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Nalan: "Mia madre non ha scelto di darmi alla luce"



Presentazione start 00:00:00end 00:04:41 Nalan si presenta per la prima volta davanti alla telecamera, raccontando il suo percorso nel video-attivismo e il ritorno alla pratica dopo un periodo di pausa. Condivide la propria identità transgender al di fuori del binarismo e il desiderio di comunicare il dolore in modo consapevole, usando il video e l'arte come strumenti di espressione e cura collettiva.trascrizione NALAN: "Ciak uno. OK. Ciao. Oggi è la prima volta davanti alla telecamera, generalmente lavoro dietro le quinte, occupandomi da tanto tempo di montaggio video. In realtà, non lo facevo da un po'. Ho dovuto cambiare un po' post-pandemia. Ora ho ripreso a girare video con la mia fidata fotocamera.
Mi chiamo Nalan, alcune persone, alcuni dei miei amici mi chiamano con il nome assegnato alla nascita. Va bene, non è un gran problema per me, ovviamente preferisco di gran lunga che utilizzino Nalan, che amo di più. Vorrei esprimere il mio affetto per chi lo fa, ma qualcuno ha scelto un nome per me alla nascita e posso capirlo.
Riesco più o meno a comprendere e a vedere la sofferenza vissuta, sia da coloro che l'hanno causata sia da parte della mia storia, e cerco di lenire questo dolore dentro di me il più possibile. E così facendo, sto scoprendo la mia identità transgender. Non mi identifico come uomo o donna transgender, mi definisco semplicemente come persona transgender. Mi sento al di fuori di tutte dualità, fin dall'inizio ho sempre trasceso da questo binarismo. Voglio dire, sono sempre statǝ trans e continuo ad esserlo.
Ho incontrato Lunàdigas nel 2020 quando ho partecipato al QueerFest ed è lì che ho visto il documentario che mi ha molto colpito. Pensavo di poter raccontare la storia di mia madre, ma vorrei cominciare raccontando un po' di me. Vorrei parlarvi un po' della mia relazione con il video. Dal 2014 o 2015, da quando ho preso la videocamera con cui sto registrando ora, mi occupo di video-attivismo. Cerco di usare il video come strumento, faccio del mio meglio per utilizzarlo per persone trans, donne e animali. Cerco di dire qualcosa alla gente facendo dei video e lo faccio anche attraverso la pittura: cerco sempre di comunicare qualcosa, perché in fondo tutto ruota attorno alla comunicazione. Voglio raccontare cosa è successo e mentre racconto cerco di trasmettere quel peso nel modo meno traumatico possibile. Non so esattamente come far percepire questo peso nello stomaco. Penso che sia un dolore collettivo, che ci accomuna tuttɜ, penso che tuttɜ provino qualche forma di dolore, dovremmo scegliere bene le parole quando condividiamo e dovremmo fare attenzione al nostro tono di voce. Penso che dovremmo prestare la massima attenzione, perché ognuno è perfetto a modo suo."

English:
NALAN: "Action! OK. Hello. Today is my first time in front of the camera, generally I work behind the scenes, having been involved in video editing for a long time. Actually, I haven't done it in a while; I had to change a little post-pandemic. Now, I have resumed shooting videos with my trusted camera. My name is Nalan. Some people, some of my friends still call me by the name assigned to me at birth. Okay, it's not a big deal to me. Of course, I much prefer they use Nalan, which I love more and I would like to express my affection for those who do, but someone picked a name for me at birth and I can understand that.
I can somehow understand and see the suffering experienced, both by those who caused it and in my own story, and I try to soothe this pain inside me as much as possible. And in doing so, I'm discovering my transgender identity. I don't identify as a transgender man or a transgender woman. I simply define myself as a transgender person. I feel outside of these dualities, from the beginning. I have always moved beyond this binary thinking. I mean, I've always been transgender and I still am.
I have encountered Lunàdigas in 2020 when I attended the QueerFest and that's where I saw the documentary which really impressed me. I thought I could tell my mother's story, but I'd like to start by telling you about myself. I'd like to tell to you a bit about my relationship with video. Since 2014 or 2015, since I took the camera that I'm recording with now, I have been doing video activism. I try to use it as a tool, I do my best to use it for trans people, women and animals. I try to say something to people by making videos as well as I do with painting: I always try to communicate something because at the end of the day everything revolves around communication. I want to tell what happened and as I'm telling it, I try to convey that weight in the least traumatic way possible. I don't know exactly how to convey that knot in my stomach. I think it's a collective pain that we all have in common, I think everyone feels some kind of pain, I think we should also be careful when we share it, especially the words we choose and the tone of our voice. I think we should pay the utmost attention, because everyone is perfect in their own way."
soggetto lavoro transgender identità lunàdigas covid


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