FRANCA, 45 ANNI

Sono tanto grata alle Lunàdigas che trovo abbiano intrapreso un percorso estremamente utile, perché molto di rado si ha occasione di parlare sulle scelte di non maternità.

E siccome per me è una scelta fortemente radicata, avere l’occasione soprattutto di darne voce, mi sembra assolutamente apprezzabile, per cui sono qua per condividere i miei argomenti con le altre perché spesso, all’interno di ambienti femministi, che io transito da anni e anni, non è un argomento che scivola facilmente, ma che trova delle resistenze, io ho sempre molto piacere di parlarne, anche perchè tutte le volte che chiedo ad una mia amica il perchè fa una scelta di maternità non ho mai una risposta, quindi ritengo che abbia senso parlarne.

Tra l’altro io ho una storia anche particolare, nel senso che ho due sorelle, noi siamo 3 sorelle e tutte e tre abbiamo fatto scelta di non maternità con argomenti di vario tipo, per cui vi incito a essere sempre più sfacciate e sempre più esplicite su questo argomento e a raccogliere le voci delle donne perchè sono numerose  e vale la pena ascoltarle.

Sono un’ insegnante della scuola dell’infanzia, ho un rapporto quotidiano con bambine e bambini,  li preferisco, li/le preferisco molto agli adulti, mi piacciono molto, li/le trovo molto più autentici/che. Sono molto soddisfatta, mi nutro molto di questo rapporto quotidiano, non mi sono mai trovata davanti a genitori che mi abbiano detto ‘tu non ne capisci niente di bambini perchè non hai figli’, d’altro canto non avendo figli, ma insegnando sono stata capace di individuare una incapacità genitoriale che a volte è piuttosto diffusa, a volte no, questo anche per sfatare un mito, non è detto che una donna che non vuole figli debba sempre iniziare con ‘però i bambini mi piacciono’.

Ci sono svariatissimi motivi per cui ho fatto una scelta, credo consapevole, relativa al fatto di non volere dei figli ed è relativa a vari piani. Il primo piano è quello relativo alla libertà individuale, nel senso che so che si paga un caro prezzo sulla libertà individuale, io dico che i figli sono prole inetta per tutta la vita, perchè in realtà è molto difficile liberare la testa dall’impegno dei figli, anche quando maturano, quando crescono, anche quando dovrebbero aver raggiunto la piena autonomia e il mio obiettivo nella vita è la cura della libertà, la ricerca della libertà per cui non sono disposta a pagare questo prezzo in merito alla mia libertà individuale.

Un altro ordine di motivi è relativo invece alla situazione geopolitica oggettiva, nel senso che forse avrò una visione apocalittica, ma ritengo che viviamo in un mondo fortemente squilibrato, dove nascere da una parte o da un’altra del pianeta fa la differenza e non vedo perchè dovrei riprodurmi qua e spiegare a mio figlio o a mia figlia che ha avuto semplicemente il culo di nascere in Europa e non nei paesi africani, perchè solo  di fortuna si tratta, di niente altro.

Abbiamo sempre queste ansie relative alle tabelle demografiche, alle nascite, sembra sempre che se non ci si riproduca, si vada all’estinzione – oltre al fatto che per me è anche lineare che ci si estingua visto i danni che abbiamo fatto – in ogni modo  abbiamo il problema opposto della sovrappopolazione mondiale e non dell’estinzione, nonostante se ne parli molto di rado da qualche tempo e soprattutto oltre a questi argomenti, per me non fare figli è stata una scelta politica, perchè in quanto  femminista, avendo allenato un occhio critico sul mondo e su come va, mi sono sempre chiesta perchè le donne non si siano rese conto del grandissimo potere contrattuale che avrebbero potuto avere nel dire “noi per un mondo che fa così schifo, che non ci riconosce, che non ci rispetta, che non ci accoglie, che non ci riconosce principalmente,   dobbiamo invece continuare a fare dei figli, io non li faccio, io non creo braccia, forza lavoro in un mondo così”.

Quindi per me non fare figli è anche una scelta politica. Per tantissimi anni, ho proposto alle donne di usarlo come strumento politico, però è un argomento troppo forte evidentemente, che tira in ballo un’intimità tale per cui le donne non si sentono ancora pronte a fare un discorso di questo tipo, quanto meno in questa parte del mondo, in altre parti del mondo lo hanno fatto.

 

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