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Giusy Calia: "Lo sguardo dell'altro può uccidere"
Nuoro 2022 giu. 26 Archivio Vivo Lunàdigas MPEG colour sonoro



Lunàdigas, arte e devianza start 00:00:00end 00:02:01 Giusy Calia riflette sul concetto di devianza e di come anche le donne senza figli sono state considerati tali. Presenta poi la sua attività di artista e le sue opere.trascrizione GIUSY CALIA: "Io riflettevo su una cosa, sulla parola Lunàdigas e mi fa venire in mente… siccome mi sono occupata tantissimo dei manicomi, della tripartizione dei manicomi: delle donne agitate, donne sudice e donne tranquille, no? e io avrei messo... cioè... mi sembra strano che non ci sia un quarto padiglione, no? Le "Lunàdigas", perché la sento proprio una restrizione importante per la donna, il fatto di vederla come una persona senza figli, no?
Perché in realtà figli ne abbiamo sempre, non sono figli naturali ma possono essere figli dell'anima; anche le nostre opere sono in qualche modo nostri figli. Infatti per alcuni - si parlava soprattutto con le mie amiche artiste - lasciare andare i figli nel mondo è difficile a volte. Perché io le sento proprio a volte proprio mie creazioni, cioè cose che abbiamo partorito in tutti i sensi. Poi è chiaro che è molto differente il fatto di non avere figli... ed è difficile lasciarli andare.
Per molto tempo mi sono occupata della figura di Ofelia, di Ofelia che si è suicidata in acqua, e alla fine al posto di rappresentarla alla maniera di Millais - l'Ofelia presentata tantissime volte: fiume, letto di fiori e lei che si adagiava in questo utero - alla fine ho cercato di rappresentarla proprio come se lei fosse in un grembo materno e partorisse se stessa. E quindi ho fatto dei video e delle riprese subacquee in cui c'era un cordone e questa donna che, in qualche modo, partoriva se stessa."
soggetto arte devianza figli manicomio non-maternità persone citate Millais, John Everett (pittore) [persona citata]


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