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Veronica, quarantenne ecuadoriana, racconta la sua esperienza: dopo aver subito un’isterectomia per motivi di salute, oggi è contenta della decisione presa e consapevole della maggiore libertà di cui gode non avendo figli. In Ecuador, alle donne viene ancora attribuito prevalentemente un ruolo di cura, al servizio del marito e dei figli.

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Ecco la trascrizione completa del video:

VERONICA: «Veronica, quarant’anni di Cuenca, sono nata qui. Io ho deciso di non essere madre inizialmente per il mio stato di salute, per cui all’inizio è stata una imposizione. Con il passare del tempo, alla fine, superato tutto in un paio d’anni, mi sono resa conto che era comunque una buona decisione, e che non poteva fare altrimenti in quel momento. All’inizio rimasi scioccata, all’inizio è stato un colpo forte, però mi sono resa conto che la scelta di essere madre deve essere una decisione ragionata e non qualcosa d’imposto.
In questo paese e soprattutto in questa città dove vivo, Cuenca, qui in Ecuador, questo tema è molto complicato, perché fin da piccole a noi donne viene assegnato il ruolo di cura. Spesso non solo la cura dei figli, ma anche del marito. Secondo me cresciamo in una sorta di letargo con temi culturali e religiosi imposti dalla società, imposti appunto dalla religione. A volte per scherzare dicevo a mia nonna e dico a mia madre che nella mia famiglia il motto è: nasci, cresci, ti riproduci e muori. Non c’è altro, non hai la possibilità di discutere quello che ti impongono, per esempio la preferenza di vivere sola. Se sei sposata, è quasi un peccato separarti, cioè devi vivere con lui sino alla fine dei tuoi giorni, a prescindere da quello che sopporti.
Nella mia famiglia sono l’unica ad aver preso questa decisione e vedo nella vita delle mie cugine e delle persone che ho vicine un sacrificio enorme. Fanno molte rinunce e il tema economico è importante. Nella mia condizione sono contenta e tranquilla, ho potuto studiare, viaggiare, crescere nel lavoro. Non ho costrizioni che quando sono imposte sono molto pesanti.
Non per tutte, ma abbiamo anche il tema degli abusi sulle bambine che poi obbligano, a prescindere dal fatto che hanno subìto una violenza, se sono rimaste incinte le obbligano a partorire. Sono totalmente contro tutto questo, appoggio le donne che in un momento in cui possono decidere, quando sono più consapevoli, e che per qualche ragione rimangono incinte, decidono di non volere un figlio e abortiscono. Per me va bene, perché è un tema veramente molto forte, è troppo forte il tema della rinuncia, rinunciare alla vita che hai immaginato, soprattutto quando devi badare ai tuoi figli.
Certo se hai aiuti è più facile e puoi occuparti di altro, ma quando non ne hai, devi occuparti tu sola di tuo figlio. I padri per esempio a volte, mi fa arrabbiare sentirli quando dicono alle mogli: “Ti aiuto io, ti aiuto a riordinare la casa, ti aiuto con il bambino”. Non è un aiuto, è una loro responsabilità. Quindi è un tema complicato perché i ruoli e i limiti sono imposti, invece di essere bilanciati come dovrebbero essere.
Beh, all’inizio tutti mi hanno sostenuta, la mia famiglia è grande, non ci sono solo fratelli e genitori. Parlo di zie e zii, della grande famiglia di mia madre con cui siamo molto legati. Tutti mi hanno appoggiata perché era una questione di salute. Ho avuto l’appoggio di tutti, mi dicevano che avevo fatto bene a scegliere di fare l’isterectomia. Però dopo, ora, mi compiangono un po’ perché pensano: “Poverina, non può avere figli”. Poverina io? Sono quella che se la gode di più, sono quella che viaggia di più e fa più cose. Le mie cugine mi hanno detto molte volte che se avessero avuto il coraggio di stare sole non si sarebbero sposate. Mi hanno anche detto che si sentono costrette a fare le cose. Invece, per me è come…
A me non dispiace affatto, i miei colleghi a volte mi canzonano ma io non mi offendo e sto allo scherzo, perché in realtà è così, la mia vita, dopo l’isterectomia, è stata più felice e tranquilla.
Per me le mestruazioni non devono essere un tema difficile, eppure per me lo sono state, fin dall’inizio è stata una cosa difficile. Non potevo viverle bene, dovevo assumere farmaci, questo mi ha stancata. Ero limitata in molte cose, nello sport, nell’alimentazione, ma da quando ho preso questa decisione, la mia vita è molto migliorata. Credo mi abbia migliorato anche a livello cerebrale, perché non devo più preoccuparmi degli abiti da indossare, del fatto che devo coprirmi, o di quali siano i giorni migliori per viaggiare.
Ora mi sento totalmente libera e vado avanti acquistando consapevolezza. Insomma, mi rendo conto che ciò che ci viene imposto, come il fatto di doverti sposare, avere figli per non rimanere sola, sono la cosa più illogica da affermare. Noi veniamo al mondo soli e dobbiamo prendere confidenza con la solitudine, che spesso viene demonizzata, come se fosse tremenda. Ma non è così! Impari a scoprirti in un’altra prospettiva, a scoprire i tuoi gusti, quello che ti piace, e impari a vivere questa solitudine con serenità. Infine io mi godo molto… la mia indipendenza, di non aver bisogno di un protettore al tuo fianco. Se c’è bene, perché anche vivere in relazione è bello, però anche da sola puoi fare tantissime cose. Certo, la gente parla e ti guarda come se fossi strana, almeno qui è così, è quasi un peccato non essere madre. Ma a me alla fine non importava, anzi mi ha aiutato a essere più forte. Non mi ha turbata minimamente, nel tempo alla fine io… ho coltivato le mie cose. Quello che dico sempre è che se devo fare un viaggio devo solo fare il mio bagaglio e basta. Non devo chiedere il permesso a nessuno, né organizzare i miei orari. Per me la libertà è totale.
Ho un fratello con cui… siamo molto vicini…è mio fratello minore. Lui si impegna molto sui temi di genere, di femminismo, di violenza, parliamo molto e a lungo di questi temi. Certo, da poco ho un nipotino, aiuto ad accudirlo ed è molto impegnativo. Giusto poco tempo fa gli ho detto: “Non rimpiango di non essere madre”. E mio fratello mi ha detto: “Non lo volevi prima né ora. Se lo avessi desiderato prima, lo avresti fatto e saresti rimasta incinta”. Infatti io sono stata sempre molto attenta a non restare incinta, ho sempre sentito troppo pesante la responsabilità di fare un figlio. Le donne che fanno bambini, bene, avranno le loro motivazioni, però per quanto mi riguarda, credo che né prima né dopo l’operazione sarebbe stata una buona idea essere madre per me.
In realtà non credo ci sia una parola, però il tema dell’isterectomia, che è la rimozione dell’utero, anche se solo parziale, non ti permette di essere madre. Hai il ciclo mestruale e tutto, tutte le varie fasi, ma non puoi essere madre e per me va bene così. Non credo ci siano parole per indicare chi non è madre. Comunque nel mio caso, io non sono molto tradizionale, nel senso di quello che la mia famiglia mi ha imposto: per esempio che devi cucinare e servire. In questo sono una frana, io dico sempre: “io so comperare, non so cucinare e non lo voglio fare”. Ancor meno desidero servire lo sposo o prendermi cura di altre persone. Non è la mia modalità.
A volte mi dicono che sono un maschiaccio, una zitella, cose del genere. Cioè… possono dire quel che vogliono. Credo che ognuna deve fare ciò che ti fa stare bene e ciò che ti rende felice. Sì, ci sono parole che si sentono, non solo in famiglia, anche certo… Il mio ambiente di lavoro è molto… è un gruppo eterogeneo e consapevole. Siamo molte donne che… conosciamo i nostri diritti, e trattiamo i temi in modo consapevole, ne parliamo. I miei colleghi maschi a volte scherzano, ma prima di fare una battuta, io penso sempre due volte alla reazione che può suscitare.
È molto complicato, in realtà qui siamo una società molto classista, profondamente classista, te ne accorgi già da piccola, già dalla scuola che frequenti. A che scuola vai? Vai in un collegio di suore? Io sono stata in un collegio di suore e ho avuto gli occhi bendati fino a quasi trent’anni. Sono andata al collegio di suore già dall’asilo, dai cinque-sei anni, dove non ho mai avuto un accenno di educazione sessuale. L’unica lezione di educazione sessuale che ho ricevuto fu un video sull’aborto dove decapitavano il bambino. Ovviamente tutte eravamo terrorizzate. Quindi, chiaro, a nessuna veniva voglia di avere figli. A parte che ovviamente era peccato, cioè potevi andare all’inferno. Questa fu l’unico insegnamento che ricevetti. Poi ho studiato all’università privata, ho lavorato nel settore privato, vivevo in una bolla convinta che tutto fosse perfetto. Tutto deve essere fatto come prescritto dalla società e dal capitalismo, un capitalismo selvaggio. Poi ho iniziato a lavorare nel pubblico in un progetto sociale, con ragazze e ragazzi, così alla fine ho messo i piedi in terra e mi sono resa finalmente conto della vita reale. Solo di recente mi sono resa conto di altre realtà, che c’erano ragazze che rimanevano incinte perché nessuno insegnava loro a proteggersi. È realmente molto difficile, ci sono ragazze che vivono alla giornata, non so come potessero farlo con quarantacinque dollari, io invece venivo da una realtà dove avevo tutti i comfort.
Mi sono iniziata a fare molte domande, comprese quelle sulla religione. Si andava a messa tutti i venerdì, al collegio, e poi anche le domeniche. E quindi un sacco di cose. E poi questo dio presentato come castigatore, un dio vendicativo, che se non fai come ti comanda, ti castiga. Chiaro, utilizzare la religione come strumento di repressione, in cui tu sei molto piccola nella chiesa gigantesca. Vi invito a visitare la cattedrale: dio è enorme, noi microscopici. Il loro dio naturalmente. Una volta, quando iniziai a lavorare a questo progetto sui temi della violenza, manifestavamo in una via vicina alla cattedrale, proprio sui temi della violenza contro le donne. Era il 25 novembre: le ragazze e i ragazzi avevano preparato cartelli informativi molto forti, sulle donne maltrattate. Non ci avevano dato un luogo dove metterli, pensammo che la cosa più logica fosse attaccarli sulla parete della cattedrale. Non voglio fare nomi, ma il prete chiamò il sindaco per protestare perché era inaudito che un ente pubblico dove lavoravo promuovesse questa protesta. Io ho detto che stavamo informando le donne contro i maltrattamenti, ovvero che conoscessero i loro diritti, ecco cosa stavo promuovendo. Mi chiamò la coordinatrice del progetto chiedendomi cosa stesse succedendo. Io sono completamente irriverente, poteva essere anche il presidente. Non mi importava! Io stavo facendo ciò che trovavo corretto e che era giusto fare. Qui si vivono cose così. In questo contesto, vieni molto criticata se non aderisci ai canoni stabiliti, chiaramente ti giudicano, peggio ancora se ti ribelli.
Ultimamente le cose sono un po’ cambiate, si riconoscono più diritti alla comunità LGBT. Alla manifestazione di qualche mese fa, per mia grande sorpresa, c’era più gente del solito. Ho ascoltato discorsi meno giudicanti riguardo queste persone, per cui c’è un po’ più di apertura, non si stigmatizza più tanto. Però anche le persone più democratiche, si uniscono alle manifestazioni, però sperano che il figlio non sia gay, o che le figlie non abortiscano. Quindi ci sono ancora molte contraddizioni, però dal mio punto di vista, questa è la società in cui vivo che ha anche cose buone. Cuenca ha un’architettura bellissima, c’è anche gente carina e più consapevole. Però la maggioranza, da quello che ho potuto vedere nel tempo che ho vissuto qui, è così.»

Español:

VERONICA: «Verónica, 40 años, de Cuenca, nací aquí. Yo decidí no ser madre, en cierta forma fue un tema por salud, fue un tema que en un inicio fue impuesto. Pero al final, bueno, con el paso del tiempo, esto pasó hace unos dos años, yo he podido darme cuenta que realmente fue una buena decisión, no podía hacer otra cosa en ese momento, en realidad. Y en un inicio sí me chocó, en un inicio sí fue fuerte para mí, pero me he dado cuenta que al final este tema de ser madre debe ser una decisión muy pensada, no algo impuesto.
En el país y sobre todo en esta ciudad que yo vivo, que es Cuenca, aquí en Ecuador. Este tema es complicado, porque desde niñas, a las mujeres se nos asigna ese rol de cuidadoras. No solamente cuidadoras muchas veces de los hijos, sino cuidadoras del esposo. Y crecemos en letargo, diría yo, con temas culturales, religiosos, impuestos por la sociedad, impuestos, bueno, como digo, por la religión. Entonces claro, yo a veces a modo de burla le digo a mi madre o le decía a mi abuela, en mi familia la consigna es: naces, creces, te reproduces y mueres. No hay más, no te dan esa chance de cuestionar lo que te imponen, esa chance de decir, bueno, yo quiero irme a vivir sola. Si es que estás casada es casi un pecado separarte de tu marido, o sea, tienes que quedarte con él hasta el final de tus días, sin importar lo que pase, y bueno…
Al menos para mí, yo soy la única de mi familia que tomé esta opción, y que viendo la vida de mis primas, de mis familiares cercanos realmente es un sacrificio enorme, las renuncias son muchas, inclusive en el tema económico es un tema fuerte. Y bueno, yo ahora con esta condición estoy contenta, estoy tranquila, yo he podido estudiar más, viajar, crecer profesionalmente. No tengo esa atadura, que creo que cuando viene por imposición es una carga pesada.
Bueno, y no para todas, porque también estamos con el tema este de los abusos infantiles, y que nos obligan, les obligan a las niñas, a pesar de lo fuerte que puede ser el tema de abusos, si están embarazadas pues les obligan a parir. Entonces estoy totalmente en contra de eso, y bueno, apoyo a las mujeres que en algún momento, que ya pueden decidir, que tal vez tienen un poco más de conciencia, y bueno, por cualquier razón están embarazadas, qué sé yo, y deciden no tener ese niño, está bien. Para mí está bien, porque es un tema muy fuerte, como digo, es demasiado fuerte el tema de las renuncias, de no poder hacer la vida como uno la planeó, sobre todo cuando le toca a uno cuidar a sus hijos.
Porque claro, tal vez si tienes ayuda es más fácil, y puedes ocuparte de tus otras áreas, pero cuando no tienes ayuda y te toca a ti hacerte cargo de tu hijo. Cuando el padre tal vez no, que a veces los padres, y a mí me enoja un poco escuchar eso, que les dicen a las esposas, yo te ayudo, yo te ayudo a arreglar la casa, te ayudo a cuidar al niño, no es ninguna ayuda, es su responsabilidad. Entonces sí es un tema complicado cuando los roles y los límites no son puestos de la manera en que deberían ser con pesos equitativos.
Bueno, en un inicio es como que todos me apoyaron, bueno, mi familia es grande, no es solamente mis hermanos y mis padres. Hablo también de mis tías, de mis tíos, de una familia grande, de la familia de mi madre, que somos muy apegadas. Entonces sí fue un momento en el que claro, como fue por un tema de salud, sí, todos apoyaron y claro, ver, está bien. Sí, qué bueno que decidiste esto de la histerectomía y todo bien. Pero después, y a mí ahora claro, sí me produce un poco de gracia, porque es como que pobrecita no puede tener hijos. Yo pobrecita, yo soy la que más disfruto, yo soy la que más viajo, la que más hago cosas. Y más bien mis primas, es como que me han dicho muchas veces, “¡Chuta! Capaz si hubiese llegado a esta edad soltera ya no me hubiese casado.” O que me han dicho, “Bueno, ya me toca hacer esto.”
En cambio, en mi caso es como que… No, no yo para nada, no me molesta, mis compañeros a veces me hacen bromas con esto, y a mí más bien, o sea, me causa gracia y le sigo la broma, porque al final es así, o sea, mi vida en realidad, a partir de la histerectomía, pues ha sido mucho más feliz, mucho más tranquila. Decía que la menstruación no tiene que ser un tema difícil, pero para mí sí, desde mi primera menstruación fue un tema súper complicado. No pude manejarlo bien, claro estuve siempre medicada y eso me cansó. Entonces nunca pude tampoco hacer muchas cosas, deportes o tener un determinado tipo de alimentación. Pero después de que decidí cortar con ese tema, mi vida ha mejorado muchísimo. Y lo que yo digo, hasta el genio creo que me ha mejorado, porque ya no estoy preocupada de la ropa que debo usar, de que debo estar abrigada, de que tengo que ver qué día puedo viajar.
Entonces ahora es como que me siento totalmente libre, y también ya el tiempo va pasando y uno va como que adquiriendo conciencia. Entonces se va cuestionando y dándose cuenta que los patrones que nos imponen, de que tienes que casarte, de que tienes que tener hijos, porque te vas a quedar sola. Eso es lo peor y lo más ilógico que puedo escuchar. O sea, no, no, venimos acá solos, y más bien creo que aprender a lidiar con la soledad, que también la gente le sataniza mucho. Como que la soledad es lo peor y no es así. O sea, aprendes a descubrirte de otra manera, a descubrir tus gustos, tus preferencias, y aprendes a vivir en esta soledad bien llevada, que al final yo disfruto un montón… de tu independencia, no necesitar un cuidador, o no necesitar alguien a tu lado. Si está en buena hora, porque tampoco, también estar en una relación no es malo, pero sí descubres que sola puedes hacer un montón de cosas… Y claro, sí, la gente, sí, es como que muchas veces habla un poco y claro, te ven como la rara del grupo, y al menos acá sí es así, es casi un pecado no ser mamá. Pero al final a mí no me ha afectado, más bien, como digo, me ha ayudado más bien a ser más valiente. No me ha afectado en realidad en lo más mínimo, ha pasado el tiempo, y yo… al final he seguido, he continuado con mis cosas. Y también lo que siempre digo, es en mi caso, o sea, si yo tengo que viajar, solamente hago mis maletas y hasta luego. No tengo que estar pidiendo permiso a nadie, ni organizando mis horarios. Entonces para mí sí es una libertad total.
Tengo un hermano que… que es como muy… somos muy cercanos, es mi hermano menor. Èl trabaja mucho en este tema de mujeres, de feminismo, de violencia, y siempre conversamos, solemos tener charlas muy largas de estos temas. Y claro, hace unos días tengo unos sobrinos mellizos, entonces a veces yo ayudo con el cuidado, y es fuerte, es súper fuerte. Entonces yo le decía, hace poco le digo, “Oye, ahora ya no, este dato que no pega ser mamá.” Y él me dice: ” Ñaña, no pegó eso ni antes ni ahora.” Porque en realidad si tú habrías querido antes, habrías hecho algo o te hubieses embarazado. Y en verdad yo siempre tuve como que, todos los cuidados que podía tener para no embarazarme, porque siempre tuve esa idea de que es demasiado fuerte, es una responsabilidad muy grande tener un hijo. O sea, las mujeres que lo hacen bien, ellas tendrán sus motivos, pero por lo menos yo, creo que ni antes, ni después de la operación, hubiese sido una buena idea ser madre.
Realmente no sé que tenga una palabra, pero sí es este tema de la histerectomía, que es la extracción del útero, no en su totalidad, pero sí una parte, entonces ya no te permite ser madre. Tienes tu periodo menstrual normal, o sea, todas las etapas las voy a tener, pero no podré ser madre y está bien para mí. Bueno, no creo, no sé si es específicamente para no ser madre, pero o sea, sí, en mi caso, yo no soy muy tradicional, o sea, me refiero tradicional a todo lo que mi familia me impuso: al tema de que tienes que cocinar, tienes que servir. Yo soy cero, yo siempre les digo, yo sé comprar, yo no sé cocinar, y no lo voy a hacer. Y tampoco servir mucho, atenderle al esposo, o bueno, cuidar a la gente, no. O sea, mi forma no es esa.
Entonces ahí sí escuchas como que hay, que machona, que eres una carichina, cosas así, ¿no? O sea… pueden decir lo que quieran. Al final yo creo que uno hace lo que le hace sentir bien, y lo que le hace feliz, entonces… Sí hay palabras, se oye, y bueno, no solo a nivel de familia, también, claro… Bueno, en mi grupo de trabajo es un poco… es un grupo heterogéneo, en donde sí hay como mucha conciencia. Y también habemos muchas mujeres que… que sabemos cuáles son nuestros derechos, y tratamos más bien por un tema de conciencia, de hablar de esto, ¿no? Entonces sí, a veces hay bromas, pero sí, siempre piensan, y lo que dicen mis compañeros varones, es sí, antes de hacer una broma, yo siempre pienso dos veces, porque sé que aquí me pueden cuestionar lo que digo.
Es súper complicado, en realidad aquí… Sí, bueno, primero que somos una sociedad muy clasista, sumamente clasista, eso puedes ver desde que eres niña. Porque claro, inclusive por el tema de los colegios, ¿En qué colegio estás? ¿Estás en colegio de monjas? Yo estuve en colegio de monjas, desde… y viví con una venda en los ojos casi hasta los 30 años. Estuve en un colegio de monjas desde… bueno, desde el kinder, desde los 5 o 6 años, donde jamás recibí una clase de educación sexual. La única clase de educación sexual que recibí fue un video del aborto, en donde al niño le despedazaban, y creo que todas salimos aterrorizadas. Entonces, claro, ¿a quién le va a dar ganas también de tener un hijo? Aparte que claro, es pecado, o sea te puedes ir al infierno si haces eso. Entonces, eso fue lo único que yo recibí. Luego salí, me fui a una universidad privada, estuve trabajando en el sector privado, entonces sí como que viví en mi burbuja de que todo es perfecto. Todo tiene que ir de acuerdo a lo que dicta la sociedad y lo que dicta el capitalismo. Y claro, o sea, un capitalismo salvaje, ¿no?
Y después empecé a trabajar en el sector público, justamente en un proyecto social, con chicas y chicos, donde… recién puse los pies en la tierra, porque recién me di cuenta de dónde vivía. Recién me di cuenta de la realidad que no estaba a mi alcance, de que había chicas que se quedaban embarazadas, porque claro, tampoco, nunca les enseñaron a cuidarse. Y claro, o sea, es súper difícil, porque son chicas que viven al mes, yo no sé cómo lo hacían, con 45 dólares en ese tiempo. Y venía del otro lado, en el que claro, de tener todas estas comodidades.
Entonces ahí fue cuando empecé a cuestionarme este tema de la religión inclusive, que sí, era mucho, o sea… tenías que ir a misa todos los viernes, en el colegio, los domingos. Y bueno… un montón de cosas, y este dios que te ponen… este dios que es el dios castigador, el dios vengativo, el que si es que tú no haces lo que te dice, te castiga. Y claro, utilizar a la religión como este método de represión, como este método de que por ahí tienes que obedecer, y tú eres tan pequeño, y por eso te ponen la mega iglesia. Aquí sí les invito que se den una vuelta por la catedral, lo enorme que es Dios para ellos, y lo chiquitos que somos nosotros, en el dios de ellos, por supuesto. Incluso una vez me acuerdo que pasó aquí algo que… cuando estuve en este proyecto, empecé a trabajar en estos temas de violencia, y alguna vez hicimos aquí en la calle del artista, que es la que está justo en la catedral, hicimos un tema de violencia contra la mujer, fue el 25 de noviembre. Entonces bueno, las chicas y los chicos habían preparado carteles de información, ya un poco más fuerte, de mujeres golpeadas. Pegamos…no nos dieron un lugar, una pizarra en donde colocar, entonces lo más lógico era pegar donde sea visible, y fue en la pared de la catedral. En ese tiempo no daré nombres, pero el obispo le llamó al alcalde, a decirle que cómo puede ser posible que la entidad en la que yo trabajaba, que claro era pública, esté promoviendo eso. Y yo le dije, o sea, ¿qué estoy promoviendo? Que las mujeres no sean maltratadas. O sea, que sepan sus derechos, es lo único que estoy promoviendo, Pero claro ya me llamó la coordinadora del proyecto, ¿Cómo vas a hacer eso?, ¿Qué te pasa? O sea, a mí yo soy completamente irreverente, puede haberme llamado el presidente. No me importa, yo estaba haciendo lo que creo que es correcto y lo que está bien. Entonces cosas así se viven acá, ese es el contexto, sí claro te critican mucho, claro si no estás dentro de los cánones que establece la sociedad, pues claro ya te relegan un poco, y peor si te rebelas.
Aunque ahora últimamente sí hay como que… han cambiado algunas cosas. Veo que también sí se les reconoce a la sociedad LGBT, la marcha que hubo hace unos meses, pues más bien para mi sorpresa sí hubo más gente de la que suele haber. He asistido a algunas conversaciones de estas personas, entonces claro, es como que ya se les da más apertura, ya no se estigmatiza tanto, pero claro también está la gente de que claro son pro derechos, salen a la marcha de mis hijos, no te metas, pero bueno ojalá que mi hijo no sea gay. Ojalá que mi hija no aborte. Entonces es como que contradictorio, pero para mi manera de ver, pues esa es la sociedad en la que vivo, que también tiene cosas bonitas. Si o sea Cuenca en sí, en su arquitectura es lindísima, también hay gente que sí, sí es amable y gente que tiene un poco más de conciencia. Pero el común de lo que yo he podido ver, todo el tiempo que he vivido aquí, pues es esto.»

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