“C’è solo una vera ragione per non avere figli: sentirlo”

Ringraziamo Gaia per averci regalato la sua testimonianza

Photo by Daria Nepriakhina on Unsplash
Photo by Daria Nepriakhina on Unsplash

La mia storia di lunadiga non ha un finale. E neanche un inizio: sento che io, lunadiga, lo sono sempre stata. Lo sarò sempre?

Secondo me in fondo c’è solo una vera ragione per non avere figli: sentirlo. A me è successo proprio così. Quando è venuto il momento di fare un figlio, quando sono cadute tutte le ragioni razionali dietro cui nascondersi, l’età, il compagno, il lavoro, quando ho detto “va beh, facciamolo”, mi si è chiuso lo stomaco. Anzi, mi sa che era l’utero. Mi sono messa a piangere con la testa che faceva: no, no, no.

Quando si dice di desiderare dei figli, raramente si riceve la stessa domanda che si ha quando si dice di non volerli: il famoso “perché?” Eppure la risposta è la stessa: perché voglio, perché lo desidero, perché mi sento così. E’ istintivo.

Circa un anno e mezzo fa ero così ossessionata dalla domanda “dovrei avere un figlio?” che sono andata a parlarne con una psicologa, e dare così anche un po’ di tregua a mio marito che mi ascoltava ogni giorno ripetere le stesse cose.

A questa psicologa ho detto tutta la verità. Le ho raccontato che VORREI VOLERE avere un figlio, perché sarebbe tutto più facile. Le ho detto -e so di dire una cosa molto difficile da sentire per tutte quelle persone che desiderano di avere figli, ma non possono – che vorrei non poterli avere. Se dico una cosa tanto grave, forse riuscirete a capire meglio la pressione su una donna che non ha figli. Nel caso non potessi, la decisione sarebbe presa per me dal mio corpo e non ci sarebbe Inquisizione pubblica e privata (vedi fertility day, dipartimento mamme, ma anche il classico “non puoi capire, finché non ce l’hai!”, “non dire no, di’ non ancora!”, “che senso ha la nostra vita senza figli” ecc.) sul perché una donna sana di 35 anni non voglia avere un figlio. Una che ha pure un bel lavoro e un bel marito!

Già, il marito. L’unica motivazione, l’unica ragione che ho avuto di immaginare un figlio è Frank, mio marito. Quando sono stata dalla psicologa, lei mi ha detto che non le sembra proprio che io abbia il problema di sapere cosa voglio, ma che abbia un problema a confrontarmi con le opinioni degli altri. Dimostrando che abbiamo spesso bisogno di una persona esterna per dirci cose che già sappiamo. È quello che temo: e se mio marito che è la mia famiglia e l’unica famiglia che voglio, volesse avere un figlio? Insomma temo di perdere lui. Dopo mille dialoghi tutti uguali (perché lui non ha un’idea certa sulla questione), mi ha detto una cosa che me lo ha fatto amare ancora più, ma mi ha fatto anche sentire piccola piccola per queste mie preoccupazioni: “Mi ferisce che tu abbia così poca fiducia nel mio amore per te da pensare che ti lascerei, se non vuoi un figlio. Abbiamo detto per sempre, qualunque cosa accada e io non mi tirerò indietro” (aspettate a considerarlo il più grande marito del mondo eh, ha i suoi bravi problemi pure lui).

Certo, poi se vogliamo aggiungere il carico, l’organizzazione della società, tutto questo non mi invoglia. Anche se vivo all’estero da 13 anni, e in alcuni casi in paesi più progrediti dell’Italia, noto che quando fai un figlio il tempo si ferma. C’è un genitore principale, la mamma, e un ausiliario, il papà. La società e il lavoro si aspettano da noi che siamo mamme prima di tutto, anche se all’interno della nostra famiglia ci siamo organizzati diversamente. Io al massimo vorrei fare il papà. Di quelli super all’antica, che sta fuori tutto il giorno e non ha mai cambiato un pannolino. Invece c’è la pressione esterna in aggiunta, quella che ti vede mamma prima che donna e cattiva madre se lavori tanto, fallita se stai a casa, egoista perché “ne vuoi fare solo uno?”, irresponsabile se ne fai più di tre. Insomma è chiaro che ci troviamo di fronte a un problema di sessismo più ampio. Io a questo problema rispondo come rispondo anche negli altri casi di sessismo: è ingiusto, non posso vincere, tanto vale che faccia come voglio, almeno una persona, io, sarà felice.

Le persone a me più vicine non mi hanno mostrato pregiudizi: spesso la realtà è più bella di come ce la rappresentiamo.

Il pregiudizio lo vedo nei media (di cui faccio pure parte e che cerco di cambiare) e nelle conoscenze superficiali. In generale, e questo non vale solo per il pregiudizio verso le donne senza figli, chi è felice della propria vita, è felice anche per te, anche se hai fatto o ti sei trovata a vivere scelte diverse. Il giudizio negativo e il pregiudizio sono spesso figli della frustrazione. Ci sono persone che non accettano ciò che esce dalla norma, ne sono spaventati perché a loro non è mai venuto in mente che esistesse un’altra vita e vedono in ogni vita diversa un giudizio sulla loro. Però ho imparato, solo da poco mi sa, una cosa importante: non sono obbligata a frequentarle, leggerle o ascoltarle.

Non si fanno figli per gli altri, per ragioni demografiche, per pagare la pensione o non restare soli da vecchi (o meglio, non si dovrebbe). Tutte queste costruzioni, le condizioni materiali, i sacrifici, il cambiare corpo e vita sono cose che vengono dopo una spinta istintiva. Eppure “non voglio smettere di viaggiare”, “voglio dedicarmi alla carriera” sono considerate ragioni più accettabili -perché incasellabili e criticabili- di quella che sarebbe la ragione vera, se si avesse voglia di grattare la pittura di un’immagine che talvolta ci costruiamo e ci costruite addosso: “Perché non voglio”.

C’è chi cerca, con le migliori intenzioni, di giustificarmi. “Certo non potreste fare questa vita in giro per il mondo con dei figli” (negli ultimi 12 mesi siamo stati in giro per America, Africa, Asia e Europa e fino ad aprile scorso vivevamo in Sudafrica). “Non potresti dedicarti al tuo lavoro”. Lo so ma… si può mettere sullo stesso piano un viaggio intorno al mondo e un figlio? Secondo me no, perché ogni esperienza è unica, mica solo essere genitori.

Mia mamma è una nonna professionista di otto nipoti. Chi sono io per negarle la gioia del numero nove e dieci? Ma i miei genitori mi hanno fatta perché vivessi la mia vita, non la loro. Mia mamma, che alla crescita dei suoi figli e dei suoi nipoti si dedica a tempo pieno da più di 45 anni, lo capisce: mi ha fatta lei così, libera di vivere una vita anche diversa dalla sua. Mio papà ultimamente sembra spazientito. Ho mostrato un disegno, un ritratto di famiglia che ho fatto fare per il compleanno di mio marito. Ci siamo io, Frank, una valigia e un orsetto di peluche. Tutto quello di cui abbiamo bisogno. “Mancano i figli!” mi ha detto papà, mentre vedo mia mamma nello schermo della videochiamata che lo fulmina. “Non mancano, non ci sono proprio”, ho risposto. Ma mi ha molto stupita sapere che pensi che mi manca qualcosa perché non abbiamo FIGLI. Io non penso a me come mancante. Non mi manca un figlio, come non mi manca un senso.

L’equazione mancanza di figli uguale mancanza di senso non l’ho mai sentita vera. Cosa vuol dire? Che finché non ci riproduciamo siamo mancanti? Vale per tutti o solo per le donne?

È diffusa la falsa idea che solo chi fa figli, faccia qualcosa per gli altri. Ad esempio si accusano falsamente -e in maniera sessista, ça va sans si dice- le donne senza figli di non avere a cuore il futuro dei propri concittadini.

Come se la motivazione verso l’altro debba essere spinta dal fatto che questo altro appartenga alla nostra discendenza, ai “nostri” figli, biologici o adottivi. Come se ci potessimo voler occupare del futuro solo perché c’è il nostro nome o il nostro DNA dentro. Chi la pensa così rivela il proprio egoismo, non quello delle persone senza figli.

Penso che la mia vita abbia senso per gli altri anche se non ho discendenti, penso che le mie azioni abbiano senso. Io ad esempio lavoro per l’Unione europea: ho la responsabilità e il privilegio di occuparmi ogni giorno di un’idea di futuro democratico e inclusivo. Nel tempo libero ho fondato il progetto femminista le Donne Visibili non solo per me, ma per le mie contemporanee e per le donne che verranno, non importa che io le conosca o no. Forse il mio lavoro sarà utile per le mie nipoti, e ne sarei contenta, ma ne sono ugualmente contenta, se sarà utile per donne che non mi hanno mai incontrata.

La nostra vita e il nostro contributo alla società hanno un senso a prescindere da sé e come ci riproduciamo. Sicuramente la mia vita ha senso per me e non è poco, anche se ho messo quasi trent’anni a capirlo: sapersi prendere cura di se stesse non è scontato e non è da tutte. Già questo basta a dare senso alla vita di ognuno e ognuna.

Forse sono una zia con nipoti un po’ dappertutto, sicuramente sono fatta per essere me, oggi donna lunadiga.

20 pensieri riguardo ““C’è solo una vera ragione per non avere figli: sentirlo”

  1. Appena finito di leggere…mi si sono spellate le mani applaudendo come un coglione da solo! Hai espresso perfettamente ciò che io da anni cercavo di mettere su due righe. B R A V A ! ! ! Ti seguirò.

    PS: Vivo più o meno come te. Felice di sapere che non sono l’unico. Grazie
    A.

  2. Fai benissimo a non farlo, la vita con i figli è un sacrificio ti privano della libertà e la libertà è la cosa più bella che possiamoa avere.

  3. È bello sentire di non essere sole in questo mondo di condizionamenti sociali. Io fra qualche settimana compio 36 anni (…nooo 36 anni e senza figli??devi muoverti!!)
    I commenti in realtà iniziano già dai 30 anni quando tardi ad avere figli . Ti fanno sentire come donna “a metà”.
    Fino a qualche tempo fa non sentivo nè l’esigenza nè il desiderio di avere figli. Ora sono nel limbo e sofferente per come mi fanno sentire. Io sto bene e sono felice cosi. Ho un marito meraviglioso e non mi manca assolutamente nulla. Lui vorrebbe avere figli e questo mi condiziona certamente ( e ne avrebbe tutti i diritti ) ma non la società.
    Passi per strada con tuo marito e tutti si sentono in dovere di chiedere: ” figli??” o ancor peggio ” muoviti..cosa stai aspettando??poi te ne penti…”. (non pensavo di avere la data di scadenza quando sono venuta al mondo !!)
    e quando rispondi loro ,con coraggio, manifestando quanto pensi, vieni giudicata come immatura e irresponsabile, egoista o incoscente. Poi ci sono quelli che se superi una certa età ( dopo i 35 anni sei in “decadenza”) vuole dire che non puoi averli e quindi si sentono spesso in diritto di mandarti per il mondo in cerca dei diversi metodi di “cura” o in alternativa …..cè l’adozione!!!.
    Non esiste altra alternativa.
    Siamo molto molto lontani dal considerare la donna o l’uomo come essere con pieni diritti di scelta di vita.
    Grazie a Gaia per avere condiviso la sua esperienza.
    Un abbraccio.
    Daniela.

    1. Anche io Daniela mi sento condizionata …non dalla società, ma da mio marito. Spero che riesca a farsene una ragione. Ma a volte vado profondamente in crisi

  4. Ciao,
    mi ha molto colpita questo tuo post. Mi rivedo molto in quello che scrivi, io però vivo constantemente con l’angoscia derivante dal fatto che mio marito li vuole. Ho paura di perderlo così, ma tant’è. Finora c’è stata la scusa del lavoro, infatti, lavorativamente parlando, mi sono sistemata da poco. Ora c’è quella della casa da acquistare, ma dopo che avremo anche comprato casa che scusa gli racconto? L’idea di perdere tutto per un bambino, dopo tutti questi anni di studio e sacrifici, mi fa impazzire! Si sa quello che succede a lavoro quando si diventa madri, inutile girarci intorno. E io al mio lavoro e alla mia futura pensione non voglio rinunciare!!! Oltretutto questo governo vuole toglierci tutte le tutele! Che succede se io, lasciata a casa dopo la maternità, vengo mollata (caso ipotetico) pure da mio marito? Come mangio? Insomma, anche volendo la vedo un’ipotesi assurda e impraticabile. E poi oggi non siamo negli anni ‘60, quando potevi sperare che tuo figlio si sistemasse subito dopo gli studi. Oggi tocca mantenerli fino a 40 anni, e queste dinamiche vanno peggiorando con il tempo. Insomma, mi vedo già vecchia, sotto un ponte, senza pensione e pure con figli da mantenere! No, che incubo!! Mio marito deve rassegnarsi, io non butto nel cesso la mia vita solo perché lui vuole il bambolotto!

    1. Sono totalmente solidale con te Chris.
      Anche io sento la pressione di mio marito che li vuole. E anch’io temo di perderlo perché non riesco a trovare in me il desiderio di maternità. Ma anche quando penso:”vabbè dai. Perché no?” E invece poi mi prende l’angoscia e penso che non è quello che io desidero.

    2. La penso esattamente come te Chris: 37 anni, lavoro a tempo indeterminato da anni, casa e convivenza da 3 anni, nonni in pensione, benestante, cosa aspettate a fare figli?
      Semplice: non li voglio, non voglio la responsabilità di un’altro essere vivente, non voglio mettere al mondo un altro infelice destinato a essere schiavo e frustrato, il solo pensiero mi provoca un’ansia indescrivibile….Vorrei volerlo, sarebbe tutto più facile se lo volessi ma io voglio un altro gatto non un figlio è così difficile da capire!

  5. Sono contenta di aver trovato queste tue osservazioni in questo preciso momento della mia vita.
    Quante volte ho pensato “Non sono normale perché non voglio figli” e quanta tristezza nel mio cuore quando mio marito mi chiede perché non facciamo un figlio e io sento dentro me un vuoto dovuto al pensiero che dovrei compiacerlo, ma non è il mio desiderio! Vorrei farlo felice, ma mi manca il respiro perché non è quelli che voglio. Quanti giri la mia mente su questo! Eppure io mi sento completa. Ho accanto l’uomo che amo e sono serena. Ma lui forse si aspetta da me questi passo…
    Leggerti è stato un grande sollievo!
    Grazie.
    Nickle

  6. Mi sento esattamente come te. Anche io vorrei volere avere un figlio, ma non lo voglio. Ho pressioni da chiunque, anche da mio marito un po’, ma mi viene da piangere al solo pensiero di restare incinta o avere un figlio. Ho 34 anni e anche io a volte mi sono perfino augurata di essere sterile, pur di levarmi di dosso il problema. È brutto da dire, ma è proprio così. Si sta veramente male, ci si deve difendere costantemente, peggio di un criminale sociopatico. Se qualcuno sa dirmi come superare questi anni accetto qualsiasi consiglio…

  7. Io sto vivendo un periodo di enorme tristezza perché mio marito ha deciso di lasciarmi se non gli do figli. gli avevo promesso una famiglia prima di sposarci e pensavo che l’istinto come l’enorme desiderio di costruire una vita con lui sarebbe arrivato neturalmente, a 36 anni, non è arrivato l’istinto, per 2 anni sono sotto cure, ho fatto una depressione, ho parlato con psicoterapeutici perché riteneva che non era normale che una donna non volesse figli. Ma io ero serena e felice con lui… sono gli ultimi mesi, mi sta aspettando ma io non sento nulla, e non riesco ad obbligarmi a procreare. è la fine. ma sto soffrendo tremendamente la perdita di questo matrimonio di 8 anni… Spero di non pentirmi mai ma non riesco ad andare contro il mio cuore, contro il mio istinto e ho paura .. sono stati 2 anni molto dolorosi e spero di poter sorridere di nuovo un giorno. Intanto tutta la fibra del mio essere mi dice che le figli si fanno col cuore e non cosi…

  8. …. finalmente donne che la pensano come me. Ho 39 anni, e non ho mai avuto l’istinto materno, i figli ti cambiano la vita, e io non voglio rinunciare alla mia libertà di decidere cosa fare ogni giorno, di dedicarmi a me stessa quando ne ho voglia, semplicemente di non privarmi nulla, il mio problema è che il mio compagno anche lui 39 anni li desidera, ed è stata un colpo forte per lui, dopo averne parlato più volte, dopo avermi detto che comunque non sono sola e che ci sarà sempre ad aiutarmi se avremmo un figlio …. ma è più forte di me, NO! I figli sono sempre della mamma nel bene e nel male, ed io non me la sento di annullarmi. Io sono dell’idea che di vive benissimo anche senza figli… anzi… sicuramente meglio 😜

    1. Ciao. Premesso che non ho figli e sono abbastanza indecisa in merito, la tua frase: ” I figli sono sempre della mamma nel bene e nel male, ed io non me la sento di annullarmi.” è per me totalmente sbagliata. Io non vorrei mai annullarmi, è sbagliato come principio, un figlio deve avere genitori sani e appagati non annullati per lui e quindi frustrati! Idem il discorso “i figli sono sempre della mamma”, basta scegliere un partner non maschilista. I figli sono di entrambi. Io vorrei occuparmene al 50% e, onestamente, avrei seri problemi a cambiare pannolini… Mi vedrei meglio invece a seguirlo nei compiti, a scegliere un’alimentazione sana, a coinvolgerlo in attività ricreative. Ma non vorrei mai rinunciare ad essere libera e indipendente…

  9. Ciao a tutte, io ho 26 anni, per mia fortuna non sono ancora nell’età in cui mi sento dire dagli altri “è ora/ cosa aspetti !?!/ non sentì il bisogno di fare un bambino !?!”. Sento però dentro la non voglia di procreare, probabilmente sarà per l’età, magari cambierò idea. Ma sono vicina a tutte le ragazze che sono sulla trentina e si sentono oppresse dalle domande e dalle affermazioni che a lungo andare diventano sfiancanti. Dalle altre donne che sono mamme ( non tutte per fortuna, ho diverse amiche che sono mamme e sono persone intelligenti) e che si sentono più di noi , si sentono arrivate, noi siamo solo delle stupide che non possono capire. Avranno capito tutto loro evidentemente , fortunate ! Donne, sopratutto chi di voi viene lasciata dal marito, fregatevene . Fate quello che vi sentite nella vita. Non siamo nate per procreare e non siamo macchine da riproduzione ! Non giudico i vostri mariti , che hanno tutto il diritto di volere dei pargoli , ma non fatevi mai calpestare . MAI

  10. Sono una donna di quarant’anni. Fiera dei suoi quaranta tondi tondi. Non ho mai pensato alla maternità come a qualcosa di puramente biologico e viscerale. Per me essere madri o padri significa prima di tutto possedere una personalità genitoriale, e ossia la capacità di prendersi cura di un altro essere, un contesto, un progetto sacrificandosi per generarlo, nutrirlo, custodirlo e portarlo avanti nonostante il prezzo che richiede. Ho conosciuto donne e uomini che sono madri e padri a prescindere dall’aver generato o meno figli in carne e ossa. Ho conosciuto donne e uomini che semplicemente non lo sono, nonostante la caterva di pargoli al seguito. La prima creatura che ho messo al mondo è stata me stessa, la seconda è la coppia che io e mio marito formiamo da quasi vent’anni. La terza è la mia professione umanitaria. Quando aiuto un paziente a ritrovare il senso della sua esperienza di essere umano, in questa atroce e meravigliosa avventura terrena Io mi sento madre, quando accarezzo un animale impaurito io mi sento madre, quando rassicuro me stessa che tutto andrà bene nonostante in questo mondo ci si ammali e si muoia, io mi sento madre… Non sento il bisogno di generare a livello biologico, e forse anche per questo io e mio marito nonostante periodi di apertura non abbiamo procreato. Ci amiamo davvero e quindi siamo insieme a prescindere, comunque andrà faremo esperienza della vita, perché anche non avere figli nel senso classico del termine, è un’esperienza. È muoversi nel vuoto, consapevoli che tutto ciò che si fa, che si è e che si dà, è davvero a fondo perduto… A chi dice che niente rimarrà di noi in questo mondo, rispondo che il nostro scopo non è quello di eternarci attraverso il genoma dei discendenti, ma quello di lasciare un posto migliore per chi verrà. È la mia versione della genitorialità e desidero solo poterla esprimere senza sentirmi giudicata o incompleta.
    Grazie Gaia per aver condiviso la tua esperienza e per aver dato a noi la possibilità di fare altrettanto.
    Un abbraccio “materno” a tutti
    Giovanna

  11. Io, a 35 anni suonati, quando vedo altre donne che spingono il passeggino al supermercato con qualche altro pargolo al seguito che urla, si dimena e fa i capricci, provo pena per queste povere donne e un enorme senso di sollievo per me. Non so voi, ma
    io sono stata una bambina un po’ particolare, mia madre me lo racconta spesso. Avevo sviluppato una sensibilità da “adulta” molto precocemente. All’asilo non mi trovavo quasi mai bene con i bimbi della mia età ma avevo la tendenza a stare con quelli più grandi. Ero una bambina estremamente tranquilla e assennata, una che dove la mettevi stava. Raramente facevo capricci e mi infastidivano i comportamenti eccessivamente infantili dei miei compagni. Chissà che la mia avversione verso i bambini non sia iniziata proprio da qui…

  12. 41 anni e non ho figli e non ne voglio e non voglio avere la voglia di averli…e sono un uomo…preferisci la mi carriera imprenditoriale…e viaggiare x il mondo forse ne farò uno a oltre 50 anni boh..intanto mi godo ciò che ho e sto costruendo

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