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Jhenefer, giovane psicologa ecuadoriana, racconta come nella sua scelta di non avere figli abbia molto influito la sua professione a contatto con vittime di violenza. Un figlio per Jhenefer sarebbe una responsabilità continua e troppo grande.

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Ecco la trascrizione completa del video:

JHENEFER: «Sono Jhenefer Loaiza, sono una psicologa, ho trentaquattro anni e vengo dalla città di Zaruma.
Non ho figli, fino ad ora, non ho neanche mai preso in considerazione la possibilità di avere figli, nonostante il fatto che la società in cui viviamo esige proprio… il sistema patriarcale ritiene che la donna, per potersi realizzare, deve avere figli, no?
Nella mia famiglia, in realtà, da parte di mio padre, la famiglia paterna non ha mai sentito la necessità di poter contare sui figli. Ho molte zie e zii che sono single, allora lì non c’è mai stata quella pressione che io debba avere figli. E nella mia famiglia, per papà, ma nemmeno da parte di mamma, era un requisito. Alla fine penso che mia madre sì, sentiva il bisogno di avere nipoti, ma alla fine è stata una mia decisione.
Mi sono dedicata a viaggiare, a lavorare, è così il pensiero di essere madre è stato completamente posticipato anche se ho un sacco di amiche che hanno figli e la società te lo fa sempre sentire come una necessità, per il fatto che sei donna. Mi hanno detto: “beh, forse non ti sposerai, ma sicuramente avrai dei figli”. Allora io dico: ma figli come, perché? E dicono: “no, devi avere figli in modo che tu possa combattere per loro”. È come se i bambini, o le bambine, siano la scusa per poter continuare a vivere.
La vedo così, per mia madre è stato così, è stata una mamma eccezionale per tutto il tempo, ma penso che per me, oggi, alla mia età, nel punto in cui sono nella vita, credo che l’essere mamma si trasformi in un bisogno totale di dedicarti totalmente all’altro.
In molti casi penso che sia un sacrificio molto grande, ciò che fanno le donne quando hanno figli. Certo, io lo faccio e lo guardo con razionalità, e credo che per le altre donne nella condizione di madri, sia molto più emotivo. Al giorno d’oggi non è una necessità poter essere madre, perché credo implichi una serie di sacrifici per quanto riguarda la vita personale.
Poi è vero… nel mio lavoro ho fatto esperienze molto forti. Io sono una psicologa e lavoro con vittime di violenza da dieci anni. Con il mio lavoro ho incontrato anche bambine e adolescenti che sono state violentate e che a causa di questo sono rimaste incinte. Credo che questa condizione sia la più scioccante per me, perché capisco che dovranno essere madri a forza, non perché lo hanno deciso. Quindi la situazione è piuttosto dualistica, perché da un lato c’è la situazione dell’atto di violenza, dover sporgere denuncia e il sistema ti costringe a canalizzarlo da quella parte, ma poi hai questa situazione che i genitori spingono affinché tu poi abbia anche il figlio. E io invece penso perché non si dà la possibilità anche di abortire?
Ci sono un sacco di situazioni che si intrecciano e tutto il resto, e alla fine le rispetti perché non è la tua decisione. Poi mi rendo conto che si tratta di un’adolescente dai quattordici ai sedici anni, che diventerà mamma e che sicuramente non è pronta per esserlo. Quindi ci sono un sacco di momenti dove penso che si metta in gioco la soddisfazione o meno di essere madre.
Io, accompagnando tante donne, da dieci anni, credo di essere diventata molto resistente al fatto di pensare di poter essere madre, per le situazioni difficili e conflittuali che la società ti offre. Non so se si evince che quando ne parlo, lo faccio in modo molto razionale e zero emotività. Quindi in questo senso penso che non si adatterebbe a molte donne, forse lo sentono davvero, ma lo sentono dal cuore, allora questo per me già… Penso che quel momento sia passato, quello di essere più… emozione. Oggi sono molto più cerebrale, più razionale.
Si dice sempre che biologicamente una donna è pronta per essere mamma verso i venti anni, perché è… Credo che l’organismo funzioni in un modo favorevole per accogliere questa nuova vita e tutto il resto.
Quanto a me, credo che a venticinque anni volevo essere mamma, era come un’idea che a lungo termine sarei diventata mamma, ma poi sono arrivati i trenta e ho detto di no, di là non si va. Uno dei miei obiettivi principali era poter avere una professione, studiare, lasciare il paese, fare un master, e penso che i risultati che ho ottenuto, nei quali mi riconosco, siano come miei figli o figlie. Ma non posso a questa età adattarmi e concentrare le mie emozioni su un’altra persona che dipenderà da me.
Proprio oggi pensavo, quando dovevo uscire a portare a spasso la mia cagnolina, e mi dicevo che Luna è una cagnolina che probabilmente vivrà forse dieci anni, e se dovessi viaggiare e trasferirmi, io posso lasciarla o potrei regalarla, ma non si può fare con un figlio. Devi portarlo con te, ed è una responsabilità per tutta la vita. Allora non credo sia adatto per me voler avere responsabilità molto grandi, non so se dipende anche da questo. Perché quando sei mamma, una volta che hai un figlio dovrai prendertene cura per sempre. Cioè, quel legame non si perde. Poi c’è l’altra parte super emotiva, perché tuo figlio deve crescere e se ne deve anche andare, che è parte dell’evoluzione all’interno di questo mondo, della vita che uno deve condurre. Quindi… in questo senso, è vero che le emozioni sono direttamente collegate a questa responsabilità di essere madre, ma credo che ci siano altri obiettivi che quando cresci diventano prioritari e necessari per una persona.
Non voglio che nessuno pensi che io debba trasmettergli molto, ma i genitori vogliono proprio trasmettere il cognome, lasciare una professione, o lasciare beni… Non lo so, c’è sempre qualcosa che si può lasciare in eredità, ma penso che anche quello… Non so se va bene quello che sto per dire ma è anche un sentire super narcisista forse, perché non mi credo capace di poter avere un figlio, e educarlo nel migliore dei modi, perché viviamo in un mondo dove c’è… è super convulso. Nonostante… o forse proprio a causa della mia professione, non so se la psicologia mi ha bloccato molto a riguardo, ma ho tante esperienze negative con gli esseri umani, che alla fine è come… se ho un figlio, cosa erediterà? Si possono ereditare molte cose materiali, ma come mondo, come esseri umani non siamo in pace. Io credo che noi esseri umani finiamo per essere nemici tra di noi. Allora, cosa gli lascerei in realtà? Certo, posso lasciargli una casa, una professione e così via, ma non è l’ambiente migliore in cui viviamo, allora io non avrei nulla da lasciare in eredità. In realtà io credo che lui avrebbe… quel figlio o quella figlia dovrebbero crearsi qualcosa di proprio, con le proprie forze.
Ho un’amica molto vicina, che è rimasta incinta e per lei è stato molto forte perché non sapeva… stanno insieme, non c’era in programma una responsabilità maggiore, come sposarsi o essere genitori.
Il suo innamorato è partito e andato in vacanza in Europa e io sono rimasta con lei accompagnandola in questo processo di decidere se tenere il bambino, se abortire o meno. Poi… alla fine ha deciso di tenerlo. Perfetto, siamo andate dal ginecologo, la prima visita dove l’ho accompagnata è durata tre ore perché gli ha fatto tutti gli esami molto accurati e completi. E questo ha rinforzato quello che avevo pensato, non ci sarebbero problemi se fosse un’altra a rimanere incinta e io potessi pagare gli alimenti.
So che il sistema patriarcale in cui viviamo si struttura così: molta responsabilità sulle donne e grande responsabilità economica degli uomini. Anche per gli uomini può essere difficile perché non c’è un rapporto molto stretto con il bambino, ma è molto più comodo pagare un assegno mensile, fargli visita nei fine settimana, invece di avere la responsabilità di prendersi cura del bambino e starci insieme. La mia amica ha avuto un sacco di malesseri, vomito, nausea, ha dovuto saltare il lavoro, ha avuto una minaccia di aborto. E tutto questo l’ho condiviso con lei, cioè è stata lei nel ruolo di donna che io sostenevo. Io l’accompagnavo, ma come qualcuna che l’aiutava ad andare dal ginecologo, all’ambulatorio, perché il suo partner non c’era, era in vacanza. Quindi penso che di nuovo la gravidanza finisce con l’essere una responsabilità molto grande per le donne, e gli uomini sono lì ad accompagnare, quando sarebbe molto meglio se alla fine si facesse una volta per uno. Una volta rimani incinta tu, e la prossima gravidanza io. Sarebbe molto equo. Al contrario, io non rischio di rimanere incinta.»

Español:

JHENEFER: «Soy Jennifer Loaiza, soy psicóloga, tengo 34 años y soy de la ciudad de Zaruma. No tengo hijos, hasta ahora, no me he planteado la posibilidad tampoco de tener hijos, a pesar de que la sociedad en la que vivimos exige justamente de… el sistema patriarcal, pues que la mujer, para poder realizarse, cuente con hijos, no?
Dentro de mi familia, en realidad, por parte de mi padre, la familia paterna nunca ha sido una… una necesidad de poder contar con hijos. Tengo muchas tías y tíos que son solteros, entonces por allí jamás hubo esa presión de… de que yo pueda tener hijos. Y dentro de lo que es mi hogar, por papá, y mamá tan poco, era un requerimiento. Al final creo que mi madre sí, tenia esa necesidad de tener nietos, pero al final era mi decisión.
Por allí me dediqué a viajar, a trabajar, entonces es así, esa condición de ser madre se ha pospuesto totalmente. A pesar de que tengo un montón de amigas, que tienen hijos y la sociedad siempre te lo pone allí como una necesidad, por el hecho de ser mujer, me han dicho: “bueno, talvez no te vas a casar, pero seguramente vas a tener hijos”. Entonces yo digo, pero hijos como, porqué? Y dicen: “no, es que pasa tener hijos para que puedas luchar por ellos”. Es como que los niños, o las niñas, son esa excusa para que uno pueda seguir viviendo.
Lo veo así, a mi madre le funcionó así, fue una mamá excepcional todo el tiempo, pero creo que para mi, al día de hoy, desde la edad que tengo y la postura, la que tengo ahora, y creo que el ser mamá se transforma en una necesidad total de volcarte hacia el otro. En muchos casos creo que es un sacrificio bastante grande, que hacen las mujeres en cuanto a tener hijos. Claro, yo lo hago y lo miro desde mi racionalidad, y creo que el resto de mujeres desde su condición de ser madre, es mucho más emotivo. Al día de hoy no es una necesidad poder ser madre, porque creo implica una serie de sacrificios en cuanto a mi vida personal.
De allí.. Tengo experiencias muy fuertes en mi trabajo, yo soy psicóloga y he trabajado con víctimas de violencia durante 10 años, y con ello también he atendido a niñas y adolescentes que han sido violadas, y han terminado y han resultado embarazadas. Creo que esa condición es la más chocante para mi, porque entiendo que les toca ser madres a la fuerza, no porque han decidido. Entonces es bastante dualista la situación, porque por un lado está la situación del acto de la violación, que hay que denunciarlo, que el sistema te obliga a canalizarlo por ese lado, pero luego tienes esta situación de que los padres le apoyan para que luego tenga el hijo también. Y a mí se me viene por el otro lado porque no la posibilidad de abortar también?… Hay un montón de situaciones que se entretejen y todo eso, y al final respetas porque es decisión del otro. Luego me doy cuenta que es una adolescente de 14 a 16 años, que va a ser mamá y que definitivamente no está lista tampoco para ser mamá. Entonces hay un montón de momentos donde creo que se pone en juego la satisfacción o no de ser madre.
Yo, al acompañar a tantas mujeres, durante 10 años, creo que me he vuelto muy resistente en el hecho de pensar en poder ser madre, por la situaciones difíciles y conflictivas que la sociedad te brinda, y no sé si te das cuenta que cuando lo hablo, es una cosa muy racional y cero emotividad. Entonces por allí creo que no encajaría con el… con el común de las mujeres, tal vez que de verdad lo sienten, pero lo sienten desde el corazón, entonces eso para mi ya…
Creo que ya pasó esa época de ser más… emoción. Y al día de hoy soy mucho más cabeza, más razón. Siempre se dice que biológicamente una mujer está lista para ser mamá como en la etapa de los 20, porque es… Creo que el organismo funciona de una manera favorable para acoger a esta nueva vida y todo lo demás.
Y digo yo, creo que a mis 25 quise ser mamá, era como una idea de que a largo plazo iba a ser mamá, pero luego llegaron los 30 y dije no, por allí no va. Y para mi uno de mis objetivos principales fue poder tener una profesión, tener estudios, salir del país, estudiar una maestría, y creo que eso han sido mis hijos o hijas, y los logros que yo he tenido. en donde yo me puedo reflejar. Pero no puedo a esta edad come encajar y tener que poner mis emociones en otra persona que va depender de mí.
Justo hoy yo pensaba porque tenía que sacar a pasear a mi perra, y yo decía que si la Luna es una perrita que probablemente va a vivir diez años tal vez, y si tuviera que viajar y mudarme, yo puedo dejarla o la podría regalar, pero no puede hacer eso con tu hijo. Te lo tienes que llevar contigo, y es una responsabilidad que es para toda la vida. Entonces no se si también encaja por otro lado no querer tener responsabilidades como muy grandes, no se si por ahí va también, pero… Porque cuando seis mamá tienes tú tu hijo y lo tienes que cuidar para siempre. O sea ese vinculo no se pierde.
Entonces, de ahí también tienes la otra parte super emocional que tu hijo tiene que crecer y se tiene que ir también que es como todo la evolución dentro de este mundo, de la vida que uno tiene que llevar. Entonces, por ahí, las emociones si, que se van directamente a esta responsabilidad de ser madre, pero creo que hay otros objetivos que cuando creces también se vuelven prioritarios y necesarios para una.
No quiero que nadie tenga como que yo trasmitirle mucho, pero a los padres quieren justamente dejar el apellido, dejar una profesión, o dejar bienes… No se, hay siempre algo que se pueda a heredar a esa otra persona pero creo que también eso… No se si está bien lo que voy a decir pero también es un sentir super narcisista tal vez, porque no me creo capaz en poder tener un hijo, y darle o educarlo en la mejor manera, porque tu vives en un mundo donde está… super…come…convulsionado. A pesar… y tal vez en mi profesión, no se si la psicología me ha bloqueado un montón por ahí, pero tengo tanta experiencias negativas de los seres humanos, que al final es como… si tengo un hijo, que es lo que esas heredando. Puede ser heredan muchas cosas materiales, pero como mundo, como seres humanos,
que no somos de paz. Yo creo que los seres humanos terminamos siendo enemigos entre nosotros. ¿Entonces, qué es lo que le vas a dejar en realidad? Sí, le puedo dejar una casa, una profesión y tal, per no es el mejor ambiente en el que vivimos, entonces. Por mi lado, no tendría nada que heredar. En realidad yo creo que el tendría, eso hijo o esa hija tendría que conseguir algo propio y forjarselo, por sus propios medios.
Tengo una amiga muy cercana, que ha acabado embarazarse y para ella fue muy fuerte porque no sabía… son enamorados entonces, no había una responsabilidad mayor de casarse y de ser padres. Y su enamorado viajó y se fue en Europa de vacaciones y yo me quedé con ella acompañándola justamente en este proceso de decidir si se quedaba con el bebé, si abortaba o no. Entonces…al final decidió de quedarse. Perfecto, luego fuimos al ginecólogo, la primera consulta que la acompañé duró tres horas porque le hizo todos los examen muy minuciosos y completos. Y asenté nuevamente lo que había pensado, no habría ningún problema si esa otra tuviera que embarazarse, y yo pudiera pagar una pensión alimenticia. Yo se que el sistema patriarcal en el que vivimos lo marca muy así, muy responsabilidad de las mujeres, y muy responsabilidad económica de los hombres. Entiendo que para los hombres también es difícil porque no hay una vinculación muy cercana con ese bebé, pero es mucho mas cómodo si yo pago una pensión de alimentos, si lo visito los fines de semana, a tener la responsabilidad de cargar el bebé y quedarse con ese bebé desde la visión de ser madre.
Mi amiga ha tenido un montón de estragos de vomito, nauseas, tuvo que faltar al trabajo, tuvo una amenaza de aborto. Y todo eso se lo tuvo que bancar ella, o sea, fue ella como mujer quien lo sostuvo. Y yo la acompañaba, pero com quien le ayudaba a ir al ginecólogo, a la consulta, y su pareja no estaba, porque estaba de vacaciones. Entonces creo que nuevamente el embarazo termina en una responsabilidad bastante grande para las mujeres, y los hombres sí que están ahí acompañando, pero sería mucho mejor si al final los hemos uno a uno. Tu te embarazas una vez, y yo m embarazo la próximay así es bastante equitativo. Porque de lo contrario, no me arriesgo a embarazarme.»

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