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Giusy Calia: "Lo sguardo dell'altro può uccidere"
Nuoro 2022 giu. 26 Archivio Vivo Lunàdigas MPEG colour sonoro



Alda Merini, maternità e devianza start 00:04:45end 00:09:27 Giusy Calia racconta di come le donne siano sempre state oggetto di attenzione da parte della società e di come i loro comportamenti fossero sempre soggetti allo sguardo degli altri, cosa che lei riporta nei suoi lavori. Sul tema della devianza ha lavorato anche con Alda Merini, raccontando in particolare di come le donne vivessero l'esperienza degli ospedali psichiatrici.trascrizione GIUSY CALIA: "Ho riflettuto moltissimo sui manicomi anche perché ho conosciuto Alda Merini e ho potuto fare la tesi con lei, la mia seconda tesi l'ho fatta con lei, cioè l'abbiamo fatta a quattro mani nel senso che lei mi ha aiutato tantissimo. Lei mi parlava dell'essere madre. E' stata una cosa che lei ha vissuto con grande dolore perché poi i figli le sono stati tolti e in questo continuo entrare e uscire dal manicomio... e quindi il marito appena usciva la metteva incinta, poi ritornava in manicomio e quindi c'era questo moto ondoso, no? E lei si sentiva solitamente frustrata nel dare figli al mondo che poi venivano tolti. Però in qualche modo lei si è sempre sentita madre delle figlie in maniera viscerale perché diceva che comunque c'era qualcosa all'interno che collega sempre, che collegherà sempre la madre e il proprio figlio; e comunque si sentiva anche figlia del manicomio, quindi in questa dicotomia importante: il sentirsi anche strappata, queste viscere che venivano strappate, le figlie che venivano portate in altre famiglie. Ha scritto anche dei diari importanti su questo strappo delle figlie e diceva che il manicomio generava proprio mostri, generava mostri di catalogazioni. E c'erano donne che avevano partorito e avevano anche ucciso i propri figli; c'erano delle donne che invece avevano delle gravidanze isteriche; c'erano delle donne che molto spesso avevano dei bambolotti come figure sostitutive dei propri figli e lei s'interrogava sul fatto che la natura veramente creava delle possibilità diverse, lei non si meravigliava - chiaramente, essendo là - però ha detto: "ho voluto sempre cantare quello che le donne hanno detto", quella che è la voce del silenzio delle donne, perché è una voce che chiaramente la storia ha fatto tacere per anni, secoli e millenni. E chiaramente una donna che non ha figli è una donna fuori dal coro: ancora oggi ti guardano strano: "eh ... ma come mai non hai figli? C'è qualcosa che non va in te?". C'è sempre questa idea della normalità e dell'anormalità di non averli, oppure ti guardano con compassione come dire "non sai cosa ti perdi", no? Senza chiedere mai ad una persona: "tu cosa vuoi realmente?", "tu chi sei?". Ecco questa domanda della società è una domanda che viene omessa. Il "tu chi sei realmente", no? Questo discorso che è stato fatto sempre dai grandi filosofi e poi mai messo in pratica, no?
Lèvinas, "la teoria del volto"; il volto che ci guarda e che ci riguarda mi interroga moltissimo; ecco perché faccio tante iridi, perché mi piace lo sguardo dell'altro e attraverso lo sguardo dell'altro io mi riconosco e se lo sguardo è deformante mi chiedo: che cosa riconosco di me? Che cos'è che mi rimanda lo sguardo dell'altro? Il fatto di non essere una donna perché non ho figli? Il fatto di non essere una donna perché non vivo una vita "regolarmente"... diciamo accettata, accolta? Oppure di essere una persona che comunque è venuta al mondo per trasformare quella che è la linea tradizionale della società? Cioè nel portare una voce nuova nonostante io senta ancora il profondo disagio dello sguardo che deforma. Questa è una cosa che mi fa molto, molto male; è lo stesso sguardo che può sentire una persona così affermata come Alda Merini che si è sempre sentita matta e lei ha detto - mi piaceva molto questa definizione - mi diceva: "Giusy, sai perché sono stata in manicomio? Perché mi preservava dalla follia delle persone che sono fuori". Ed è stato bellissimo perché può essere una cosa di retorica però in effetti la capisco, perché quando si è in una situazione limite, estrema, in queste istituzioni totali che vengono create per rinchiudere le diversità - ancora oggi ci sono le istituzioni totali, che son le menti delle persone - lo sguardo dell'altro può veramente fare molto, molto, molto, molto, molto male e anche uccidere."
soggetto arte manicomio devianza sofferenza persone citate Lèvinas, Emmanuel [persona citata] Merini, Alda (poetessa e scrittrice) [persona citata]


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