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Beatrice M. racconta il suo percorso di biologa e vicesindaco, il ritorno alle radici e la gioia della maternità con la nascita di Greta. Sottolinea l’importanza di poter conciliare lavoro e famiglia senza rinunce, grazie anche alla collaborazione del partner. Per lei avere o non avere figli è una scelta legittima, ma la società deve sostenere davvero le donne.

Questa testimonianza è stata raccolta all’interno del progetto “ANNOTU – Archivio partecipato in lingua sarda” con il contributo della Fondazione di Sardegna.

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Ecco la trascrizione completa del video:

BEATRICE M: «Mi chiamo Beatrice, vengo da Calangianus. Sono biologa, ogni tanto mi occupo di politica, sono vicesindaco di Calangianus e da qualche mese sono diventata mamma di Greta, e non ho mai vissuto niente di più bello. Da piccola ho sempre desiderato diventare mamma, tant’è vero che con i miei cugini giocavamo sempre a “mamma e figlio” (questa va detta in italiano). Ci divertivamo con poco, non come i bambini di oggi. A casa è sempre stata radicata e mi hanno sempre trasmesso l’idea della genitorialità, ma posso dire che ho avuto e che ho a casa degli esempi di parenti, anche stretti, che non hanno figli.
E quindi è una cosa de tutto normale, perché purtroppo la società negli anni, soprattutto in passato, ha sempre un po’ denigrato chi non aveva figli. La verità è che… per me non è assolutamente così, perché una persona al di fuori dell’aspetto – diciamo – biologico del poter o non poter avere figli, può anche decidere di non averne per scelta. E questo è stato uno dei valori che mi hanno trasmesso a casa e per me è una cosa normalissima.
Io mi sono sempre spostata, per studio prima, e per lavoro, fuori dalla Sardegna: in continente… anche all’estero, mi sono sempre occupata di ricerca, e dopo le radici erano talmente tanto forte che sono tornata qua a Calangianus. Nelle nostre zone dìcono “Caragnani beddu”. Sono rientrata e mi sono prima di tutto diciamo “stabilizzata” col lavoro. Oltre ad essere biologa, io mi occupo anche di insegnare. E poi ho messo su famiglia. La maternità… una cosa che mi ha dato… o che forse avevo già perché ha sempre fatto parte di me… io sono una persona molto empatica, forse la maternità me lo ha accentuata ancora di più questa empatia, ma non solo: ha rafforzato il senso di responsabilità, il senso di voler fare sempre di più e sempre bene per gli altri, per il prossimo. E comunque sono dei valori che non metto in pratica solo a casa con mio marito, con mia figlia, con mia mamma, con babbo, con mio fratello, insomma… un po’ con tutti, ma sono dei valori che si ripercuotono anche nel mio lavoro, con i ragazzi e con le persone che incontro nella mia vita da politica.
Come biologa e come politica, posso dire che il fatto che stiano nascendo sempre meno bambini è una situazione molto difficile, perché dal punto di vista sociale è una cosa grave. Sono convinta e da una parte sono anche contenta, perché almeno qua più o meno ci stiamo portando avanti: la politica deve essere sempre più inclusiva, soprattutto per le donne, perché è inutile pretendere, passatemi il termine, di fare sempre più figli quando poi comunque non ci sono i sussidi. Perché una ragazza giovane si mette anche il problema: mi devo realizzare, ho studiato, mi devo trovare un lavoro sicuro, perché se non ho comunque la mia indipendenza, cioè, come faccio? Non posso pensare comunque di andare a formare una famiglia e pensare di andare a sostenere tutte le spese perché comunque sono spese importanti. E dunque una si fa due domande e comunque la società la porta ad una scelta: se scegliere di diventare mamma o scegliere comunque di lavorare. E questo per me non deve esistere perché io ne sono l’esempio: una donna può tranquillamente essere mamma ed allo stesso tempo tranquillamente lavorare. E questo ve lo dico con la tranquillità più totale che ci sia perché comunque lo sto vivendo sulla mia pelle.
Una cosa che sicuramente negli anni è cambiata e sicuramente aiuta le donne in questo senso è anche la figura dell’uomo moderno. Io lo vedo da mio marito. Mica a casa faccio tutto da sola: sia la cura della bambina sia la cura della casa. E quindi la divisione dei compiti è una cosa essenziale soprattutto nel 2025. Senza di ciò, sicuramente, anziché andare avanti, ci fermiamo e anzi andiamo indietro e non concludiamo.
Sicuramente il fatto di essere mamma ti cambia un po’ la vita, così dicono. In realtà hai meno tempo, però il tempo che hai riesci comunque a gestirlo. Ti devi un secondo organizzare. Secondo me una donna che vuole diventare mamma non si dovrebbe mettere il problema “se divento mamma, non posso lavorare”, perché… è vero anche che la società ti mette alle strette, se ti dedichi di più alla famiglia e quindi trascuri il lavoro, vuol dire che stai perdendo te stessa, e quindi non dedichi tempo a te stessa, se invece dedichi tempo al lavoro vuol dire che non dedichi tempo alla famiglia. È un cane che si morde la coda. E invece no, una donna deve essere libera di poter essere se stessa. Di poter scegliere di fare entrambe le cose. Oppure o una o l’altra, deve essere comunque libera di decidere.
C’è una parola in gallurese: “vacantia”. È un termine che io non ho mai utilizzato: io ho sempre parlato gallurese a casa però certi termini magari un po’ più antichi non li conosco. Io ho sempre usato, ho sempre sentito dire “quella donna non ha figli, non può avere figli”, indipendentemente che fosse così, davano per scontato che… non pensavano magari al fatto che una donna non volesse avere figli, tuttora certe persone lo pensano, ma danno per scontato che non ne possano avere. Per me è una cosa normale, il fatto di avere o non avere figli è una scelta, ed io ho esempi anche in casa, quindi, ho vissuto sia…ho vissuto tranquillamente entrambe le esperienze.
Da quando sono diventata mamma sicuramente l’impegno in politica è cambiato rispetto a prima, cambiato in termini di tempo. La politica, così come qualsiasi altro lavoro, ti impegna, no? Ti chiede tempo, ti chiede costanza e soprattutto la serietà nelle cose che fai e questi forse sono valori che sono sempre stati radicati, cioè il fatto di impegnarmi in qualsiasi cosa abbia sempre fatto, dallo studio al lavoro, è sempre stata una cosa che mi ha accompagnato; quindi sì, è cambiato rispetto a tre anni fa, quando ho cominciato, quattro anni fa quasi, a quando ho cominciato però sicuramente non è cambiato più di tanto perché comunque grazie all’aiuto della mia famiglia riesco a gestire tranquillamente tutte le cose. La cosa che mi preme insomma è dare comunque un esempio a quelle donne a quelle bambine, a queste mamme, di essere comunque determinate nelle scelte di vita e in quello comunque che vogliono fare. E perché no, comunque può essere un esempio per Greta. Per quando sarà grande, perché dirà: “cavolo, io ho avuto una mamma che ha fatto trecentocinquanta mila cose però non ha mai mollato niente”, perché in ogni caso, mollare non è giusto.»

Gallurese:

BEATRICE M: «Éu mi cjamu Beatrice, vengu da Caragnani. Socu biologa, dugna tantu m’occuppiggju di pulìttica , socu vicesìndaco di Caragnani e da calche mési socu divintata mamma di Greta e no c’è stata cosa più bedda. Da minóri aggju sempri desideratu divintà mamma, tant’è véru chi cun me’ cugini gjucaami sempri a mamma e figlio (chista và ditta in italianu). Ci diviltìami cun pocu, no com’e li stéddi d’abà.In casa è sempri stata radicata e m’ani sempri trasmessu l’idea di genitorialità, ma vi póssu dì puru chi aggju autu e chi aggju casi di parenti, ancóra a me abbeddu strinti chi no ani fiddóli.
E tandu è una cosa di lu tuttu normali, palchì purtoppo la socetai ill’anni, soprattuttu in passatu, à sempri un pocu denigratu ca no aia stéddi. La iritai invecci è chi….pal me no è assolutamenti cussì, palchì una passona al di fuori di l’aspettu dimu “biológicu”, di pudé aé o no aé fiddóli, lu pó fà tranquillamenti puru pa’ scelta. E tutti li scelti comunque déni esse rispittati. E chistu è statu unu di li valóri chi m’ani trasmessu in casa e quindi pal me è una cosa normalissima. Éu mi socu sempri spustata, pa’ studiu primma, e pa’ trabaddu, fóra da la Saldigna: in cuntinenti…puru a l’estero, mi socu sempri occupata di ricerca, e dapói li radici érani talmenti tantu folti chi socu turrata chici in Caragnani. Illi nostri zoni dìcicni “Caragnani beddu”.
Socu turrata e mi socu primma dimu “stabilizzata” cu’ lu trabaddu. Oltre a esse biòloga éu m’occupiggju puru d’insegnà. E pói aggju postu famìglia. La maternitai…una cosa chi m’à datu…o chi forsi gja aia palchì à sempri fattu parti di me…éu socu una passona umbè empàtica, forsi la maternitai mi l’à accentuata ancóra di più chista empatia, ma no sólu: à raffulzatu lu sensu di responsabbilitai, lu sensu di vulé fà sempri di più e sempri be’ pa’ l’alti, pa’ lu prossimo. E comunque so di l’alóri chi no sólu pongu in attu in casa, cu’ me’ maritu, cu’ me’fiddóla, cun mamma, cun babbu, cu’ me’ fratéddu, insomma…un pocu cun tutti, ma so di valóri chi si ripercuotini ancóra illu me’ trabaddu, cu’ li stéddi, e cu’ li passoni chi incontru illa me’ ‘ita da pulìttica.
Póssu dì chi lu fattu chi so nascendi sempri di mancu stéddi è una situazioni umbè diffìccili, palchì da lu puntu di ‘ista sociali è una cosa grave. Socu convinta e da una palti socu puru cuntenta, palchì a lu mancu chici più o meno ci semu pultendi addananzi: la pulìttica à d’esse sempri più inclusiva, soprattuttu pa’ li fèmini, palchì è innuttili pritindì passétimi lu termine, di fà fiddóli, di crià una famìlia, di fà sempri più fiddóli candu dapói comunque no vi so li sussìdii addarétu. Palchì una ciòana si poni puru lu problema: mi décu realizà, aggju studiatu,mi décu realizzà,m’aggju d’agattà un trabaddu siguru, palchì siddu no aggju comunque la me’ indipendenza cioè comu fòcciu, no póssu pinsà comunque di andà a crià una famìlia e pinsà di andà a sustiné tutti canti li spési, palchì comunque so spési impultanti. E tandu una si faci dui dummandi e comunque la socetai la polta a una scelta: siddu sciuarà di divintà mamma o sciuarà comunque di trabaddà. E chistu pal me no dé esistì. Palchì éu ni socu l’esèmpiu: una fèmina pó tranquillamenti esse mamma, com’e a lu stessu tempu pó tranquillamenti trabaddà. E chistu vi lu dicu cun la trancuillitai più totale chi ci sia palchì comunque la socu vivendi innantu a la péddi méa.
Una cosa chi siguramenti ill’anni è cambiata e siguramenti aggjuta li fèmini in chistu sensu è puru la figura di l’omu. Modernu. Palchì éu lu ‘icu da me’ maritu. No è chi éu in casa fòcciu tuttu cantu da sóla: sia da la cura di la stédda sia da la cura di la casa. E quindi la divisioni di li còmpiti è una cosa essenziali soprattuttu illu 2025. Palchì senza chistu, siguramenti, anzichè andà addananzi, ci filmemu e anzi. Andemmu a ritroso e no concludimu nudda. Siguramenti lu fattu d’esse mamma ti cambia un pocu la ‘ita, cussì dìcini. In realtai ai di mancu tempu,però lu tempu chi ai résci comunque a gjistillu. T’ai un attiméddu d’ulganizzà. Sigundu me una fèmina chi vó divintà mamma no s’à di punì lu problema “siddu diventu mamma no póssu trabaddà”, palchì…è véru puru chi la socetai ti poni un pocu a li strinti, siddu ti dedichiggji di più a la famìlia e quindi trascuri lu trabaddu vó dì chi séi paldendi te stessa, e quindi no dedichiggji tempu a te stessa, siddu invecci dedichiggji tempu a li trabaddu vó dì chi no dedichiggji tempu a la famìlia, è un pocu un cani chi anda a mussicassi la códa. E invecci no, una fèmina dé esse lìbara di pudé esse se stessa. Di pudé sciuarà di fà entrambi li cosi. Oppuru o unu o l’altu, dé esse comunque lìbara di decidì. V’è una paràula in gaddurésu, vacantia, è un termine chi éu no aggju mai utilizzatu: éu aggju sempri faiddatu gaddurésu in casa però certi términi magari un pocu più passétimi lu tèrmine “antichi” no li cunnoscu. Éu aggju sempri utilizzatu, aggju sempri intésu “chissa fèmina no à stéddi, no pó aé stéddi”, indipendentementi magari daggjìani pa’ scuntatu chi…no pinsàiani magari a li fattu chi una fèmina no vulia aé stéddi, tuttóra celti passoni la pènsani, ma dani pa’ scuntatu chi no póni aé stéddi.
Pal me è una cosa normali, lu fattu d’aé o no aé stéddi è una scelta, dé esse comunque una scelta, ed éu aggju esémpi puru in casa, quindi, aggju ‘issutu sia.. aggju ‘issutu tranquillamenti entrambi li esperiènzii.
Da candu socu divintata mamma siguramenti l’impegnu in pulìttica è cambiatu rispettu a primma, cambiatu in términi di tempu. La polìttica cussì com’e cassisia altu trabaddu t’impegna, no? Ti dummanda tempu, ti dummanda costanza e soprattuttu la serietai illi cosi chi fai e chisti fossi so li ‘alóri chi so sempri stati radicati, cioè lu fattu di impegnammi in dugna cosa chi aggju sempri fattu, da lu stùdiu a lu trabaddu è sempri stata una cosa chi m’à accumpagnatu, quindi si, è cambiatu rispettu a tre anni fa, a candu aggju cuminciatu, cuattru anni fà guasi, a candu aggju cuminciatu, però siguramenti no è cambiatu più di tantu palchì comunque gràzii a l’aggjutu di la me’ famìlia réscu a gjistì trancuillamenti tutti canti li cosi. La cosa chi mi premi insomma è dà comunque un esémiu a chissi fèmini, a chissi stéddi, a chissi mammi di esse comunque determinati illi scelti di la ‘ita e in chissu comunque chi vóni fà: e palchì no, comunque pó esse puru un esémpiu pa’ Greta. Pa’ candu sarà manna palchì arà a dì: cavolo éu aggju autu una mamma chi à fattu trecentucincanta mìlia cosi però no à mai mollatu nudda, palchì comunque mollà no andà be’.»

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