Alberghi e locali childfree: che ne pensate?

"Nessun bambino ammesso a qualsiasi ora"
“Nessun bambino ammesso a qualsiasi ora”

Hai lavorato ininterrottamente per giorni, sei stanca e stressata, ma finalmente ti puoi concedere una tranquilla uscita al ristorante. Peccato che quando arrivi ti ritrovi accanto bambini urlanti, che piangono e corrono tra i tavoli impedendoti di goderti la serata. Addio pace.

Vi è mai capitata un’esperienza simile?

È successo a chiunque, almeno una volta nella vita, di essere disturbato da piccoli esseri umani scatenati in un locale, in piscina o in aereo. C’è chi la prende con filosofia e chi, invece, preferisce frequentare solo chi offre servizi childfree o no kids, ormai sempre più numerosi.

Di cosa si tratta?

Di ristoranti, alberghi e persino compagnie aeree che decidono di non ammettere bambini, suscitando opinioni contrastanti e aprendo il dibattito: è giusto vietare l’ingresso ai più piccoli? O si tratta di provvedimenti esagerati?

Se per qualcuno godersi un pasto e un tuffo senza “marmocchi” nei paraggi è un diritto sacrosanto, per altri si tratta di una discriminazione a tutti gli effetti. Tanto da tirare in ballo regolamenti e leggi di pubblica sicurezza: è già stato verificato che per legge gli esercenti “non possono senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo”. Ma possono sicuramente aggirare l’ostacolo, precludendo alcune aree ai bimbi o scoraggiandone l’arrivo, evitando di offrire servizi adatti alle famiglie con figli.

I cavilli legali non stanno fermando, infatti, la continua crescita, anche in Italia, del mercato dedicato a chi non gradisce la presenza di minori. Per gli hotel i motori di ricerca dedicati più noti sono Urlaub ohne Kinder  e Adults Only, che hanno nel loro database oltre 1400 alberghi in tutto il mondo, di cui una quarantina italiani, dal Südtirol alla Sardegna.

Anche numerose compagnie aeree hanno introdotto sui loro voli zone childfree, per permettere ai viaggiatori che non tollerano urla e pianti di bambini di poter volare in tranquillità. E che dire dei locali dove i pargoletti non sono benvenuti? Ormai sono molto diffusi anche nei Paesi più a misura di famiglie, come quelli del Nord Europa.

Nel nostro gruppo Facebook Lunàdigas, ovvero delle donne senza figli, non tutte le donne childfree hanno un’opinione positiva: “Non so  – scrive una lunàdiga – se sarei d’accordo, altrimenti poi si potrebbe discriminare l’ingresso in base a tutta una serie di altri fattori (mi riferisco a ‘iniziative’ razziste, lgbtqfobiche ecc. che sono giustamente condannate). Visto però il livello attuale di maleducazione e totale mancanza di controllo della prole (guai a ribattere poi perché rischi scontri fisici) sono d’accordo sulla possibilità di avere spazi separati, magari anche in base all’orario, o con sale divise”.

Ci sono, invece, mamme che applaudono a queste iniziative, come la blogger Valentina Maran: “Io come madre sarei la prima cliente di un locale che non vuole bambini. Ci pensate? Un approdo felice dove non sentir dire mamma nemmeno una volta. Niente pianti, niente capricci, niente parole smozzicate, giocattolini o passeggini. Niente bambini. Per due ore, il tempo di un buon pasto, la pace assoluta”.

E voi che ne pensate? Siete favorevoli ai servizi childfree?

Un pensiero riguardo “Alberghi e locali childfree: che ne pensate?

  1. Io sono daccordo con queste iniziative. Se la gente fosse un po’ più intelligente non ci sarebbe bisogno dei divieti. Basterebbe che i genitori scegliessero i posti adatti in cui uscire con i propri figli. I bambini non sono adulti, non sono fatti per stare seduti fermi per 3 ore a un tavolo leggendo la carta dei vini. Se vuoi andare a cena fuori con bambini non vai in un locale piccolo dove non si passa tra i tavoli. Ti scegli un ristorante con giardino e i bambini li lasci giocare fuori, mentre tu e gli altri commensali vi godete un pasto in pace.. Il problema è che ormai si vedono i figli come bambolotti, basta che siano ben vestiti e facciano figura, poi sti cavoli se si divertono. E guai se si sbucciano un ginocchio giocando da soli! Bisogna sorvegliarli a vista. Quindi si preferisce metterli a tavola con il tablet. Per una mezz’ora stan lì come ebeti senza neanche salutare chi gli sta intorno, poi quando si scocciano iniziano a infilarsi sotto i tavoli, visto che non c’è niente altro da fare.

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