu vois? Je ne sais pas si c’est bizarre d’apprendre de sa maman, mais de toute façon il allait pas les garder avec leur maman, lui. Je voulais la prendre toute petite. Voilà tout ce que je peux faire pour elle, c’est d’être là, faire attention. Je ne laisse, personne lui crier dessus. Mais oui, il y a de la discipline. Ah oui. Il y a aussi l’éducation, parce que tu mets de la musique tout le temps. Oh même aux plantes. Tu sais, j’ai une playlist sur mon ordinateur, c’est une playlist pour mes plantes. Et ça, moi je sais qu’elles ont des âmes et que ça les aide. Et il y a une différence entre les plantes qui sont dans ma chambre à qui je mets tout le temps de la musique, et les plantes qui sont dans le salon. Je te jure, il y a une différence. Ouais, je suis allée partout sans faire attention. Quand je voulais nommer mon bébé, il y a 2 noms que j’ai, que je nommerai mon chien, ma fille: c’est Maya, comme Maya Angelou, et Frida comme Frida Kahlo. Ces 2 personnes là, avec Simone de Beauvoir, ces 3 femmes, ces 3 femmes sont ce que j’ai dit, elles sont ma grand-mère, ma mère et ma sœur. Ma grand-mère c’est Maya Angelou, ma mère c’est Simone de Beauvoir qui a choisi de pas avoir des enfants et Frida Kahlo c’est ma sœur. C’est des femmes avec qui j’ai grandi dans ma tête, à travers les livres, la peinture, les films, pas importe. Tout documentation que je pouvais avoir pour m’en rapprocher c’est des femmes très spéciale qui m’ont beaucoup influencé. Je les porte sur moi tout le temps, elles font partie de moi, vraiment. Même ma mère réelle elle sait, elle me dit ta maman, ta grand-mère, ta sœur. J’ai une relation très compliquée avec elle, mais elle me respecte maintenant mes influences, parce-que on a des cultures très différentes elle et moi. Maintenant je vais pleurer. Avec ma maman c’est compliqué, c’est très compliqué. Ma mère a perdu sa maman à 26 ans, elle était la plus jeune de ses sœurs, depuis que j’étais toute petite, j’était comme sa maman à elle. Je lui brossais ses cheveux, je lui le mettais de l’huile dedans. Elle le demandait, parce-qu’ elle avait besoin de cette affection. Je pense que c’est comme ça que je suis devenue si maternelle. Elle a “issues”, elle a ses problèmes à elle, ses responsabilités… Elle a beaucoup de choses à elle. Elle me dit tout le temps, maintenant, après… elle me dit tout le temps que je suis comme une maman pour elle, comme une grand-sœur, alors que c’est elle ma maman. Ouais, on a ça. Je pense que ça aussi m’a… ça m’a influencé dans la décision de ne pas avoir des enfants quand j’étais encore plus jeune que ça. Ouais, je ne voulais jamais… je ne voulais jamais mettre mes enfants, ou des enfants que je pourrais avoir à travers…»
INTERVIEWEUR: «Et elle les voulait les enfants?»
RANIA: «Ouais, ma mère. Oh, mon Dieu ! Ma mère n’accepte toujours pas que j’ai 27 ans, pas mariée et que je ne vais pas avoir d’enfants. Non, mais ça c’est un sujet… C’est la guerre à la maison tout le temps. Pourquoi tu ne te marie pas? Pourquoi tu ne vas pas avoir des enfants? Je veux des grand-enfants! Toi tu veux des grand-enfants? Moi, je n’ai pas des enfants à moi. Moi, je ne peux pas avoir des enfants dans ma vie. Elle sait je vais en prendre de soin. Je ne veux pas que tu en prennes de soin. Si jamais j’ai un enfant, je ne veux pas que tu en prends de soin, je ne veux pas que l’enfant devient moi ! Tu vois, elle pense qu’elle pourrait assumer la responsabilité d’un enfant que moi j’aurais. Mais elle ne peut pas. Toute la vie… Toute la vie elle fait du babysitting pour les enfants de la famille, mais c’est moi qui le fais. Je fais les invites à laisser leurs enfants chez nous, c’est moi qui change les couches, qui donne le biberon, c’est moi qui fait la compote, c’est moi qui… Elle a un cœur grand comme un monde, elle pense qu’elle peut le faire, elle pense qu’elle est capable. Mais… tu vois, c’est ça. Elle pense qu’elle peut le fair, mais elle ne le fait pas. Elle sait que je ne pas les avoir dans ma vie. Je ne veux pas prendre le risque, voilà. Je ne vas prendre le risque de ne pas pouvoir un jour. Tu vois? Je ne veux pas m’engager, je ne veux pas prendre cette chance. Non, non.»
Vuoi ascoltare e leggere altre testimonianze? Sostieni l’archivio vivo di Lunàdigas!