“La febbre di avere un figlio” è una pressione sociale

Photo by Connor McSheffrey on Unsplash
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«Cerco di comprendere “la febbre dell’avere un figlio” – o la voglia biologica di riprodursi – ma non sono così sicura che il mio contributo genetico ad un pianeta di 7 miliardi di persone, mi porterà ad avere un’esistenza più appagante e più significativa». La giornalista e artista statunitense Nicole Lane ha raccontato la sua esperienza di giovane donna senza il desiderio di avere dei figli in un articolo pubblicato sul sito Hello Giggles.

Lane parla di come la sua scelta personale si scontri con una società che considera un dovere diventare genitore. «L’obiettivo di portare avanti i tuoi tratti, le tue abilità e il tuo DNA – scrive – sono indottrinamenti che abbiamo ricevuto. Gli anni ’90 sono stati considerati i più pro-natalistici del mondo – sono gli anni che hanno contribuito alla glorificazione della genitorialità e dei bambini. Nel 2017 questa ideologia è ancora prevalente, ma più donne scelgono di non avere figli».

«Penso – continua Nicole in merito alle influenze sociali – che alcune persone vogliono solo avere figli e sperimentare la genitorialità. Ma “la febbre dell’avere un bambino” è un desiderio acquisito. È il desiderio di lasciare un segno nella società attraverso i contributi biologici, noti anche come i bambini. Siamo stati così socialmente condizionati a diventare madri e genitori che sembra essere quasi scontato o innato che una donna debba averli, come fosse un’esigenza quella di rimanere incinta e vivere la maternità. Tuttavia, la ricerca ha affermato che  non ci sono prove concrete   dei processi biologici che   contribuiscono a questo profondo desiderio».

Dove sono finiti i “suoi istinti materni”?

«Anche quando ero bambina – ricorda Lane -, non ho mai sognato di avere un bambino o guardare quel bambino crescere in un adulto. Non ho mai fantasticato sulla genitorialità e, mano a mano che sono cresciuta, non ho mai invidiato i miei coetanei, quando annunciavano nuove nascite».

Inoltre, aggiunge l’autrice, «sono una giovane donna, e sono una giornalista. Un bambino non si adatta alla mia vita   in questo momento, sarebbe finanziariamente irresponsabile».

Citando Laura S. Scott, ricercatrice ed autrice del libro Two Is Enough: A Couple’s Guide to Living Childless by Choice (“Due è abbastanza: una guida di coppia per vivere senza figli per scelta”), legato al progetto americano Childless by Choice Project, Nicole Lane scrive che non c’è alcuna prova del rammarico delle donne che non hanno figli per scelta.

Possono esserci, sì, delle “curiosità occasionali” come Scott le chiama, ma sono più legate al pensiero del “come sarebbe stata la mia vita, se avessi avuto dei figli”. Delle 121 donne che hanno risposto al questionario legato al progetto, il 74% ad esempio ha dichiarato di “non avere alcun desiderio di fare un figlio perché non c’è nessun istinto materno”.

Quindi se tutto parte da una scelta perché allora le coppie senza figli – e soprattutto le donne – sono dipinte in modo ostile, quando vengono descritte come “egoiste” o come persone che hanno qualcosa che non va? O di “rami secchi” come si sente dire nel film Lunàdigas?

Tutto prende inizio da una concezione ben chiara: la libertà di scelta di non avere figli contraddice di fatto l’idea patriarcale delle società che si sono susseguite nei secoli.

Continua così Nicole Lane «le donne che scelgono di non avere figli sono invisibili, dovrebbero essere invece visibili. La loro scelta di allontanarsi dal tradizionale quadro familiare non dovrebbe essere messa in discussione o verificata. Come donna che vive in una società in cui i diritti riproduttivi sono minacciati, ho ancora una scelta per concepire o non concepire».

E citando Gillian Ragsdale e il suo libro Il mito materno, apre una riflessione che riguarda un numero sempre crescente di donne nel mondo: «nessuna donna nasce con le stesse intenzioni di diventare madre».

3 pensieri riguardo ““La febbre di avere un figlio” è una pressione sociale

  1. Buongiorno, mi chiamo Laura. Mi sono sentita dire:
    1) “le donne sono fatte dalla testa ai piedi per avere figli”_____ da un uomo che viaggia per lavoro da 30 anni, quindi dovrebbe avere la “mente aperta”, solo perchè io ho detto di non volerne.
    2) sei attaccata ai soldi____solo perchè ho detto che,tra i motivi per cui non ne voglio, c’è il fatto che non ho un soldo bucato, e nemmeno il mio partner, e nemmeno un lavoro dignitosamente stabile nessuno dei due.
    Questa dolce considerazione (“sei attaccata ai soldi”) è stata seguita da un “invece le straniere non badano ai soldi” (solo perchè si vedono donne nere o musulmane fare un figlio dietro l’altro anche se economicamente non potrebbero permetterselo, solo perchè la loro cultura vede ancora le donne “obbligate” a fare un figlio dietro l’altro. Sono sottomesse ai maschi e devono fare così). Quindi secondo questa persona io non dovrei “badare ai soldi” ma fare figli, punto. Poi al limite chiedo casa popolare, soldi al comune o l’elemosina, in extremis.

    3) “che senso ha la coppia?Un figlio ci vuole”. Peccato che io penso che spesso i figli sono l’unica cosa che due persone hanno in comune. Spesso si fa figlio perchè così si fa, e poi ci si ritrova immischiati con suoceri rompiscatole e parenti invadenti, o un partner che ci tradisce. L’unica cosa che conta è fare un figlio?
    Per me solo l’amore conta nella coppia. E il suo corredo, cioè il rispetto, la fiducia, la fedeltà. Punto. Il figlio è una scelta, un qualcosa in più. Se si vuole, si desidera. Ma solo nella coppia, non perchè società e parentado premono.

    4) “e se poi resti sola?”

    5)”guarda che poi lui ti lascia”_____si vede che non era amore, o è finito. Meglio uno che resta con me (tradotto:torna a casa a mangiare e c’è a Natale e Pasqua) solo perchè abbiamo un figlio? (e poi magari mi fa le corna)??

    Vogliamo parlare del lavoro? Mi sono sentita chiedere ad un colloquio perchè non ho figli, da un uomo, con sguardo tra il compassionevole e lo schifato. Io,sciocca,sciocchissima, che volevo il posto (anche se nel mio intimo avevo pensato che forse lì era meglio di no) anzichè andarmene indignata e dirgliene quattro, ho risposto diplomaticamente che “non si possono spiegare in due minuti delle scelte che hanno anni di esperienze alle spalle e idee personali”. Questo uomo,nel descrivermi il posto di lavoro, mi ha parlato di donne che “fanno il part-time quasi tutte perchè poi tornano a casa per i bimbi e per stirare e fare faccende domestiche”. Non sto scherzando. Questo è il rispetto delle donne. E poi si parla di femminicidio, di quote rosa, di creare nuovi termini (“presidenta” e simili). Ma per favore.

    Sempre nel lavoro , altre donne mi guardavano come una mosca bianca, un essere strano che “se non fa fare bene certe cose, è perchè poverina, non ha marito e non ha un figlio!”.

    Questo è il rispetto delle donne.

  2. Ciao Laura, ti ringraziamo per averci scritto, è importante la tua testimonianza perché, purtroppo, è questo il mondo nel quale ancora viviamo e nel quale sono soprattutto le donne a dover pagare il peso della pressione sociale.
    E’ per questo che la comunità di Lunàdigas, della quale fai parte pure tu, è nata.
    Vogliamo creare uno spazio nel quale confrontarci e condividere esperienze personali.

  3. Questa ‘discriminazione’ verso chi non vuole figli c’è anche al maschile comunque, si manifesta magari in altre forme ( di solito si viene accusati di infantilismo, o di scarsa voglia di prendersi responsabilità, va sempre a parare lì…)

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