MARIAROSA, 80 anni

In realtà non so come cominciare perché io devo andare con memoria molto ma molto, ma molto indietro, perché i miei problemi sono incominciati quando avevo 20 anni, adesso ne ho 80, quindi inquadratemi in un certo tipo di società che non credo possiate riuscire ad immaginare.

Quando avevo 30 anni e decisi con il mio fidanzato, chiamiamolo così, di sposarmi solo in civile, lavoravo a quella che era allora la Telecom, mi sentii dire: “attenta a quello che fai perché potrebbero anche licenziarti”.  Arrivando a dire questo riguardo alla scelta di due persone, potete immaginare le limitazioni che venivano fatte.

Comunque la scelta è stata fatta di comune accordo e io non ho mai avuto figli, e quello che mi fa piacere è che non ho mai avuto il rammarico, un dispiacere per aver fatto la scelta che avevo fatto.

Perché io nella vita sono riuscita a fare molte cose che non sarei riuscita a fare con dei figli, perché quando il figlio è con te deve venire per primo perché non ti ha chiesto di essere e generato e quindi hai dei doveri che ti legano sempre e costantemente.

Certo è stato abbastanza difficile perché nel giudizio comune io ero una mosca bianca per non dire una pecora nera, perché tutte le mie amiche, quelle della mia età avevano avuto dei figli. Ho avuto la grandissima fortuna che attraverso la famiglia di mio marito io ho frequentato molte persone, alcune anche senza figli, e allora questo mi confortava, perchè dicevo “non sono un’eccezione, è  la norma”. Comunque a volte rifletto e nelle mie scelte debbono aver avuto incidenza anche delle vicende familiari perché mio fratello quando nacque dalla seconda moglie di mio padre, lei aveva 40 anni e nella difficoltà di partorire, mio fratello lo estrassero con il forcipe e gli procurarono una lesione per cui per tanti anni fu epilettico, fortunatamente sta benissimo adesso.

Voglio dire che le cose possono anche risolversi molto bene, comunque la presenza di questa persona malata che limitava tutta la famiglia, non so se avete visto “Pugni in tasca” di Marco Bellocchio,  che da una pallida idea di quello che succede in una famiglia con una persona che ha una malattia così plateale. Penso possa anche quello aver influito nel senso che ho sempre riflettuto molto: “e se mi nasce un figlio malato?”.

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