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Paola racconta la sua scelta di non avere figli mettendo in luce la concezione sociale secondo cui il solo fatto di avere la possibilità biologica spesso rappresenta un obbligo o una responsabilità civile per la donna.

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Ecco la trascrizione completa del video:

«Ovviamente c’è un periodo che tu dici: “no, io figli non ne faccio!”; da giovane, quando vuoi conoscere intorno a te le cose, quindi non ti poni questa domanda.
Anche se poi l’ambiente familiare e sociale te lo chiede molto spesso: “che farai? ti sposi?”. La prima, la seconda è: “farai figli?”.
Questa è l’educazione che ti viene un po’ impartita, almeno nella mia famiglia è stata questa.
Io ho scelto totalmente altro; io avevo voglia di conoscere, di vedere; per me l’idea di un figlio era lontanissima, neanche ci pensavo proprio.
Poi ovviamente, nel tempo, c’è un tempo biologico o fisico in cui ti chiedi o ti può salire questa domanda: “ho voglia? non ho voglia”, te la poni con te stessa. La mia risposta è stata no, anche no, non è un obbligo, non è una cosa che voglio per forza, se poi… non me la sono mai posta come una censura. Se ci sarà, se capiterà ovviamente lo farò ma non me lo pongo come un punto di arrivo, cioè l’idea che per me il cerchio si chiuda avendo fatto un figlio non è il punto d’arrivo.
Se nel mio percorso, conoscendo le persone con cui stavo, con cui ho avuto le mie storie d’amore questa cosa fosse capitata non nego il fatto che l’avrei potuto volere. Ovviamente valutando le situazioni, perché per me è sempre stata la base il fatto di dover dire: “se faccio un figlio ci devono stare dei punti fermi rispetto al fatto di scegliere di portare avanti una gravidanza, di scegliere di farlo”. Questo mi ha portato poi negli anni a non farlo, perché per me è sempre stato comunque la cosa “se capitava, ma non lo sto cercando”, è stata la base della mia scelta questa.
Devo dire che mi è stata anche molto spesso recriminata: “perché non lo fai? È giusto che una donna faccia dei figli… che è il compimento…”.
Questa cosa io l’ho sempre un po’ criticata e l’ho subìta molto. Il fatto di dover pensare che siccome sono donna non posso essere una donna che non ha figli.
Questo succede tutt’ora sia nell’ambito del lavoro, della famiglia, del sociale… chi ti incontra, dall’amico: “Non hai ancora fatto figli, ma come mai? perché?”.
Non ci deve essere un perché; è una scelta naturale delle persone, o c’è o non c’è, non c’è un perché, perché non posso averne o perché… perché le cose vanno così, cioè se ti va lo fai, se non ti va no; per me è una questione proprio di libertà, di espressione della mia libertà; non deve essere un vincolo perché gli altri si aspettano che io lo debba fare, non deve essere un punto d’arrivo perché mia madre mi ha chiesto il nipote oppure tutto questo.
Questo è un po’ il succo della mia ragione d’essere di non aver scelto di fare figli.
Potrebbe essere pure recriminabile o meno ma questa sono io.
Sono rimasta incinta ma molto giovane e ho fatto altre scelte chiaramente. Poi l’esperienza mi ha portato a capire che queste cose se i figli, se si vogliono avere, si fanno in due. Per quanto mi riguarda, in due persone adulte e responsabili che sanno quello che stanno affrontando, perché per me è una responsabilità; può sembrare una sciocchezza ma per me è una responsabilità avere un gatto, avere un cane. Non penso sia la stessa cosa ovviamente, ma avere un figlio è una responsabilità seria; tu gli devi trasmettere delle cose e queste cose che tu gli trasmetti sono cose importanti che lo formeranno, che gli daranno un suo carattere, una sua educazione, un suo modus vivendi, quindi penso che è una responsabilità molto alta.
Non per questo è un modo di vedere la cosa in modo egoistico, la paura di dover affrontare questa cosa, penso che secondo me poi alla fine ogni individuo, come lo è stato per me… mia madre mi ha impartito un’educazione, la mia famiglia mi ha impartito un’educazione ma poi ho fatto altre scelte, chiaro no? Anche per me, per quanto mi riguarda, mio figlio ipotetico potrebbe aver avuto da me un’educazione, avergli impartito delle cose, e poi aver scelto altro, come ho visto fare a tanti figli di amici e parenti; il cattolico fervente che poi si è ritrovato il figlio in una certa maniera…
E poi, chiaramente nel percorso degli anni, delle mie vicende, a volte, spesso, ci ho pensato. perché è normale quando poi spesso ti viene richiesta come cosa: “perché?, perché non lo fai? Saresti più felice, ti completa, una famiglia ti dà un’altra spinta”; la classica: “quando sarai anziana e sei sola e non hai avuto figli, cosa fai? Rimani da sola? perché il compagno è il compagno, oggi c’è, ma i figli restano per sempre”.
Alla fine vedo molto più egoistico questo del fatto di non farli i figli, che può sembrare la paura di affrontare una responsabilità, ma il farli per un egoismo proprio che ti fa pensare che poi quando sarò anziana c’è qualcuno che bada a me… io bado a me stessa, come sarà sarà, non me lo pongo come problema.
Ho delle fantastiche sorelle, dei fantastici nipoti, ho dei fantastici amici, non ci deve essere per forza un prolungamento di me stessa.

Molto spesso, al di là dei miei parenti, della mia famiglia ma anche gli amici, che magari rivedi dopo tanti anni, pari età: “tu non hai fatto figli?”
“No, non li ho fatti, perché proprio non l’ho scelta come cosa, è stato un percorso. Poi alla fine le cose vengono… perché per me è sempre un’evoluzione del momento, ci può essere quella rottura che cambia le cose oppure le continui a vivere in quella maniera, non l’ho trovata una scelta fondamentale rispetto alla mia esperienza di vita”
: per me questa è la risposta.

Freneticamente.
Il senso della mia vita è stato, molto ha fatto parte un percorso anche politico ma questo poi è parallelo rispetto ad altre cose. Per me l’importante alla fine è crescere io come individuo per poter poi pensare di comunicare agli altri quello che ho imparato, ma non deve essere per forza mio figlio, può essere il mio amico, mia sorella, può essere il mio compagno di progetti di una cosa che sto facendo; la vedo molto più trasversale, non per forza così a piramide… io figlia di mia madre che faccio figli, questa piramide un pò matriarcale – io parlo sempre di mia madre perché è una figura molto importante, come puoi immaginare è una famiglia matriarcale – però, appunto è trasversale. Per me non è così, per me la mia crescita è stata importante rispetto al percorso che ho fatto politicamente, rispetto a quello che ho imparato conoscendo le persone a trecentosessanta gradi in tutti i posti. Non parlo solamente del mio percorso politico ma proprio conoscendo le persone in tutti i vari posti, ceti sociali che mi sono capitati nella vita, non mi sono mai preclusa, per me quello è importante.

Penso che sia la cosa fondamentale, cioè resto comunque, anche se non ho un figlio che resta fuori di me, c’è qualcosa d’altro che è rimasto, nei miei progetti, in quello che ho dato alle persone, che è parimenti… poi non lo so, è una mia visione, ovviamente, molto personale.
Se ne è parlato, si è parlato sia del matrimonio classico, sia di futuri figli, ma poi alla fine, a parte che sono state storie che poi sono finite… con questa storia con cui ho da più lunghi anni un percorso insieme, diciamo che la pensiamo molto simile, ci troviamo molto su questo discorso, per tutti e due è stata una scelta poi alla fine, non ci siamo mai posti come raggiungimento del nostro stare insieme il fare un figlio, ormai son tredici anni insomma.

Le trovo noiosissime, ma non perché… poi capisco che nell’ambito, come ho vissuto anche mie sorelle – una ha tre figli maschi e una ha una ragazza che ha già fatto a sua volta un’altra bambina – capisco che quel momento è un momento molto forte, è un momento molto impegnativo e che ti risucchia a trecentosessanta gradi la tua giornata all’interno di questa cosa, quindi è normale che, come tutte le mie amiche – ne ho tantissime con bambine e bambini piccoli – che però riescono solo a vedere solo questo, hanno perso totalmente la loro personalità. A me questa cosa, la trovo di un noioso, ma pure avvilente, perché penso che si possa essere, si può essere mamma mantenendo una propria individualità. Loro invece, molto spesso vedo, purtroppo, donne che si appiattiscono, vedono solamente questo, non riescono più ad avere un contatto con la realtà. Poi questo vedendolo da fuori, io non posso dirlo perché poi non avendo avuto un figlio non posso dire quanto in realtà poi ti assorba e non riesci a pensare ad altro.
È pur vero che secondo me tutto questo ricade anche sul fatto di come questa cosa si divida con il compagno con cui si è fatto un figlio, è fondamentale. Spesso proprio lo vedo più nelle persone che non hanno una condivisione della scelta fatta col partner, reale. Vedo più difficoltà, quindi più assorbimento rispetto al figlio.

Mia madre è molto triste per questa cosa perché per lei è un grande sbaglio. L’esempio che porta è che noi siamo la sua ricchezza: lo capisco, realmente lo siamo, perché alleviamo la sua solitudine, molto affetto, siamo molto presenti; è molto bello poi quando siamo tutte insieme. Però ecco appunto lo accetta con il cuore un po’ rattristato. Accetta la mia scelta, ne ha accettate tante devo dire negli anni, non è stata facile.

Io penso che comunque al di là della presenza di un bambino o meno, dell’oggetto che può essere pericoloso o meno, una casa debba identificare la tua persona, te, poi in più c’è il bambino. Questo sempre perché io sono un po’ egoista forse in questo, troppo individualista, però alla fine rappresenta più me stessa e me stessa nell’ambito di un’altra persona che convive con me, che è il mio compagno, e che è il mio bambino se c’è un bambino. Non c’è qualcosa, come le figurine attaccate al muro, non penso che possano identificare maggiormente la casa di una che ha un bambino o meno; anche a casa mia, non ho figli, ma ci stanno maree di pupazzetti. Allora si dice: “sei ancora rimasta adolescente o bambina”. No, insomma dipende dalla tua personalità; la vedo come una cosa molto istituzionalizzata, cioè in un matrimonio che è il matrimonio, che è il matrimonio con il figlio, allora in questa cosa si spartiscono gli spazi in una maniera molto tradizionale. Se tu sei quello che sei in un’altra maniera, come posso esserlo io, la mia casa sarebbe identica a quella che è magari con qualche accorgimento di meno rispetto alla sua possibilità di movimento, rispetto alla sua facilità di muoversi, di giocare, di non farsi del male.

No, non ci sono dei pregiudizi precisi, ci sono dei non commenti. Poi magari dietro tu ci leggi tanti pregiudizi, dal fatto che sei una persona strana, diversa, una persona che chissà perché non li ha fatti, forse non può averli e non lo vuole dire… ci sono tante di queste cose ma non pensano mai che come individuo sei libero di scegliere che non lo vuoi un figlio, che non è obbligatorio averlo anche se ne avresti potuti avere dieci, ma non li voglio e che è stata una mia scelta responsabile di libertà. Questa cosa non viene accettata perché è troppo, non lo so, forse perché è troppo innovativa, rivoluzionaria, non lo so come la vogliamo leggere. O perché sei troppo padrona di te stessa e quindi sei una femmina troppo femmina, non lo so. Forse alla fine gli uomini di un certo tipo ti vedono diversa perché tu sei una cosa strana che: “come mi ci approccio io con te?”, quindi non commento; io più spesso ho visto questo rispetto al fatto di dire: “ah, non hai figli”, fine, il commento lì si stoppa.
Io lo spero ardentemente perché penso che tante donne debbano avere il diritto di scegliere se voler farsi una famiglia, un figlio, cioè scegliere il loro tipo di vita e di sessualità e quello che ne consegue, spesso questo tuttora non può accadere. Sei giudicata sia dalla tua famiglia, sia dai tuoi amici, sia dalla società che ti circonda, che poi è quella la società, è la tua famiglia, gli amici e quant’altro.
Se ne parla poco, mi piace questa cosa che tu hai messo su e il fatto che se ne possa parlare: che c’è anche altro, che c’è una scelta consapevole e conscia che si può vivere benissimo anche senza dover per forza fare dei figli; non è il raggiungimento ultimo perché sei nata femmina, la trovo un po’ limitante, no?
Rami secchi mi sembra legga benissimo l’idea della società che ci circonda in quanto donne, no? Molto spesso, quello che ti dicevo prima: non ti commento, per me punto, sei un ramo secco, che non ha continuato, che non ha voluto per forza germogliare qualche cosa di nuovo e questa cosa… le mie foglie ce le ho lo stesso

 

 

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