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Nalan, attivista trans di Ankara, racconta la sua infanzia e la storia di sua madre che, costretta a matrimoni e venduta più volte, lo ha abbandonato. Nalan ha superato il risentimento: nessuna donna – sostiene – dovrebbe essere obbligata a sposarsi o ad avere figli.

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Ecco la trascrizione completa del video:

NALAN: «Mi chiamo Nalan, vivo ad Ankara e ho ventisette anni. Sono attivista del “Pembe hayat” (“La vita rosa”), sono transessuale, o meglio non un uomo trans o una donna trans, ma un trans e basta. Tutta la mia vita é passata come trans e come tale vivo.
Sono rimasto molto colpito dal docufilm e per questo vorrei raccontare la storia di mia madre. Visto che volete allargare il vostro progetto, devo dire che non sempre vi sono storie a lieto fine. Mia madre é stata obbligata dalla famiglia a sposarsi a sedici anni, portata in casa dal marito come “kuma” (“seconda moglie”) poiché la prima moglie non poteva avere figli. E’ stata venduta a quell’uomo per sedicimila lire turche. La parte più triste della storia comincia adesso: infatti si sposa, ha tre figli, pur non volendoli, e poi segue l’uomo che ha sposato abbandonando i figli. Viene venduta dalla famiglia questa volta a un altro uomo, mio padre, e quando avevo tre anni anche quest’uomo se ne va. Ma questa volta mia madre decide di mettere da parte tutta la famiglia e vivere la sua vita, con le sue sole forze.
Quando avevo tre anni decide di lasciarmi da mio padre e andarsene per la sua strada. Mi ha lasciato con mio padre, ma neanche lui si prendeva cura di me. Dopodiché, per tutta la mia infanzia, per tutta l’adolescenza, ho sempre provato questo risentimento verso mia madre. Mi domandavo perché l’avesse fatto, se avesse abbandonato anche gli altri.
Ho conosciuto le mie sorelle maggiori solo a quattordici anni, e ho scoperto anche le loro storie molto tristi: chi costretta a sposarsi come mia madre, chi ha vissuto sempre in orfanotrofio in condizioni squallide. Poi, però, ho cominciato a pensare che forse mia madre aveva fatto la cosa giusta. Una donna che ha dato alla luce dei figli non deve necessariamente prendersene cura. Nessuna donna dovrebbe essere obbligata ad avere figli, né ha il dovere di prendersene cura. Lei si trova in una posizione di forza, in totale ha avuto otto mariti, ma é riuscita a costruirsi un futuro, l’uomo ha delle terre e un appartamento. Dopo mio padre, tutto è cambiato: la sua vita ruotava intorno ai matrimoni. È come una vendetta, forse un po’ crudele, ma è una donna senza istruzione dell’Anatolia, che si vendica così del dolore che ha subito… Non esiste vendetta migliore.
Non ci parliamo da otto anni… pensavo di essere io a non averla cercata ma é lei che non mi cerca da otto anni. Vorrei dirle una cosa, anche se probabilmente non vedrà questo reportage. Vorrei dirle che ha fatto la cosa giusta, di non pentirsi mai e non guardarsi mai indietro, che non ha nessun obbligo verso scelte non sue e vorrei dirle di continuare a vivere facendo ciò che più desidera. In Turchia ci sono molte storie simili a questa, molte donne costrette a sposarsi e ad avere bambini senza possibilità di rifiutarsi. Non dovrebbero mai sentirsi obbligate nei confronti dei loro figli. Non devono essere obbligate a farli studiare, a crescerli, non devono accudirli, non devono prendersi cura di loro. Possono vivere la vita come desiderano, come faccio io adesso.»

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