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“E’ stato l’inizio di una nuova vita dopo la sterilizzazione”

“E’ Stato L’inizio Di Una Nuova Vita Dopo La Sterilizzazione”

La testimonianza di Chiara:

Lunadigas è stato il primo contesto in cui mi sono accorta di non essere sola. Certo, ho sempre frequentato coetanee che come me non erano attratte dall’idea di diventare madre, ma ho sempre sospettato che prima o poi in futuro avrebbero anche loro preso la strada della maternità. Alcune hanno già confermato i miei sospetti, altre lo faranno.
Io sono diversa.
Una diversità incomunicabile, è palpabile solo se la vivi, altrimenti vista dal di fuori può sembrare il semplice capriccio di una donna che ora non vuole “ma poi”, “prima o poi”, “tanto capita”…
Sarà un decennio che mi sento dire che cambierò idea, perfino dagli amici di sempre che conoscono benissimo la mia non propensione.
Questa cosa mi è andata sempre stretta. Ho iniziato a sentire di non essere allineata ad un corpo che da un momento all’altro avrebbe potuto tradirmi e farmi capitare quello che temevo di più, da quando ho memoria, da quando so cosa ha in serbo la società per le donne.
In passato ho fatto uso di diversi metodi di contraccezione, e tra questi gli ormoni mi hanno ridotto in condizioni che hanno impiegato anni a ritornare alla normalità.
È così che ho iniziato a cercare informazioni sulla sterilizzazione definitiva.
Perché devo vivere un altro decennio o più fino alla menopausa con la costante angoscia di restare incinta e rovinare il resto della mia vita per come la concepisco?
Ho provato a parlarne con la ginecologa. Impossibile. Per una “nullipara, nulligesta” nella sua trentina è pressoché inattuabile. Illegale perfino, mi fu detto dalla dottoressa.
Ho continuato ad informarmi. Non era più solo una questione di allineamento del mio corpo. Era diventato qualcosa di più: non possono rifilarmi menzogne per impedirmi qualcosa che è un mio diritto sancito dalla legge.
Ho trovato online tutto e il contrario di tutto. Pareva che mi dovessi sottoporre a mesi di perizie psicologiche per provare che la mia scelta fosse ben ponderata (certo, chi non si sottoporrebbe ad una pratica invasiva irreversibile e potenzialmente pericolosa per un semplice capriccio?), sembrava che dovessi affrontare chissà che terzo grado di specialisti e avvocati del diavolo pronti a cercare di convertirmi alla maternità, e alla fine di tutto neanche sarebbe stato sicuro riuscire ad ottenere l’intervento.
Mi sono preparata delle arringhe inattaccabili per dimostrare la mia volontà. Sono arrivata a elencare oltre un centinaio di motivazioni per cui la mia scelta è irremovibile e ponderata. Oltre a numerose risposte per le più frequenti domande insidiose che ci si sente porre pressoché quotidianamente quando si affronta l’argomento. Sono giunta a valutare cliniche all’estero che non mi avrebbero impedito di ottenere la sterilizzazione seppure a prezzi esorbitanti, nonché lontana da casa.
Ma sempre dalla rete, passando per Lunàdigas e gruppi simili sono giunta a vedere non solo quante siamo e quanto ci accomunino le nostre visioni del mondo, ma a scoprire che la soluzione esisteva, ed alcune ragazze coraggiose pioniere avevano trovato dove e come porre fine alle loro preoccupazioni!
Childfree è la parola che ci definisce: esenti da figli, per scelta. È stata questa definizione ad aprirmi le porte di ricerche, conversazioni, informazioni e soluzioni.
Dal leggere le loro testimonianze al confrontarmi con loro e al prendere appuntamento per l’operazione è stato un attimo.
Lo scoglio più grande è stato combattere il terrore di anestesia e operazione, ma considerato il decorso del tutto tranquillo dei postumi operatori e l’irrisorio dolore del tutto sopportabile della convalescenza, posso dire che lo rifarei mille volte.
Ora sono me stessa, in tutta la mia serenità e consapevolezza di poter continuare ad esserlo vita natural durante.
Mi pentirò? Mi conosco abbastanza da essere sicura che non sarà così. Ma in caso contrario, almeno per zittire chi mi biasima, si sappia che semmai a 40 anni decidessi – pazzia! – che sono pronta per la maternità, esistono alternative percorribili come la fecondazione assistita, o altre estremamente più sostenibili, come ad esempio l’adozione. Senza tralasciare che ambedue le soluzioni presuppongono una consapevolezza, desiderio e dedizione senz’altro maggiori del semplice corso naturale della donna che diventa madre perché è così che sta bene.
Così, se vi dovesse passare per la testa di sottoporvi a sterilizzazione, sappiate che non è la fine del mondo ma, anzi, l’inizio di una nuova meravigliosa vita di cui sto appena iniziando ad assaporarne la libertà.
Ps: Grazie del fantastico lavoro di sensibilizzazione che portate avanti, c’è grande necessità di far sapere che non siamo sole né strane. E il commento più frequente delle ragazze che arrivano sui gruppi online è “che bello sapere di non essere sola/strana”. Bisogna diffondere sempre di più questa consapevolezza nelle ragazze.
E non vedo l’ora di poter vedere il vostro film in Trentino (se dovesse servire posso fare da tramite – forse – per contattare i cineforum locali avendone talvolta frequentato qualcuno).

Grazie e buon lavoro per tutto!

Chiara

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