Bel Fatou Fai, giovane senegalese da pochi anni in Germania, riflette sul posizionamento verso la maternità e l’adozione in Senegal. Se il numero di figli è indice della fecondità di una donna e della prosperità di una famiglia, oggi le donne senegalesi istruite iniziano a non riconoscersi nel pensiero tradizionale e univoco della comunità: il loro atteggiamento più libero riguardo alla genitorialità, condiviso dalla testimone, viene imputato all’influenza del mondo Occidentale.
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Ecco la trascrizione completa del video:
BEL FATOU FAI: «Mi chiamo Bel Fatou Fai, e vengo dal Senegal, un paese dell’Africa occidentale e nella mia comunità la maternità è abbastanza specifica perché dalla maternità dipende la sopravvivenza di molte coppie, perché le ricchezze delle famiglie sono effettivamente valutate rispetto al numero di figli, rispetto alla grandezza della famiglia. Quando hai una famiglia numerosa si dice che sia una famiglia ricca, grande e prospera. E di una donna, si dice che sia una donna florida quando ha molti figli. Da noi, quando la donna non ha figli, è una cosa problematica. Dicono che non è una donna fertile e a volte in questo tipo di coppia si divorzia dalla donna, oppure si porta al marito una co-sposa che potrà fare figli. È un po’ così nella mia comunità e in Senegal in generale. Ci sono molte etnie, ma comunque, si vede un po’ ovunque questo aspetto.
A me piacciono le famiglie numerose, ma non necessariamente devo voler fare dei figli. Io adoro i bambini, ma mi dico che… da ovunque essi vengono, si devono amare i bambini, ma questo non ha niente a che vedere con l’obbligo di fare figli, perché a volte è una scelta personale. Si può voler fare dei figli e si può desiderare di non fare figli. Potremmo volerli fare molto presto o non volerli fare presto. E in alcuni paesi, davvero, non ti viene voglia di fare dei figli se si vedono dei bambini per strada. È così. A volte ci sono certe situazioni che non incoraggiano a fare figli. Ad esempio, quando si vedono in Africa Occidentale tanti bambini per strada, tanti bambini abbandonati a loro stessi per le strade e non si trovano soluzioni, ci si chiede: perché fare ancora figli e aggiungerne altri? Mi pongo queste domande e mi dico che non siamo obbligati a fare figli, a diventare mamme per forza. In realtà, questa è la mia concezione su diverse cose.
Ad esempio, si può adottare un bambino. Ci sono mamme che non possono educare i propri figli, ci si può prendere legalmente cura ed educare questi bambini e farne i nostri figli, donare loro tutto l’amore che abbiamo, dare loro umanità e tutto il resto.
E poi… non posso dire che la donna ha il ruolo di fare figli. Non è il suo ruolo. Perché dire che è un ruolo è un po’ sminuire la cosa, è un po’ guardare la donna secondo un aspetto riduttivo. Io direi piuttosto che… che è così. La donna ha la possibilità di poter avere un figlio, ma non è proprio costretta a fare un figlio per essere felice, o di fare un figlio per entrare a far parte della società. Deve essere qualcosa che desidero fare.
Nella mia famiglia o tra i miei amici, o tra quelli che conosco più o meno da vicino, ogni volta che ne parlo, mi sento dire che… dal momento in cui puoi fare dei bambini, perché adottare? E dato che puoi fare dei bambini perché non farlo presto? Questa è la domanda che mi viene rivolta o è la risposta che mi viene data. Perché da noi, già sposarsi a ventotto anni, è tardi per una donna. Mentre io ne ho ventinove e le persone si sposano verso i ventiquattro, venticinque, ventisei anni, io ne ho quasi trenta e non mi sono sposata, è già un caso sociale per la maggior parte del tempo.
Dicono che le donne che sono andate a scuola non vogliono sposarsi abbastanza presto, oppure non vogliono fare figli. Ed è a causa dell’Occidente, dell’influenza dell’Occidente, ma per me questa è la mia prima volta che sono in Occidente, quindi non posso dire di essere stata influenzata. È solo che… è solo da due anni o tre anni, o giù di lì, che ho iniziato a frequentare i bianchi dove lavoro. E non posso nemmeno dire di stare accanto ai bianchi perché ho un solo collega bianco, che è il mio direttore. Tutti gli altri sono neri. E nella mia vita quotidiana, non ho bianchi che mi circondano, o qualcuno che viene dall’Occidente che mi circonda. Questo è il mio pensiero, non di altri. Quindi se diciamo che c’è un’influenza occidentale, mi sorprende un po’. Non ne ho nemmeno mai parlato con qualcuno che viene dall’Occidente.
A casa mia non abbiamo questa libertà di comprendere il pensiero altrui. Bisogna necessariamente pensare come la comunità, ed è un problema. Attualmente ci sono diverse donne da noi che non pensano più come il resto della comunità. Non so a cosa sia dovuto, è una risposta da trovare, ma penso che sia così. Non direi che qui mi capiscono meglio, ma comunque ci sono molte persone con cui condivido il mio pensiero, una diversa concezione delle cose. Soprattutto al festival [di Essen] con le donne con cui ho potuto avere degli scambi, c’è più comprensione tra noi anche se è la prima volta ci vediamo. Dal punto di vista emotivo è… sì, è commovente.
E mi dico che non sono sola al mondo. A casa mi sento diversa, un po’ diversa dagli altri, rispetto a quello che penso, rispetto al modo in cui concepisco le cose. Ma venendo qui durante il festival, scambiando idee con altre donne che vengono da altri orizzonti, da Delhi, Singapore, Brasile… mi dico che non sono sola al mondo. In diverse sfere, ci sono altre donne che non parlano nemmeno la mia stessa lingua, donne diverse che non sono cresciute insieme a me e che la pensano come me. Mi dico che sono compresa comunque da altre donne che vengono da altre parti, non sono anormale.
Sì, io penso che è una buona iniziativa. È la prima volta che sento parlare del tema, che mi si interpella su questo, con donne provenienti da altri paesi, e mi fa molto piacere. Penso che sia un’occasione infatti per consentire alle donne di esprimersi, di dire quello che pensano, come vedono la maternità. Perché sembra che sia un argomento tabù, fai figli e taci, devi farli perché è il tuo ruolo di donna, è la sopravvivenza dell’umanità. Io mi dico che la sopravvivenza dell’umanità dipende da come ci si comporta con la natura, con gli alberi, con l’ambiente, non dal fare figli. Sono contenta che abbiate creato questo e che possiate permettere ad altre donne di esprimersi, che diate loro l’opportunità di esprimersi in tutto il mondo e poter scambiare idee con altre nazionalità, altre culture. Ecco, è così.»
Français
BEL FATOU FAI: «Je m’appelle Bel Fatou Fai, et je viens du Sénégal, c’est un pays de l’Afrique de l’Ouest et dans ma communauté, la maternité est assez spécifique parce que de la maternité dépend la survie de beaucoup de couples, parce que les richesses des familles sont vraiment estimées par rapport aux enfants, par rapport à la grandeur de la famille. Lorsque la famille a beaucoup de personnes on dit que c’est une famille riche et que c’est une famille grande et prospère. Et d’une femme, on dit que c’est une femme prospère lorsque la femme a beaucoup d’enfants. Mais chez nous, lorsque la femme n’a pas d’enfants, c’est un peu problématique. On dit que oui, c’est pas une femme fertile et parfois c’est dans ce genre de couple on divorce de la femme, ou bien on lui amène une co-épouse qui pourra faire des enfants. C’est un peu comme ça dans ma communauté au Sénégal de manière générale. Il y a beaucoup de d’ethnies, mais quand même, on voit un peu cet aspect de la même chose.
Moi j’aime les enfants, mais c’est pas nécessairement que je veux faire des enfants. J’aime beaucoup les enfants, mais je me dit que… d’où ils viennent, on doit aimer les enfants, mais ça n’a pas de rapport avec l’obligation de faire des enfants, parce que parfois aussi, c’est un choix personnel. On peut vouloir faire des enfants, on peut vouloir ne pas faire des enfants. On peut vouloir les faire assez tôt, ou on peut vouloir ne pas les faire assez tôt. Et dans certains pays, vraiment, c’est pas très encourageant de vouloir faire des enfants si on voit les enfants dans la rue. C’est bon.
Parfois il y a certaines situations qui n’encouragent pas à faire des enfants. Par exemple, lorsqu’on voit en Afrique de l’Ouest autant d’enfants dans la rue. Autant d’enfants qui sont livrés à eux-mêmes dans les rues comme ça et qu’on ne trouve pas des solutions. Pourquoi faire encore des enfants et en ajouter encore? Ce sont des questions que je me pose et je me dis que on n’est pas obligé de faire des enfants soi-même pour être maman. En fait, moi, c’est ma conception un peu des choses. Par exemple, on peut adopter un enfant. Il y a des mamans qui ne peuvent pas éduquer leurs propres enfants, on peut s’en approprier de manière légale et éduquer ses enfants et en faire nos propres enfants, leur donner tout l’amour qu’on a, leur donner de l’humanité et tout.
Et puis… je ne peux pas dire que la femme a un rôle de faire des enfants. C’est pas un rôle. Parce que dire que c’est un rôle, c’est un peu marginaliser la chose, c’est un peu regarder la femme dans un aspect réducteur. Mais moi je dirais plutôt que… que c’est bon. C’est une occasion pour la femme de pouvoir faire un enfant, mais elle n’est pas vraiment obligée de faire un enfant pour être heureuse, ou bien de faire un enfant pour faire partie de la société. Mais c’est une conception qui m’est propre.
Oui, dans ma famille, ou parmi mes amis, ou ceux que je connaisse de près ou de loin à chaque fois que je parle de ça, on me dit que… de moment que tu peux faire des bébé, pourquoi vraiment adopter. Et du moment que tu peux faire des bébé pourquoi ne pas en faire assez tôt. C’est la question qu’on me retourne ou bien c’est la réponse qu’on me rétorque. Parce que chez nous, déjà se marier à 28 ans, c’est tard pour une femme. Alors que moi j’en ai 29 et les gens se marient vers les 24, 25, 26 ans, alors que moi j’en ai presque 30 et je ne me suis pas mariée, c’est déjà un cas social pour la plupart du temps.
On dit que oui, les femmes qui ont fait l’école ne veulent pas se marier assez tôt, ou bien ne veulent pas faire des enfants. C’est le fait de l’Occident, c’est l’influence de l’Occident, alors que moi c’est ma première fois en Occident. Donc je ne peux pas dire que j’ai été influencée. Il n’y a que… ça fait juste 2 ans ou 3 ans, quelque chose comme ça que j’ai commencé à côtoyer les Blancs là où je travaille. Et je ne peux même pas dire côtoyer les Blancs parce que j’ai un seul collègue Blanc qui est mon directeur. Tout le reste ce sont des Noirs. Et dans ma vie proche, je n’ai pas de Blancs qui m’entourent, ou quelqu’un qui vient de l’Occident qui m’entoure. C’est ma conception que je me suis faite moi même. Donc si on dit que c’est une influence occidentale, ça m’étonne un peu. Je n’en ai même jamais discuté avec quelqu’un qui vient de l’Occident.
Pourquoi chez moi on n’as pas cette liberté de comprendre la conception d’autrui. Il faut nécessairement penser comme la Communauté, et c’est problématique. Actuellement, il y a plusieurs femmes chez nous qui ne pensent plus comme notre communauté. Je sais pas à quoi c’est dû, c’est une réponse à trouver, mais je pense que oui. ici, je ne dirais pas que je suis mieux comprise ici, mais quand même il y a beaucoup de gens avec qui je partage la conception une conception des choses. Surtout pas dans le festival les femmes avec qui j’ai pu échanger. il y a plus de compréhension entre nous et pourtant, c’est la première fois que je les vois. D’un point de vue émotionnel, c’est… Oui c’est touchant. Ouais.
Et je me dis que je ne suis pas seule au monde. Chez moi je me sens différente, un peu différente des autres, par rapport à ce que je pense, par rapport à la manière dont je conçois les choses.
Mais en venant ici lors du festival, en échangeant avec d’autres femmes qui viennent d’autres horizons, de Delhi, de Singapore, du Brésil. Je me dis ok, je ne suis pas seule au monde, donc dans différentes sphères, il y a d’autres femmes qui ne parlent même pas la langue que moi, différentes femmes qui n’ont pas grandi en même temps que moi et qui pensent de la même chose que moi. Donc je me dis que je suis comprise quand même par d’autres femmes qui viennent d’autre part, donc c’est pas anormal.
Oui, moi je pense que c’est une bonne initiative. C’est la première fois que j’entends parler du thème m’interpelle sur ça, d’autres femmes venant d’autres parts, et j’en suis très contente. Je pense que c’est une occasion en fait pour permettre aux femmes de s’exprimer, de dire ce qu’elles pensent, comment elles voient la maternité. Parce qu’on dirait que c’est un sujet tabou, fais des enfants et tais-toi, tu dois les faire parce que c’est ton rôle de femme, c’est la survie de l’humanité. Moi, je me dis que la survie de l’humanité dépend de la manière dont on se comporte avec la nature, avec les arbres, avec l’environnement, mais pas de faire des enfants. Je suis contente que vous ayez créé ça et que vous puissiez permettre à d’autres femmes de s’exprimer, que vous leur donnez l’occasion de s’exprimer à travers le monde et de pouvoir échanger avec d’autres nationalités, d’autres cultures. Voilà, c’est ça. Ouais.»
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