GIOIA, 50 anni

Lunàdigas mi ha interessato molto perchè è un tema tabù, non se ne parla mai. La maternità è un tema molto complesso, un tema che è difficile da esprimere, anche se dei punti sicuri, secondo me, ci sono.

La donna che non fa dei figli, è vista come una persona strana, forse come la pecora che non fa dei figli è lunatica, pensano “sei strana, sei una donna mancante di fronte a questa cosa”,ma io non mi sono mai sentita strana, io ho scelto di non fare dei figli, e come me c’erano tantissime donne, non so se anche adesso vale questo discorso, quindi io non mi sentivo e non mi sento anormale.

Addirittura a me il pensiero m’ha sfiorato tardissimo, avevo talmente scelto, a 14 anni credo, e la scelta era che non volevo fare la casalinga, chiaramente avevo la spinta a far della carriera, io riuscivo bene negli studi, mi dicevo “perchè io non devo lavorare come un uomo, guadagnare come un uomo, far carriera come un uomo”. E ho visto tante, tante donne che hanno fatto una splendida carriera che hanno dei bellissimi figli, quindi il discorso non torna poi tanto…

Il primo documento che ho fatto con le donne, il primo volantino che abbiamo fatto era sulla non maternità, è una cosa che a me colpì molto, quindi già ebbi subito questo impatto con pensieri che avevo fatto da sola: non voglio fare la mamma, non voglio fare la casalinga, insieme discutevamo sulla critica che ci rivolgevano, quella cioè che non era naturale non fare figli.

Il fatto che solo a 35 anni vagamente mi è venuta l’idea  che forse potevo fare un figlio, forse avevo censurato prima questo desiderio o non desiderio, non so neanche come definirlo, però mi ha fatto capire che non era poi così naturale, non c’è una naturalità nel desiderio di voler essere mamma, non sento mai nessuna che dice voglio un figlio per questo e per questo, capita.

Oppure come vedo al cinema o alla televisione quando dicono “decidiamo di fare un figlio”, sono cose molto banali, ecco, su un tema così complesso c’è sempre banalità, per questo è interessante il vostro lavoro, il vostro  progetto, perchè una si deve interrogare sul perchè non fai un figlio, e la casualità di chi decide di farne uno, quindi secondo me interrogarsi fa solo che bene e soprattutto permette di evitare questi giudizi che vengono dati. Devo dire che io non ho mai sentito, non mi sono mai sentita menomata rispetto ad altre donne che avevano fatto un figlio, però sicuramente delle differenze ci sono, nella vita sociale, perchè anche sul lavoro c’è la differenza!

Noi la chiamavamo “la sindrome di Cenerentola”, quando facevamo le riunioni, lavoro in un ente pubblico, alle 16 e trenta minuti le donne schizzavano via, mentre io che non avevo figli mi inventavo che avevo  una madre malata, volevo schizzare via anche io, perchè altrimenti sarei rimasta lì… e questo per dire che ci sono dei condizionamenti, anche se io mi sentivo tranquilla perchè tante mie amiche non lo avevano fatto, però nelle circostanze poi pagavo il fatto che ero diversa dalle altre.

Oppure non ti puoi azzardare a dare un giudizio sui bambini che vengono educati male che subito ti dicono ‘tu non hai figli, non lo sai’, mentre altre volte fai un po’ di compassione, quando ti dicono “tu non sai, la cosa più bella del mondo è fare figli”, mentre io rispondevo e rispondo  “ma io ho viaggiato tanto!”, difendendomi.  Ma il fatto che io mi dovessi e mi debba difendere, evidentemente non è tanto accettato. Ma c’è anche un altro aspetto, quello dell’invidia perché delle volte sei anche invidiata,  soprattutto quando i figli sono in adolescenza, quando danno dei problemi bestiali, la maggior parte di loro, allora tutte mi dicono “beata te che non hai dei figli, che non hai questi problemi”.  Quindi è sempre duplice la cosa, è un aspetto di contraddizione che secondo me è interessante studiare.

 

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