Riconoscere ogni giorno il mare invisibile del patriarcato
Maria Anna Di Gioia, «Com’è l’acqua?» Riconoscere ogni giorno il mare invisibile del patriarcato (Settenove, 2022)
Maria Anna Di Gioia, docente di scuola secondaria di secondo grado e attivista femminista, raccoglie nel suo lavoro riflessioni, documenti e materiali audiovisivi, proponendo laboratori didattici (con ricca bibliografia e sitografia, quasi sempre fruibile gratuitamente) da sviluppare in occasione di alcune Giornate che nel mondo della scuola spesso scadono in kermesse e cerimonie di circostanza, anche a causa della mancanza di strumenti adeguati.
Recensione di Claudia Mazzilli
Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?”. I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cavolo è l’acqua?”.
Si apre con questa citazione dallo scrittore David Foster Wallace il libro di Maria Anna Di Gioia, «Com’è l’acqua?» Riconoscere ogni giorno il mare invisibile del patriarcato, Settenove, 2022 (con la prefazione di Francesca R. Recchia Luciani, professoressa ordinaria di Filosofie contemporanee e saperi di genere presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro).
Il patriarcato è acqua e aria invisibile: vi nuotiamo e respiriamo con naturalezza, quasi senza avvedercene, ma i costrutti che hanno creato questo ecosistema, dato per naturale, sono storici e culturali; i pregiudizi che lo hanno plasmato possono essere ridiscussi e demoliti, per creare un nuovo ambiente culturale e sociale, abitato da relazioni sane.
Questo è il punto di avvio del libro di Maria Anna Di Gioia, docente di scuola secondaria di secondo grado e attivista femminista, che raccoglie nel suo lavoro riflessioni, documenti e materiali audiovisivi, proponendo laboratori didattici (con ricca bibliografia e sitografia, quasi sempre fruibile gratuitamente) da sviluppare in occasione di alcune Giornate che nel mondo della scuola spesso scadono in kermesse e cerimonie di circostanza, sia per la mancanza di strumenti adeguati sia per la preparazione talvolta carente delle/dei docenti. E non è una colpa questa: gli Studi di genere sono relativamente recenti e non bastano sporadici corsi di aggiornamento a promuovere una visione pedagogica nuova, poiché anche chi opera nella scuola nuota da sempre nell’acqua patriarcale. Non parliamo solo della conoscenza delle questioni femministe e dei movimenti che se ne sono fatti carico, ma anche di piccole cose, a partire dalla ricerca di un linguaggio più inclusivo: dalla decostruzione del Buongiorno a tutti, in cui il maschile sovra-esteso annulla le differenze di genere ed esclude, all’etimologia delle parole pregiudizio e stereotipo, all’analisi del linguaggio sessista delle canzoni mainstream e della pubblicità (come dimenticare il documentario di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, del 2009?), senza tralasciare la marginalità o assenza di scrittrici, scienziate, artiste e attiviste nei libri di testo scolastici e persino nella toponomastica delle nostre città. Il testo di Maria Anna Di Gioia, dunque, colma una lacuna significativa nel panorama editoriale. “I soggetti in formazione non sono neutri, così come non lo è la classe docente, così come non lo sono i saperi. Non solo nella trasmissione del sapere entra in gioco la propria consapevolezza culturale e di genere, ma anche la stessa selezione dei contenuti da trasmettere, oltre che nel taglio e nella modalità più o meno critica di farlo”, annota l’autrice (p. 18), attingendo a maestre nobili, da Virginia Woolf a Elena Gianini Belotti, che nel 1973 pubblicò un testo pionieristico, Dalla parte delle bambine.
Le Giornate proposte per i percorsi didattici sono: 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne); 6 gennaio (la Befana); 14 febbraio (San Valentino); 8 marzo (Giornata internazionale della donna); 19 marzo (Festa del papà); seconda domenica di maggio (Festa della mamma); 17 maggio (Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia).
Non solo 25 novembre e 8 marzo, dunque, ma anche percorsi inediti, in giornate meno esposte ad abbuffate di retorica, in cui spesso le amministrazioni di ogni Comune organizzano o patrocinano attività nelle scuole per saziare il senso di colpa causato dal digiuno che su questi temi dura per tutto il resto dell’anno.
La Befana offre l’occasione per approfondire la storia dei saperi matriarcali, il significato strategico e politico della caccia alle streghe, il tabù della bruttezza e della vecchiaia. Il giorno di San Valentino può essere l’occasione per decostruire i falsi miti dell’amore romantico, della gelosia e della galanteria. La festa del papà e della mamma possono diventare appuntamenti periodici per ridiscutere i ruoli di cura all’interno della famiglia (il dribbling tra maternità e lavoro, il modello della mamma/lavoratrice multi-tasking, il gender pay gap, le dimissioni in bianco in caso di gravidanza…) e per riflettere sul desiderio di genitorialità, da intendere non come un obbligo sociale ineludibile ma come una scelta consapevole: qui, ad esempio, è suggerita la visione del film Lunàdigas, ovvero delle donne senza figli, cui si possono aggiungere i materiali inesauribili dell’Archivio Vivo di Lunàdigas, nello spirito del libro, che valorizza le risorse gratuitamente fruibili in rete, educando a un uso intelligente di internet e dei dispositivi digitali.
Teoria e pratica vanno insieme in questo libro, come sarebbe piaciuto a bell hooks. Da una parte ci sono efficaci glossari e schede lessicali o di taglio giuridico (ad es., alle pp. 51-53, su ius corrigendi, donne in magistratura, potestà maritale, delitto di adulterio, divorzio, aborto, delitto d’onore, stalking etc.) e si ripercorrono le vicende che hanno portato all’istituzione della Giornata, con una sintesi rigorosa, approfondita ma snella dei movimenti che hanno sostenuto lotte di rivendicazione di diritti, dall’altra ci sono le attività per gli studenti, che coinvolgono competenze, abilità e conoscenze in modo da non favorire solo la trasmissione di nozioni ma soprattutto la condivisione di valori e attitudini relazionali basate sulla parità di genere e la circolarità, attraverso lavori di gruppo che concorrono alla socializzazione e all’apprendimento esperienziale e cooperativo.
Ho usato questo libro per un percorso di Educazione civica nella classe più difficile che mi sia capitata nella mia carriera di docente di scuola superiore. I percorsi didattici sono davvero realizzabili, modulari e flessibili a seconda del tempo e dei materiali a disposizione nel contesto classe e delle finalità educative che si vogliono raggiungere. Una precisazione importante, perché tante volte mi imbatto in proposte didattiche campate in aria e velleitarie, difficili da realizzare perché tarate male (troppo ardue o troppo semplici per studenti liceali) o perché richiederebbero troppo tempo (magari un intero anno …non scolastico, ma accademico!). Ma sento di poter dire un’altra cosa: questo libro è un sussidio utile in ogni comunità educante piccola e grande. Associazioni, luoghi di doposcuola e socializzazione per adolescenti e, prima di tutto, famiglie. Le famiglie di un futuro prossimo, intese come piccole comunità femministe, fuori del mare – non più invisibile – del patriarcato.