Andrea, performer queer e non binario trentenne, riflette sul desiderio di genitorialità confrontandosi con precarietà economica, limiti legislativi e barriere culturali che rendono oggi la famiglia un privilegio sempre più inaccessibile. Attraverso una visione dell’amore svincolata dalla genetica, rivendica il diritto all’autodeterminazione e a forme di cura fondate sulla libertà di scelta e sulla responsabilità affettiva. Accettando l’incertezza del futuro, Andrea trasforma infine l’idea di eredità biologica in una “legacy” comunitaria, costruita ogni giorno attraverso i legami, la cura reciproca e il sostegno alla propria comunità.
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Ecco la trascrizione completa del video:
ANDREA: «Ciao, mi chiamo Andrea, ho trent’anni, sono una persona queer, non binary. Quindi che non si identifica all’interno del binarismo di genere. Vivo a Roma, sono nato a Venezia. Metà della mia famiglia non è veneziana d’origine, ma lombarda. Lavoro, mi occupo di danza contemporanea, mi occupo di corpo e di somatica.
Nel mio privato la genitorialità è un tema che ho accarezzato e che avrei affrontato molto volentieri. Era un desiderio forte tra i venti-venticinque anni. Successivamente, per i casi della vita, è anche un’idea che ho abbandonato. E che a un certo punto ho anche realizzato non essere così alla portata di tutti e di tutte e di tutt*, in realtà. Sicuramente per una questione legislativa, ma anche di possibilità. Sfiora l’idea di bene e di lusso, comunque. Sia cosa compete poter accudire una prole, sia proprio la possibilità di averla. A una persona che eventualmente sarebbe un primo, un secondo, uno dei due padri, biologico o non, compete un grande sforzo. Quasi mi viene da pensare che spesso si dice che il cambiamento lungo è quello culturale, di solito. Ultimamente, anche confrontandomi con altre persone che invece questa esperienza la stanno portando avanti, mi rendo conto che non è scontato e che comporta una grande fatica. Che sono sicuro facciano volentieri queste persone, a cui la legislazione però non viene in aiuto. Mentre invece la comunità che li circonda, quindi la scuola, i compagni di scuola, gli altri genitori, gli insegnanti. La comunità del quartiere o della città che sia, si è rivelata essere più avanti rispetto a una possibilità di diritto.
Beh, quando il desiderio di genitorialità si è fatto molto forte, allora mi è sempre stato chiaro il fatto che non mi interessava niente un discorso biologico o no. Cioè, immaginavo di avere un piccolo o una piccola essere umana da far risplendere, da accudire, coltivare. Provando a fare del mio meglio per farla stare a su agio nel mondo e a non aver paura ad essere la sua vera natura. Sì, anche a costo di, cioè a qualsiasi costo in realtà. Si dice a volte che se uno non ha nemici non ha fatto niente di buono nella vita. Anche in una prospettiva di futura generazione, come si convive con uno scontro di idee? Come si convive in una discussione? Come si affronta un conflitto? Come si può portare questa cosa in un campo più grande, quindi sia dentro la famiglia sia al di fuori? Cosa può rispecchiare questo? Come cresce il futuro del mondo? Cosa vogliamo trasmettere? Come valori, ma non in un senso morale comunque. Cos’è importante per te? A cosa tieni? Cosa pensi sia giusto? Cioè, qual è la tua idea di giusto? Deve essere per forza quella mia? No. Possiamo parlarne? Assolutamente. Tutte le volte che una persona vuole. Quindi immaginavo una persona, cioè immaginavo una persona che sarebbe stata unica a modo suo e che avrei fatto del mio meglio anche per non proiettarci niente dentro. Anche in un’ipotesi di continuazione biologica comunque non credo che un figlio sia l’estensione della persona, cioè penso sia proprio una roba un po’ da smantellare, cioè di nuovo senza giudizio, però io parlo per me stesso ovviamente, non pretendo neanche di rappresentare nessuno. Per quello che mi riguarda questo sarebbe stato portato avanti, sicuramente una figura guida che però a un certo punto non avrebbe imposto. Ovviamente non parliamo di situazioni in cui ci sono rischi di salute, cioè nel senso comunque è una responsabilità, non è l’amico con cui ti fai la chiacchierata e cui puoi dare un consiglio, questo diciamo lo do anche un po’ per scontato spero.
Nasco a Venezia da una coppia eterosessuale, fortemente cattolica ed è stata anche un po’ l’impostazione di quella che è stata la mia educazione, sia scolastica che familiare. Fortunatamente non ho zie e zii, come tutti hanno, che ti chiedono quando ti sposerai o quando avrai figli. Forse anche per una questione di imbarazzo. Può essere una mia supposizione, ma sono abbastanza convinto che il tema della mia intimità, della mia sessualità, della mia… a volte anche della mia ipotetica qualità di vita, venga visto come preoccupante o strano, atipico. E quindi forse non parlarne salva dall’imbarazzo un po’ tutti. Ho due sorelle e un fratello. Una mia sorella e mio fratello sono già genitori. Mio fratello si è spostato in Danimarca per questo motivo, mia sorella invece è una madre single, cioè è sempre stata una madre single che vive ancora a Venezia. Loro hanno adottato modelli molto diversi a livello educativo, diametralmente opposti. Mia sorella ha reso sua figlia molto autonoma e questo è stato sicuramente un punto di differenza rispetto a mio fratello, che i suoi figli sono ancora piccoli, molto più piccoli della mia prima nipote, quindi sono anche loro in fasi della vita diverse. Mio fratello ha un approccio più olistico, devo dire, più prendente in considerazione la possibilità esplorativa del bambino, perché in questo caso si parla di un bimbo, almeno biologicamente. Non è il caso di mettere giudizi, perché chi può dire di essere più bravo di un altro? Cioè alla fine ogni germoglio ha la sua peculiarità e le sue caratteristiche, quindi anzi come dice Circe, ci sono rose che rivelano la loro vera natura se messe nel mortaio, alcune se bollite, alcune ancora se sminuzzate.
I miei genitori penso se l’aspettassero e penso lo volessero. E’ molto presente nelle nostre conversazioni la questione del passaggio di testimone, anche perché adesso si avvicinano alla pensione, quindi giustamente vorrebbero prendersi il loro riposo. Idealmente sarebbe un desiderio che avrei anche piacere di soddisfare, ma purtroppo non so come andrebbe a finire, non so neanche che presenza sarebbero rispetto a un’eventuale cucciolata. Penso comunque che sì, penso vorrebbero per noi quello che hanno avuto loro, quindi un figlio o una figlia, insomma quello che è, è un po’ un obiettivo da raggiungere nel loro immaginario. Ma boh, lo è? Non lo so, forse no, non per forza. Penso possa essere realizzato in varie maniere e come penso si possa fare famiglia in varie maniere, quindi forse c’è un po’ da mettere quantomeno in discussione, quantomeno porsi la domanda su anche magari cosa voglia dire nonno, posso essere nonno sotto una struttura non biologica? Forse sì, forse posso essere famiglia anche in un contesto non legato a una questione di DNA, perché no?
Immaginerei anche volentieri un’adozione, cioè perché no? E di nuovo, perché non… Sicuramente sarebbe stata una situazione diversa perché comunque si parlerebbe di una creaturina che viene da un altro contesto, chissà quale, si aprono mille campi possibili. Però perché no? Non ci vedo nessuna vergogna, nulla da invidiare, nulla di meno, cioè anzi.
Poter mettere da parte gli ovuli, ma in realtà come congelare lo sperma, penso sia una grande vittoria in realtà. Una grande vittoria per tutti, tutte, tutt*. Viva la scienza sotto questo punto di vista. Una persona che affronta una chemioterapia può salvaguardare la possibilità di una genitorialità. Una persona che non sa e magari ha camminato per più lune sulla terra, magari più di altri, può riservarsi la possibilità. Per me è una vittoria su tutti i fronti: evviva che esista questa possibilità.
Per quanto riguarda la gravidanza per altri, cioè il mio pensiero è un po’ un non pensiero, nel senso che, a prescindere da tutto, una persona, secondo me, deve essere libera. Cioè, su questo mi sbilancio e dico che forse se l’essere umano avesse un po’ più coscienza l’anarchia gli verrebbe facile e sarebbe fighissima. Va bene, ok, non è così. Però resto dell’idea che la possibilità di scegliere sia fondamentale. Questo su qualsiasi tema. Quindi, come dire, non ho un pensiero, o meglio, ho un pensiero. Il pensiero è che una persona deve essere libera di poter fare quella scelta. Tra l’altro, cioè, specifichiamo, sia chi va cercando una gestazione per altri sia la possibilità della persona che invece donerebbe il grembo… di poter scegliere. Sappiamo dalle notizie che non è sempre così. Questo purtroppo…
Il mio pensiero è questo. Che una persona deve essere libera di poter scegliere. Poi ci fa quello che vuole, comunque la libertà. Non deve esistere giudizio morale. Su questo proprio, per me è no. Cioè, giudizio morale te lo tieni per te, se vuoi. Ma sì, ma perché nessuno ha diritto di sindacare sulla vita altrui. Cioè, parliamoci chiaro. Adesso vanno tanto di moda anche queste parole, no? Libertà, uguaglianza, egualitario, unicità, di qua, di là. Poi però, “eh ma”, “eh ma”. “Ma” cosa? Allora, sì o no?
Con le persone che frequento, e anche che ho frequentato in passato, non è capitato molto spesso che uscisse il discorso. Tant’è che sono rare, sono più le eccezioni le persone che sono diventate madre o padre. Penso di appartenere a una generazione che comunque affronta varie difficoltà sotto questo punto di vista, anche in contesti di eterosessualità, situazioni eterosessuali. Gli stipendi sono bassi, il costo della vita è alto, gli affitti sono alti, trovare casa spesso nelle grandi città è praticamente impossibile, c’è un sovraffollamento incredibile legato comunque tendenzialmente, lo sappiamo, al turismo. Quindi non sono poche le città che si stanno svuotando. Anche chi ce li ha e ha due stipendi comunque fa fatica. Tante sono le persone infatti che si appoggiano ai genitori. È una situazione completamente diversa rispetto a quelle che quantomeno i miei genitori o comunque qualche generazione passata viveva, cioè un opposto. Comprare casa era sicuramente un impegno, ma un’idea possibile. Adesso comunque anche solo le buste paga che presenti per richiedere un mutuo fanno ridere perché comunque tutti si devono un po’… Quasi tutti hanno buste paga che non riflettono poi quello che realmente è ma comunque per richiedere un mutuo tu non puoi basarti su quello che l’impresario di turno ti deve dare in nero o comunque dice di doverti dare in nero o di doverti… Non so come si può dire, rendicontare comunque in una maniera diversa. Quindi in uno stipendio netto di X poi la busta paga racconta un’altra storia. Cioè è tutto un casino.
Mi è capitato, sia tra conoscenze che tra amicizie, di parlare poco di genitorialità. Conosco persone che lo desiderano, anche in un tempo non prossimo. Conosco chi invece ha preso una scelta serena e chiara di, invece, non affrontare questa esperienza. Penso se ne parli poco perché è una prospettiva distante o forse non è, in questo momento delle nostre vite, un desiderio che magari non si è ancora manifestato con tutta la potenza con cui si può manifestare. Se ne parla poco, anche con chi ha già figli comunque, non so dare una motivazione onestamente, è un tema che non esce.
Oltre Zitella, che ho sempre sentito utilizzare anche nel caso di donna senza marito, e ora pensandoci penso che non esiste Zitello comunque. Parole legate al luogo, sia a Venezia, che è la città di provenienza di mio padre e dove sono cresciuto, sia Livigno, che invece è un paesino della Lombardia da dove viene mia mamma, con cui però ho meno dimestichezza nel dialetto. No, non mi vengono in mente parole che indichino una figura non genitrice.
Sicuramente il fatto che non ci sia la connotazione maschile della Zitella, qualcosa ce lo dice, per forza. Lo sappiamo, la lingua è specchio della cultura. Più parole ha una lingua, più concetti comprende quella cultura, questo ormai già si sa.
Mi chiedo nella mia generazione, forse non avere più figli… Allora, sono combattuto nel rispondere, perché è vero che i tempi effettivamente sono andati avanti. È vero che comunque il patriarcato è infingardo e insinuoso, si insinua anche dove non ci accorgiamo a volte, un po’ come il cristianesimo, a volte ci si rende conto che è dentro di te anche se hai sudato tutta l’acqua santa. La donna senza figli… allora non lo so come sarà per le nostre generazioni da qui al futuro. Sicuramente ci sarà sempre qualcuno che dice “eh ma l’orologio biologico”, sicuramente, tutti abbiamo quegli amici. Posso dire che non credo ci sia nessuna differenza: siamo persone, prima di uomini e donne e tutto quello che c’è in mezzo e anche al di fuori. Quindi quello che vale per una persona vale per l’altro. Non lo so, mi piace pensarlo, questo sicuramente. Mi piace sperare che una scampanata sia arrivata. Ma penso sia arrivata, in realtà. Facciamo così, se ancora non è arrivata a tutti, spero sia arrivato a tutti almeno il buon gusto di affrontare determinati temi, quantomeno con tatto.
Quando penso a un’eredità… oppure mi piace molto il termine che si usa tra drag queen, una legacy, e visto che non so nel materiale cosa avrò da lasciare, e visto che comunque al momento non sto considerando la genitorialità né come una possibilità, né probabilmente come cioè, desiderio, non desiderio, non lo so come andrà. Penso che una cosa fondamentale sia lasciare un bel ricordo, cioè sembra un po’ una frase fatta, però vorrei ampliarla. Io al momento non ho una prole a cui trasmettere niente. Però mi piace pensare che come una famiglia non per forza è biologica, anche una comunità possa essere famiglia e anche un’ereditarietà possa rientrare in un concetto comunitario. E forse sposta un po’ il baricentro. Cioè, uno di solito pensa all’eredità come conseguenza di persone che vengono a mancare. E forse in questo caso invece l’eredità si va costruendo nel presente, cioè ancora nella vita della persona. Quindi cosa posso fare effettivamente? Cosa posso fare anche per chi i figli può averli? Non è che uno può avere un figlio, ha un diritto più di un altro, allora… Cioè, bello, figo. E poi la specie, se vogliamo che vada avanti, quella è la via, non è che ce ne stanno tante altre. Quindi ha più a che fare con la costruzione… Sicuramente anche l’eredità nel senso tradizionale ha a che fare con quello che… però ha più a che fare con quello che tu costruisci e che poi lasci. Invece penso sia interessante, se hai utilizzato prima la metafora, delle metafore botaniche, cioè è interessante l’idea di poter seminare in ogni stagione e a volte di poter raccogliere, a volte no, a volte più, a volte meno. Sì, mi piace più pensarla così, ciclica.
Quello che vorrei dire è che… Allora, senza voler insegnare niente a nessuno, perché non ho niente da insegnare. Però penso sia importante tenere a mente che la genitorialità è anche un onore, forse. Quanto meno non è da dare per scontato. Quindi anche magari nei momenti in cui una persona può dimenticarlo, è da tenere a mente. È l’onore di avere fra le mani il futuro. Quindi, in bocca al lupo a chi sceglie di farlo. Perché non è facile. Non è pizza e fichi.»
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