FABIOLA, 55 anni

Non mi è mai passato per l’anticamera del cervello o dell’utero di volere un figlio nella mia vita, questo a dimostrazione del fatto che per me come per tante altre donne l’istinto materno non esiste.
Non mi sento un ramo secco e non vado a chiedere alle donne che hanno avuto figli, se si sentono rami produttivi.
Ho pensato al pregiudizio, allo stereotipo sulle madri. Sulle madri e sulle donne, che in quanto madri devono dare, devono rinunciare a qualche cosa della loro vita perché devono crescere i propri figli, questo senso di rinuncia che l’avere un figlio porta con sé.
Quando ho scelto di non avere figli non è che avessi tutta questa consapevolezza che ho oggi.
Oggi mi dico che molto probabilmente la mia scelta di non avere figli è stata una scelta politica, contro un modello culturale e un certo sistema culturale, che mi voleva in un certo modo e che invece io, anche inconsapevolmente, quando avevo 15, 20 anni – che erano diversi dai 15, 20 anni di ora – non sapevo neanche di che cosa si stesse parlando.
Ma in tutto questo discorso, ci tengo a dire che parliamo sempre e comunque di donne e della loro scelta. Così come non vado a chiedere alle persone che incontro per strada se siano omosessuali, eterosessuali o bisessuali o intersessuali, non chiedo nemmeno alle donne che incontro per strada se siano madri o se invece non lo siano, e questo perché sono donne!
E l’istinto materno? Ecco sul discorso dell’istinto materno io ci rifletterei un attimo come donna, perché bene o male a mio avviso, e può anche darsi che mi sbagli, non esiste l’istinto materno. Credo che l’istinto materno sia un qualche cosa di costruito, per cui a un certo punto, quando noi donne ci diciamo di essere madri o di non esserlo, di essere rami secchi o rami produttivi, dovremmo fermarci un attimo e capire quanto conta la proiezione di quello che pensano gli altri nell’utilizzo di questi termini.

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