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Università della Terza Età di Cagliari



Discendenza - testimone 8 start 00:24:54end 00:30:41 Un uomo (testimone 8) racconta di come abbia subìto delle pressioni familiari riguardo la discendenza, rivendicando per tutti la libertà di scelta e di inclusione nella società.trascrizione TESTIMONE 8: "Sono cresciuto con un problema di casata: quando ero piccolo sapevo che ero l'unico Ardau maschio quindi mi ponevo il problema di dover fare figli per il cognome. Non siamo nobili, è soltanto un cognome poco diffuso in Sardegna però, all'interno di convenzioni, mi ponevo questo problema; poi piano piano è arrivato internet, sono arrivate tutta una serie di possibilità che mi hanno fatto capire, sapere che c'erano anche altri Ardau uomini che potevano portare avanti il cognome. Non che fosse un problema fondamentale però mi ponevo questo problema. Forse dentro, proprio, una convenzione sociale, quella di dover andare avanti e procreare quindi avere dei figli. Poi i figli non sono arrivati. Non è stata una mia scelta, non sono arrivati ma per diversi contesti e momenti della vita e alla fine, insomma, me ne sono fatto una ragione.
Non so poi cosa sarebbe successo se fossi diventato padre, ma io la penso così: non avere soldi, avere la possibilità di crescere figli, un problema alla volta insomma. Una volta che il bambino nasce ci si pone il problema come crescerlo nel migliore dei modi; se noi dovessimo pensare a tutte le sfaccettature che la vita ci pone davanti non faremmo un passo in avanti, su tutto: non cambieremmo lavoro, non compreremmo casa, non faremmo nulla di nulla, quindi secondo me a volte non bisogna pensare molto. Però questi temi secondo me sono più grandi di noi, nel senso che noi che cosa possiamo fare per vincere l'assenza di natalità, il calo demografico, o fare in modo che le donne e gli uomini possano avere figli? Insomma, sono cose anche più grandi di noi. A me interessa, più che altro, una cosa: che tutti siano ascoltati e riconosciuti. Perché quei termini che sono stati detti prima: tuvura, zitella, burda, erano termini offensivi. Cioè, davano un'etichetta brutta, un giudizio di merito negativo a chi magari non poteva o non voleva avere figli; cioè, al di là del problema della natalità che non è in capo a noi, a me interessa che le persone che non vogliono - perché chi non può, un film - chi invece non vuole abbia ascolto, sia incluso nei ragionamenti, nella società, che non sia emarginato. Giro completamente il ragionamento: noi abbiamo fatto, hanno fatto le battaglie per poter permettere di avere figli a persone che in termini biologici non potevano averne: referendum, persone che fanno viaggi della speranza per avere un figlio in Spagna; abbiamo fatto di tutto per poter dare a tutti la possibilità di avere un figlio, mi preoccupa che nella nostra società non si da' invece la possibilità di ascolto a chi figli non ne vuole avere. Senza giudizi di merito. Perché, insomma, puntare il dito come fa Dio, come fa Zeus, nell'universo, secondo me non ci compete, ma la società deve essere, secondo me, plurale e deve dare la possibilità a tutti di avere un riconoscimento o di non avere delle difficoltà anche di relazione, perché quando veramente si fa la domanda: "hai figli?" e uno risponde con delle battute perché devi fare delle battute per non entrare in discussioni che, a volte, possono essere imbarazzanti, vuol dire che siamo una società arretrata. Una società arretrata che deve fare dei passi in avanti con molta tolleranza, con molta pazienza, quindi, al di là di certi argomenti che non sono in capo a noi - denatalità si, denatalità no - mi interessa o almeno vorrei che tutti avessero ascolto perché tutti hanno il diritto di poter esercitare quella libertà.
Guardate che esercitare la libertà è una cosa complicata. Poter scegliere è una cosa che non compete, non viene data a tutti, perché certe persone non possono scegliere, cioè, non sono persone libere. Io vorrei che ognuno di noi fosse libero di scegliere, è una questione di modernità.
Quello che noi possiamo fare, anche con questi ragionamenti, secondo me è importante e serve a farci progredire. Figli o non figli, perché prima di tutto siamo persone."
[vocio: "Giusto"TESTIMONE 8: "Sul gatto? Quando chiedono: "Ma tu hai figli?", rispondo: "No, ho un gatto!". Nel senso che poi alla fine è una stortura, è una battuta anche per smorzare la domanda che, a volte, è anche... non dico inopportuna, però a volte è pericolosa. Ad esempio io per lavoro raramente chiedo alle persone: sei sposata, fidanzata, hai figli, non hai figli, perché le risposte sono le più varie e rischia, chi fa la domanda, di farle anche delle figure un po' così, ed è una mancanza di rispetto; però la risposta: "ho un gatto" viene proprio da una condizione forse di non inclusione, quindi, ritorna, i ragionamenti sono di dare albergo e voce a tutti."]]>
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