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Tre giovani ostetriche, tutti i giorni a contatto e a confronto con il tema della natalità e della maternità, raccontano la loro esperienza professionale e personale.

ILARIA – Oggi ci chiedono di parlare del non essere madri.
Noi siamo ostetriche quindi, solitamente, siamo a contatto con tutt’altra realtà. Che ne dite?

VALENTINA – Io personalmente penso che non diventare madre sia essere incomplete, perché secondo me mettere al mondo, con amore ovviamente, una parte di sé e del proprio compagno, perché io penso ad un figlio in un concetto di amore, penso sia la cosa più bella del mondo.
E come tale.. ho scelto di diventare ostetrica poiché quando assisto ad un parto, quando seguo una donna in procinto di diventare mamma mi dà tutte quelle emozioni che vorrei provare io nel momento del parto.
Tu Ele che ne dici?

ELEONORA – Parlare delle non madri tocca tantissimi temi. Come quello… la difficoltà di una madre ad affrontare quello che può essere la scelta di un figlio, però allo stesso tempo io stessa ho deciso di essere ostetrica perché… perché avere un figlio, e quindi intraprendere una gravidanza o un parto, ci sono delle difficoltà e quindi secondo me essere vicine alle madri e capire quali sono le difficoltà che esistono in quel percorso fa sì che io sia una ostetrica completa.
Quindi nel momento in cui mi trovo a relazionarmi con una madre riesco a capire cosa fare per aiutarla. E secondo me essere non madri, è vero, è un po’ come rinunciare ad una parte di sé.
Per donne per natura siamo madri, siamo state create per generare anche dei figli, ma non come delle macchine, come provare quelle che sono le emozioni di una madre e allo stesso tempo dare insieme al proprio compagno, la figura che è a fianco a noi, quelli che sono i valori che io stessa credo che debbano esserci nella nostra vita. Nessuno, nessuno se non i genitori sono in grado di creare di loro, in piccoli passi, un mondo diverso, migliore.

ILARIA – Io credo che ci sia una cosa in più da dire, cioè nel senso in quanto ostetrica… in quanto donna la penso come voi nel senso che anche io vedo l’avere un figlio, che è una scelta che io vorrò fare nella vita, sia la completezza di un amore tra uomo e donna e anche il frutto di qualcosa che la donna porta avanti. In quanto ostetrica però penso anche che il nostro lavoro è stare vicino alla donna sempre, sia prima che dopo, durante e fuori dalla gravidanza. Anche quindi quando le donne non scelgono di avere figli, hanno dei motivi, hanno dei vissuti che vanno comunque guidate, rispettate, accompagnate nella loro scelta.

ELEONORA – Va beh… lo spirito del nostro lavoro è l’accoglienza.

ILARIA – Quella è la prima cosa, al di là, al di fuori di quello che è il nostro pensiero, in quanto ostetriche. In quanto donna però, sì l’avere un figlio è il coronamento di qualcosa. Cioè da sempre uomo e donna creano qualcosa, poi magari la donna da sola può creare comunque un qualcos’altro (ridono).

VALENTINA – Aggiungerei che nel nostro.. non tanto lavoro quanto..io quanto voi, conoscendovi so che abbiamo scelto l’ostetricia per passione, e non tutte le donne sono portate a fare le ostetriche.
È una scelta molto… non scontata. La donna in quanto ostetrica deve mettere alla base di tutto l’empatia e l’altro, e quindi mettersi a disposizione dell’altro tramite l’ascolto attivo: ascoltare senza giudicare, cercare di capire delle dinamiche totalmente assenti magari nella nostra vita personale, e cercare di aiutare la donna che talvolta neanche a parole chiede aiuto. E quindi ascoltare nei suoi gesti, nelle sue parole, quale momento migliore del parto e della gravidanza può, permette di far fuoriuscire queste cose.

ELEONORA – Molto spesso infatti la gravidanza in quanto trasformazione, evoluzione tira fuori nella donna tante cose che ancor prima non erano emerse.

ILARIA – E’ vero pure che a volte in alcune donne la gravidanza comporta anche fare un lavoro su se stesse, una evoluzione che poi quando nasce il bambino si trasforma in difficoltà.

VALENTINA – “Ricreare un equilibrio che si è interrotto.”

ILARIA – ….esatto e quindi si inizia una gravidanza fuori dalla gravidanza, quindi un altro percorso, un nuovo percorso da fare con il bambino. È da lì che penso che la nostra presenza sia fondamentale più che durante la gravidanza.

VALENTINA – .. Infatti uno dei problemi che oggi sono nella nostra società è il vuoto in cui è lasciata la donna subito dopo il parto. Il cosiddetto “vuoto assistenziale”, di conseguenza quale migliore figura dell’ostetrica può aiutare sì in termini pratici la donna, ma può sostenerla, essendo una donna anch’essa, e quindi porsi nella sua stessa dimensione e cercare di calarsi nei suoi panni. Aiutandola semplicemente, prendendo un tè insieme oppure valutando insieme delle soluzioni a possibili problematiche dell’allattamento ad esempio.

ELEONORA – … Al di là di tutto è vero che il nostro compito principale è quello di ascoltare, accogliere, perché noi stesse non dobbiamo influenzare quello che è la nostra, il nostro lavoro, che io non lo chiamerei lavoro ma missione, verso la donna, quindi un aiuto verso la donna senza influenzarlo con quelli che sono i nostri pensieri, quella che è la nostra decisione di vita, quello che è il nostro progetto futuro. Perché la donna va accolta al di là di tutto, al di là di quello che sia la scelta di avere un figlio o una scelta di allattarlo lei stessa, o ricorrere ad un allattamento artificiale, o una donna che ha un tipo di religione diversa dalla nostra. L’accoglienza secondo me va al di là di tutto e nel nostro lavoro è una delle cose principali perché la donna sempre, sempre sempre, in qualsiasi momento si trova sola.

ILARIA – … Ricollegandomi a questo discorso volevo dire che rispetto anche a chi decide di non avere figli, perché comunque è una scelta più che legittima, sicuramente motivata, secondo me la nostra … il nostro ruolo, a parte stare vicino, è informare. Informare nel modo giusto sui metodi con cui non si possono avere figli, con cui c’è molta probabilità di non averli e quindi evitare di ricorrere a eventi poi traumatici per la donna, che comunque segnano indipendentemente dal fatto se una ne vuole avere o no.

 

 

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