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L’eredità di chi non ha figli

L’eredità Di Chi Non Ha Figli

Cosa lascia dietro di sé una persona che non fa figli? Quale eredità delle lunàdigas rimarrà nel mondo? Che fine faranno tutti i loro beni e i loro saperi?

Chi non è e non sarà genitore si è posto queste domande almeno una volta nella vita. Come, ad esempio, Alessandra Quattrocchi, che si è raccontata a Lunàdigas con un’intensa testimonianza che trovate nel nostro nuovo Archivio Vivo (ma ne avevamo anche in questo articolo).

«Secondo me – confessa – chiedersi a chi lasciare le proprie cose è uno dei pochi veri motivi per fare un figlio. Non solo le proprie cose materiali, soprattutto l’eredità immateriale. Le cose materiali in qualche modo si lasciano, hanno meno importanza, ma l’eredità immateriale, i libri letti, i piatti imparati in cucina, l’abilità di certi lavori manuali, lavorare a maglia, lavorare all’uncinetto… queste cose qui, non trasmetterle a nessuno è molto pesante».

Nel nostro gruppo Lunàdigas, ovvero delle donne senza figli, alcune donne childfree esprimono lo stesso rammarico.

«Di tutto ciò che comporta l’essere lunàdiga, questi sono i quesiti che mi pongo maggiormente – confessa Alessandra -. Non ho ancora le idee chiare a riguardo ma all’inizio, quando ho capito che non volevo avere figli e che il desiderio che avevo sentito in passato era il frutto delle convenzioni e delle pressioni sociali che avevo interiorizzato inconsciamente, i primi pensieri sono stati: cosa lascerò? A chi avrò trasmesso le mie conoscenze? Penso a piccole cose che possano lasciare traccia di me, della mia vita, anche se è tutto tranne che straordinaria. Riuscirò a lasciare qualcosa di me alle persone a me vicine? Magari in futuro i miei nipoti si potrebbero scoprire interessati alle mie storie come lo ero io da piccola a quelle dei miei nonni».

Anche Erika si pone queste domande: «Vorrei che chi resta avesse un bel ricordo di me: recentemente ho cambiato lavoro e ho dovuto lasciare le mie attività di volontariato. Quindi niente, morirò senza aver fatto la differenza… spero almeno di vivere bene».

Tante altre, invece, sono convinte del valore dell’insegnamento e della cultura come eredità da lasciare nel mondo.

«Non c’è alcuna garanzia – osserva Selene – che il nostro sapere venga assorbito dai figli in ogni caso. Per questo motivo la vera eredità intellettuale deve essere quella lasciata ai libri, o ai nostri studenti (chi di noi ne ha, almeno)».  «Ho scritto un libro – racconta Chiara – e spero di riuscire a scriverne ancora… un libro di parole e fotografie scattate da me. Questa è la vera eredità che lascerò ed il mio modo di ‘mettere al mondo’ qualcosa che nasce dal mio profondo. Le mie idee… il mio modo di vedere la vita». «Insegno yoga – commenta Lidia – e spero di riuscire a guidare più allievi e allieve possibile sulla via della calma e della serenità, e sulla via della cura del corpo e della mente».

Fabiana aggiunge: «Viaggiare, vedere concerti, mostre, sperimentare nuovi modi per comunicare (fotografia, musica, disegno, scrittura): credo che le mie esperienze, fatte con altre persone, siano una bella eredità. Non che sia obbligata a lasciarne una, ma penso che l’umanità cresca comunicando e ci sono persone che mi hanno insegnato quanto sia importante condividere».

Ma tra la nostra comunità di Lunàdigas c’è anche chi non si pone affatto il problema di cosa succederà dopo la loro morte. Come Anna: «Lo dico sempre a mio marito “già da viva devo occuparmi io di tutto, lasciami almeno da morta in santa pace a non fare nulla, a non dover pensare a nulla”!».

Daniela è d’accordo: «A me non interessa proprio, quando sarò morta non mi riguarderà più». «Quello che lascerò – commenta, invece, Patrizia – è il mio passaggio su questa terra, il fatto di esserci stata e questo basta. L’ augurio è di transitare in modo leggero e gentile. Del resto sono passati imperi e nazioni, moltitudini sono passate, di cui non sappiamo cosa è rimasto o cosa hanno lasciato, e così sarà anche per me. Non credo che l’idea di lasciare qualcosa di noi sia indispensabile per vivere bene e con gioia».

Ora la parola spetta a voi: cosa ne pensate delle eredità di chi non ha figli?

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Ciao a tutte, io ho 39 anni, sono sposata e ho deciso di non avere figli, di me resterà la mia arte poichè sono una pittrice di iconografie spirituali e simboli esoterici principalmente dedicati al sacro femminino.
Le passioni, le foto, i libri, gli oggetti, i ricordi rimarranno nella soffitta di parenti o ad altre persone che sapranno apprezzarle…
Di me rimarrà la presenza nell’albero genealogico e di chi mi ha preceduta che ho compilato con tanto amore facendo ricerche genealogiche…
Io credo che in qualche maniera la nostra impronta nel mondo rimarrà comunque.

Angela

L’istinto materno si è affacciato per poi andare via, veloce e silenzioso. A distanza di anni inizio a chiedermi chi si ricorderà di me, o meglio cosa ricorderanno di me quando non ci sarò più, la risposta che mi sono data è l’amore che ho regalato senza mai chiedere che mi venisse restituito. L’esistenza è un qualcosa di volatile, i ricordi e i sentimenti si tramandano. Angela.

Lo Specchio Dei Difetti

Se avrò qualcosa da parte, lo donerò al canile, dove ho adottato il mio cane e quello vicino a me.

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