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Marina C: "Sono stata mamma e lavoratrice per tutta la vita"
Marinella
Sassari 2025 ott. 18 - ott. Archivio Vivo Lunàdigas - Annotu MPEG colour sonoro



Le ragioni della scelta start 00:00.00end 00:02:48 Marina è cresciuta desiderando l'indipendenza, impressionata dalla fatica della madre e dall'affetto del padre. Non pensava a sposarsi o avere figli. Incontrando un uomo amorevole con il fratellino, ha cominciato a immaginare la maternità.trascrizione MARINA C: "Mi chiamo Marina, ho settantasette anni e sono sassarese.
Quando ero piccola non pensavo mai a sposarmi, e neanche a fare figli. Pensavo che avrei studiato e mi sarei trovata un lavoro, per essere libera e indipendente, soprattutto mi interessava essere indipendente.
Vedevo mia madre, lavorava solo in casa, senza aiuto, eravamo in sei, e faceva tutto lei. Mi ricordo questa donna sempre stanca, tra lavoro, pensieri e spaventi per i figli e i soldi che non bastavano mai. Le mani di mamma erano sempre ruvide, perché lavorava e basta, faceva tutto, lavava, cucinava, qualsiasi cosa.
Anche babbo era un gran lavoratore, faceva il falegname, ma con lui era diverso: quando tornava a casa giocava con noi bambini, si inventava un sacco di scherzi, giochi, cantava, giocavamo. Mi ricordo che mi sollevava fino al soffitto, e mi sembrava l'uomo più forte che ci fosse. Ci ha insegnato a nuotare e a tuffare. Ma io continuavo a pensare: "no, questa vita non fa per me". Fino a quando, avevo vent'anni, ho conosciuto un ragazzo più grande di me. Lui aveva finito di studiare e già lavorava. Uscivamo assieme: mi ricordo che facevamo lunghe passeggiate in Via Roma e Viale Umberto, su e giù, e parlavamo, parlavamo tanto.
Mi raccontava di questo suo fratellino, molto più piccolo di lui, un bambino. E si volevano tanto bene. E mi raccontava tutto ciò che facevano assieme. Per dire, la domenica se lo metteva sulle spalle e lo portava a passeggio. Un altro giorno, quando lui era al lavoro, questo bambino, affacciato alla finestra, aspettava che il fratello tornasse a casa.
A me questi racconti così teneri, mi hanno sciolta. "Può essere, mi son detta, che anch'io"…"

English:
MARINA C: "My name is Marina, I'm 77 years old and I'm from Sassari.
When I was little, I never thought about getting married, and not even to have children. I thought I would study and I would get a job, to be free and independent. Mainly, I was interested in being independent.
I saw my mother, who worked only at home, without help, there were six of us, and she did everything. I remember this woman always tired, between work, worries and fears for the children and money that was never enough. Mom's hands were always rough, because she was just working, she did everything, she washed, she cooked, anything.
My father was also a hard worker, he was a carpenter, but for him it was different: when he came home he played with us children, he made up a lot of jokes, games, he sang, we played. I remember he lifted me up to the ceiling, and he seemed to me the strongest man in the world. He taught us how to swim and dive. But I kept thinking "no, this life is not for me". Until I was in my twenties, I met a guy older than me. He had finished studying and he was already working. We went out together: I remember taking long walks in Via Roma and Viale Umberto, up and down, and we talked, we talked a lot. He told me about this little brother of his, much younger than him, a child. And they loved each other so much. He told me all the things that they were doing together. For example, on Sunday he would put him on his shoulders and took him for a walk. Another day, when he was at work, the child would look out the window, waiting for his brother to come home.
To me these stories were so tender, that my heart "melted". "It may be, I told myself, that I could, too"..."

Sassarese:
MARINA C: "Mi ciamu Marina, aggiu settantasett'anni e soggu sassaresa.
Cand'era pizzinna eu non pinsaba mai a cuiubammi, nemmancu a fa' figliori. Pinsaba chi abìa isthudiaddu, mi saristhia acciappadda un trabagliu, pa' assè libara, indipendente, soprattutto mi interessaba assè indipendente.
Eu vidia mamma, mamma mea, trabagliava solu in casa, a la sola, erami sei passoni, fazìa tuttu edda. M'ammentu chistha femina sempri isthracca, sempri trabagliendi e pinsamenti, ipasimi pa li figliori e pa' li dinà chi no basthavani mai. Li mani di mamma erani sempri raffigagnosi, acchì trabagliava solu, fazìa tuttu, lavava, cucinà, cassisia cosa.
Babbu puru era un grandi trabagliadori, era masthru d'ascia, ma con eddu era dibessu: da ghi si ritirava, giuggava cu noi pizzinni, cu li figliori, s'invintava un bè di buffunaturi, cionfri, cantava, giuggavami. M'ammentu m'innazzava finzamenti a la cabisthuria, a me mi parìa l'ommu più forthi chi vi fussia. Z'ha imparaddu a nudà e a affungà. Ma eu continuava a pinsà: "no, eu chistha vidda no la vogliu fa". Fino a chi, abìa vint'anni, aggiu cunnisciddu un giovanu, era più mannu di me. Eddu trabagliava, abìa accabaddu di isthudià. Iscìami umpari: m'ammentu chi faziami Via Roma, Viale Umberto, andendi, e fabiddavami un bè, azzendi e farendi, e sempri fabiddendi.
Mi cuntava di un fradi chi abìa, fradi minori, assai più mimori d'eddu, un pizzineddu propriu. E si vuliani un bè be'. E mi cuntava tutti li cosi chi faziani umpari a chisthu pizzinnu. Pa' dì, la dumeniga si lu punìa in coddu e iscìani a passiggià. L'althra dì, cand'eddu trabagliava, lu pizzinnu, acciaraddu a dareddu a lu balchoni, aisittava a l'ora chi si ritirava lu fraddi mannu.
A me chissi cunti cussì tennari m'hani isciaraddu, propriu. "Po assè, aggiu dittu, chi eu puru"..."
soggetto sacrifici infanzia famiglia d'origine famiglia padre madre


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